11.11.04

TUTTO FUMO NIENTE ARRESTO
di Marco Travaglio (L'Unita' - 10 novembre 2004)

Ora finalmente è chiaro chi minaccia l'on.avv.prof. Carlo Taormina al punto da costringerlo a vivere sotto scorta: Carlo Taormina. Tutti i suoi processi, anche se difende un automobilista accusato di aver ammaccato un parafango altrui, si trasformano in maxiprocessi che partoriscono altri maxiprocessi a catena, in una selva di denunce, controdenunce, autodenunce, esposti, controesposti, autoesposti, perizie, controperizie, autoperizie che tengono impegnate per lustri decine di procure e quindicine di tribunali coinvolgendo vicini, zie, nipoti, cugini, investigatori e investigati, periti, consulenti, magistrati, avvocati, imputati, vittime, difensori, accusatori, uscieri, cancellieri, segretarie, autorità civili, militari e religiose. L'unico uscito sinora indenne da questa giungla di guai era lui, Taormina. Riusciva (o aspirava) a svolgere contemporaneamente le parti di difensore, pm, testimone, perito, parte civile, giudice di primo, secondo e terzo grado. Ma gli mancava quella di imputato. Ora, dopo l'avviso di garanzia della Procura di Torino, anche questa piccola lacuna è colmata.
L'on.avv.prof. è indagato nel caso di Cogne per calunnia e frode processuale insieme ai suoi numerosi consulenti, per aver taroccato le prove al fine di incolpare dell'omicidio di Samuele il solito vicino di casa, ovviamente innocente.
Non sappiamo se augurarci che la gravissima accusa si riveli fondata o infondata. Perchè, se fosse fondata, dimostrerebbe plasticamente dove portano dieci anni di difesa alla Berlusconi. Non nel processo, ma dal processo. Non sulle carte, ma sui complotti. Non per discolpare l'imputato, ma per incolpare i giudici. Dove porta la cultura esasperata delle «indagini difensive» che affida agli avvocati lo stesso potere investigativo dei magistrati. Dove porta il garantismo all'italiana, disposto a calunniare innocenti pur di salvare i colpevoli. Dove porta la privatizzazione della giustizia, che consente a chi se lo può permettere (o pensa di poterselo permettere) di fabbricarsi in casa il pm, il tribunale, le leggi penali e procedurali e ora - se l'accusa fosse fondata - persino le prove, nell'ambito di quel bricolage giudiziario ampiamente collaudato nei processi al premier e ai suoi cari, a mezzadria fra aule di giustizia e aule parlamentari.
L'altra sera Taormina ha voluto festeggiare l'avviso di garanzia negli ospitali studi di Porta a Porta, scortato da due osservatori super partes: i coniugi Lorenzi, i quali - dall'alto della condanna in primo grado a 30 anni appena rimediata dalla signora - hanno potuto illustrare ai telespettatori la loro spassionata opinione sull Procura e sul Gup di Aosta, nonchè sulla Procura di Torino (la stessa che, fino all'altro giorno, veniva invocata come la sede più serena e capace per trovare il «vero colpevole») e più in generale sull'intera Giustizia italiana. Vespa, accudito dalle tradizionali badanti Crepet, Palombelli e Bruno, orfane del plastico dello chalet ma affiancate dalla new entry Belpietro, officiava il sessantaseiesimo rito cognense con la consueta maestria: «Non è nostra abitudine - spiegava - invitare persone indagate, ma in questo caso...». In effetti, a parte Scattone e Ferraro, gli amanti di Montecastrilli, Andreotti, Previti, Mannino, Contrada, l'imam di Carmagnola, Wanna Marchi con figlia al seguito e mago Do Nascimiento latitante al telefono e qualche canaro sciolto, non s'erano mai visti indagati a Porta a Porta.
Mancava all'appello l'ultima spalla del Taormina, il detective Giuseppe Gelsomino della «Shadow Investigations», anche lui indagato: era impegnato in contemporanea in un'intervista alle Iene, in cui si autoproclamava «uno dei migliori investigatori d'Europa», vantava di aver «risolto il giallo di Cogne in quattro giorni», chiedeva perciò «una medaglia» (come Berlusconi per il caso Sme) e sfoderava un alibi di ferro: «Se avessi messo io quelle impronte sulla scena del delitto, avrei messo quelle giuste». Anche Taormina, intervistato da Sabelli Fioretti per Sette, aveva detto qualcosa di simile, rimproverando al pm Nordio di non aver incastrato D'Alema e Occhetto per le tangenti rosse. Obiezione di Sabelli: «Non c'erano prove». E Taormina: «Se capitava a me, stia tranquillo che...». Sabelli: «Quelle prove venivano fuori?». Taormina: «A costo di fabbricarle». Ecco: a Cogne pare le abbiano fabbricate, solo che hanno sbagliato i tempi: le avrebbero messe lì dopo che il pavimento era già cosparso di «luminol». Errori d'inesperienza.
Mancanza di allenamento. Andrà meglio la prossima volta.
In attesa di nuovi sviluppi, si può tracciare un bilancio provvisorio dei danni, dal giorno in cui Taormina assunse le redini della difesa. Appena arrivato, riuscì subito a convincere il tribunale di Torino a revocare la scarcerazione della sua cliente. Poi denunciò nell'ordine: i pm aostani, i loro periti, i carabinieri del Ris, il gip, il gup, alcuni avvocati che avevano abbandonato di corsa la difesa, e persino Vespa che l'aveva trattato male. All'udienza preliminare ottenne il rinvio a giudizio della signora e al processo strappò il massimo della pena. A quel punto, il geniale cambio di scena da Aosta a Torino, con pellegrinaggio davanti a Gian Carlo Caselli per denunciare il vicino di casa (definito prudenzialmente il «vero assassino»). Risultato: immediata incriminazione della signora e del marito (ancora intonso da accuse), nonchè di tutti i consulenti della difesa e infine dello stesso Taormina. Un trionfo. In attesa che l'on.avv.prof denunci tutti alla Procura di Milano chiedendo alla Boccassini di assumere la direzione delle indagini, si profila un colpo di scena davvero clamoroso. Per difendersi dall'accusa di calunnia, Taormina ha detto a Porta a Porta: «Che c'entro io con la denuncia contro il vicino di casa? L'ha fatta la mia cliente, mica io». Si attende ad horas un esposto dell'avvocato contro la sua assistita. Dopodichè, non potendo più denunciare se stesso (l'ha già fatto), all'on.avv.prof. non resterà che l'estremo gesto: arrestarsi da solo.

10.11.04

GIULIANONE ALLE CROCIATE
di Marco Travaglio (L'Unita' - 9 Novembre 2004)

È un vero peccato che, come dice Luttwak, negli Stati Uniti non si badi alla politica italiana («ininfluente, inesistente») e dunque non si leggano i giornali italiani né si faccia caso alle tv italiane: con tutte le paure che attanagliano il popolo americano, sarebbe un'occasione per qualche ora di sano svago. Nel nostro mondo a parte, per esempio, c'è un presidente del Consiglio convinto che Bush abbia vinto le elezioni perchè ha copiato da lui riducendo le tasse: neppure gli viene in mente che Bush le tasse le ha tagliate davvero, mentre lui le ha ridotte nei cartelloni pubblicitari e nei monologhi a Porta a Porta (ieri i tg annunciavano comicamente a reti unificate che «Berlusconi rilancia la riforma fiscale nel prossimo libro di Vespa»). Ci sono pure eminenti leader dell'opposizione convinti che le elezioni le abbia perse Michael Moore e, per estensione, i girotondi. Poi c'è Giuliano Ferrara, che è un mondo a parte nel mondo a parte: lui è convinto di aver vinto le elezioni americane in Italia.
Chi volesse meglio comprendere le evoluzioni e le reincarnazioni di questo bizzarro personaggio non ha che da leggere «L'arcitaliano» (Kaos), biografia non autorizzata e molto informata scritta da Pino Nicotri su questo eterno raccomandato, sempre dalla parte del più forte e del più prepotente, dalla Russia di Stalin alle ginocchia di Togliatti, dagli stivali di Craxi alle buste della Cia, dai tacchi di Berlusconi alla valigetta di Calisto Tanzi. Mancava un solo coté alla sua peripatetica esistenza: quello clericale.
Lacuna prontamente colmata nell'ultimo mese, con la recente folgorazione dovuta a un evento soprannaturale davvero irresistibile: gli è apparso Rocco Buttiglione di bianco vestito e gli ha affidato una missione di alta spiritualità: diffondere il Verbo di Bush in tutt'Italia, isole comprese, da Arcore a Gallipoli. Il Platinette Barbuto s'è subito convertito, pescando alla rinfusa nel Concilio di Trento, nel Sillabo, nell'opera omnia di Torquemada, Oriana Fallaci e Brancaleone alle crociate. E trasformando il Foglio nella bibbia-bignami di una nuova religione: l'ateoclericalismo. Una strana setta popolata di miscredenti dichiarati (ci sono anche Pera, Galli della Loggia, Ostellino, Panebianco, Rossella e Adornato) che curiosamente si battono per le «radici cristiane dell'Europa», dopo aver passato anni a combattere il comunismo appena morto. Ieri anticomunisti senza comunismo, oggi religiosi senza Dio.
A bordo di Ferrara, è già partita la prima crociata: contro quel «manipolo di girotondini» che «tiene in ostaggio il Parlamento europeo» (i celebri «culattoni» di cui parla un altro prestigioso socio onorario del club). Insomma contro il complotto demoplutomassonico che avrebbe le sue punte di lancia in Michael Moore, Pedro Almodovar e addirittura Franco Frattini. Secondo Ferrara, infatti, il nuovo commissario europeo, colpevole soltanto di aver sostituito l'amato Rocco, «si è formato in ambienti massonici». Dunque, al rogo (anche Berlusconi era iscritto a una loggia massonica, tale P2, ma paga bene e lo si lascia in pace).
Per spiegare la differenza fra De Gasperi e Andreotti, Montanelli diceva: «Il primo parla con Dio, il secondo parla col prete». Ecco: Ferrara non parla nè con Dio nè col prete; parla con Buttiglione. Che poi è l'unico che gli risponde. Strana liaison, la loro. Nel '95, quando il fratacchione di Gallipoli approdò al Polo, il Platinette Barbuto lo fulminò: «L'onorevole Buttiglione ci ha portato il voto suo e quelli dei suoi parenti stretti». Ora che i voti di Buttiglione si sono ulteriormente ridotti dopo il figurone europeo, Ferrara l'ha eletto a sacerdote del bushismo all'italiana.
Trascurando una lievissima differenza. Bush ha dalla sua qualche decina di milioni di voti, di cui 4 solo dalla setta degli evangelici, lobby potentissime, i petrolieri al completo, la famiglia saudita, le multinazionali delle armi, miliardi a palate. Ferrara ha 8 mila lettori scarsi, che corrispondono più o meno agli elettori di Buttiglione; più gli «ascoltatori di Radio Maria che - come informa Libero - lo vedono come l'unico possibile Bush italiano»; più i due o tre lettori di una rivista clandestina diretta da tal Luigi Amicone, il ciellino di belle speranze (peraltro irrealizzate) che sabato ha «moderato» la prima uscita della strana coppia in un teatro di Milano, aperta con un inno religioso e chiusa con un'invocazione dell'incolpevole Spirito Santo.
Ora questi tre noti frequentatori di se stessi si son messi in testa di fondare un nuovo movimento politico, spiritosamente battezzato «La società dei liberi». Che, per una sigla inventata da un signore che prendeva soldi fuoribusta dalla Cia e poi dal cavalier Tanzi, non è niente male. Ma le rimanenze dei fondi neri ormai scarseggiano. Così l'altro giorno, seminascosto fra le lettere del Foglio, è comparso il conto corrente per le eventuali offerte: «Presso Banca di Roma - Agenzia 5 di Milano. Il numero è cc 65522039. Abi 3002». Causale del versamento: «La Società dei Liberi».
Banconote di piccolo taglio, possibilmente non segnate. Astenersi demoplutomassonculattoni.

8.11.04

LA SCOMPARSA DI RICCARDO PEGORETTI

Riccardo Pegoretti, uno dei più noti organizzatori di eventi culturali e grande esperto di storia del cinema in Trentino, è scomparso da giovedì 4 novembre, e non si hanno più notizie di lui. La moglie Anna, dopo due giorni e due notti senza notizie, ha dovuto denunciarne la scomparsa alle forze dell'ordine, che hanno già compiuto una prima battuta di ricerca.

Di Pegoretti non c'è più traccia dopo una cena alla "Trattoria Piedicastello", nella piazzetta oltre l'Adige. Era giovedì sera, e dopo la riunione con amici e parenti, l'uomo aveva manifestato l'intenzione di rincasare a piedi. Un'abitudine che aveva sempre avuto, e d'altronde non ha mai fatto la patente: era normale vederlo camminare per la città, ed in centro storico dove abita. Giovedì sera, quindi, si è allontanato camminando ed è letteralmente scomparso nel nulla.
Gli amici e familiari hanno iniziato a preoccuparsi qualche ora dopo, non vedendolo rincasare. Le chiamate verso il suo cellulare non hanno mai dato risposta: il telefono è sempre spento. Dopo che Pegoretti non si è presentato ad alcuni appuntamenti di lavoro, anche i colleghi hanno iniziato a telefonargli, ma senza esito. E ieri, come detto, una prima battuta di ricerca nella zona fra Piedicastello e Sardagna, alle falde del Monte Bondone, dove avrebbe potuto essersi incamminato la sera della scomparsa, allontanandosi dalla trattoria. Lo hanno cercato una sessantina di uomini del soccorso alpino e dei vigili del fuoco, anche lungo l'Adige nel tratto da Trento alla diga di Mori.

A preoccupare parenti ed amici è proprio il silenzio: altre volte in passato, dicono, Riccardo si era allontanato in treno, raggiungendo Bologna dove aveva studiato, o Firenze dove ha degli amici. Ma si era sempre fatto vivo per avvisare. E nei giorni scorsi, non ci sono stati episodi particolari.

Chi lo ha visto nei giorni scorsi lo ha trovato sorridente, contento e del tutto tranquillo. Non si capisce quindi perché avrebbe dovuto sparire senza lasciare traccia. Le ricerche proseguiranno anche nei prossimi giorni, mentre le indagini si vanno estendendo anche presso i suoi conoscenti in altre città italiane.

6.11.04

17 BUONI MOTIVI PER NON TAGLIARVI I POLSI
di Michael Moore (da www.michaelmoore.com)

Cari amici,

Ok, è uno schifo. Un vero schifo. Ma prima di gettare via tutto, proviamo, come dicono i Monty Python, a "guardare sempre il lato buono della vita!". Ci sono alcune buone notizie nelle elezioni di martedì scorso.
Ecco 17 buoni motivi per non tagliarvi i polsi.

1) In base alla legge George Bush non potrà ricandidarsi alla presidenza.
2) La vittoria di Bush è la più risicata per un presidente in carica dai tempi di Woodrow Wilson nel 1916.
3) L'unica categoria anagrafica che ha votato in maggioranza per Kerry sono i giovani (Kerry 54%, Bush 44%), il che dimostra ancora una volta che i vostri genitori si sbagliano sempre e che non dovreste mai ascoltarli.
4) Nonostante la vittoria di Bush, la maggioranza degli americani pensa ancora che il paese vada nella direzione sbagliata (56%), che la guerra non valga la pena di essere combattuta (51%) e non approva l'operato di George Bush (52%). (Nota per gli stranieri: non cercate di spiegarvi tutto questo. E' una cosa tutta americana, come le Pop Tarts).
5) I Repubblicani non avranno, al Senato, una maggioranza a prova di bomba. Se i Democratici faranno il loro lavoro, Bush non riuscirà a imporre alla Corte Suprema le proprie ideologie di destra. Um, ho detto "se i Democratici faranno il loro lavoro"? Forse questa è meglio tagliarla.
6) Il Michigan ha votato per Kerry! E così anche l'intero Nord Est, culla della nostra democrazia. E anche 6 degli 8 Stati dei Grandi Laghi. E l'intera Costa Ovest! Più le Hawaii. Ok, è un inizio. Abbiamo buona parte dell'acqua fresca, tutta Broadway e il Monte St. Helens. Possiamo disidratarli o seppellirli nella lava. E niente più musichette per gli spettacoli!
7) Ancora una volta ci viene rammentato che la Castagna d'India [frutto tipico dell'Ohio, NdT] è una noce, ma non una noce qualsiasi, una noce velenosa. Una grande nazione è stata abbattuta da una noce velenosa. Che lo Stato dell'Ohio possa pentirsene amaramente sabato prossimo, quando sfiderà il Michigan!
8) L'88% dell'appoggio a Bush è venuto da elettori bianchi. Entro 50 anni l'America non avrà più una maggioranza bianca. Ehi, 50 anni non sono un tempo così lungo! Se avete 10 anni mentre leggete queste righe, i vostri anni d'oro saranno d'oro davvero e sarete ben accuditi nella vostra vecchiaia.
9) I gay, grazie alle leggi approvate coi referendum di martedì scorso, non potranno più sposarsi in 11 nuovi stati. Grazie a Dio. Pensate a tutti i regali di matrimonio che ora non dovremo più comprare.
10) Altri cinque afroamericani sono stati eletti come membri del Congresso, compreso il ritorno di Cynthia McKinney della Georgia. E' sempre bello avere lì dentro qualche nero in più che lotta per noi e fa il lavoro che i nostri candidati non sanno fare.
11) La CEO di Coors [Pete Coors, Re della birra Budweiser, candidato al Senato, NdT] è stata sconfitta in Colorado. Un brindisi!
12) Ammettiamolo: noi amiamo le gemelle Bush e non vogliamo che se ne vadano.
13) A livello di legislazione statale, i Democratici hanno guadagnato almeno 3 camere nelle elezioni di martedì. Dopo le elezioni del 2004, i Democratici controllavano 44 delle 98 camere legislative, i Repubblicani 53 e 1 camera era riservata. Dopo martedì, i Democratici controllano 47 camere, i Repubblicani 49, una camera è riservata e 1 (Montana) è ancora da assegnare.
14) Bush è ora un presidente finito. Non avrà più momenti migliori di quello che sta avendo questa settimana. E' tutto viale del tramonto per lui, da ora in avanti; e, cosa più importante, non avrà voglia di fare tutto il duro lavoro che ci si aspetta da lui. Sarà come ognuno di noi all'ultimo mese del corso di laurea: ormai ce l'abbiamo fatta, quindi festeggiamo! Forse vivrà i prossimi quattro anni come un infinito venerdì, passando più tempo del solito al ranch di Kennebunkport. E perché non dovrebbe? Ha già imposto il proprio punto di vista, vendicato suo padre e preso noi a calci nel culo.
15) Se invece Bush decidesse di venire al lavoro e condurre questo paese lungo una strada assai oscura, è anche probabile che si verifichi uno dei seguenti scenari: a) Ora che non ha più bisogno di arruffianarsi gli integralisti cristiani per farsi eleggere, qualcuno potrebbe sussurrargli all'orecchio che dovrebbe passare questi ultimi quattro anni a costruire una "eredità", così che la storia possa dare su di lui un verdetto meno duro, perciò egli praticherà una politica di destra non troppo aggressiva; oppure b) Diventerà così presuntuoso e arrogante - e perciò incauto - da commettere disastri di proporzioni così enormi che il suo stesso partito dovrà rimuoverlo dalla carica.
16) Ci sono circa 300 milioni di americani, 200 milioni dei quali in età di voto. Abbiamo perso per soli tre milioni e mezzo! Non è una valanga, vuol dire che ci siamo quasi. Pensate se avessimo perso per 20 milioni. Se aveste 58 yard da percorrere prima di raggiungere la linea di meta, e ne aveste già percorse 55, vi fermereste forse sulla linea delle 3 yard, raccattereste la palla e ve ne andreste a casa piangendo? Soprattutto sapendo che la prossima azione inizierà sulla linea delle tre yard? Certo che no! Risollevatevi! Abbiate speranza! Altre metafore sportive tra pochi istanti!!!
17) Infine, e cosa più importante, più di 55 milioni di americani hanno votato per il candidato soprannominato "Il Liberale #1 al Senato". E' un numero di elettori molto superiore a quello che ha votato per Reagan, Bush I, Clinton o Gore. Inoltre, per Kerry ha votato più gente che per Reagan. Se i media sono in cerca di una tendenza, dovrebbe essere questa: che così tanti americani si siano decisi, per la prima volta dai tempi di Kennedy, a votare un liberale puro. Il paese è sempre stato pieno di evangelici, questa non è una novità. Ciò che invece è una novità è che così tanta gente abbia sostenuto un liberale del Massachusetts. In effetti, è una GRANDE novità. Perciò non aspettatevi che i media di maggiore ascolto, quelli che vi hanno propinato la guerra in Iraq, vi dicano mai la verità sul 2 novembre 2004. In effetti è meglio che non lo facciano. Avremo bisogno dell'elemento sorpresa nel 2008.

Vi sentite meglio? Lo spero. Il mio amico Mort mi ha scritto ieri: "Il mio nonno rumeno mi diceva sempre, 'Ricordati, Mort, questo è un paese meraviglioso. Non avrebbe neppure bisogno di un presidente!'"

Ma ha bisogno di noi. Riposatevi, vi scriverò ancora domani.

Vostro

Michael Moore
Papa Silvio I e il chiostro dei famosi
"Satira preventiva" di Michele Serra

2004 Il dibattito sulle radici cristiane dell'Europa smette di essere puramente teorico. A cambiare la natura stessa della disputa è una clamorosa scoperta archeologica: durante i lavori di scavo della nuova complanare a sei corsie di San Giovanni Rotondo, una ruspa porta alla luce una lunghissima radice cristiana dell'Europa, di colore candido, luminescente, dal forte profumo di rose, e così profondamente ramificata che provando a tirarne con forza un'estremità, crolla una canonica in Francia, in un villaggio provenzale.
Incredulo, il personale del cantiere constata che la radice cristiana funziona più o meno come le fibre ottiche: appoggiando un orecchio all'estremità italiana, si possono udire nitidamente le imprecazioni del parroco provenzale, rimasto travolto dal crollo, e della perpetua, che cerca disperatamente i suoi vestiti e quelli del parroco. Le autorità, subito accorse, si rendono conto che quella radice è solo uno dei tanti terminali di uno sterminato reticolo sotterraneo: collegandola a un portatile, e digitando la password 'marcellopera', è possibile connettersi con ogni luogo d'Europa, dal Camino de Santiago al Monte Athos, da San Pietro a San Pietroburgo, con la sola eccezione di Pigalle, degli studi di Cologno Monzese dove si registrano i varietà di Natalia Estrada e di una piazzola autostradale fuori Bologna usata dagli scambisti.

2005 L'Europa non è più la stessa. Portata in superficie in tutto il continente, la radice cristiana attraversa come un monito città e campagne, case private e villaggi, stadi di calcio e ristoranti. Profondamente mutati, al cospetto di quella che tutti chiamano la Santissima Rete, i comportamenti pubblici e privati: i politici continuano a rubare, gli amanti a fornicare, gli assassini a uccidere, la Estrada a ballare, ma tutti sapendo benissimo che è sbagliato farlo. In tivù furoreggiano il talk-show 'La confessione', il reality 'Il chiostro dei famosi' dove vip in disuso cercano di diventare vescovo o badessa con il televoto, e il format 'Pater-Ave-Gloria' che propone le preghiere più popolari interpretate dai rapper pentiti.

2006 Elezioni politiche in Italia: monsignor Tonini, candidato per il centro-destra e per il centro-sinistra, vince a mani basse. Vittorio Sermonti è interrotto durante la sua lectura Dantis da un gruppo di fanatici, che gli impongono di cambiare il testo di Paolo e Francesca facendoli figurare come marito e moglie. Il presidente europeo Buttiglione dichiara fuori legge l'omosessualità, il bacio con la lingua e i collant. Riscritta la Costituzione europea: non è più divisa in capitoli ma in versetti, e sancisce che l'Europa si fonda sulle Tre Virtù Teologali e sugli insegnamenti dei Frati Antoniani. Antonio Ricci lancia 'Velette', concorso per novizie. Il Gabibbo si converte e parte in missione tra gli indios Watanabe, che abbandonano il cannibalismo disgustati dal sapore del peluche. Berlusconi diventa papa e sposa in terze nozze Valeria Marini. Calisto Tanzi rinnova il miracolo della moltiplicazione dei bond.

2008 Primi problemi politici attorno alle radici cristiane. Possesso e manutenzione della Santissima Rete vengono rivendicati dai cattolici, dai protestanti, dagli anglicani, dagli ortodossi, dagli anabattisti, dai quaccheri e da una delegazione copta che arriva armata dal Cairo sostenendo che l'Egitto è da sempre il cuore della cristianità. I valdesi propongono un accordo e vengono sterminati in massa.

2012 Incidente di Sarajevo: un fanatico dell'Opus Dei, sostenitore della verginità della Borsa, spara al pope Ferdinando, sostenitore del Partizan di Belgrado. Scoppia la terza guerra mondiale, detta anche Guerra dei Trecento Anni per la sua durata, o Guerra dei Vent'anni per la durata della vita media degli europei. I protestanti conquistano Lourdes, i cattolici sbarcano in Inghilterra e costringono la monarchia a riconoscere ufficialmente Don Bosco e a nominarlo Santo Patrono.

2312 Gli europei sono quasi tutti sterminati. Attraversando lo stretto di Gibilterra in gommone un gruppo di beduini, guidati dallo sceicco Osama XVI, conquista il continente in una settimana.

29.10.04

Per chi suona il call center
"Satira preventiva" di Michele Serra

L'entrata in vigore dei nuovi contratti di lavoro flessibile produrrà profondi cambiamenti nella società italiana. Il primo capoverso di questo articolo, ad esempio, è ancora soggetto al vecchio contratto dei giornalisti, completo di mutua, pensione e garanzie reciproche, e dunque si intende che lo scrivente, anche nel suo interesse, si senta tenuto a fornire un prodotto corretto nella forma e nella sostanza, avendo cura della propria carriera.

Hil secondo capoverzo invesce succede che e sotto il nuovo contrato del lavoro flezzibile e duncue ki se ne fote, tanto il kontrato scadee tra pochi minuti ah ah ah io me ne stropiccio de la forma edel contenuto pure mica sono shemo di farmi un mazzzo cosi in cambio di gnente!!! Ze il patrone mi puote licensiare tra tre minuti e macari il proximo contrattto lo facio da machinista ferroviere o pure da geometro, io diko alora che a contrato di merda lavoro di merda, cari amizi letori!

Cattivi esempi a parte, la galassia del lavoro precario pullula di casi-limite: dal venticinquenne che ha fatto 30 lavori differenti senza avere capito quali, al trentenne che ha fatto sempre lo stesso lavoro, ma con 25 mini-contratti consecutivi, e si ritrova con dieci anni di lavoro, la gotta (non mutuabile), zero scatti di anzianità e solo sei mesi di contributi versati.
Celebre il caso di Mirko che, assunto come trasportatore di materassi, si è reso conto che gli scadeva il contratto mentre era sul pianerottolo di un condominio e stava per consegnare un due-piazze a molle. Telefonando dal suo cellulare è riuscito a farsi riassumere come acrobata e ha dunque cominciato ad allenarsi sul pianerottolo saltando sul materasso non consegnato. In seguito alle proteste dei condomini, Mirko è stato licenziato lo stesso pomeriggio. Ma nel frattempo aveva accumulato mezz'ora di ferie come trasportatore e 20 secondi come acrobata, e dunque è stato costretto a dormire per mezz'ora e 20 secondi sul materasso.

Al risveglio, Mirko era già stato assunto, grazie all'ufficio di collocamento, come centralinista di un call center erotico, e dunque gli inquilini dello stabile si sono trovati di fronte a un ragazzo sulla trentina, sdraiato su un materasso, che gemeva al telefonino sussurrando "toccati, io lo sto già facendo". Arrestato, tradotto in Questura e denunciato per atti osceni, Mirko riuscì a farsi assumere da un poliziotto come badante dell'anziana madre, con contratto di tre mesi, ma la madre morì la sera stessa, non appena Mirko, sempre con il suo materasso, ebbe preso servizio.
Nel corso della veglia funebre Mirko fu raggiunto dalla telefonata di congratulazioni della presidente dei giovani confindustriali, che gli avevano attribuito un premio di produttività per avere sottoscritto quattro contratti in un giorno solo. Il premio consisteva nell'assunzione, con contratto di una settimana, come stagionatore del famoso formaggio 'toma di Matusalemme', che matura in 12 anni.

Deposto sul materasso il cadavere della sua ex datrice di lavoro, e consegnati entrambi a un addetto alle pompe funebri che li depositò in mezzo a un rondò perché aveva il contratto in scadenza, Mirko si presentò al suo nuovo posto di lavoro, una malga a 2.300 metri, proprio nel giorno in cui la toma, dopo 12 anni di invecchiamento, era matura e pronta per essere consegnata. Licenziato da stagionatore di tome, tentò di farsi riassumere come consegnatore di tome, ma venne minacciato dal consegnatore di tome già attivo, un precario (ex supplente di francese, ex tornitore, ex gigolò, ex casellante) esasperato dal fatto che era costretto a consegnare i formaggi ancora con la divisa da casellante.

Dopo essersi picchiati selvaggiamente, e resisi conto che la toma da consegnare era rotolata in un crepaccio durante la coluttazione, Mirko e il suo rivale si abbracciarono e piansero a lungo. Dopodiché decisero che avrebbero fondato il primo Sindacato Precari, il CIPERTFUTRFZIE (Confederazione Italiana Precari Edili, Rottamatori, Tornitori, Fabbri, Uscieri, Taxisti, Restauratori, Fonditori, Zappatori, Imbianchini Eccetera), e organizzarono uno straordinario corteo, a Roma, composto solamente da loro due, ma in rappresentanza di 6.300 professioni diverse, tutte svolte, con regolare contratto, dalla coppia di giovani manifestanti.

27.10.04

INTERVISTA A CSF
di Caterina Soffici (Il Giornale)

Dopo duecentocinquanta interviste, Claudio Sabelli Fioretti i voltagabbana li conosce bene. A un certo punto veniva sempre fuori la frase fatidica: "La coerenza è la virtù degli imbecilli". "La odio quella frase - dice Sabelli -. La coerenza è la virtù delle persone sane". Gli altri segnali che siamo di fronte a un voltagabbana sono nel seguente identikit: il voltagabbana è uno che dice di non aver mai cambiato idea ("ho sempre scritto queste cose"), rifiuta di dare spiegazioni ("sono cose intime che riguardano solo me"), racconta il proprio passato con un personale lifting della memoria ("mai dette queste cose") e spara a zero sui vecchi compagni colpevoli di essere rimasti coerenti ("sono loro i veri voltagabbana"). Dalla A di Giano Accame alla Zeta di Iva Zanicchi, negli ultimi cinque anni Sabelli ha rivoltato come calzini giornalisti, politici, conduttori tv, attori, cantanti, scrittori, personaggi più o meno famosi. Ore e ore di interrogatorio per estorcere una serie di informazioni riservate che hanno fatto delle sue interviste su Sette un appuntamento seguitissimo del giovedì mattina. Ora Sabelli ha raccolto 36 di queste confessioni in un libro (che esce oggi per Marsilio), dal titolo quasi scontato: Voltagabbana. Sottotitolo: "Manuale per galleggiare come un tappo di sughero".

Tu galleggi? Hai mai voltato gabbana?
"No, direi di essere sempre stato coerente. Politicamente a sinistra. Giornalisticamente anche. Ci sono cose su cui ho cambiato idea, ma mai per interesse. Il voltagabbana lo fa per interesse. Non necessariamente sono i soldi. Potere, visibilità, carriera".
Su cosa hai cambiato idea?
"Io sono della scuola di Lamberto Sechi, la notizia separata dalle opinioni, articoli brevi, poche interviste. Oggi sono arrivato alla prima persona singolare e faccio interviste lunghissime".
Solo questo?
"Politicamente da ragazzino ero una specie di democristiano. Frequentavo l'oratorio, i compagni di scuola erano di sinistra, io non lo ero. Mi sono perfino candidato all'Università per i liberali, figurati. Ne ho fatte di tutte, però non ho mai votato Dc".
Sei uno dei rari esemplari di voltagabbana passato da destra a sinistra?
"Io non sosterrò mai che Spadolini era un voltagabbana perché da ragazzino aderì alla Rsi. La formazione politica e intellettuale è tale perché uno gira intorno alle cose finché non trova la sua strada".
Hai litigato con Battista perché lui dice che voltagabbana sono tutti quelli che cambiano parte politica, tu invece sostieni che voltagabbana è solo chi passa da sinistra a destra mentre chi fa il percorso inverso è un illuminato. Lo pensi ancora?
"No, voltagabbana sono entrambi. Ma penso che esistano voltagabbana migliori e peggiori. Io penso che le scelte della vita si fanno in base a dei valori. E che i valori della sinistra siano meglio di quelli della destra. La solidarietà, l'uguaglianza, la giustizia non le ritrovo nella destra. Che banalizzando è: a ciascuno secondo il merito, se uno nasce ricco deve rimanere ricco, della giustizia sociale ce ne sbattiamo le palle, siamo per il liberismo".
A destra tutti ricchi e biechi profittatori, a sinistra tutti poveri e buoni. Mi sembra un po' ingenuo.
"Sto parlando di valori, non di persone. Se una guardia diventa ladro non è la stessa cosa che se un ladro diventa guardia".
No, nelle tue interviste si parla di persone. Tra i voltagabbana più citati ci sono Buttiglione, Adornato, Renzo Foa, Paolo Guzzanti, Ferrara, Liguori, Marcenaro. Tutti da sinistra a destra. È un caso?
"È stato il momento storico, quando il potere è a destra, la sinistra va da quelle parti. Quando la sinistra sembra poter vincere, si intravedono transumanze contrarie".
Pensi a Cirino Pomicino?
"E anche a Mastella. Ma in passato ho intervistato Scognamiglio e la Pivetti. E c'è anche Misserville, il fascista che è diventato sottosegretario con D'Alema".
Qual è il peggior vizio del voltagabbana?
"Romiti disse: se uno cambia gabbana deve restituire la dote. Deve dimettersi. Qua non c'è mai nessuno che si dimettte. Addirittura Mastella sostiene che i voti sono suoi. Io dico: se uno cambia ma si dimette e quindi perde, non è un voltagabbana. Romiti ha ragione".
Romiti ha sempre ragione. Quando facevi la serie degli adulatori ti hanno chiesto come mai non parlavi mai male di Romiti...
"E io avevo risposto la verità: perché parlarne male, è una così brava persona...".
Adesso parlami di Vittorio Colao.
"Anche lui, un'ottima persona. È incredibile, sono circondato da bravissime persone...".
È peggio essere voltagabbana o adulatore?
"Normalmente i voltagabbana sono anche lecchini. Un lecchino può essere anche fedelissimo. Diciamo che il voltagabbana è più completo".
Tra i tuoi intervistati ci sono poche voltagabbana donne. Siamo più coerenti?
"È vero, tranne la Pivetti, che per riconoscenza avrebbe dovuto essere leghista a vita, non ci sono voltagabbana femmine".
Forse perché le donne di potere sono poche?
"E anche perché hanno un modo diverso di gestirlo. Guardano alle cose concrete e i potenti non le ritengono affidabili perché sono più corrette. Però è un po' come la volpe e l'uva: anche io non sono voltagabbana forse perché nessuno mi ha mai offerto niente".
Chi sono i tuoi amici? Qual è il tuo network?
"Il mio network è sempre quello di Panorama di Lamberto Sechi. Per il breve periodo che ho lavorato a Repubblica ho sfiorato il network dell'Espresso, ma quello è di gente bene, io non venivo ammesso. I miei amici sono Rachele Enriquez, Valeria Gandus, Luca Grandori, Silvia Di Rienzo, Valentina Strada, Giulio Anselmi. Anche se io abito a Trento, ci vediamo a cena spesso".
Nemici?
"Le querele definiscono automaticamente dei nemici. Previti per esempio mi ha querelato due volte. È un doppio nemico. Ma in realtà non è nemico mio, è nemico dell'Italia. Poi c'è Feltri, mi ha querelato per un articolo su Cuore. Anche se trovo veramente sconvolgente che un giornalista usasse l'arma della diffamazione contro un collega, io non ce l'ho con lui perché mi ha querelato, ce l'ho con lui perché non è più il grande giornalista di una volta".
Sei litigioso?
"A Cuore litigavo tutti i giorni".
Perché avevi deciso di cambiare la linea di Michele Serra, cioè abbandonare la satira pura e fare più giornalismo d'inchiesta?
"Non solo. Avere rapporti con i disegnatori di satira politica vuol dire essere masochisti. La banda dei romani, Vincino, Vauro, Mannelli, dei rompicoglioni incredibili. Ogni volta che usciva il numero mi telefonavano per insultarmi. Siamo rimasti grandi amici, ma era una rissa continua".
A Cuore hanno minacciato di scioperare perché volevi far scrivere Massimo Fini.
"Protestarono, ma Fini scrisse tranquillamente. La solita intolleranza della sinistra per chiunque non sia assolutamente di sinistra come sono loro. Poi come sono loro non si sa, ma Massimo a quei tempi passava addirittura per fascista. Che non fosse vero lo dimostra il fatto che oggi è considerato un pericoloso comunista".
Chi ti ha chiesto di essere intervistato?
"All'inizio c'era gente che mi chiamava e mi diceva: "Bella l'intervista che hai fatto a tizio, ma anche io ne avrei di cose da raccontare...". Una volta mi scrisse una lettera il figlio di Ettore Bernabei: la smetta di intervistare sempre i soliti noti, intervisti la gente che sa le cose. Allora intervistai lui che è un famosissimo gerontologo. Altri mi scrivono: basta coi vip, faccia parlare la casalinga di Voghera. Ma ormai la casalinga di Voghera è più famosa di Andreotti".
Essere intervistati da Sabelli è diventato uno status symbol?
"C'era un periodo che sul Foglio Diaco continuava a scrivere: perché Sabelli non mi intervista? Mi telefonava, io vigliaccamente non mi facevo trovare. Me l'hanno riproposto ancora l'altro ieri. È una cosa opprimente. Ma ci sono anche richieste legittime. Ferdinando Adornato ha domandato di essere intervistato "per fatto personale", per polemizzare con Barbara Palombelli. Pretese che scrivessi che era stato lui a chiederlo. Poi hanno fatto la pace".
C'è qualcuno sul quale hai posto il veto?
"Ovviamente su Diaco, anche se nessuno mi aveva chiesto di intervistarlo. E poi su Cecchi Paone".
Che ti ha fatto Cecchi Paone?
"Cecchi Paone è un mio amico. Quando ha fatto outing e ha scelto Vanity Fair io ci sono rimasto male. Poi quando Vattimo in un'altra intervista l'ha definito "una cloaca umana" mi ha chiesto un'intervista riparatoria. Ma io ce l'avevo con lui e gli ho detto no".
C'è qualcuno che ha detto no a te?
"Mi hanno detto di no la Cancellieri, Afef, la Gruber, Socci, Formica, Deaglio, Luttazzi, Girotto "Fratello Mitra" e tanti altri. Alcuni prima ti dicono di no, poi finiscono in disgrazia o scrivono un libro e allora ti cercano. Santoro e la De Filippi prima dissero no e poi sì. Gianni Letta disse no, ed è l'unico che capisco: è depositario di troppi segreti. Alain Elkann ha interrotto l'intervista a metà".
Perché?
"Non ho mai capito perché. Mi ha detto: ho cambiato idea, non la voglio più fare. Tra l'altro io do a tutti il diritto di rileggere l'intervista e anche di ripensarci".
Ma che allievo di Sechi sei, fai rileggere le interviste?
"Non trovo che far rileggere le interviste sia un atto di sottomissione. In genere cambiano pochissimo. Le parole dell'intervistato appartengono a lui".
Qualcuno ti ha chiesto di fare modifiche?
"Ci sono i signori e i maestrini. Teodoro Buontempo si è rifiutato di rileggerla. Ombretta Colli non ha cambiato una virgola, Filippo Ceccarelli mi ha telefonato: "Pura poesia". Gad Lerner invece voleva correggere anche le virgole. E tu questa intervista me la fai rileggere?".
Certo, a patto che non cambi niente. E a patto che facciamo il gioco della torre. Chi butti tra Rutelli e Prodi?
"Premetto che ti rispondo come i miei intervistati. Cazzullo me l'aveva fatto notare, che spesso gli intervistati rispondono per fatto personale. Hitler o Madre Teresa? Hitler, perché non mi ha risposto al telefono. E quindi ti dico: Rutelli, perché una volta si è arrabbiato con me per un articolo sulla sua casa al mare".
Veltroni o D'Alema?
"Butto D'Alema, perché ha detto che non bisogna leggere i giornali".
Feltri o Belpietro?
"Butto Feltri".
Ma ce l'hai proprio con Feltri. Sarà perché siamo sul giornale di Belpietro?
"Se l'adulatore che è in fondo al mio cuore vincesse direi che è per questo e perché Belpietro mi ha fatto un'intervista più bella di quella di Feltri. In realtà butto Feltri così almeno non mi querela più".
Costanzo o Vespa?
"Assolutamente in maniera prioritaria e godendo intensamente, butto Vespa. Perché ha inventato e imposto una formula di giornalismo che non cessa di spiacermi. Perché lo trovo un grande adulatore di chiunque sia potente, anche se è vero che molti potenti adulano lui. È un incrocio di adulazione tremendo. Consente tutto ai suoi intervistati, i teatrini coi cani, coi risotti, con le racchette da tennis e con le scrivanie di ciliegia. L'infotainment mi fa schifo".
Il Foglio o il Riformista?
"Ho sempre comprato il Foglio e ho smesso di comprare il Riformista. Del Foglio mi piaceva la letterina di Mattia Feltri, Guia Soncini, Marcenaro. Adesso Marcenaro s'è incarognito, la Soncini dà segnali di stanchezza, Feltri se n'è andato a Libero e comunque non mi piace più. Mattia Feltri si è infeltrito. Ferrara rimane sempre una grande lettura, anche per dire: guarda che cazzate scrive".
Palombelli o Ritanna Armeni?
"Ritanna, che avevo sconsigliato ad accettare il programma, è molto brava a reggere Ferrara".
Istituiamo un premio Zelig, da assegnare al più voltagabbana che hai mai intervistato. Chi lo vince?
"Carlo Rossella in assoluto. Per numero di voltafaccia se la gioca con Giulio Savelli, ma Giulio è passato dai trotzkisti alla Lega e Forza Italia con un certo candore. Figurati che noi di Panorama già allora Rossella lo chiamavamo Zelig. Lui ogni volta che cambia ci crede, si traveste e assume le sembianze. Avresti dovuto vederlo quando faceva il cossuttiano".
Faccio una certa fatica a immaginarmi Rossella cossuttiano...
"A quell'epoca se lo vedevi per strada dicevi: guarda quel cossuttiano. Sembrava un sovietico triste. Quando faceva Il Grande Gatsby, era Il Grande Gatsby. Ha fatto Il Grande Inviato Speciale, il capo degli anarchici di Pavia, il militante di Lotta Continua. Ne ha fatte di tutti i colori. E noi che lo conoscevamo ci domandavamo: da che si è mascherato oggi Carlo? Quando l'avevano fatto direttore del Tg1, aveva convinto perfino Cossutta che telefonò a un amico e disse: ma lo sa che hanno fatto uno dei miei direttore del Tg1? Rossella è Zelig, in questo non è un voltagabbana".
Ps. Come da richiesta Sabelli Fioretti ha riletto l'intervista. Ha chiesto una sola modifica, che gli accordiamo: "Vedrai una splendida intervista a Cecchi Paone in uno dei prossimi numeri. In fondo sono anch'io un voltagabbana".

26.10.04

La parola all'esperto
"BANANAS" di Marco Travaglio

Va affermandosi in Italia un nuovo mestiere di sicuro avvenire: il commentatore di sentenze mai lette. E' un po' come il recensore di film mai visti, che pretende di spiegare a chi li ha visti di che cosa parlano e come gli sono sembrati. Naturalmente, non avendoli visti, non ha la più pallida idea di che si tratti e dunque procede a tentoni, tira a indovinare, si barcamena come lo scolaro interrogato che non ha studiato. Ma mentre il recensore e lo scolaro rimediano figure barbine e voti bassissimi, il commentatore di sentenze mai lette ha l'applauso assicurato. Perché nel regime italiota si ritrova in assoluta maggioranza, circondato da persone che le sentenze non le hanno mai lette ma, come lui, le commentano copiosamente. A trovarsi a disagio, nel regime italiota, è colui - esemplare rarissimo, pressoché estinto - che le sentenze le conosce. Dunque, non ha diritto di parola. E, se per caso dice qualcosa, viene immediatamente zittito, sputacchiato, svergognato, minacciato, proposto per punizioni esemplari. L'ultimo caso del genere s'è verificato a proposito della sentenza della Cassazione su Andreotti, gabellata a reti unificate per un'assoluzione liberatoria, una beatificazione plenaria. Gian Carlo Caselli, uno dei tre o quattro in Italia che la conoscono (o meglio, conoscono la sentenza d'appello che la Cassazione ha confermato), ha tentato timidamente in un articolo sulla Stampa di ricordare di che si sta parlando: "La Cassazione - ha scritto - ribadendo l'assoluzione per i fatti successivi, ha confermato che fino alla primavera del 1980 l'imputato ha commesso il reato di associazione con i mafiosi dell'epoca, capeggiati da Stefano Bontade, autori di gravissimi delitti". Apriti cielo. Nessuno ha potuto smentire, sentenza alla mano, quel che ha scritto Caselli, anche perché la sentenza non l'ha letta nessuno. Ma nel regime italiota non ci si perde d'animo per così poco. Così, a Camere unificate, i politici di destra e di sinistra (con la lodevole eccezione dei Ds e Di Pietro) hanno zittito Caselli all'insegna del "come si permette?". E' come se le tv dicessero che il film "Troy" parla dell'attacco a Pearl Harbour e il regista provasse a obiettare che, in realtà, si parla della guerra di Troia, ma venisse zittito come un impiccione importuno.
"Quello di Caselli - dice al Giornale Paolo Cento dei Verdi - è un intervento inopportuno perché il processo si è concluso con un'assoluzione e bisogna rispettare la sentenza". Non gli viene neppure in mente che, per rispettarla, bisognerebbe almeno darle un'occhiata. Così magari si scoprirebbe che l'assoluzione riguarda il periodo 1980-1993, mentre per il periodo fino al 1980 il reato è stato commesso e accertato, ma l'imputato sé salvato per prescrizione. Poi c'è l'onorevole Enrico Buemi dello Sdi, quello che l'anno scorso propose in tandem con Carlo Taormina di depenalizzare il reato di furto. Stavolta pontifica su Andreotti e sostiene che "Caselli si arrampica sugli specchi per difendere quello che ha fatto" e che "tutto il processo Andreotti nasce da una pericolosissima confusione tra le responsabilità politiche e quelle penali che attivano processi mostruosi come quello che lo ha riguardato". Ma qui di pericolosissimo e mostruoso c'è solo l'ignoranza (dal verbo ignorare) del Buemi sul processo Andreotti: Se la Corte d'appello di Palermo ha accertato che il sette volte presidente del Consiglio incontrò due volte il boss dei boss Stefano Bontade, prima e dopo il delitto Mattarella, e intrattenne "amichevoli relazioni" con i vertici di Cosa nostra, "chiedendo favori" e fornendo "suggerimenti", di quali "responsabilità politiche" va cianciando questo Buemi? Le "amichevoli relazioni", i suggerimenti e gli scambi di favori con la mafia sono responsabilità penali, configurano un reato ben preciso che si chiama associazione mafiosa (prima del 1982, quando fu introdotto quel delitto specifico, si chiama associazione per delinquere semplice). Anche Giuseppe Fanfani della Margherita ha censurato Caselli, dicendo che "le sentenze non si commentano mai": ora, a parte il fatto che i politici non fanno altro che commentare sentenze, Caselli non ha affatto commentato quella della Cassazione e della Corte d'appello. Ha semplicemente informato i lettori della Stampa del contenuto di quelle sentenze, perché ciascuno potesse farsene un'idea. Magari criticare aspramente i giudici, ma sapendo almeno che cosa avevano scritto. Formidabile il commento di Ottaviano Del Turco, già presidente dell'Antimafia, che qualche sillaba della sentenza avrebbe dovuto pur leggerla: "Non capisco perché una parte della sinistra italiana continui a sottoscrivere una visione della storia d'Italia come se fosse stata governata per 50 anni da mafiosi e piduisti". Dunque non solo la mafia non ha mai avuto rapporti con la politica, ma nemmeno la P2. Gelli non è mai esistito, Berlusconi non è mai stato iscritto alla P2 insieme a generali, ministri, sottosegretari, giornalisti, lo dice l'ex presidente dell'Antimafia, allegria.
Se il centrosinistra ha reagito così, figurarsi il centrodestra. Il prof. pres. on. avv. Pecorella sostiene che "prescrizione non significa che il reato è stato commesso, ma che non c'era l'evidenza che fosse stato commesso". Se avesse letto almeno il dispositivo (12 righe) della sentenza d'appello confermata in Cassazione, avrebbe trovato proprio ciò che lui nega: e cioè che il reato di associazione per delinquere è stato "commesso", è "concretamente ravvisabile", è provato, ma "estinto per prescrizione". Poi c'è il leggendario Giovanardi, quello che fa addirittura il ministro e che riesce a scrivere libri (anzi uno solo, sempre lo stesso) sulle sentenze, senza conoscerle. "Caselli - dice il Giovanardi - persevera nel gettare fango su Andreotti, confermando che per alcuni pm malati di ideologia il loro imputato sia comunque colpevole anche se assolto in tre gradi di giudizio". Il concetto di prescrizione non riesce proprio a entrargli in testa: è più grande di lui.

25.10.04

Lettera agli elettori di Elisabetta Gardini

Cara Elettrice, caro Elettore,
voglio aprirti il mio cuore con semplicità e invitarti ad una riflessione, fuori dai clamori elettorali di questi giorni.
Vivo come te un momento quanto mai difficile, con il tormento in più che hanno i cattolici e le madri.
Come a te, mi sta a cuore la libertà, la mia, quella di mio figlio e della mia famiglia. Per essa è stato versato molto sangue, anche americano, inglese e polacco.
L'occidente subisce nel suo insieme un attacco violento e inaspettato, con migliaia di morti sotto la minaccia costante del terrorismo di matrice islamica, della cui crudeltà siamo tutti consapevoli.
L'attentato alle torri gemelle di New York ha cambiato il corso della storia, ha incrinato le nostre certezze, generato due guerre, rinvigorito i focolai nazionalisti, riacceso le spinte separatiste e rianimato la lotta armata dei gruppi antimperialisti.
Tanti terroristi italiani vivono indisturbati all'estero e molte cellule islamiche si sono sviluppate in questi anni in Italia, favorite anche da un'immigrazione senza regole e adeguati controlli.
L' Europa è coinvolta nel conflitto, come l'America. Non può sottrarsi: ne va del benessere delle sue genti, della sua civiltà, del suo futuro.
L'Europa riscopre ed esalta le sue radici cristiane, che non hanno solo un significato religioso. Mi riempie di gioia l'ingresso nella Comunità di paesi finalmente sottratti alle dittature.
Per oltre cinquant'anni vissero sotto il giogo comunista, separati dalla Casa comune ed esclusi dal processo di sviluppo delle altre nazioni.
Con il Muro di Berlino è caduta anche l'infamia aberrante del Patto di Yalta.
Un errore che l'Occidente ha pagato a caro prezzo con il rischio di vedere sventolare le bandiere del totalitarismo a Trieste, se non fossero intervenuti il coraggio, l'orgoglio e il sacrificio giuliano.
Oggi si sente la necessità di ricompattarsi intorno ai valori fondanti del vivere civile, contro un nemico comune che si fa beffe della sacralità della vita.
L'Europa é debole. Il vento della paura piega le sue democrazie al ricatto del terrore. Aleggia il fantasma di una Guerra Santa che celebra la morte, contro cui non è in grado di opporre i suoi modelli, la sua tradizione, la sua spiritualità: l'Europa rischia di spegnersi.
L'Europa deve innanzitutto imparare a parlare al mondo con una politica univoca, che tenga conto delle sue origini e dei suoi principi, come la vollero i padri fondatori De Gasperi, Adenauer e Shuman, cristiani temprati dalla storia e dalla fede.
Se ami la vita, perchè deve essere rispettata dal concepimento fino all'ultimo respiro, se intendi che "pace" significa anche "stare in pace" con sé e con gli altri, se, come me, non puoi fare a meno della libertà di esistere e sei pronta a difenderla, mi permetto di chiedere il tuo voto e quello dei tuoi.
Nel nome di questi ideali considerami, in questo, a tua disposizione.
Elisabetta Gardini
L'ordinanza del GIP di Bari sul rapimento di italiani in Iraq
(dal sito di Magistratura Democratica)

TRIBUNALE DI BARI

Sezione del giudice per le indagini preliminari

ORDINANZA DI APPLICAZIONE DI MISURA CAUTELARE
NON RESTRITTIVA

Proc. n. 8880/04-21 R.N.R.
Proc. n. 12546/04 R.G.G.I.P.

Il giudice
Giuseppe De Benedictis

In relazione alla richiesta presentata dal Pubblico Ministero, pervenuta a questo Ufficio in data 30.9.2004 per ottenere l’applicazione della misura cautelare del divieto di espatrio, nei confronti di:

SPINELLI (omissis), res. Sammichele di Bari (omissis), persona attualmente indagata per il delitto di cui all’art. 288 C.p. perché, in concorso con altre persone, procedeva nel territorio dello Stato e senza l’approvazione del Governo all’arruolamento di Forese Dridi, Agliana Maurizio e Cupertino Umberto affinché militassero in territorio irakeno in favore di forze armate straniere (angloamericane, per la precisione), in concerto ed in cooperazione con le medesime, in contrapposizione a gruppi armati stranieri.

Fatto commesso in Sammichele di Bari in epoca antecedente e prossima al 4 aprile del 2004.

Letti gli atti del fascicolo inviato in visione dal P.M., in particolare l’interrogatorio dell’indagato stesso, reso al P.M. di Bari il 20.9.2004, la nota della Procura di Brescia n. 12736/04 mod. 44 del 24.4.2004, la informativa della DIGOS di Bari del 30.4.2004, quella del 26.5.2004, quella del 9.6.2004 e quella del 9.7.2004, nonché le dichiarazioni testimoniali rese alla Questura di Pratoi da Vernis Andrè Gabriel Joseph il 5.5.2004, alla Questura di Genova da Forese Dridi il 12.5.2004 con la allegata copia del cosiddetto “accordo professionale” tra il Forese e la “Presidium International Corporation” con sede legale alle Seychelles, da Meli Cristiano il 5.7.2004 e da Casti Paolo il 17.6.2004 (con allegata email inviata il 12.1.2004 da tale “Paolo Simeone” all’indirizzo paol.casti@(omissis) dove il Casti è indicato come “Mamutones” e la risposta del Casti al Simeone, all’indirizzo closeprotectioniraq@hotmail.com del giorno dopo le dichiarazioni di Agliana Maurizio e Cupertino Umberto alla Procura Antimafia della Repubblica di Genova (rese però presso gli uffici della D.N.A. di Roma) il 6.7.2004; preso atto infine che, così come richiesto dal primo comma dell’art. 313 C.p., per tale delitto ipotizzato a carico dello SPINELLI il Ministero della Giustizia, con propria nota n. prot. 212-2-676/2004/2971/04 del 20.7.2004 ha concesso l’autorizzazione a procedere a scioglimento della riserva precedentemente formulata, osserva quanto segue.

***

Appare invero inutile in questa sede, non fosse altro che per il clamore sollevato per settimane durante e dopo la vicenda dei quattro ostaggi italiani sequestrati in Irak da uno dei tanti gruppuscoli islamici che compongono attualmente il panorama di guerriglieri anti-americani (rectius anti-occidentali) in quello sfortunato paese, ricordare quella vicenda, che si concluse peraltro con la barbara esecuzione di uno dei quattro; quello che preme, invece, in questa vicenda, è ricostruire le responsabilità penali di una persona che ebbe un ruolo primario nella partenza di quei quattro cittadini italiani per l’Irak e, soprattutto, per la definizione dell’incarico che in quel paese straniero gli stessi avrebbero svolto.

Premesso che il procedimento in questione ha preso le mosse da una iscrizione a carico di ignoti n. 5828 mod. 44 del corrente anno, per i reati di cui agli art. 288, 289 bis in relazione all’art. 575 C.p. commesso nel territorio dell’Irak da ignoti ai danni di Quattrocchi Fabrizio (gli atti relativi all’omicidio del cittadino italiano sono stati comunque trasmessi alla Procura della Repubblica di Roma, che per prima aveva proceduto alla iscrizione del relativo procedimento penale per l’eventuale identificazione dei relativi responsabili) proseguendo la Procura di Bari le indagini relative all’ipotizzato delitto di cui all’art. 288 C.p.p., che dai primi accertamenti risultava essersi consumato nel territorio di Bari, realizzando all’uopo un proficuo scambio di informazioni con la Procura del Tribunale di Genova, per analogo reato commesso in quel territorio.

A seguito di tali indagini una prima informativa a carico dello SPINELLI era redatta il 26.5.2004 dalla DIGOS locale ed il 3.6.2004 si iscriveva il fascicolo mod. 21 a suo nome (del quale trattiamo in questa sede) per il delitto di cui all’art. 288 C.p. da lui commesso in Sammichele di Bari, in concorso con altri, in epoca prossima ed anteriore al 4 aprile del corrente anno.

Invero le indagini hanno consentito sinora di accertare che era effettivamente vero quanto ipotizzato, subito dopo il sequestro dei quattro italiani in Irak, che essi erano sul territorio di quel paese in veste di mercenari, o, quantomeno, di “gorilla” a protezione di uomini di affari in quel martoriato paese.

Per la precisione, in un articolo di stampa apparso anche sul locale quotidiano de “La Gazzetta del Mezzogiorno” il 21.4.2004 (pag. 3), il giornalista Boccardi Stefano riportava una intervista rilasciata telefonicamente dall’Irak da un quinto cittadino italiano, lo SPINELLI, appunto, amico e compaesano del Cupertino, nella quale lo SPINELLI, appresa la notizia dell’apertura di una inchiesta sulla vicenda degli ostaggi in Irak, difendeva i quattro amici, additati come “mercenari” e si rendeva disponibile a qualsiasi tipo di chiarimento sul tipo di servizio che gli stessi di fatto svolgevano in quel paese, identificati dallo SPINELLI come – ed unicamente – addetti alla sicurezza dei civili. In quello stesso articolo sif aceva cenno ad una società con sede centrale alle Seychelles, la “Presidium”, della quale lo SPINELLI affermava pubblicamente di essere il referente per l’Italia, asserendo addirittura di averne istituito una succursale nel suo paese (Sammichele di Bari).

In realtà le indagini espletate, ed in particolare le dichiarazioni dei due ostaggi Agliana e Cupertino e di altri testi, nonché i testi di vari e-mail (ed in particolare quelle ricordate sopra, intercorse il 12 e 13 gennaio 2004 tra Casto e Simeoni) permettevano di approfondire la natura dei rapporti tra SPINELLI e la “Presidium Corporation” e, soprattutto, la reale funzione svolta in Irak dagli uomini arruolati in Italia dallo SPINELLI per conto di tale società estera.

La “Presidium”, infatti, così come si legge nel suo sito internet, si autodescrive come società “leader nell’addestramento operativo in Paesi ad alto rischio”, ed oltre la sede centrale nel paradiso fiscale delle Seychelles, ha alcune succursali in altri Paesi, Italia inclusa; le ulteriori, e meglio particolareggiate, finalità della “Presidium” sono poi riportate nelle pagine web del sito di tale società, e tutte indicano servizi non solo relativi alla sicurezza di persone ad alto rischio (quindi si tratta di gorilla o bodyguard, che dir si voglia), ma addirittura offrono corsi di formazione per persone che vogliano intraprendere attività a dir poco peculiari quali “negoziazione per la risoluzione di rapimenti”, “controspionaggio”, “piani di evacuazione”, “ricognizioni”, “sminamento e bonifica nel territorio” e, in modo ancor più palese, “combattimento nella jungla”, in ambiente “urbano”, nel “deserto”, “commandos”, “controterrorismo”, “controguerriglia” e, addirittura, “controsorveglianza” (cioè tecniche per elude la sorveglianza di altri bodyguard, il che vuol dire per scopi solitamente poco edificanti, quali il rapimento e l’omicidio della persona protetta), attività che caratterizzano in maniera abbastanza palese, qualsiasi cosa ne dicesse SPINELLI nel suo articolosopra citato pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, la “Presidium Corporation” come un centro di addestramento ed arruolamento di mercenari (o peggio, come farebbe pensare la scelta della sede centrale in un paradiso fiscale e la relativa tranquillità che offre, per la proprio pubblicità, l’uso di un sito internet, consultabile da tutti ma rintracciabile, nella sua fonte, da pochi e come avvalora, almeno per il nostro Paese, la politica “aziendale” di detta società estera di aprire delle succursali praticamente solo virtuali, in quanto, per esempio, la sede di Olbia della “Presidium” corrisponde praticamente ad una scuola per addestramento di sommozzatori denominata “Stemasud” – il cui titolare, come da rapporto in atti della P.S. di quel centro sardo, sembra essere estraneo alle attività oggi contestate allo SPINELLI – e la sede di Sammichele di Bari pubblicizzata dall’odierno indagato corrisponde ad una vecchia abitazione fatiscente e disabitata da lungo tempo).

Il ruolo dello SPINELLI nell’arruolamento di cittadini italiani da mandare in Irak con compiti del tutto identici a quelli di militari, invece, emerge da alciune dichiarazioni rese da testimoni, in particolare dal Forese, ed hanno evidenziato il suo centrale ed insostituibile ruolo di anello di collegamento tra la “Presidium” ed i cittadini italiani sequestrati.

Lo SPINELLI, anzitutto, può essere – alla luce delle indagini svolte dalla DIGOS – considerato una guardia del corpo professionista, come si può dedurre da una sua specia di lettera di referenze rilasciata dal medesimo nel sito internet www.kali.it, decantando la sua abilità con le arti marziali e tecniche di combattimento ravvicinato e nello stesso documento lo SPINELLI si definiva altresì come socio di una società di protezione e sicurezza con sede a Nizza di nome “Bodyguard Europe 2000”, che si occupava anch’essa, guarda caso, di formazione ed addestramento di operatori per la sicurezza privati, esaltando i metodi particolarmente “duri” di addestramento, affermando che per entrare a frequentare tali corsi occorreva avere già una pregressa esperienza, come quella in possesso di giovani ex militanti di reparti speciali di Forze Armate e di praticanti abituali di arti marziali, parlando nella stessa di “tecniche di tiro operativo antiterrorismo”, terminolgia che richiama l’addestramento tattico militare degli snipers (cecchini), quindi di tipo offensivo e non certo difensivo.

Ma il quadro indiziario definitivo a carico dello SPINELLI, quale coordinatore e mediatore dell’arruolamento dei quattro italiani in Irak, si è avuto grazie alle dichiarazioni dei parenti di costoro, oltre che dall’articolo apparso sulla cronaca di Prato sul quotidiano locale “Il Tirreno” il 4.5.2004 intitolato “Il maestro di Maurizio Agliana rivela i retroscena del reclutamento”: il maestro in questione era il francese Vernis che, sentito dalla DIGOS di Genova, confermava il contenuto di detto articolo e dichiarava di essere socio unico della ditta di “protezione di beni e persone in Francia, precisamente a Nizza, denominata Bodyguard Europe 2000s.a.r.l., avente a oggetto la protezione ravvicinata e la scorta, la sicurezza ravvicinata delle persone e dei beni materiali privati”, società che non aveva una sede stabile vera e propria, ma all’occorrenza era contattata dai clienti tramite casella postale, confermando inoltre Vernis che all’estero si serviva di collaborazione esterna di operatori francesi e, per quello che più ci riguarda, di avere conosciuto lo SPINELLI e di avere lavorato con lui, affermando (particolare indicato anche dalla sorella di Cupertino) che lo SPINELLI era ancora occupato in Irak (attualmente alle dipendenze della “Dyncorp – CSC Company”, società americana del tutto identica, nel peculiare oggetto sociale, alla “Presidium”).

Il Forese, invece, premesso di essere una guardia giurata e quindi come tale pratica nell’uso di armi da fuoco e di avere conosciuto il Vernis, consegnava all’esito della sua escussione a Genova una copia del contratto preliminare sottoscritto in Italia e propostogli dallo SPINELLI per conto della “Presidium Corporation”, nel quale, in cambio di settemila dollari al mese, egli accettava di operare in Irak (dove, di fatto, invece che per la “Presidium” aveva operato per altra società denominat DTS) come operatore di sicurezza con in dotazione una mitraglietta tedesca MP-5 calibro 9 Parabellum ed una pistola semiautomatica del medesimo calibro (le stesse, identiche, armi indicate nelle e-mail intercorse tra Casto e Simeoni, sopra citate, versate in atti, armi considerate da guerra secondo la legislazione italiana, le stesse armi fornite da Simeoni ad Agliana e Cupertino al momento del loro arrivo a Baghdad).

Il fatto che lo SPINELLI arruolasse e contattasse in Italia, per conto della “Presidium Corporation” persone con caratteristiche professionali idonee ad affrontare situazioni ad alto rischio in territori di guerra, è dimostrato, oltre che dalle dichiarazioni di Agliana, Cupertino e Forese, anche dal fatto che egli sia l’unico del gruppo di italiani partito dall’Italia il 4.4.2004 ad aver poi ottenuto un contratto a lungo termine con la “DynCorp” (come ricordato anche da Agliana nelle sue dichiarazioni), proponendo per 7000 dollari al mese un contratto con le persone assunte le cui quanto mai generiche e vaghe clausole contrattuali mostrano non tanto che la “Presidium” pretendeva dagli stessi un operato di vigilanza e protezione di singole persone, civili, ovviamente, quanto che dovevano operare, non si sa bene con quali scopi, anche per altre società avallate dalla “Presidium”, quale appunto la DTS ricordata dal Forese, in una sorta di cruenta “intermediazione di mano d’opera” per operazioni di tipo apertamente militare, come dimostra il fatto che Cupertino, nelle sue dichiarazioni, abbia detto che i quattro italiani avevano formato una squadra denominata “Delta”, particolare da lui appreso soltanto durante la prigionia.

Ancor più chiaramente Meli ha dichiarato il 5.7.2004 di avere lavorato con il Simeoni a Bassora (“piccoli lavoretti”) a protezione di società umanitarie americane e nell’addestramento di guardie irakene, addestramento, come da lui ricordato, soprattutto a base di kalashnikov, e che i quattro italiani sequestrati vennero richiesti in Iraq in quanto tale Malcom, cittadino americano di un’altra agenzia di “sicurezza”, tale Bearing Point, aveva detto loro che avevano bisogno di una squadra di protezione “seria” presso l’hotel “Babilon” di Baghdad ed allora Simeoni contattò gli italiani, fra cui Quattrocchi, per la prima volta; in seguito i rapporti con Simeoni, che egli sapeva essere in contatto con la “Presidium”, si deteriorano e l’ultimo lavoro che svolse per lui fu quello di andare a prendere Cupertino, Stefio, Agliana, Forese e SPINELLI ad Amman ed il giorno dopo passò alla “Dyncorp”, seguito poco dopo dallo SPINELLI (giova ricordare che mentre rendeva tali dichiarazioni Meli era convalescente in Italia per un colpo di arma da fuoco da lui ricevuto in Irak sotto l’occhio sinistro mentre scortava dei tecnici americani per conto della “Dyncorp”) e ricordava dello SPINELLI che era stato addestrato militarmente in Israele, avendogli fatto notare che portava sul passaporto un timbro di visto di ingresso in Israele, cosa molto poco salubre in Irak, confermando di avere fatto arrivare in Irak per tale tipo di “lavoro”, insieme a Simeoni e tale Castellani ben undici italiani.

Che poi tale attività per cui (anche) lo SPINELLI reclutava in Irak cittadini italiani fosse tutt’altro che attività di scorta e protezione di civili, lo ha detto anche Casto, il quale, reclutato nel febbraio 2004, prima di Agliana, Cupertino, SPINELLI, Forese e Stefio, affermò di avere già trovato sul posto Simeoni, Meli e Quattrocchi e che Simeoni doveva reclutare una squadra di undici persone; il loro compito consisteva in vera e propria attività militare a supporto delle forze della coalizione anglo-americana, dicendo testualmente che, armati di pistola e mitraglietta MP5 dello stesso calibro: “Avevamo il potere di fermare e controllare le persone, ed in caso di necessità di aprire il fuoco, sempre e solo in risposta ad attacco armato. Preciso che questa attività era svolta con l’avallo della sicurezza dell’albergo, della polizia irakena ivi presente, e delle stesse forze della coalizione, che autonomamente o su nostra richiesta, ci coadiuvavano nell’espletamento delle nostre attività. Preciso che le stesse forze della coalizione (militari americani) in più occasioni hanno usufruito del comprensorio dell’albergo e delle sue strutture interne per porre delle basi di osservazione e postazioni di attacco (installazione di lanciarazzi” (…) “Secondo quanto riferitomi da Paolo Simeoni, la ragione di ciò poteva risiedere nel fatto che, come riferito a lui dai servizi americani, in esso vi fossero un nucleo dei <Feddayn Saddam>, verso il quale, verso il quale, per motivi strategici, le forze della coalizione ritenevano di non dover intervenire”: gli italiani, dunque, erano veri e propri fiancheggiatori delle forze della coalizione e questo spiega, se non giustifica, l’atteggiamento dei sequestratori nei loro confronti.

Tanto premesso, quindi, in tema di sussistenza di gravi indizi di colpevolezza attualmente esistenti ex art. 273 C.p.p. a carico dello SPINELLI, le cui dichiarazioni al P.M. del 27.9.2004 non sembrano affatto negare i fatti, ma solo minimizzarli (peraltro cercando di attribuire la responsabilità principalmente all’altro “arruolatore” di professione, lo Stefio, pure sequestrato con gli altri tre arruolati) va detto come – sotto il profilo della sussistenza di esigenze cautelari attualmente esistenti a suo carico – non abbia alcuna valenza il fatto che egli sia persona del tutto incensurata, tenuto conto anche del tipo di misura cautelare (non restrittiva) chiesta nei suoi confronti dal P.M. e tenuto conto che l’alta pena edittale (da quattro a quindici anni di reclusione) prevista per l’articolo del codice penale al momento contestatogli esclude in radice, allo stato degli atti, la possibilità dello SPINELLI di ottenere, anche con l’eventuale ricorso ad un rito alternativo, una pena contenibile nei limiti edittali necessari per la sospensione condizionale della medesima e, tanto malgrado tale suo stato di formale incensuratezza, infatti, il giudizio prognostico a suoi carico, comunque, non può, allo stato che essere negativo, non solo all’esito dell’esame delle modalità, invero socialmente allarmanti, professionali e reiterate, di commissione del fatto per cui oggi é processo a suo carico, ma anche e soprattutto da tutta una serie di criteri all’uopo dettati da una costante ed unanime giurisprudenza di legittimità - anche per scegliere la misura più adeguata e proporzionale all’entità del fatto contestato ad una determinata persona - quali sono appunto quello dell’id quod plerumque accidit (cfr. Cass. VI nr. 7 del 29.3.90), quello già esaminato prima delle specifiche modalità e circostanze del fatto, nonché quello della personalità dell’imputato (cfr. Cass. V nr. 5290 dell’11.12.90), degli elementi enunciati nell’art. 133 c.p. (cfr. Cass. VI, nr. 2828 del 15/2/91) e, peraltro, secondo un uniforme e consolidato orientamento giurisprudenziale della Suprema Corte in materia di possibilità di emissione di una misura cautelare a carico di soggetti del tutto incensurati, si rileva come una prognosi di pericolosità sociale sfavorevole allo SPINELLI ben può fondarsi anche sulla valutazione, filtrata ex art. 133 c.p., dei motivi a delinquere dell’indagato, la cui condotta risulta, in atti, davvero estremamente allarmante, ove si pensi ai motivi per cui egli arruola suoi concittadini da inviare all’estero, motivi che si ritengono al momento chiari indici di una personalità criminogena, sintomatici di una personalità da ritenere ragionevolmente incline al delitto e che inducono, pertanto, questo Giudice ad una valutazione di attuale e rilevante pericolosità sociale dello SPINELLI e, quindi, ad una prognosi infausta di recidivazione criminosa nei suoi confronti, prognosi che è infausta anche sotto il profilo del pericolo di fuga all’estero del predetto, donde la peculiare misura cautelare richiesta dal P.M., l’unica allo stato che, senza sacrificare la libertà personale dello SPINELLI, consenta comunque di impedirgli di allontanarsi dal territorio dello Stato e reiterare, nel contempo, fatti della stessa specie di quelli per cui è processo a suo carico.

In effetti, proprio per il pericolo di fuga, va detto come nella nota del 24.9.2004 della DIGOS precedentemente ricordata emerge chiaramente che lo SPINELLI ha intenzione di emigrare a breve per il Brasile insieme alla madre, e di aprire in quel Paese latino-americano una identica attività “nell’ambito della sicurezza”, per cui appare evidente come il divieto di espatrio chiesto ex artt. 280-281 c.p.p. a suo carico dal P.M. appaia oggi l’unica misura appena efficace ad impedirgli non solo il pericolo di fuga concreto e quanto mai reale e prossimo per lo SPINELLI, quanto e soprattutto, vista la intima connessione con le sue peculiari attività “lavorative”, la possibilità di reiterare in futuro comportamenti delittuosi analoghi a quello per cui attualmente si indaga a suo carico, motivi questi per cui la richiesta cautelare nei confronti dello SPINELLI così come formulata dal P.M. in data odierna, appare integralmente accoglibile.

P. Q. M.

Il Giudice, letti gli artt. 273, 274, 275, 280 e 281 C.p.p.

Dispone per SPINELLI (omissis), come sopra generalizzato, il divieto di espatrio dal territorio nazionale senza previa autorizzazione del Giudice che procede, disponendo il sequestro del passaporto dello SPINELLI e l’apposizione, sugli altri documenti di identità eventualmente in suo possesso e validi per l’espatrio, della dicitura - a cura delle Pubbliche Amministrazioni che li hanno rilasciati – “non valido per l’espatrio”.

Manda la propria Cancelleria di trasmettere immediatamente la presente ordinanza -in duplice copia- al Pubblico Ministero che ne ha fatto richiesta, perché ne curi l’esecuzione ed i successivi adempimenti.
Così deciso in Bari, il 01.10.2004

Il G.I.P.

19.10.04

Rocco e i suoi sfracelli
"CONTRORDINE" di Alessandro Robecchi

Da queste parti siamo piuttosto liberali in materia di faccende private e se Buttiglione non vuole sposare un gay io non ci trovo niente di male, che non se lo sposi e basta. Sarebbe davvero un'Europa atea e nichilista quella che costringesse Buttiglione a sposare un gay! Oltretutto sarebbe troppo punitiva per il malcapitato gay. Già mi vedo i titoli sul Corriere, il fondo di Panebianco e il sermone sul Foglio: Europa dissoluta, costringe un ministro a sposare un gay! Stavo quasi per indignarmi e scendere in campo a difesa del mio filosofo preferito quando ho capito che le cose non stanno così: è lui (Buttiglione) a voler impedire le nozze dei gay, a voler imporre le sue opinioni su donne, maternità, vita in famiglia, morale, etica, eccetera eccetera. E per uno che vuol far coincidere la vita reale (nostra) con i precetti del credo religioso (suo), la sedia di commissario europeo alle libertà non mi pare esattamente quella giusta. La faccenda potrebbe finire qui se non fosse che - preceduta da un intenso profumo di rose e da un solenne suono d'organo - scende in campo l'intellighenzja liberale italiana che si arrovella su un quesito: c'è forse un pregiudizio anticristiano? I cattolici sono una minoranza vessata e perseguitata? Rassicuriamo subito i neocatecumeni del libero mercato e i giulianiferrara del settimo giorno: sarà un vero problema in Europa perseguitare i cristiani. Le tigri sono quasi estinte, in settimana ci sono le coppe europee, sabato, domenica e lunedì c'è il campionato, trovare uno stadio libero per far mangiare i cristiani dalle fiere sarà molto difficile. Ma ormai la valanga è partita e l'ultima moda dei liberali laici è proprio questa, una tardiva conversione, un vibrante allarme sul pregiudizio anticristiano dell'Europa. Eccoli tutti che corrono con l'aspersorio in mano a difendere i sacri valori. Quelli della pace, o della tolleranza? Certo che no.
La critica cattolica alle spaventose disugliaglianze create dal sistema liberista? Nemmeno. L'importante è che non si sposino i gay, così ecco i rutilanti discorsi sull'Europa dei «culattoni», che fa il paio con l'Europa «massonica» di cui parla la Padania, quella «nichilista» dei teorici fascisti di An, quella «anticristiana e secolarizzata» di Panebianco. Perbacco, corro subito a comprarmi un'armatura. Il tutto innestato su quel comodo scenario che è lo scontro di civiltà che tanto piace a Pera & Oriana. Insomma, i grandi pensatori liberali italiani, forse per non parlare del monopolista che li ha assunti e se li è mangiati, o della costituzione che ci hanno cambiato sotto il naso, volgono lo sguardo verso temi alti: la persecuzione dei cristiani in Europa nel ventunesimo secolo. Ammetterete che è un tema affascinante, e anche un ottimo fumogeno per non parlare di quello che accade qui.

I pilastri del nuovo look liberale sono parecchi: Zapatero è una specie di anticristo, sempre per quella faccenda dei gay, ovvio, ma anche perché si è ritirato dalle crociate. L'Europa è un'entità smidollata che non vede l'ora di perdere il derby con i musulmani. Tra un po' anche i polacchi - notoriamente laici, atei e mangiapreti - ritireranno le truppe. Almodovar è un puzzone salvato dal rogo soltanto perché Ferrara ha finito i fiammiferi. Dove andremo a finire? Meno male che ci sono loro, i salvatori del cristianesimo, a scrivere i loro editoriali, sennò gireremmo tutti con due dita di barba e le ragazze col burqua (cosa che tra l'altro non mi pare spiacerebbe a Buttiglione).

Naturalmente io non ho nulla contro i pensatori liberali e anzi: per leggere Galli della Loggia basta un euro, sette volte meno di quel che costa un film dei Vanzina, dunque conviene. Però mi sforzo di essere più avanti di loro. Cioè: quale sarà la prossima moda? Dopo aver osannato come «liberale» Silvio, dopo aver teorizzato che ci vuole meno stato e più mercato, dopo aver lavorato incessantemente per tagliare le pensioni e andare in guerra, dopo aver difeso i cristiani dalla terrificante ondata di persecuzioni che li minaccia, dopo, dico, cosa si inventeranno? Molti di questi grandi pensatori liberali sono stati comunisti, poi socialisti craxiani, poi ultraliberisti e paladini della concorrenza, poi amici e teorici e dipendenti del grande monopolista. Ora eccoli accorrere in difesa dei cristiani che l'orribile Europa sta per sterminare. Quale sarà la prossima mossa? Un'apertura alle tesi venusiane? Un riconoscimento aperto e sincero dell'animismo di certe tribù del Borneo? Mi aspetto di tutto, essi sono imprevedibili. Proprio come chi, teorizzato un metodo piuttosto feroce (il liberismo) lo ha trasformato in ideologia e, convincendosi della sua stessa propaganda, lo ha scambiato per cultura. All'apparir del vero, poi, e vista la mala parata, ecco la crema del pensiero liberale che si compra un costume da integralista e fa la coda in Vaticano. Proviamo pure questa - si saranno detti i grandi pensatori liberali - non si sa mai.

13.10.04

Una tregua con il mondo musulmano: Può l’Europa essere in prima linea?

di Mark LeVine

E’ ora per gli Stati Uniti d’America di dichiarare una tregua con il mondo musulmano e in particolare con l’Islam radicale.

Questa può sembrare una proposta un po’ naïve - se non addirittura disfattista- considerato il Rapporto della Commissione sull’11 settembre, il quale ricorda ancora una volta come l’America rimanga una nazione in guerra calda contro il “terrorismo Islamico” e le idee che lo sostengono. Ciononostante una tregua - in Arabo, hudna - piuttosto che un sempre più pericoloso “scontro tra civiltà”, è l’unica soluzione per evitare un conflitto lungo e catastrofico. E deve essere l’Europa ad assumersi la parte del buon broker.

Infatti, finché George W. Bush rimarrà in carica, non ci sarà nessuna possibilità né di fermare la guerra al terrorismo né di compiere una virata netta nella politica estera americana. Anche se John Kerry vincesse le elezioni a novembre, ci sarebbero ben poche probabilità che l’ipotesi della tregua prenda corpo. Detto questo, c’è una grossa differenza- almeno sul piano della retorica- tra le due possibili presidenze. Kerry ha fatto della promessa di “ascoltare” gli alleati Europei, per costruire un approccio comune nella lotta al terrorismo, uno dei punti forti della campagna elettorale.

I leader Europei affrontano la minaccia di un conflitto sempre più sanguinoso con gli estremisti musulmani grazie al passato coloniale del continente e, in maniera più rilevante oggi, grazie al loro appoggio alle politiche americane in Israele/Palestina, Afghanistan e Iraq. Sarebbero saggi a suggerire al Presidente Kerry di dichiarare una tregua in modo che gli Stati Uniti, l’Unione Europea e “l’Occidente” in generale abbiano il tempo necessario per esplorare collettivamente e pubblicamente le ragioni della violenza che si emana contro di loro dal mondo musulmano- qualcosa che la Commissione sull’11 settembre avrebbe dovuto fare e che non ha fatto. In questo caso ci sarebbe almeno la possibilità che Kerry ascolti, specialmente se la guerra in Iraq continuasse a rimanere fuori controllo per gli Americani.

Ci sono varie modalità di tregua, la maggior parte delle quali non sono risolutive per la situazione che l’America sta affrontando. Qualcuna delle tregue più antiche, come la pace di Nicia (poi abortita) durante la Guerra del Peloponneso del quinto secolo a.C., erano stipulate solo per necessità tattica e non venivano rispettate appena cambiava l’equilibrio in campo. Questo tipo di tregua - durante la quale entrambi i fronti tentano di avvantaggiarsi prima del nuovo scoppio delle ostilità - sarebbe nel nostro caso sicuramente un disastro.

Altre tregue, come quelle che sancirono la fine della guerra in Corea nel 1953 e la guerra Arabo-Israeliana nel 1973, furono risoluzioni politiche di necessità, anche se insoddisfacenti, per conflitti altrimenti insolubili. Una tregua del genere finirebbe quasi sicuramente in una ripresa delle ostilità perché la ragioni che fondano la guerra al terrorismo sono il nocciolo dei valori delle politiche Occidentali in Medio Oriente. Decenni fa gli Stati Uniti iniziarono la loro relazione con una componente “socio-patica” di Islam wahhabita, dando così vita al figlio bastardo del “terrorismo islamico”che ora, come nei più luridi programmi drammatici della TV, vuole uccidere i genitori.

C’è sicuramente bisogno di un tipo di tregua differente; qualcosa che permetta alle parti, gli Stati Uniti (e in minor misura l’Europa) e i musulmani, di compiere il primo passo di una genuina rivalutazione delle proprie posizioni ed interessi di base, in modo che la pace e la conciliazione diventino finalmente concepibili. Nell’Islam c’è un precedente storico per questo tipo di tregua. Il profeta Maometto stipulò la prima tregua musulmana nel 628 tra il nascente Stato musulmano e i pagani della Mecca. Conosciuta come il Trattato di Hudaybiyah, essa durò per due anni prima di essere violata dai Meccani che attaccarono le tribù Beduine musulmane. I musulmani, comunque, rispettarono i termini della tregua, anche se molti di essi li ritenevano ingiusti.

Ancora più importante è il fatto che durante gli ultimi tre decenni, una presenza sempre più stabile della comunità musulmana in Europa ha portato ad una graduale riconsiderazione della regione europea da parte di questi ultimi, non più “dal al-harb” (o la Dimora della Guerra, la tradizionale categorizzazione musulmana per le terre non-musulmane) ma “dar al-hudna” - una terra di tregua tra i musulmani e non-musulmani - e perfino “dar al-Islam,”una terra di pace dove i musulmani possono sentirsi a casa.

In realtà, pur essendo pericolosa la presenza di poche migliaia di estremisti su una popolazione Europea di musulmani nell’ordine dei dieci milioni, i musulmani considerano l’Europa come una “terre de mediation” tra il mondo esterno e loro stessi. Una hudna sponsorizzata dall’Europa potrebbe quindi rappresentare un passo importante per consentire ai musulmani di riconoscere che gli Stati Uniti hanno il potenziale per trasformarsi- ma solo se i maggiori governi europei premessero assai, guidando il tentativo di riconsiderare e trasformare le politiche USA nei confronti delle terre musulmane.

Una hudna significativa tra l’Islam e gli Stati Uniti (e l’Unione Europea) includerebbe, sia pur non a titolo limitativo, i seguenti punti:

Primo, considerato che tutte le principali personalità musulmane hanno condannato l’estremismo musulmano, il prossimo presidente degli Stati Uniti dovrebbe essere sospinto da una controparte europea a fare l’importante passo psicologico di ammettere la responsabilità americana nelle sofferenze che milioni di musulmani hanno dovuto subire da parte di governi che si sono rivelati corrotti, guerrafondai e dittatoriali, supportati dalle amministrazioni americane per decenni soprattutto nel Medio Oriente.

Secondo, gli Stati Uniti d’America, l’Unione Europea e la N.A.T.O. dovrebbero sospendere tutte le offensive militari nel mondo musulmano e allo stesso tempo delineare un serio piano di ritiro delle truppe dai paesi musulmani, inclusi Afghanistan e Iraq (quest’ultime potrebbero essere rimpiazzate, dove necessario, da una robusta forza di pace ONU oppure da un’amministrazione di transizione sponsorizzata dall’ONU stesso). La caccia a Osama Bin Laden, Al-Qaeda e il relativo network del terrore sarebbe di conseguenza trasformata da quella che è una guerra di vendetta in quello che avrebbe dovuto essere fin dall’inizio: una vigorosa azione internazionale guidata dagli Stati Uniti d’America, dall’ONU e, dove rilevante, da altri governi tra cui quelli europei per catturare, processare e punire le persone ed i gruppi responsabili di molti attentati tra cui quelli dell’11 settembre 2001.

Terzo, tutti gli aiuti militari e gli accordi diplomatici con paesi del Medio Oriente che non sono democratici e che non rispettano i diritti delle popolazioni sotto il loro controllo dovrebbero essere sospesi. Questo vale per Israele quanto per l’Egitto, la Giordania, l’Arabia Saudita, e altri “alleati” e “partners”. Questo passo è cruciale se si vuole fermare la corsa regionale agli armamenti ed il ciclo di violenza che rende una riforma democratica e la pace nella regione impossibili.

Infine, le centinaia di miliardi di dollari devoluti alla guerra al terrorismo dovrebbero essere indirizzati verso quel tipo di progetti di carattere infrastrutturale, educazionale e sociale che il Rapporto della Commissione sull’11 settembre definisce come punti chiave se si vuole sconfiggere il terrorismo.

Una tregua basata su questi principi non deve essere vista come un atto di capitolazione o di giustificazione dei musulmani per i crimini commessi nel nome della loro religione. E` stata sicuramente giusta la decisione da parte dei leader europei di rifiutare una fantomatica “offerta di tregua”da parte di Osama Bin Laden lo scorso aprile con la condizione che i paesi Europei operassero il ritiro delle loro truppe da paesi musulmani e negassero il loro supporto agli Stati Uniti. I criminali non possono offrire tregue, e Osama Bin Laden e altri gruppi che usano la violenza terrorista sono sicuramente dei criminali che la comunità internazionale deve assicurare alla giustizia.

Oltre a considerare la minoranza criminale, il Rapporto sull’11 settembre ha sottolineato la necessità da parte dei musulmani in tutto il mondo di fare i conti con la versione intollerante e violenta della loro religione che sta avvelenando le loro società e che minaccia tutto il mondo. Sia i leader religiosi che i cittadini comuni dovrebbero promuovere un esame di coscienza per valutare al meglio le tendenze tossiche all’interno delle loro culture, una prassi simile a quella che si pretende dagli Americani e dall’Occidente in generale.

Gli Stati, come le comunità e le culture e a differenza dei criminali, possono offrire delle tregue. Per iniziare questo processo il Rapporto della Commissione avrebbe dovuto includere delle specifiche prescrizioni politiche. Da parte loro, i leader politici musulmani dovrebbero innanzitutto facilitare un rapido sviluppo di società civili altamente partecipative e assicurare, entro limiti di tempo ben specificati, delle elezioni monitorate dalla comunità internazionale. Questo è il modo più sicuro per costruire delle basi su cui sconfiggere il terrorismo.

Mentre è veramente difficile immaginare che gli Stati Uniti d’America abbozzino tale politica, l’Unione Europea potrebbe guidare tale tentativo dato che la maggior parte dei suoi membri non hanno i profondi legami con Israele o i principati del petrolio del Golfo che ancorano il sistema presente. Il bisogno di leadership è illustrato dalle raccomandazioni della Commissione sull’11 settembre che dimostra come gli Stati Uniti d’America siano incapaci dal punto di vista istituzionale di prendere delle decisioni audaci. Come esposto in una ricerca citata dal Rapporto - p. 466, nota 16 - in modo contrario alle mie opinioni, non trovo sorprendente che il Rapporto giudichi la posizione degli Stati Uniti come uno spettatore innocente in uno “scontro tra civiltà” la cui soluzione “deve venire dalle stesse società musulmane”.

Per fortuna i maggiori paesi europei come la Francia, la Germania e ora la Spagna non hanno quell’interesse finanziario nella globalizzazione pesantemente militarizzata che dall’11 settembre distorce la politica Americana e Britannica. Infatti, attraverso l’Unione Europea, questi paesi hanno creato un’area “Euro-Mediterranea”, la cui funzionalità dipende da uno sviluppo economico e politico esteso anche al mondo musulmano aumentando notevolmente lo scambio con quest’ultimo. Speriamo solo che abbiano il coraggio di spiegare al Presidente Kerry (o perfino a Bush) che, senza una assunzione di responsabilità per le politiche del passato e una trasformazione delle politiche future nei confronti delle regioni Islamiche , non ci sarà soluzione al terrorismo ma solo una continua spirale di violenza e di guerra.

A prescindere dal modo nel quale il prossimo Presidente proverà a condurre questa guerra, e anche se lo farà in modo intelligente ed efficiente, essa in realtà non si potrà concludere con una vittoria, come accadde in Vietnam e nella guerra contro la droga, e causerà molte più perdite nel futuro prossimo.


L’autore è Professore di Storia e Studi Medio-Orientali all’Università della California, Irvine.


L’articolo è stato tradotto da Jacopo Moroni.

11.10.04

Metamorfosi terziste
"CONTRORDINE" di Alessandro Robecchi

Il povero signor Joseph K. si svegliò una mattina e si ritrovò trasformato in un grosso bacherozzo, lo sanno tutti. E' il mio incubo: svegliarmi una mattina trasformato in terzista, spero soltanto di non spaventare i bambini. Immagino l'angoscia dei parenti, l'incredulità degli amici, il dramma interiore di dover dire (per soldi) che Sandro Bondi, alla fine, certe volte, non ha poi tutti i torti. Naturalmente mi sono informato: il terzista sarebbe un tizio che sta a destra ma può anche riconoscere qualche pregio alla sinistra. Oppure sta a sinistra ma riconosce molti pregi alla destra. Di solito l'iter è questo: a) una mattina ci si sveglia terzisti; b) si ottiene il plauso generale per il proprio equilibrio; c) si conquista una prestigiosa rubrica oppure una trasmissione televisiva; d) si cerca di non farsi troppi nemici in attesa di sapere chi comanderà domani in modo da mantenere il proprio potere. Terzista, sul vocabolario non c'è. Però c'è «paraculo», che mi sembra sinonimo. Il terzista, comunque, è un animale interessante, difficile da afferrare, simile a un'anguilla insaponata. Rivendica di avere opinioni diverse sia da un estremo che dall'altro (intendendo per estremi i due schieramenti del maggioritario che spesso tanto si somigliano), che è una cosa comprensibile. Ma finisce in questo modo per non avere opinioni, che è esattamente quello che oggi si richiede a un buon opinionista. Su alcune cose marginali, il terzista può essere convincente e procede con l'infallibile metodo dialettico dell'altalena. Esempio. Certo la destra sbaglia. Ma la sinistra d'altronde sbagliò anche lei. E del resto, vista la situazione, la destra è costretta a sbagliare. La sinistra, al suo posto, non sbaglierebbe? Certo che sì. Ecco un tipico ragionamento terzista che, se portato alle estreme conseguenze, porterebbe tutti i terzisti a trasferirsi su Marte. Dove però (è acclarato) non ci sono rubriche ben pagate e trasmissioni tivù. Dunque (suppongo controvoglia) il terzista resta qui a dare ragione un po' a tutti e a creare la sua non indifferente fettina di prodotto interno lordo.

Dal punto di vista semantico, le espressioni preferite dal terzista sono «d'altronde», «d'altra parte», «del resto» e tutti gli altri giochetti dialettici che si usano come una paletta per rivoltare le frittate. Se si vuole far male a un terzista (ma del resto, perché, povera bestia?) basta chiedergli una posizione netta: sì o no? Il povero terzista si comporterà come un camaleonte finito per sbaglio su una tela scozzese, ed esploderà sporcando tutte le pareti. Ma va detto che, se è abile, non si farà incastrare. La guerra, per esempio: era sbagliata ma è stato giusto farla. Oppure era giusta ma è stata fatta male. O ancora era sbagliata, ma ora che ci siamo non è che possiamo tornare indietro. Gli antropologi si interrogano sulla nascita della figura del terzista. Il paraculo, si sa, è sempre esistito, il terzista invece no, è uno sviluppo recente nel genere umano. Silvio Berlusconi ha difficoltà a mettere un suo dipendente in un posto di prestigio? Nessun problema: si sceglie dal mazzo un terzista, cioè uno che ogni tanto, con garbo e cautela, finge di mostrarsi un pochino critico. E così si grida alla ritrovata «obiettività». Bel colpo. E' con questo sistema che siamo passati da Enzo Biagi a Pierluigi (cerchio)Battista, e poi a Oscar Giannino: un po' come se il mondo procedesse a ritroso e l'evoluzione partisse dall'homo sapiens per svilupparsi verso la scimmia. Si capisce perché le teorie di Darwin non piacciono a destra e si preferisce il creazionismo, infatti li ha creati Silvio: è consentita una piccola dose di dissenso, purché in modica quantità e per uso personale.

In ogni caso, come sempre, comanda il mercato. Essere terzisti, almeno nel campo dei media, aiuta gli affari e offre grande visibilità, anche perché i terzisti hanno la tendenza a intervistarsi, lodarsi e premiarsi tra loro e ad essere invece molto sprezzanti con chi ha opinioni nette e precise che non implicano l'arte di dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte per mantenersi a galla. Unica eccezione di estremista che piace ai terzisti, il presidente del consiglio. Da manuale, il terzista dovrebbe schifarlo, in quanto incarna uno dei due estremi, ma (del resto, d'altronde, d'altra parte) egli ricopre un ruolo istituzionale ed è il maggior editore del Paese. E qui il terzista diventa molto rispettoso e timorato, si appiattisce a tappetino, si china e s'inchina, mette su un'aria pensosa e serissima. E annuisce. Tutti, naturalmente, plaudono alla sua «obiettività» e al suo essere «al di sopra delle parti». Lui incassa gli applausi, e invia la fattura.