19.8.05

PRIMA PAGINA: RIFIUTI
da Alessandro Borgnolo

Buongiorno subcomandante di caterpilleriana memoria, ma anche pregiato conduttore della rassegna stampa di rai 3. Volevo intervenire in proposito alla questione Tassa-tariffa relativamente allo smaltimento dei rifiuti. Esiste un decreto legge (22/97 o altresì detto "decreto Ronchi") che all art. 49 comma 4 prevede l'introduzione di una tariffa al posto della tassa, cioè pagare per la quantità di rifiuti consegnati e non per il mq occupati. Esistono molti esempi di diverse applicazioni di questo principio sulle cui modalità decidono i singoli comuni: chi raccoglie i sacchetti porta a porta e li pesa, chi scala la raccolta differenziata, chi ha cassonetti con badge..., comunque si tratta di un passaggio non banale perchè avere un sistema che misuri in modo certo, economico ed efficente è difficile. La sua proposta di legare questa tassa al consumo dell'acqua non mi sembra ineccepibile, ad esempio farebbe una discriminazione tra chi ha un giardino e che vive in appartamento.
Ho un'idea di queste cose perchè mi occupo anche di riufiuti lavorando per l'ARPA del Friuli Venezia Giulia. Devo anche dire che si tratta di una materia complessa e un po' caotica, in cui interessi, abitudini radicate, preconcetti e difficoltà tecniche oggettive fanno si che tutto sia molto lento. Bisogna anche dire che un po' in tutta Italia, chi più chi meno, in tutte le Regioni la situazione cambia, lentamente, ma cambia in meglio. Speriamo che cambi sempre più velocemente, come spero lei ritorni a prima pagina per offrirci la sua verve di primo mattino.
PRIMA PAGINA: DEMOLIZIONI
da Clara Mancini

Buongiorno caro Claudio, per quanto riguarda il quesito sulla demolizione delle case degli israeliani mi risulta che dipenda dal fatto che siano poche e troppo grandi (150m2)Visto il grande numero di palestinesi bisognosi di alloggi le autorità hanno ritenuto più opportuno costruirne di nuovi per soddisfare la grande domanda e per creare nuovi posti di lavoro per tutti i disoccupati della striscia di Gaza.
Confermo, è un piacere ascoltarti la mattina:
primo,condivido quello che dici
secondo, mi sembri poco stressato evidentemente a casa ti fanno un sacco di coccole!!
PRIMA PAGINA: OSCURAMENTO RADIO RAI
da Mariella Moretti

Gentile giornalista, Le espongo il problema dell'oscuramento reti RAI dopo il passaggio a FM lo scorso giugno. In diverse zone d'Italia, tra cui la zona Loreto a Milano, radio RAI 3 non è più udibile perchè si sovrappongono altre frequenze. Per chi da anni segue per esempio Prima Pagina è un impoverimento notevole. Ho dovuto andate in ferie per riuscire a risentirla. Dopo aver telefonato ai vari numeri RAI e averne avuto risposte vaghe o esilaranti, del tipo "non creda di essere la sola a lamentarsi; ah sì? - segnaleremo; mancano i ripetitori; lo sappiamo benissimo - tanti si lagnano da tutta Italia; manderemo un tecnico...; ma davvero?! " , ho segnalato più volte il fenomeno alla redazione di prima pagina, dove mi hanno risposto che a loro volta avrebbero segnalato. (...) Potrei avere il suo parere sull'argomento? Le risulta che altri giornali ne abbiano parlato?
PRIMA PAGINA: SGOMBERO DI GAZA
da Renato Contillo

Ho sentito stamattina a Prima Pagina l'intervento di una signora che chiedeva i motivi della distruzione delle case abbandonate dai coloni nella striscia di Gaza. Non conosco i motivi del comportamento israeliano, posso però fare alcune osservazioni in merito. Anzitutto, visto l'odio che corre fra coloni israeliani e palestinesi, non mi sorprende affatto che, andandosene via, gli israeliani non vogliano far trovare niente di usabile, anzi probabilmente lasceranno il territorio nelle peggiori condizioni possibili. Al di la degli aspetti emotivi, due punti sottopongo alla sua attenzione:
1- quale uso i palestinesi facevano di quelle terre prima dell'invasione israeliana. Se il territorio era soggetto a coltivazioni agricole, un insediamento abitativo rappresenta un ostacolo anche per i prossimi utilizzatori.
2- Quando anche i palestinesi volessero costituire degli insediamenti abitativi nelle zone lasciate libere, penso che le case costruite per i coloni non andrebbero bene per i palestinesi. La questione principale è la disponibilità di acqua. Gli israeliani avevano case dove si faceva un impiego esteso (all'occidentale) di acqua, se il ricordo di praticelli verdi visti nei reportage televisivi di questi giorni non mi inganna; i palestinesi non hanno acqua in quantità tale da poter continuare pratiche abitative analoghe; non ne avevano prima, quando non erano disponibili le attuali tecnologie, in buona misura inventate proprio dagli israeliani, non ne hanno ora, perché l'acqua è stata accaparrata da questi ultimi.
Ho letto da qualche parte che il consumo pro capite di risorse idriche per i palestinesi è un decimo di quello israeliano, che le sorgenti idriche dell'area sono praticamente tutte in mano israeliana, anzi c'è chi dice che il motivo principale dell'espansionismo israeliano sia proprio nel controllo dell'acqua, in vista di un impiego agricolo estensivo. Ecco, penso che la disponibilità di acqua sia la risposta a molte domande espresse ed inespresse sulla crisi arobo-israeliana.
PRIMA PAGINA: ENERGIE ALTERNATIVE
da Enrico Pistelli

Caro Sabelli, le scrivo prima di tutto per ringraziarla dell'impegno che sta profondendo proprio in questa settimana ferragostana come conduttore di Prima Pagina. Non deve essere un compito facile, di questi tempi e di queste lune. Io sono ormai un assiduo ascoltatore della radio. La TV non mi attira più, troppa spettacolarizzazione, troppa immagine e pochi contenuti. In radio, al contrario, senza contenuti, resta solo la bella voce di una donna, e la musica, ovviamente!
Mi interessano in particolare i programmi di attualità politica, scientifica e non solo. Volevo chiederle se potrebbe farmi il favore di approfondire l'argomento Energie alternative, che lei ha avuto l'occasione di accennare proprio oggi, ricordo la sua frase:
- Le energie alternative non potranno mai sostituire l'energia del carbone, del petrolio, e del nucleare -
Avendo io già ascoltato, proprio in radio, altri interventi, di scienziati, di esperti, di politici e anche di giornalisti, che prevedevano l'esaurimento del petrolio tra un centinaio di anni circa, quello del carbone forse fra duecento e dell'Uranio fissile addirittura fra trent'anni, mi chiedo:
Come faremo a tirare avanti, visto anche l'incremento demografico, lo sviluppo economico del mondo globalizzato che sembra senza freni?
Dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro una catastrofe energetica, un brusco ridimensionamento delle nostre pretese di energia a buon mercato o qualcosa di peggio?
PRIMA PAGINA: IL CROCIFISSO
da Franco Casarsa

Caro giornalista, si è capito bene che lei, il crocifisso, lo eliminerebbe. Perché non elimina anche l'arte sacra, ossia quasi tutta, o la musica sacra, o la Divina Commedia. La nostra storia, in breve. Lei mi ricorda i sessantottini, o i matematici bourbakisti (quelli fanatici dell'insiemistica, che volevano cancellare Euclide). Gente talebana, che vorrebbe ricominciare da zero la storia.
PRIMA PAGINA: ETICA E POLITICA
da Ascanio De Sanctis, Roma

Ormai , e finalmente, da quasi tutte le parti si invoca la questione morale ed un conseguente codice etico per la politica. Si sta perciò sviluppando, a valanga, un dibattito che approfondisce la tematica ma è ben lungi dall'apportare risultati in tempi brevi. Potreste Voi , come "Cittadinanzattiva", portare avanti un approccio più pragmatico partendo, a solo titolo di esempio, dalla trasparenza? Potreste chiedere ai vostri associati e simpatizzanti di indicare criteri efficienti ed efficaci per:
-la trasparenza negli esami di qualsiasi livello: università, concorsi pubblici e privati ;
-la trasparenza negli appalti pubblici .
L'obiettivo dovrebbe essere quello di giungere a proposte per provvedimenti immediatamente applicabili in settori ove non è operante il principio delle pari opportunità tra cittadini e/o tra imprese.
Progressivamente dovrebbero essere affrontati altri problemi ben individuati, senza attendere la soluzione globale della questione morale. Ciò non toglie che si debbano effettuare tutti gli sforzi, di lungo periodo, per migliorare noi stessi ed i nostri giovani.
PRIMA PAGINA: CROCIFISSO
da Pietro De Marco

Caro dott. Sabelli, sentendo che ritiene (con tutto il garbo che Le è proprio) di tornare spesso, e in negativo, sulla questione Crocifisso negli spazi pubblici Le allego, un po' con imbarazzo, qualche pagina che mi è avvenuto di scrivere sull'argomento, dopo Ofena; particolarmente sulla rilevanza del Crocifisso nel plesso simbolico, costitutivo della tradizione civilizzazionale cristiana. Lei ha detto qualche volta di "non capire perché ecc."; so che è una buona formula retorica, ma "capire perché" il Crocifisso sia da secoli e resti in piena evidenza negli spazi urbani (chiese, edicole, palazzi pubblici), come nei grandi spazi del nostro paesaggio (monti, campagne, mari), non è comunque difficile. La presenza del Crocifisso negli interni pubblici, di cui si discute (strumentalizzando l'attuale tensione multiculturale, anche italiana), è organica ad una più generale e fondante presenza, ed è pro-memoria di noi stessi. Si può esaminare l'opportunità di una presenza in questo o quel luogo; ma la regola resta la presenza; l'assenza (il togliere) è l'eccezione.
Ancora complimenti, comunque, per la Sua attenta conduzione e vive cordialità
PRIMA PAGINA: CHI E' DEGNO?
da Flavio D'INCÀ, Lithuania

B16 (Papa Benedetto 16º) mi comunica che se non credo in Dio perdo la mia dignitá. L'arroganza e il fondamentalismo di B16 sono terrorismo sociologico. Utilizza il metodo G.W.Bush: terrorizzare il prossimo per spingerlo a fare ció che il predicatore desidera. Conclusione: io non ho bisogno di essere credente per sentirmi degno; lui (B16), invece, ha bisogno del suo Dio. Allora, chi é piú degno? É degno chi si sente bene da solo nel deserto o chi non sa stare solo nella folla?
PRIMA PAGINA: PREGHIERA
da Ugo Pierri

Dalla parte della povera gente, caro Sabelli, per favore
PRIMA PAGINA
da Fausto Baretto

Caro sig. Sabelli, la interpello con un " caro ", in modo forse un po’ maleducatamente affettuoso perdonabile in quanto suo lettore ed estimatore da moltissimo tempo. Mi chiamo Fausto Baretto ho 74 anni, vivo in Ovada ( AL) e seguo fedelmente " Prima pagina" dall’origine !
Come tutti sono entusiasta della trasmissione e , in pratica , conosco tutti i giornalisti anche perché sono un appassionato lettore di quotidiani. Ora io le invio questa mia , sperando che mi voglia scusare, per darle un suggerimento proprio sulla conduzione della trasmissione. Tenga presente che il Conduttore ideale è quello che, scorsi velocemente i titoli più importanti, ne seleziona un ridotto numero e li cita inizialmente ( anche senza specificare le testate). L’importante e mai farsi prendere la mano di leggere un titolo, specificare la testata, ripeterlo praticamente uguale per un’altra testata e così di seguito. Errore madornale che toglie spazio alla lettura, per quanto più possibile integrale, degli editoriali o di altre notizie ( lettera di Fassino, nella prima trasmissione, per esempio).Nella seconda giornata mi pare che lei abbia già corretto il tiro…
Debbo aggiungere , poi , che i più bravi giornalisti riescono a dare una pennellata di insieme di quanto vi è di rilevante e curioso nei quotidiani, e , quando ne hanno il tempo, entrano nei particolari e nei commenti personali, sempre graditi. Obbligatorio ogni puntata, dare una notizia " bella" , normalmente per ultima, in modo che il povero ascoltatore, bombardato da pessime notizie di stragi, omicidi, corruzioni, finanzieri senza scrupoli, vergognose dichiarazione di politici, berlusconate, veline, ecc, possa rimanere con un minimo filo di ottimismo in questa Italia dove ci rimane Ciampi e poco altro. Anche in merito alla necessità che i quesiti siano brevi e le risposte altrettanto brevi, il criterio intelligente e dato non dal numero dei partecipanti ( a suo tempo lo sono stato anch'io), ma dall'interesse dell'argomento, naturalmente sempre nei limiti della logica.
Non so cosa pensi di questa mail, ma , come lettore che tante volte si è divertito delle sue pungenti ed intelligenti domanda ( in carte scritta) e risposte ( alla radio), ho sentito la necessità di farlo.
La ringrazio e la saluto augurandole … buon lavoro e mi saluti Trento!

18.8.05

PRIMA PAGINA: CROCIFISSO
da Silvio Gori

Egr. Dr. Sabelli, ascolto sempre con piacere la trasmissione "Prima Pagina", ma il piacere è veramente altissimo quando il conduttore è lei per il suo modo di rispondere alle domande pacato, ma fermo, franco ed esplicito. Devo dire in verità che il grande piacere viene anche dal fatto che quasi sempre lei esprime concetti che coincidono con il mio pensiero. Le scrivo però perché non sono d'accordo con lei riguardo al referendum sulla presenza del crocifisso negli ambienti pubblici. Vede, il punto è molto semplice: con l'ultima modifica fatta da Craxi dell'infausto Concordato inserito nell'Art. 7 della Costituzione (conseguenza della infame decisione di Togliatti di votare a favore e i voti comunisti furono determinanti!), fu stabilito che la religione cattolica non fosse più religione di Stato. Come conseguenza avrebbe dovuto essere imposto con una circolare governativa di togliere il crocifisso da tutti gli ambienti pubblici statali e del parastato (scuole, tribunali, comuni, uffici vari....) e la cosa doveva chiudersi così. Il referendum in questo caso non ha senso, ammetta pure che il risultato fosse a larghissima maggioranza di mantenerlo, dovremmo di conseguenza imporlo alla restante minoranza? Le parrebbe giusto?Se lo Stato (come normale in democrazia) non ha una sua religione non si debbono esporre negli uffici pubblici i simboli di alcuna religione anche se professata dalla maggioranza della popolazione.
PRIMA PAGINA: CELLULE STAMINALI
da Maria Grazia Nibbi

E' passata quasi sotto silenzio la notizia sulla scoperta sull'uso delle cellule staminali embrionali per curare alcune malattie del cervello tipo il Parkinson come riporta la notizia Ansa del 16 agosto che le metto in calce.Alla luce di questa notizia vorrei una sua opinione sulle probabilità di utilizzo in Italia in funzione della nuova legge sull'uso delle cellule staminali umane. Cosa ne pensa inoltre della quasi totale mancanza, specialmente da parte della televisione Rai, di informazioni così importanti e forse anche determinanti per chi soffre di queste patologie
PRIMA PAGINA: L'ALBERO DEI NEONATI
da Giuseppe Bisignano

Egregio dottor Sabelli Fioretti, domenica mattina sul Gazzettino di Venezia la dottoressa Graziottin ricordava con nostalgia l'iniziativa del padre di piantare alla sua nascita un albero. A partire dal 1992, comunque, esiste una legge che impone ai Comuni "di porre a dimora un albero per ogni neonato" (L. 29 gennaio 1992 nr. 113).
PRIMA PAGINA: TARSU
da Marco Marchisio

Caro Claudio, sono contento che tu commenti i giornali della settimana. E' simpatico sentire la tua voce ed i tuoi commenti che sdrammatizzano un po' la situazione di merda in cui ci tocca di vivere. Ho sentito che si sta commentando la telefonata di una signora che si lamentava per l'entità della tassa sui rifiuti. Ha ragione. I comuni ormai sono affamati di soldi, e pompano dove possono. Con mia moglie poco tempo fa commentavamo che ormai (avendo due case e due box piuttosto grandi) spendiamo più di TARSU che di cibo. E comprare da mangiare non costa poco!! Forse, per alleviare la pena, dovrebbero almeno cambiare il nome alla tassa. Infatti, sono proprio curioso di sapere perché si deve pagare una tassa sui rifiuti, quando se abiti da una parte, non produci rifiuti dall'altra, e le automobili (che già pagano altre imposte per conto loro, che viaggino o stiano ferme) rifiuti non ne producono. Inoltre, per principio, compostiamo tutti i rifiuti organici, conferiamo il vetro al vetro, la plastica alla plastica, la carta alla carta, il metallo al metallo, le pile alle pile, i medicinali ai medicinali.... I nostri sacchettini di spazzatura sono di una miseria... e pensare che paghiamo decine di euro per Kg. di rifiuti, ci fa un po' incazzare. Se invece della cartella per la TARSU, ricevessimo delle cartelle per "BALZELLO SULL'ESISTENZA", ci incazzeremmo lo stesso, ma almeno non colpevolizzeremmo il povero sacchettino dei rifiuti. A proposito: i Napoletani, la TARSU come diavolo la pagano?
Senza polemica. Buon lavoro.
PS - mi sono dimenticato di dire che il comune dove risiedo (NETRO, in provincia di Biella), mi ha regalato un bellissimo compostore, che naturalmente ho messo subito in funzione) e che dice di aver ridotto lo scorso anno la TARSU del 5%. Sarà vero, ma è così cara, che non mi sono accorto. Comunque il comune mi pare che abbia un buon servizio di raccolta rifiuti.
PRIMA PAGINA: INTERCETTAZIONI RADIOTELEFONICHE
da Massimo Puleo

Me l'ero scordato che Csf conduceva la settimana zoppa di Prima Pagina, ma stamattina l'ho intercettato: sempre godibile l'ascolto. Sfruttando il privilegio di essere bloggista di lungo corso gli pongo qualche spunto proprio sull'argomento intercettazioni. Sono siciliano, quindi probabilmente più intercettato di voi italiani: non me ne lamento perché non ho (quasi) nulla da nascondere e perché ritengo che serva anche alla mia sicurezza. A quanto pare non tutti la pensano così. Se non erro i parlamentari godono già di odiose guarentigie anche in questo campo, e a tale proposito chiedo: cosa vuol dire che per intercettare un onorevole si deve chiedere l'autorizzazione alla Camera di appartenenza? Che senso ha una tale norma?Tutt'altra questione è quella dei resoconti delle telefonate che vanno a finire sui giornali: pratica odiosa e devastante da punire severamente, a mio avviso. Comunque adesso il premier in persona metterà fine agli abusi dei magistrati limitandone l'uso alle sole indagini di terrorismo e mafia. Magari rendendo inutilizzabili quelle già acquisite per reati tipo falso in bilancio o compravendita di giudici. Che vergogna quest'Italia.
PRIMA PAGINA: FONTI RINNOVABILI
da Glauco Masotti

Egr. Dott. Sabelli Fioretti,
l'ho sentita stamattina affermare che le fonti rinnovabili di energia non potranno che costituire un apporto marginale al nostro fabbisogno. Ebbene credo che qui non si tratti di opinioni, ma di un'informazione errata che dovrebbe correggere.
L'energia totale che il Sole invia sulla Terra ogni anno è pari ad oltre 8000 volte i nostri attuali consumi, e circa 2500 volte è quella captata dalle sole terre emerse! E' quindi evidente che ci basterebbe riuscire a sfruttarne solo una minima parte per vivere felici e contenti. Tanto più che le tecnologie per farlo già esistono!
Così come esistono tecnologie che ci consentirebbero di continuare a godere degli attuali confort consumando solo una frazione dell'energia e dei materiali attuali. C'è bisogno di ripetere che la nostra è una società basata sullo spreco? Che si traduce in inquinamento e degrado dell'ambiente in cui viviamo, quindi in definitiva in peggioramento della nostra vita e ancor più di quella delle generazioni future? Il fatto che queste tecnologie non si affermino e che continuiamo imperterriti in stili di vita "suicidi" mi pare ovvio che sia dovuto essenzialmente a precisi interessi economici.
Tuttavia alcuni paesi si sono avviati su una strada virtuosa, ad esempio in Europa, Germania e Spagna, in linea con le direttive europee, hanno adottato piani energetici che prevedono quote importanti (oltre il 20%) dovute a solare fotovoltaico ed eolico. Queste fonti si prestano particolarmente alla produzione diffusa di energia, per cui dovremmo anche smetterla di pensare in termini di "centrali"! Il tetto di ogni casa potrebbe produrre energia da immettere in rete con l'installazione di pannelli fotovoltaici o di piccoli aerogeneratori, che anche in termini di "impatto visivo" non darebbero fastidio a nessuno. La diffusione a livello di massa di questi impianti causerebbe ovviamente la riduzione del loro costo a livelli finalmente competitivi, ma questa della produzione decentrata è però una rivoluzione che, come potrà ben immaginare si scontra con attuali ben precisi interessi.
Molto interessante è anche la tecnologia introdotta da Rubbia del "solare termodinamico" e sperimentata nella centrale Archimede di Priolo, in quanto risolve brillantemente il problema dell'accumulo dell'energia, consentendo la produzione di energia elettrica dal Sole anche di notte o quando è nuvoloso. Non potrei essere più bravo di Rubbia nello spiegare come funziona, per cui la rimando ad una sua intervista: http://www.repubblica.it/2004/e/sezioni/scienza_e_tecnologia/archicentrale/archicentrale/archicentrale.html
Se vuole approfondire troverà utili questi riferimenti:
http://www.fondazionemicheletti.it/allegati/572569668_2005.02.23_Il%20fuoco%20oro_Nebbia.pdf
http://www.copit.org/QC5.pdf
http://www.amblav.it/Download/RAPID-Energia_rinnovabile.pdf
Così come numerosi altri che potrà facilmente trovare in rete con qualsiasi motore di ricerca.
PRIMA PAGINA: ENERGIE ALTERNATIVE
da Marco Rossi

Egr. Dott. Sabelli Fioretti,
se vuole avere rapidamente un quadro generale sulla situazione mondiale e italiana riguardo le "energie alternative" può leggere l'articolo sul National Geographic Italia di agosto, se non l'ha già fatto.... Nel secondo caso avrà letto che entro cinquant'anni (che sono davvero pochi...), le scorte attuali di petrolio dovrebbero finire e venir sostituite con una serie di energie alternative integrate (solare, eolico, biomasse, nucleare, geotermico...). Sono d'accordo con Lei che le proteste degli ambientalisti a riguardo dell'energia eolica sono eccessive. Sono iscritto al WWF ma non per questo penso sia giusto protestare contro ogni iniziativa che abbia qualche controindicazione, perchè ogni forma di energia ha i suoi pro e i suoi contro. Le torri eoliche sono rumorose e deturpano il paesaggio...? Bisognerà farci comunque l'abitudine se, come giustamente dice Lei, vogliamo continuare a consumare come oggi. Mi sembra più facile far passere l'idea di vedere all'orizzonte dei moderni mulini a vento che dire alla "gente", di punto in bianco, di rinunciare a tutto o a buona parte dell'armamentario di tecnologia e comfort di cui gode ogni giorno.
PRIMA PAGINA: RATZINGER E IL CROCEFISSO
da Sandro Masini

A mio parere papa Ratzinger, con la sua richiesta che il crocifisso stia nelle sedi istituzionali ha palesemente violato i patti lateranensi e il nuovo concordato (legge 121/85)che sanciscono che la chiesa cattolica e lo Stato, ognuno nel proprio ambito, sono indipendenti e sovrani.
Nessuno contesta al papa tedesco Ratzinger di dare disposizioni che in tutti i locali dello Stato della Città del Vaticano sia esposto il crocifisso, come anche ai cattolici di esporlo all'interno delle loro abitazioni; ma non ha titolo di dare alla Repubblica Italiana disposizione che tale simbolo sia esposto nelle sedi istituzionali.
Siamo diventati uno Stato a sovranità limitata? Siamo diventati uno Stato teocratico? E' vergognoso che il nostro governo non protesti di fronte a questa ingerenza! Ma questa opposizione che fa, tace?
È triste constatare che se anche si cambia la maggioranza che governa l'Italia , non cambierà nulla!
PRIMA PAGINA: GLI ALTI PREZZI
da Franco Bondi

Ho apprezzato in particolar modo le sue risposte a Prima pagina riguardo il crocifisso, la religione (considero l' esistenza delle religioni la conferma che il "medioevo" non è ancora finito),nonchè la difesa per legge dei grandi marchi (vedi la multa vergognosa appioppata alla povera turista. Non potrebbe essere una risposta ad hoc l' iniziativa da parte degli albergatori della zona di pagare loro quella multa attraverso un piccolo contributo (anche con offerte spontanee da parte dei clienti stessi)? Sarebbe uno schiaffo morale a tanta stupidità. La sua risposta sull' argomento che riguarda gli alti prezzi la trovo interessante. C'è da dire poi che non sempre gli alti prezzi sono giustificati da alti costi di progettazione. Basti ad esempio il costo sempre alto di una nota marca di magliettine polo che sono sempre le stesse da almeno 50 anni e che di valore aggiunto hanno solo quello di una piccola quantità di cotone un po' più buono.
A parte il fatto che le piccole fabbriche potrebbero fare a meno di produrre merci falsamente griffate ma potrebbero vendere il loro prodotto con il LORO marchio cercando di crescere (un po' di orgoglio non ci starebbe male) e che a quel punto non ci sarebbero più gli estremi per le multe, un dicorso sui prezzi troppo alti potrebbe essere fatto per tante altre cose (i compact disk, per esempio).Se costassero poco se ne venderebbero molti di più. La gente godrebbe di più, il settore occuperebbe più addetti e il problema sparirebbe o non avrebbe motivo per essere così evidenziato.
Lo stesso discorso potrebbe valere per i Bar. Tanta gente che fa colazione a casa tornerebbe ad affollarli con incremento del piacere per la gente stessa e dell'occupazione nel settore (ci hanno mai pensato i "baristi" che i prezzi applicati dai loro padroni alla fine penalizzano i dipendenti stessi? Ad HONG KONG pare che sia più economico (e anche più comodo) mangiare fuori casa.
Anche su questo siamo nel medio evo ( o non sarà forse una inevitabile forma congenita della scatola cranica occidentale e italiana in particolare?)
Riguardo poi le varie "associazioni dei consumatori" avrei qualche perplessità. L'arma del ricatto o, meglio, del boicottaggio potrebbe essere l'arma vincente nei confronti di tante lobbies e corporazioni (assicurazioni, case automobilistiche, gli stessi esercenti della ristorazione,gli avvocati etc.). Le associazioni che dovrebbero difendere i consumatori potrebbero coordinare azioni di boicottaggio nei confronti delle categorie che approfittano troppo delle situazioni e di leggi spesso ipocrite fatte apposta per fregare la gente da parte di politici ben foraggiati. Ma non lo fanno...
Sarebbero tante le cose da dire, ma non voglio tediarla troppo. Anche se temo di esserci riuscito...
Riguardo i giornalisti, anche se sono un grande estimatore del povero Sig.G (ma non per moda ) credo non possano fare (o dire )di più di quanto da Lei detto. In fin dei conti sono sempre dei dipendenti. E ci vuole un bel pò di coraggio a parlare fuori del coro riguardo la Chiesa.
PRIMA PAGINA: UNIPOL
da Daniele Ferrato

Poco tempo fa il Dr . Montezzemolo , con stilosa e stizzosa alterigia, aveva "starnazzato" dal suo pulpito (molto pulp) che Unipol era meglio che si occupasse soltanto dei supermarkets.
Mi sembra che in Italia , tutte le volte che le forze cooperativistiche italiane organizzate decidono di ampliare la propria azione in difesa del lavoro attraverso l'espansione del reddito di impresa , ci sia una levata di scudi. ( a partire dall ' Agip di Mattei).
INVIDIA di Montezzemo e famiglie affini che non hanno più i soldi per l'ennesima partecipazione azionaria ? Il loro Stato liberista non li sovvenziona più ?
Si preferisce l' "olandese volante" - Ambro - oggi è qui , domani è là ?
In fin dei conti perchè dobbiamo lasciare alle FAMIGLIE CAPITALISTCHE - molto esigue ed esangui - l' onere dell'arricchimento ?
Il "padrone bbuono" ha sempre detto che investe in" finance " per proteggere i lavoratori e la sua famiglia.
E perchè non è concesso a Unipol - una grande forza della cooperazione.
Per me sbaglia chi asserisce che le cooperative non pagano le tasse e quindi hanno meno diritti delle allegre FAMIGLIUOLE sopracitate e magari dotate di "bravissimi commercialisti creativi" - molto piu' bravi che non come ministri...
UNIPOL BANCA SPA ha un assetto come tutte le altre Banche solo che funziona meglio delle altre banche. ( parola di cliente 56enne ).
PRIMA PAGINA: FENOMENI DEGENERATIVI
da Giampaolo Pellegrini

Egregio sig. Sabelli
Scrivo a Lei come avrei potuto scrivere a qualunque altro giornalista. Il momento , e quindi la persona che conduce il programma, è casuale e motivato dalla insopportabilità dell' ipocrisia della questione morale che i media ci propongono in modo pervasivo.
La parte maggioritaria del PIL dei paesi più sviluppati (circa 60%) è prodotta dal settore dei servizi. Questi sono stati , quasi totalmente, messi in opera dal pubblico ,quindi "governati" politicamente. C'è un filo, rosso o nero a piacere, che parte da tangentopoli ed arriva ai giorni nostri passando attraverso le modificazioni politiche interne, in senso maggioritario e federalista.
Queste hanno ampiamente contraddetto la richiesta "popolare" di un minor peso della politica aumentando quello della locale, ed il suo costo, senza alleggerire in nulla il costo vivo di quella nazionale ed europea, altra "perla" nel filo di cui sopra e origine di molti intrecci, spesso perversi, con le vicende nostrane
E' pensabile che quella "fettona" del PIL non eccitasse appetiti? Certamente no, dopo aver delocalizzato in paesi terzi tutte le produzioni materiali possibili.
Così inizia la storia delle privatizzazioni, che non riguarda e non è una vicenda solo italiana, ma un fenomeno della "globalizzazione". A questo punto sarebbe opportuno domandarci quali siano le responsabilità della politica a partire dalle firme sui trattati internazionali che hanno sancito questo indirizzo. certamente oggi ne vediamo gli effetti. La politica locale e nazionale cerca di favorire il capitalismo "degli amici" a cui fornisce strumenti per entrare negli assetti azionari delle "quasi" ex aziende pubbliche. Queste ultime vengono , per decisione politica , passate da una gestione sottoposta al diritto pubblico ad una sottoposta al diritto privato (S.p.A.). La prassi a questo punto è la diversificazione dei rami aziendali e talvolta la creazioni di aziende terze che entrano su mercati lontani da quello di partenza. Effetti? Gli incarichi di prestigio economico, di nomina politica, decuplicano (vedi esempi allegati) e nella maggioranza dei casi cresce l' indebitamento. Poi, in ottemperanza , a quel patto di stabilità europeo sottoscritto dai nostri politici, è impossibile il rifinanziamento per cui si devono reperire capitali privati (che non alterano il patto) e il gioco è fatto. Tutti i politici che arrivano a cariche di rilievo,da sindaco in su, hanno un qualche posto direttivo in una di queste ex aziende che di fatto sono controllate dal "socio" di minoranza tramite il debito. Così si gabba "tangentopoli", basta corruttori e/o concussori , finiti, tutti "soci", alcuni concorrenti.
Non aggiungo altro sapendo che certamente Lei, e la quasi totalità dei sui colleghi, avete conoscenze maggiori delle mie in materia. L' invito , mi scusi se mi rivolgo a Lei soltanto, è a smorzare i toni ed evitare di dare visibilità a qualunque moralizzatore la cui evidente ipocrisia è una molestia che aggrava il danno della degenerazione civica, intellettuale,morale e politica che è in crescita costante a partire da tangentopoli. L' alternativa sarebbe metter nelle piazze mediatiche tutto il "malloppo" delle contraddizioni,ma dubito che si troverebbero lettori attenti e pronti a trarne le logiche conseguenze. Dubito anche che esista la possibilità di farlo.
PRIMA PAGINA: SATIRA
da Stefano Dima

Gentile direttore Claudio Sabelli Fioretti,
considerato il Suo trascorso di direttore del settimanale satirico "Cuore", vorrei capire da Lei che cosa impedisca alla satira, divulgata a mezzo stampa, di esistere e "resistere" (anche senza doverlo ripetere tre volte) come pacifico, sacrosanto ed essenziale elemento di cultura, dibattito e riflessione politica di un paese civile, tenuto conto che, di quella televisiva, fruibile per un pubblico più vasto, e per sommi capi, forse, meno sottile, si è fatta tabula rasa con gli editti televisivi e l'ostracismo "ad personam".
Che sull'attuale sconfinato deserto sia ora plausibile aspettarsi non vedere, a breve, rispuntare neppure un filo d'erba, saremo d'accordo in molti.
Tuttavia, tornando con la memoria ai tempi del governo di centrosinistra le sorti, per la satira editoriale, non furono poi così felici (..."Boxer" e appunto "Cuore" ultima edizione, solo per citarne alcuni a memoria).
A cosa attribuire questa ecatombe, questo baratro editoriale prima ancora che totale?
Trascurando "Linus", che non mi pare propriamente un giornale satirico "tout court", esiste ancora qualche superstite a livello di "Cuore"?
In questa desolazione e appiattimento mediatico-culturale, che dopo essersi livellato rasoterra sta "scavando", (mi riferisco anche alla "tv spazzatura" dei "realities"...) "riabilitare" e riscattare la satira, almeno editoriale, non ci aiuterebbe, almeno per chi sa apprezzarla, a fare dell'umorismo e dell'autoironia un "antidoto" con cui "immunizzarci" per non assuefarsi (e consolarci) in questo "regime" soporifero micidiale?
Non sarebbe, perdipiù, un segnale di riscatto morale?
Noi "dal basso" come possiamo contribuire in questo senso?
Sentitamente la ringrazio e le formulo i migliori auguri per il Suo lavoro
PRIMA PAGINA: LA STRISCIA DI GAZA
da Ezio (?), Roma

La settimana scorsa una ascoltatrice ( conduceva il sig. Messina ) appartenente a una organizzazione umanitaria attiva nei territori, faceva presente che i palestinesi nella striscia loro restituita potranno realizzare ben poco. Innanzi tutto si parla di un milione di anime rispetto alle poche migliaia di coloni israeliani. Poi segnalava una serie di altre difficoltà oggettive quali i rifornimenti idrici in mano a Israele, le strade di accesso, il famoso muro che soffocherà ulteriormente la zona in questione. Certo, ci saranno cospicui finanziamenti da parte del mondo arabo ma la suddetta ascoltatrice concludeva che la restituzione della striscia non rappresenterà certo una svolta economica per il popolo palestinese. In sostanza, il valore della restituzione sarà essenzialmente simbolico e politico. Quella terra, in mano ai laboriosi coloni israeliani poteva essere in effetti una risorsa economica, in mano ai palestinesi sarà solo uno spazio nel quale potrà tornare un milione di profughi.
Premesso ciò, l'ottimismo mostrato dal sig. Messina nel rispondere all'ascoltatrice appare, a mio avviso, chimerico. Ma ora c'è un'importante differenza: quel dissenso internazionale nei confronti di Israele per la sua intransigente politica adottata nei territori ora andrà scemando. Sicchè la ripresa di attentati ecc da parte delle frange estremiste palestinesi non potrà essere più in alcun modo giustificata. E a quel punto Israele potrebbe agire forte di un diverso atteggiamento della comunità internazionale. Insomma quella della restituzione potrebbe essere null'altro che una mossa
geniale di Sharon. Capisco che sto facendo della dietrologia ma vorrei ugualmente un Suo cortese parere.

17.8.05

PRIMA PAGINA: CROCEFISSO E CROCEMOBILE
da Mirko Bedetti, Ariano nel Polesine

La polemica che da qualche tempo impazza sul opportunità o meno di installare il crocefisso sulle pareti degli edifici pubblici e meno è ormai ai limiti della sopportabilità. La disputa sembra essere tra due sole parti, cattolici e musulmani, non considerando le altre confessioni minori e soprattutto dimenticandosi che la vera minoranza stolida, pigra e silenziosa in questo caso è da individuare in agnostici e atei. Persone come me che fin dall'infanzia hanno subito passivamente l'imposizione del simbolo del Cristo morente in ogni luogo e delle quali la Chiesa Cattolica ha sempre trascurato l'esistenza (notare bene le lettere maiuscole che denotano l'estremo rispetto non tanto per l'istituzione, quanto per ciò che dovrebbe rappresentare e per chi crede in essa). Ecco perchè l'idea del referendum mi pare da approfondire molto seriamente.
PRIMA PAGINA: L'ORA DI RELIGIONE
da Amelia Alesina.

Egregio dottor Sabelli, grazie per la simpatia della sua conduzione.Toto corde con lei sull'ora di religione:ho insegnato nella scuola pubblica per 39 anni (lettere) e ne so qualcosa. Le invio (in allegato)una mia riflessione semiseria su ombelichi e telefonini, sperando di strapparle qualche sorriso, in questa estate scandita da tante notizie dolorose. Grazie e cordiali saluti
PRIMA PAGINA: IL FOTOVOLTAICO
da Silvano Usai

Buongiorno Claudio Sabelli,
complimenti per la lettura e i commenti dei giornali di stamane; brevi, precise e sintetiche le domande quanto efficaci le risposte. Le precisazioni a gli approfondimenti si possono fare via e-mail. Mi chiamo Silvano Usai e abito a Sinnai che dista circa sei chilometri da Cagliari e dal mare, dove soprattutto nei giorni di ferragosto evito di andarci e rimango a casa a lavorare, come stai facendo anche tu. Da anni preferisco la radio rispetto alla TV. Caterpillar, il R. del coniglio le rubriche culturali e scientifiche di radio 2 e radio 3 sono quelle che seguo sempre con molto interesse. A proposito ti chiedo se anche per il prossimo anno sarai inviato di Caterpillar, per essere tenuto al corrente degli sviluppi del Partito Popular. Io, come F.Guccini, sono convinto che in qualche parte della terra e in qualunque momento possa rinascere " Che Guevara", tienici informati. Per la rivoluzione, a mio parere, si può lavorare tutti i giorni e io la mia parte cerco di farla sul concreto. Passo a descriverti il problema che sto affrontando sperando che possa aiutarmi. Ho Installato un impianto fotovoltaico con la convinzione di dare il mio contributo alla diminuzione della dipendenza dal petrolio, ora mi trovo nella situazione di avere regalato, più precisamente sono stato derubato, energia pulita ai ladri di Stato Tre anni or sono sono riuscito a realizzare un piccolo laboratorio, tecnologicamente avanzato ed attrezzato, per produrre coltelli artigianali e artistici. La mia grande passione e sensibilita mi ha portato a investire tutti i risparmi (volevo anche prepararmi un attività piacevole per la fase di quiescenza) e a contrarre un mutuo che adesso ho difficolta a onorare a causa della Telecom e dell'Enel. Ho installato nel laboratorio un impianto fotovoltaico che mi è costato 27.000 € (gli studenti e i giovani hanno bisogno di esempi concreti e dopo aver parlato per 30 anni di risparmio energetico, di petrolio che è inquinante e anche causa di guerre, morte e disperazione per i Popoli che vi camminano sopra ). L'impianto è in grado di rendermi autonomo rispetto ai consumi ed ho stipulato regolare contratto di scambio con l'Enel. Per tre anni mi sono arrivate le bollette, regolarmente pagate con addebbito in conto, convinto che al secondo anno avrebbero messo a conguaglio l'energia pulita, che l'Enel rivendeva ad altri utenti come energia prodotta con petrolio. Il secondo anno non vedendo conguagli ho chiesto spiegazioni, anche con un sollecito fatto dall'Associazione Consumatori e non ho avuto risposte. Nel 2005 hanno mandato un tecnico per operare i conteggi dell'energia prodotta ed è risultato che per il 2003 dovevano rendermi circa 600 € e che entro giugno mi avrebbero pagato. Io soldi non ne ho visti ancora; la bolletta di giugno era a zero per cui ho pensato che venisse operato il conguaglio in quel modo.; Grande ingenuita la mia. Giusto il 12 agosto mi è arrivata una bolletta di 320 € (prima pagavo circa 90 €). Prima di andare in ferie i Ministri dell'Ambiente e dell' Agricoltura hanno dichiarato in TV che l'energia prodotta con il fotovoltaico sarebbe stata valutata in Italia a un valore triplo di quella prodotta dall'enel, a differenza degli altri paesi Europei dove viene valutata il doppio. Negli ultimi quattro anni non hanno adeguato al valore doppio, come normativa europea richiede, adesso prima delle elezioni promettono il triplo. Possibile che queste notizie passino senza che la stampa e l'informazione in genere non approfondiscano e rimangono slogam elettorali? A 54 anni devo prestare ancora alcuni anni di servizio in un istituto Tecnico di Cagliari dove insegno Tecnologia Meccanica nel triennio finale e speravo di far visitare l'impianto agli studenti di ogni ordine e grado (ho illustrato l'impianto anche a laureandi di Ingegneria meccanica) e a tante altre persone,solitamente giovani che devono costruirsi la casa. Mi trovo nell'imbarazzante situazione di dover convincere le persone ad attivare questo tipo di impianto e contemporaneamente per amor di verità di dire che attulalmente è quasi imoissibile ammortizzarlo, anzi si contribuisce a riempire le tasche dell'enel. Da parte mia ho ancora la forza di lottare contro questi abusi e la prima cosa che faccio domani è togliere l'addebbito della bolletta nel conto. Non pagherò la bolletta di 320 € ed aspetterò che vengano ad interrompermi il servizio ed il giorno avrei piacere fosserò presenti in laboratorio giornalisti delle tv locali e nazionali nonchè la radio per sputtanare quelli dell'enel e dare risalto alle iniziative tendenti a risparmiare energia ed a produrne pulita . Se dovessi perdere dovrò svendere l'impianto per pagare il mutuo. Puoi aiutarmi in questa piccola battaglia?
P.S. Simile richiesta l'ho fatta circa tre mesi fa a Filippo Solibello ma non mi ha neppure risposto. Il problema non è così importante da doversene occupare o anno bisogno di una tiratina d'orecchi.
PRIMA PAGINA: RIFIUTI
da Armanda Capeder

Egregio dott. Sabelli, ho ascoltato ieri la denuncia della signora Giovanna durante la trasmissione "Prima Pagina".Anch'io, come l'ascoltatrice, ho lo stesso problema: vivo sola in un piccolo centro dell'Hinterland milanese, e pago annualmente, per ogni mq, comprendente anche garage e mansarda semivuoti, € 8,50. Mi ha confortata la Sua risposta solidale, ma forse non è solo di questo di cui abbiamo bisogno noi tartassati da un ulteriore balzello, giusto per il fine, ma non per il calcolo del dovuto. Le sarei grata se nella prossima trasmissione, compatibilmente coi suoi impegni, indicasse a chi rivolgerci per chiedere che la questione sia riesaminata, senza attendere che arrivi Bertinotti, il quale aumenterebbe tale tassa ai biechi abitatori di spazi superiori a quelli concessi in URSS agli infelici "benedetti" dal paradiso sovietico. Inoltre la pregherei di correggere l'ascoltarice successiva che con tanta supponenza ha redarguito la "lamentosa" signora Giovanna, affermando che la tassa può essere diminuita per chi vive solo, rIvolgendosi al Comune di residenza. Non è vero: il Comune provvede da sé allo sconto, e infatti i miei 8,50 € , gli stessi denunciati dalla mia compagna di sventura, sono già stati tagliati d' autorità. Per concludere, mi consenta una precisazione a proposito del costo dell'acqua, cui Lei ha accennato nella Sua risposta, altro caso di ingiustizia palese riguardante i possessori di case con giardino e orto, numerosi tra quanti hanno lasciato le città per trasferirsi nell'hinterland. Non essendoci differenza tra i consumi domestici e quelli per innaffiare l'esterno, abbondanti in questa estate siccitosa, i poveretti devono pagare uguale tariffa per entrambi i servizi, col totale sovraprezzo onerosissimo per fognatura e depurazione. Quali, se l'acqua di innaffiatura torna alla terra e alla falda sotteranea? Ma non è finita: chi riscalda la casa col metano a prezzi vertiginosi, quindi ormai tutti, paga l'IVA 20% anche sui consumi estivi, quando la caldaia è spenta. Ho protestato col distributore, il quale mi ha risposto che mi devo rivolgere all'Autorità competente. Ma quale? Quanti argomenti interessanti per inchieste giornalistiche, non è vero? Mi perdoni, La prego per l'estensione del messaggio, ma Lei è l'unico che ci può aiutare.
PRIMA PAGINA: LA TASSA DEI RIFIUTI
da Guido Maselli.

Caro Sabelli Fioretti, nella trasmissione di questa mattina è stato toccato di striscio il tema della tassa sullo smaltimento dei rifiuti. Le segnalo una chicca, potrà controllarnelaveridicità. http://www.comune.genova.it/portal/page/categoryItem?contentId=57771 Qui a Genova si paga la tassa (ridotta bontà loro!) sui posti auto scoperti. Sì ha letto bene scoperti. Come se salire e scendere dall'auto comportasse la presunzione di produrre rifiuti! Stamani Lei ha parlato di stupidità a proposito del principio di far pagare a superficie e non ad occupante. Mi pare che in questo caso si tratti anche di un insulto, non tanto ai cittadini, quanto al senso comune e, perché no ai principi del diritto. La giunta è di centro-sinistra e questo non fa che aumentare il mio rincrescimento. Avrei preferito che fossero passati porta a porta a mo' di questua, sarebbe stato assai più dignitoso.
PRIMA PAGINA: LE GRIFFES CONTRAFFATTE
da Armando Anzaldo

Egregio Sig. Sabelli Fioretti, in merito all'acquisto di griffes contraffatte io ritengo che: nessuno debba essere punito,tanto meno il compratore,perchè già il loro prezzo di mercato bassisimo denota in modo trasparente che il prodotto non è originale.Potrei forse essere punito se compro al mercatino una Gioconda al prezzo di € 5,00 ? Altra cosa sarebbe,invece, comprare merce contraffatta in negozi e pagarla per originale.Pare che ciò avvenga e questo dovrebbero perseguire le autorità.

PRIMA PAGINA: L'ORA DI RELIGIONE
da Pier Luigi Lando

Nel dare il bentornato al giornalista Claudio Sabelli Fioretti, ecco cosa penso sull'apparente contraddizione tra la diserzione all'ora di religione e la massiccia partecipazione dei giovani a manifestazioni oceaniche: quello che fa parte dei programmi scolastici ha da sempre generato una specie di reazione di rigetto da parte degli studenti, mentre la partecipazione a manifestazioni dove si sta insieme, si canta ecc. del resto non lo dice una ben nota canzone : "Com'è bello come dà gioia che i fratelli stiano insieme..."? Forse la religiosità è un'altra cosa (???) Ringrazio salutando cordialmente e augurando buona settimana di trasmissione

PRIMA PAGINA: TAVOLO TECNICO
da Carlo Vignato, Nanto (VIcenza)

Qualche giorno fa ho letto che Sergio Billè, presidente della Confcommercio, vuole urgentemente discutere con il Governo su alcune misure da adottare a sostegno dei commercianti, visto l'impressionante calo dei consumi.
Dopo averci praticamente raddoppiato i prezzi, speculando sul cambio Lira - Euro, e averci resi tutti più poveri, i commercianti stanno subendo "l'effetto boomerang": la gente non ha soldi perciò non compra e non va in ferie. Ma allora cosa dovrebbe fare un Governo serio? Aiutare in qualche modo i commercianti o piuttosto dar loro un calcio sul sedere, invitandoli ad abbassare quei prezzi da furto che ci impongono?
Ti saluto.

PRIMA PAGINA: RIFIUTI URBANI
da Maria Ercadi

Per conoscenza, nel caso fosse in corso una gara tra i comuni più "intelligenti": a Roma, con il cambio di residenza, si deve compilare un modulo per l'azienda di smaltimento ecc. cc. nel quale si richiede di specificare il numero di componenti del nucleo familiare, con relativa nota che spiega che i single(s) hanno diritto a un sostanzioso sconto. la cosa è automatica, non va richiesta a parte. inoltre (ma ultimamente non ci ho fatto più caso) l'esistenza di questo sconto era "pubblicizzata" non solo con i bollettini di pagamento della tassa per i rifiuti, ma anche con i moduli ICI parzialmente precompilati che il comune manda a casa. mi piace il suo modo di condurre la trasmissione, preferisco di gran lunga uno che inciampa nelle parole per la vivacità delle proprie reazioni che uno preciso che con tono monotono va liscio come una cantilena.
PRIMA PAGINA: COMPLIMENTI PER LA TRASMISSIONE
da Gianluca Freda

Okay, Claudio, mi arrendo: sei un grande. Quanti giornalisti oserebbero, in tempi ratzingeriani, proclamare in una pubblica trasmissione radiofonica "l'ora di religione andrebbe abolita" o "la religione non mi appassiona"? Chapeau. Però l'Unità la notizia del disastro aereo cipriota ce l'aveva in prima pagina, con tanto di foto e di rimando a pag. 6. Neanche Padellaro è giornalista da farsi agnare il naso.

8.8.05

CONTRADDIZIONI
Le Intercettazioni e i finti Indignati
di GIAN ANTONIO STELLA per il Corriere della Sera


«I maneggi di Scalfaro in banca». Ve lo ricordate questo titolo? Venne sparato anni fa, a corredo d'una pagina di intercettazioni dell'allora capo dello Stato, dal «Giornale» di famiglia di Silvio Berlusconi. Il quale, muto allora come il servo di Zorro, scopre oggi la «scandalosità» di «queste intercettazioni telefoniche private» e ammonisce: «Sto scrivendo di mio pugno un ddl per restringere in maniera molto forte la possibilità per chiunque di effettuare intercettazioni telefoniche e di pubblicarle». Bene, bravo. Ma da che pulpito? Certo, non è solo la destra a ricorrere al giochino dei due pesi e due misure. Basti ricordare come sono saltati su leader, mezzi leader e leaderini della sinistra in difesa di privacy e segreto istruttorio ogni volta che la pubblicazione d'una chiacchierata telefonica metteva in imbarazzo qualcuno dell'Ulivo e dei dintorni. Né si possono contare gli innumerevoli inviti a tagliare le manine che volta per volta passavano i brogliacci ai giornali.
L'ultima polemica è di pochi mesi fa. Quando il leader no global Vittorio Agnoletto diffidò la Rai a mandare in onda l'intercettazione di una telefonata avvenuta alla vigila del G8 a Genova tra Luca Casarini e Francesco Caruso: «la legge vieta la diffusione di materiale depositato in sede di indagine prima che sia giunto a conclusione il processo di appello». La risposta di Giovanni Masotti, conduttore di Punto e a capo , fu di tirare diritto: sì, il documento non era stato ancora formalmente depositato «perché l'acquisizione doveva esser fatta mercoledì scorso nella terza udienza che è stata poi rinviata» ma «sostanzialmente è già acquisito». Sostanzialmente...
Diceva Casarini: «stavolta bisogna sfondarla la zona rossa...». E mentre la sinistra strillava, Alessio Butti dichiarava per An: «Se il dito indica la luna l'idiota guarda il dito. Sono eventi che tutti dovrebbero conoscere». «Il materiale relativo alla telefonata tra Casarini e Caruso è interessante», si complimentava il turbo-garantista azzurro Fabrizio Cicchitto. «Sentire le affermazioni di Caruso e Casarini è come fare un'intervista», spiegava disinvolto l'allora ministro Maurizio Gasparri.
Ammiccamento e indignazione, denunce e barricate sul diritto di cronaca s'alternano da anni. «Le intercettazioni telefoniche mica le abbiamo fatte noi. Ci sono», spiegò Vittorio Feltri, allora direttore del Giornale berlusconiano dopo una filippica di Prodi che condensava le proteste contro la scelta di sbattere in prima pagina i colloqui privati di Scalfaro, «da queste intercettazioni si evince che il presidente ha brigato per la banca della sua città e questo abbiamo detto, precisando che non si trattava di nulla di illegale ma che comunque, dal punto di vista del costume, per un presidente della Repubblica non era il massimo». «La vicenda, per me, non riguarda palazzo Chigi, ma semmai la magistratura», chiuse Maurizio Belpietro, allora direttore del Tempo , «o i fatti sono veri, o non lo sono».
Una risposta netta. E tirata in ballo più volte, in questi anni. Anche nei casi più controversi. Come la scelta di Antonio Ricci, padre di Striscia la notizia , di dare spazio a «fuori onda» avventurosamente (non illegalmente) intercettati come quello in cui Pier Ferdinando Casini diceva a Fede: «Grandissimo Emilio, se i voti di Dini non li prendo io, voi ve la prendete nel cu...». O quello in cui Gianni Vattimo e Aldo Busi si beccavano come galli. Una scena costata a Ricci una condanna. Giustamente contestata dai vertici di Mediaset come un insulto alla libertà di stampa.
Libertà invocata via via a difesa della scelta di pubblicare le intercettazioni, ai tempi in cui la destra era scatenata su Telekom Serbia, della telefonate di Donatella Dini, quando lo stesso Giornale , dopo aver sparato titoloni su titoloni, protestò perché nel tentativo di capire chi erano le spie che avevano passato le notizie, la Procura aveva «passato al setaccio i tabulati delle telefonate in ingresso e in uscita di ben 52 numeri telefonici». O a difesa di qualche infortunio, come la pubblicazione d'un colloquio intercettato che, per colpa di una dannata omonimia tra un avvocato e un terrorista, uscì col titolo «Due Br: quel giudice ci aiuta». Il giudice era Giovanni Salvi. Scrisse: «Voi che pretendete d'esser garantisti non avete esitato a infangare il mio nome...».
E mai una volta, in questi casi, che si sia levata la voce indignata degli indignati di oggi. Non quando vennero pubblicate le email del giudice Armando Spataro. O fu rivelato un sms su Berlusconi (idiota, ma privato) ricevuto e girato dal segretario dell'Anm Carlo Fucci. Non quando (unica eccezione: Ferrara) saltarono fuori le intercettazioni di un colloquio tra il diessino Vladimiro Crisafulli e il presunto mafioso Raffaele Bevilacqua. E men che meno quando, anni fa, fu cavalcata da tutta la destra (tutta) la famosa intercettazione in cui Chicco Pacini Battaglia diceva di Di Pietro e Lucibello: «Se li arrestano per me è un piacere... A me Di Pietro e Lucibello mi hanno sbancato...».
Per non dire di quella volta che, stando agli atti giudiziari contenuti nel libro Mani pulite di Barbacetto, Gomez e Travaglio, fu lo stesso Cavaliere a improvvisarsi segugio e a cercare di incastrare Di Pietro, registrando «casualmente» una propria chiacchierata con il costruttore Antonio D'Adamo il quale metterà a verbale: «Io a Berlusconi non ho mai detto che avevo promesso 4 miliardi e mezzo a Di Pietro... Evidentemente Berlusconi voleva sentirselo dire».
Gian Antonio Stella

7.8.05

LA LETTERA
Politica, affari e il fondo di De Benedetti
di SILVIO BERLUSCONI



da Repubblica - 7 agosto 2005


SIGNOR direttore, nel suo editoriale di mercoledì scorso, dal titolo "Repubblica, il diavolo e l?acqua santa", Lei non ha mancato di insistere sulla sua convinzione che il centrodestra italiano rappresenti un?anomalia nelle democrazie occidentali per quattro ragioni: il conflitto d?interessi, il monopolio televisivo, le leggi ad personam, la cultura populista.
Permetta al diavolo almeno di replicare. Non certo sulle sue convinzioni che io rispetto, nonostante rivelino una sua personale ostilità che non credo di meritare, quanto sui fatti, o meglio sulla loro manipolazione.
Vengo ai punti specifici della sua requisitoria.
Conflitto di interessi. Non starò a ricordare la genesi della legge che lo regola. Osservo soltanto che si tratta di una legge severa, che affida il controllo ad autorità indipendenti e che è stata approvata definitivamente, dai due rami del Parlamento, soltanto grazie alla determinazione dell?attuale maggioranza.
Rispetto a questa legge non c?è stato atto governativo che sia stato ritenuto illegittimo e dunque volto a favorire i miei interessi, economici o di qualunque altro genere. In assenza di atti ufficiali, fossero pure di semplice natura istruttoria, nessuno è titolato a sostenere la tesi che il governo sia condizionato dal conflitto d?interesse. Farlo equivale a emettere condanna nei confronti di qualcuno prima ancora che si istruisca un processo. Un atteggiamento totalmente illiberale, questo sì, distorsivo dello Stato di diritto.
Monopolio televisivo. Non mi limito ad osservare che l?attuale assetto del mercato radiotelevisivo vede, oltre ad una vastissima presenza di emittenti locali, due grandi protagonisti in competizione aperta tra loro e altri, attualmente con minori ascolti ma con grandi potenzialità di espansione come Sky del gruppo Murdoch e La7 del gruppo Telecom.
Né mi limito a ricordare che il monopolio statale in campo televisivo è stato rotto proprio dall?affermarsi del gruppo che ho fondato, che ha aperto il mercato pubblicitario alle imprese di medie e piccole dimensioni con notevolissimi vantaggi per tutta l?economia ed ha offerto al pubblico maggiore libertà di scelta, tanto che nel referendum del 1995 la maggioranza degli italiani si pronunciò a favore della parità di condizioni tra concorrente pubblico e concorrente privato.
Voglio invece sottolineare il fatto che, in questi anni di governo Berlusconi, l?azienda pubblica, la Rai, ha combattuto ad armi pari con Mediaset, ed ha in molti casi superato in ascolti Mediaset. Non crede che, se fossi stato spinto dai miei interessi imprenditoriali, avrei agito per ottenere l?esatto contrario?
Basta poi guardare i telegiornali e i programmi di approfondimento (compresi quelli di Mediaset) per rendersi conto che non esiste monopolio né controllo sull?informazione da parte del Presidente del Consiglio.
Io e il governo che presiedo siamo oggetto di critiche e di polemiche - sia nei telegiornali della Rai che in quelli delle tv private - più di ogni altro governo che ci ha preceduto. Questo è indubitabile. Al contrario di quanto è capitato e capita al sottoscritto, nessuno tra i politici nostri oppositori ha mai potuto nemmeno lamentare un personale caso di censura o di attacco a proprio danno.
Leggi cosiddette ad personam. Su questo punto è stata compiuta in questi anni una manipolazione che ha dell?incredibile. E che non ha tenuto alcun conto di un fatto fondamentale. Cioè che il Presidente del Consiglio e altri esponenti del suo partito, sottoposti a processi penali (infondati e per esclusivi motivi politici), non hanno ricevuto alcun beneficio da leggi che, invece, hanno agevolato nei loro diritti di difesa migliaia di cittadini.
Se si esclude la provvisoria sospensione di poche settimane dei procedimenti nei miei confronti seguita all?approvazione del cosiddetto "lodo Maccanico", dal nome dell?esponente del centrosinistra che lo aveva proposto, nessuna legge che ha innovato aspetti importanti della procedura penale ha procurato "vantaggi" giudiziari a me o ad esponenti del mio partito.
Quanto al "lodo", esso è stato cassato dalla Corte Costituzionale non per il merito, ma perché la Corte ha ritenuto che fosse necessaria una legge di natura costituzionale piuttosto che una legge ordinaria. Ma Le ricordo che tutte le forze politiche consideravano, e credo tuttora considerino, assolutamente necessaria una norma che protegga le più alte cariche istituzionali dall?azione penale durante lo svolgimento del loro mandato. Una norma che esiste in quasi tutti i Paesi europei. Dunque si tratterebbe non di una legge ad personam, ma di una legge a tutela delle istituzioni. Tutela necessaria visto il debordante protagonismo di alcuni procuratori della Repubblica che anche in questi giorni stanno occupando la ribalta.
Cultura populista. Qui entriamo nel campo dei puri giudizi politici. Ma anche in questo caso l?accusa mi appare frutto di un atteggiamento di snobismo intellettuale che considero un vizio di certa aristocrazia culturale del nostro Paese. Si è mai chiesto la ragione dell?anomalia tutta italiana nella diffusione dei quotidiani, che sono acquistati da meno di 6 milioni di italiani al giorno? Forse il nostro è un popolo di analfabeti o di indifferenti? O non è forse vero il fatto che l?intellighenzia nazionale è distante anni luce dai problemi che interessano realmente i cittadini?
Non mi stupisce allora che anche Lei consideri populista chi sa parlare ai cittadini con un linguaggio semplice, comprensibile a tutti, e non si rifugia nel gergo elitario, il cui scopo è escludere dalla conoscenza dei fatti e dalla comprensione dei problemi la grande maggioranza degli elettori. Quello che Lei chiama populismo, con qualche, mi consenta, punta di sussiego, io lo considero l?essenza della democrazia. Perché chi governa e chi si occupa della cosa pubblica ha il dovere di far comprendere a tutti il suo pensiero.
Comportarsi diversamente potrebbe far venir meno il suo giudizio tranciante, ma esprimerebbe certamente un?idea della politica e della cittadinanza che risale a prima della conquista del suffragio universale.
Un ultimo punto, e mi scuso per la lunghezza della mia missiva, riguarda la lettera apparsa ieri, su queste stesse colonne, a firma dell?ing. De Benedetti. Prendo nota, con rammarico, del fatto che l?ingegnere, pur essendo persona certo navigata da anni nel duro mondo degli affari, non ha saputo resistere al massacro mediatico, e tutto politico, che investe immediatamente chiunque osi entrare in rapporto con . Lo capisco, perché io questo massacro ingiusto lo soffro sulla mia pelle quotidianamente da quando ho osato togliere il potere ad una sinistra che si era illusa di avere già vinto.
Non vorrei, Signor direttore, che questa stessa sinistra e che molte persone che la pensano come Lei si illudessero ancora una volta.

Il direttore Ezio Mauro risponderà domani al presidente del Consiglio


LA LETTERA
Perché dico no a Berlusconi nel fondo
di CARLO DE BENEDETTI



da Repubblica - 6 agosto 2005


CARA Repubblica, cari lettori, cari giornalisti e collaboratori del Gruppo Espresso, caro Eugenio, caro Ezio, in questi giorni mi sono reso conto che si attribuisce alla mia persona una grande responsabilità sulla scena italiana, sia come individuo, sia come azionista di maggioranza del Gruppo Espresso-Repubblica, ai cui giornalisti ho sempre garantito la massima libertà di espressione. È certamente una comunanza di idee e di ideali che ci ha fatto incontrare tantissimi anni fa (Eugenio, ricordi i primi incontri con te e Carlo Caracciolo agli inizi degli anni Settanta?) e ci ha unito attraverso tante battaglie. La passione civile e politica che mi anima dagli anni lontanissimi del Politecnico di Torino, ha portato oggi alla mia identificazione con il Gruppo Espresso, con le persone che lo hanno diretto, lo dirigono e vi lavorano, con i suoi lettori.
In questi ultimi giorni, per errore o in malafede, si è presentata come "alleanza" unï?½eventuale partecipazione di Silvio Berlusconi a una iniziativa da me pensata e che sarà da me presieduta, con la partecipazione di altri importanti imprenditori. Cï?½è perfino chi ha voluto trattare questo argomento sotto il capitolo della questione morale, alla stregua delle gravi vicende che abbiamo appreso su operazioni finanziarie, tali da gettare ombre e sospetti sul comportamento della stessa Banca dï?½Italia. E cï?½è chi ha cercato di approfittare dellï?½episodio per attaccare il Gruppo Espresso-Repubblica con riferimento alla mia veste di azionista di maggioranza. Non ho letto un solo commento sul merito dellï?½iniziativa da me assunta, ma solo sul presunto, e inesistente, accordo con Berlusconi.
Desidero dunque chiarire e ribadire, come già avevo fatto attraverso Il Sole 24 Ore del 29 luglio e il Financial Times del 3 agosto, come sono andate le cose.
1. Circa sei mesi fa ho dato incarico a Mediobanca e a Lazard di sviluppare finanziariamente e legalmente una mia idea per creare un fondo per il risanamento di medie aziende italiane.
2. Ho avuto di recente con Silvio Berlusconi un incontro conviviale, da lui richiesto da tempo, dopo che erano passati 16 anni dal nostro ultimo colloquio.
Verso la fine dellï?½incontro, in cui non si è parlato né di politica né di editoria, Berlusconi mi ha chiesto, incidentalmente, quali fossero i miei futuri progetti imprenditoriali. Ho accennato allï?½idea del fondo. Berlusconi mi ha chiesto quale fosse il mio investimento e mi ha prontamente chiesto, con gentilezza, se avremmo accettato lo stesso investimento da parte sua. Con altrettanta semplicità gli ho risposto di sì. Non ci sono stati, né potevano esserci, né accordi né patti.
Ma oggi, avendo constatato i malintesi e, soprattutto, le speculazioni che si sono fatte sullï?½episodio, ribadisco il mio assoluto impegno a considerare come prioritario il mio ruolo di editore del Gruppo Espresso-Repubblica. Per questo e solo per questa ragione, ho fatto sapere a Berlusconi, sia pure ringraziandolo per la disponibilità, che rinuncio al suo investimento.
Sono decenni che faccio lï?½imprenditore in Italia e so bene che ci sono prezzi che bisogna imparare a pagare. Ma questa volta cï?½è qualcosa in più. Cï?½è stato il tentativo di attaccare, attraverso la mia persona, il Gruppo Espresso-Repubblica. Questo non lo voglio e non lo posso accettare perché credo profondamente in quella comunità di ideali che è il mondo di Repubblica, dal quale nessuno, neppure il più vantaggioso degli investimenti, potrà mai allontanarmi. I miei critici in malafede, però, sappiano che io andrò avanti con il mio fondo, proprio come lï?½ho annunciato, nella convinzione che sia una buona cosa per gli azionisti ma anche per il Paese nel quale vedo, con viva preoccupazione, configurarsi come iniziative imprenditoriali avventure finanziarie sotto esame della magistratura.

6.8.05

Intervista all'immobiliarista. «Fiorani è un grande banchiere, un amico e un fratello come Gnutti e Billè»
Ricucci: su Rcs il mio gruppo va avanti
«Il lancio dell'Opa? Si vedrà. Stimo Berlusconi, D'Alema e Fassino»
di DARIO DI VICO

dal Corriere - 6 agosto 2005

«In America secondo lei c'è qualcuno che s'è mai chiesto chi c'è dietro Bill Gates? Perché in Italia tutti domandano chi c'è dietro Ricucci?». Dalla sua barca in Sardegna l'immobiliarista parla dei progetti sull'editoria, delle guerre bancarie e dei rapporti con la politica. Conferma che su Rcs il suo gruppo andrà avanti: «La partecipazione è strategica e non venderò mai».
Sull'Opa, però, non si sbilancia: «Non ho deciso, vedremo». Smentisce che alcune quote Rcs siano in pegno a Fiorani: «Non c'entra niente. E' un grande banchiere e una persona perbene. Un amico come Gnutti ma in Rcs non li voglio». «Sono un moderato, credo nella famiglia. Berlusconi? L'ho incontrato solo una volta. Lo stimo, come Massimo D'Alema e Fassino».



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FINANZA E INDUSTRIA I PROTAGONISTI L'INTERVISTA SCALATE E INCHIESTE GIUDIZIARIE, PARLA L'IMMOBILIARISTA STEFANO RICUCCI
«Su Rcs andremo avanti. L'Opa? Vedrò»
«Fiorani grande banchiere, non c'entra niente. Gnutti e Billè sono fratelli e amici» «Sono un moderato. Credo nella famiglia. Stimo Berlusconi, D'Alema e Fassino»

«In America secondo lei c'è qualcuno che s'è mai chiesto chi c'è dietro Bill Gates? Perché in Italia tutti domandano chi c'è dietro Ricucci? Capisce che è fastidioso. Anche Berlusconi ha saputo inventarsi dal nulla, ha creato un gruppo da 20 miliardi di euro e io oggi posso solo sperare di arrivare a tanto. La verità è che ci sono persone che hanno una marcia in più. Tutto qui. Dietro Ricucci ci sono solo io». Stefano Ricucci è sulla sua barca e naviga tra la Sardegna e la Corsica. Sa benissimo che è la sua prima intervista al «Corriere della Sera», il giornale sul quale potrebbe lanciare un'Opa e questo finisce per procurargli un po' di tensione. Sceglie le parole con cura e il vernacolo va in soffitta. Ma con i giornali Ricucci ce l'ha e non nasconde il suo fastidio quando si imbatte in quelle che chiama «falsificazioni della realtà» che riguardano la sua attività di imprenditore. «Avete interpretato male un'intercettazione contenuta nel documento del giudice Forleo. Bonifaci mi ha solo venduto tramite la Tundra Srl una casa, a Roma in via Corelli dalle parti dell'hotel Parco dei Principi. Beh, ho chiamato Fiorani solo per il trasferimento del bonifico tramite la Bpi. Non c'è altro».
Anche la Garlsson è un equivoco?
«I titoli Rcs ora sono tutti in portafoglio alla Magiste International per il 21%. Avevo creato la Garlsson solo per un'operazione immobiliare a Caorle che non si è più realizzata. Siccome non c'erano le autorizzazioni urbanistiche e io non sono uno sviluppatore ho stoppato l'operazione. Avevo aperto presso la Bpl di Lugano una linea di credito di 100 milioni di euro, ho versato cash ulteriori 54 milioni di euro per comprare azioni Rcs e Antonveneta. Ma poi ho chiuso la Garlsson e l'ho fusa per incorporazione nella Magiste International il 19 maggio. Non serviva più e del resto costituire una società costa solo 20 mila euro. Comunque non si possono prendere le intercettazioni come oro colato, prenda il caso di quello Stefano citato da Gnutti. Non sono io».
E chi è invece?
«Immagino che sia Stefano Bellaveglia, il vicepresidente della Hopa. Si doveva deliberare l'entrata in Bnl della Hopa ed era logico che Gnutti ne parlasse con lui. Hopa investiva 410 milioni di euro per comprare il 4,99 ed è logico che si consultassero. Io invece dalla Bnl sono uscito il 18 luglio. Le dico anche l'ora, alle 9.30 e ho venduto a Nomura Bank il mio 5%».
Torniamo alla Rcs. Lei continua a comprare ma non dice niente sui suoi progetti industriali per la società. E' chiaro che all'esterno appare solo come un'operazione di potere.
«Almeno in questa fase non sono un soggetto che possa presentare un piano industriale. Sono un socio importante di Rcs e queste cose le vedremo in un futuro, se assumerò il controllo della società. Ma ci tengo a dire che compro azioni Rcs da 4 anni, le prime le ho pagate 1,80 euro, lo faccio da prima che entrasse Della Valle. La mia prima comunicazione alla Consob risale al maggio 2003 e oggi ho in totale 153 milioni di titoli. Considero questa partecipazione invendibile e strategica. Non la venderò mai».
Non ci dica solo quello che non farà ma anche ciò che farà. Quali sono i suoi piani? Lancerà davvero un'Opa come si vocifera ormai da mesi?
«Il 2 agosto, dopo il provvedimento del Tribunale, ho passato le consegne ai miei dirigenti e gli ho detto di comprare titoli Rcs per tutto il mese man mano che il mercato lo consente. Immagino che lo stiano facendo. Abbiamo intenzione di acquistare un altro 8-9%. A proposito, Montezemolo sbaglia. Mi accusa di non creare lavoro, ma io ho 120 dipendenti diretti e 370 nell'indotto».
Insisto: e l'Opa?
«Quando arriverò a una soglia di azioni Rcs tale da dover decidere vedremo. Vedrò se puntare al controllo o no. Oggi non l'ho ancora deciso. Intanto però da quando sono entrato l'azienda si è rivalutata».
La Rcs è governata da un Patto di sindacato che ha ben oltre il 51%. E in base alle dichiarazioni rilasciate non mi pare guardi di buon occhio alla sua iniziativa.
«Maggioranza, minoranza non è questo il discorso. Non c'è uno scontro in corso, non faccio la guerra né a Bazoli né a Geronzi. E comunque per motivi di lavoro, e non per la Rcs ci tengo a dirlo, io e i miei dirigenti abbiamo normali rapporti con Mediobanca, Intesa e Capitalia».
Ma nella Rcs non la vogliono.
«Intanto io sono il più giovane degli azionisti. Il prossimo 11 ottobre compirò 43 anni. Sono del segno della Bilancia con ascendente Toro e questa combinazione mi dà determinazione. Il caso poi ha voluto che mia moglie Anna fosse un Toro con ascendente Bilancia. Insomma posso tranquillamente aspettare 4-5 anni. Poi il Patto è fatto di 15 aziende e 13 sono quotate. Ci sono alcune persone che ragionano in un modo e altre no. Alcuni sono contrari e alcuni no».
Finché non farà nomi però valgono le dichiarazioni ufficiali: non la vogliono. Anzi molti pensano che lei punti al «Corriere» per poterne poi fare merce di scambio con la politica.
«La Rcs non è solo il "Corriere", è una holding di partecipazioni. C'è il quotidiano «El Mundo», la Flammarion. C'è una concessionaria di pubblicità. Ci sono quote importanti di Mediobanca, Intesa e H3G. Ho stimato almeno 500-700 milioni di partecipazioni non strategiche. Penso che si possa incrementare il valore ragionando su ciascuna di esse ed è un suggerimento che voglio dare al management e agli azionisti. Del resto con il mio investimento io ho già fatto crescere il valore dell'azienda. Ricucci non è un mostro, non vuole togliere niente a nessuno, non è interessato a un posto nel Cda o nel Patto, vuole solo che il titolo cresca e i dividendi siano buoni».
A Milano si racconta che lei sia interessato alla sede storica di via Solferino per farne un'operazione immobiliare.
«E' l'ultimo dei miei pensieri. Non faccio guerre o speculazioni, porto avanti solo progetti liberi e liberali. Voglio partecipare alla vita della Rcs per migliorarla. Se nel tempo entrerò nella gestione della società investirò anche la mia intelligenza. Un Ricucci può portare valori aggiunti. Se mi metto attorno a un tavolo con i 15 azionisti nessuno sarà contrario a questi ragionamenti, non voglio entrare al Corriere perché il giornale scriva più articoli su di me».
I giornali hanno scritto che alcune quote Rcs sono in pegno a Fiorani.
«Fiorani non c'entra niente. E' un grande banchiere, una persona perbene, quando potrà far vedere i documenti dimostrerà la sua innocenza. E lo stesso il dottor Gnutti, un imprenditore che ha mostrato il suo valore. Ma io non li voglio in Rcs. Da Gianpiero poi di favori non ne ho mai avuti. E' esigentissimo nello spuntare le commissioni più alte quando ti presta dei soldi».
In Rcs c'è una piccola quota della Confcommercio. E' un consiglio che lei ha dato al presidente Billè?
«Che ne so io cosa fa la Confcommercio? Billè è un amico, anzi un fratello come Fiorani e Gnutti e speriamo che in quest'Italia non sia reato avere degli amici veri. Ma non ho dato nessun consiglio a Billè di investire in Rcs».
Dal campo politico sono venuti in questi mesi diversi apprezzamenti alla sua azione.
«Stimo Massimo D'Alema e Silvio Berlusconi, sono persone perbene. E anche il dottor Fassino. Sia chiaro però che non parteggio per nessuno. Ho incontrato Berlusconi solo una volta in Confcommercio con il presidente Billè, con Fassino ci siamo conosciuti e presentati all'assemblea della stessa associazione il giorno dopo. D'Alema non l'ho mai incontrato. Sono anche in ottimi rapporti da anni con Consorte e da quando avevo 18 anni il mio amico più caro era un'attivista del Pci prima e dei Ds dopo, l'architetto Francesco Febbraro capo della ripartizione urbanistica del comune di Roma, un uomo-chiave nell'amministrazione Veltroni. E' di S. Cesareo come me. E un buon amico è anche il senatore ds Esterino Montino».
Il suo orientamento politico pende a sinistra? E' vera dunque la storia del "compagno Ricucci"?
«Non scherzi. Mi considero un imprenditore libero, non le dico per chi voto e sono assolutamente moderato nei comportamenti e nelle decisioni. Credo nella lealtà e nell'onestà. Mio padre era un autista dell'Atac, mia madre una casalinga, sono stato educato ai principi veri della famiglia. Pensi che i miei non hanno dormito mai una notte l'uno lontano dall'altra e mia madre va ogni giorno davanti alla tomba di mia sorella morta prematuramente. Purtroppo però la mia famiglia sta soffrendo molto per quello che scrivono i giornali. Voi giornalisti avreste l'obbligo di rappresentare la realtà e invece esagerate».
Lei personalmente non si può lamentare. I media le hanno concesso grandissimo spazio. A proposito quali giornali legge ogni giorno?
«In famiglia il «Corriere» è stato sempre il giornale più letto, lo comprava mio padre. Oggi io leggo anche il «Sole» e la «Repubblica».
Ci sono giornali stranieri che le piacciono particolarmente?
«El Mundo» è fatto bene e sicuramente il Financial Times è importante».
La carta stampata è gravemente insidiata dalla tv che drena le risorse pubblicitarie? «Penso che la Rcs debba entrare nella tv, creare delle sinergie. Una concessionaria pubblicitaria già c'è e c'è anche una partecipazione dentro Rai Sat. Le pare poco? Ma l'azienda ha bisogno di veri imprenditori e io da zero ho costruito un gruppo da 2,6 miliardi di euro. Cose così le hanno fatte Gates o Berlusconi».
Non è che anche lei pensa in un futuro di fare politica e di copiare Berlusconi in tutto e per tutto? Anche lui ha cominciato dall'immobiliare..
«No, sono troppo sanguigno, non vado bene per la politica, non mi interessa. E comunque Berlusconi prima ha creato un gruppo come la Fininvest».
Si parla di bolla immobiliare, di prezzi troppo alti che un giorno crolleranno. Lei che ne pensa?
«Non scoppia, non scoppia, non ci credo, tanto che la Magiste ha deciso di investire prima di luglio altri 350 milioni negli immobili. E poi se uno sceglie la qualità non rischia. Io ho tutto affittato a banche e assicurazioni, non ho altro, sono tutti immobili nel centro di Roma e di Milano».
Perché per i suoi spostamenti in macchina usa il lampeggiatore?
«Questa storia del lampeggiatore l'ha tirata fuori l'editore di Milano Finanza e ci ha ricamato su. Roba da sceneggiate di film comici, barzellette pure. Ma di che parliamo? Di Pippo Franco o del Bagaglino? La verità è che sono una persona sotto tutela da parte del ministero degli Interni perché ho ricevuto delle minacce sulle quali sono in corso delle indagini».
Mi spiega la storia dei furbetti del quartierino?
«Innanzitutto stavo parlando del Bbva e dell'Abn Amro che hanno fatto i furbetti e hanno fatto un' Opa a un prezzo più basso di quello che il mercato era disposto a pagare. E infatti nessuno ha consegnato loro i titoli, il mercato li ha bocciati. Se gli olandesi o gli spagnoli avessero offerto di più io le azioni gliele avrei date nonostante tutta la stima che ho di Fiorani e di Consorte che conosco da cinque anni. I furbetti sono loro, fanno come le piccole bande di ragazzi che nei quartieri di Roma pensano di fare il bello e cattivo tempo attorno ai quattro palazzi dove abitano».
Coppola e Statuto da quando li conosce?
«Dal 13 novembre scorso. Li ho trovati nel contropatto Bnl, prima non li conoscevo».
Quando sposterà la sede della Magiste International in Italia?
«Quando Della Valle e Montezemolo sposteranno in Italia le sedi della Dorint e del fondo Charme. E come Della Valle e Montezemolo anche il gruppo Cir-De Benedetti e i DeAgostini hanno holding in Lussemburgo. Se lo fa Ricucci è uno scandalo e gli altri no!».
La differenza è che lei ha all'estero la capogruppo.
«Nella Magiste International ho solo le partecipazioni finanziarie, le attività italiane della Magiste Real Estate sono già domiciliate in Italia. E tutte le mie attività sono certificate dalla Price Waterhouse».

2.8.05

Fognitalia
BANANAS di Marco Travaglio, 2 agosto 2005

Se c'era bisogno del referto sulla grave forma di nanismo che affligge la nostra classe politica, il caso Bankitalia ce l'ha fornito. Mentre il mondo finanziario internazionale descrive con orrore e divertimento la fogna d'Italia uscita dalle telefonate fra i protagonisti delle scalate Antonveneta e Bnl, mentre il presunto arbitro delle contese riceve "baci in fronte" da un contendente che viene invitato a "entrare dal retro" e che chiama "tesoro" la di lui consorte, mentre un giudice milanese consiglia un altro giocatore e lo rassicura sulle inchieste in corso, i politici italiani non trovano di meglio che reagire come segue. Quasi tutti, da destra a sinistra, s'affrettano a precisare che "non emergono notizie di reato". Come se spettasse a loro stabilirlo e come se, ben prima della questione penale, non esistesse una questione morale e politica. Bertinotti parla di "atti corsari", ma non a proposito del finto arbitro e dei suoi baciatori: a proposito dei pm che hanno osato intercettarli. Il cosiddetto ministro Castelli, fin dal primo giorno, tuona contro le "fughe di notizie" sulle intercettazioni, mentre quando parla non c'è stata alcuna fuga di notizie: le telefonate finite sui giornali sono depositate nell'atto di sequestro delle azioni Antonveneta notificato a una quarantina di destinatari (indagati e avvocati), dunque sono pubbliche e pubblicabili. L'unica fuga di notizie segrete riguarda la telefonata della consorte di Fazio, forse da un'utenza del senatore Grillo, a Fiorani: indiscrezione che danneggia le indagini e dunque difficilmente può addebitarsi agli inquirenti e investigatori milanesi (qualcuno potrebbe ricordare che i vertici delle Fiamme Gialle non rispondono ai giudici, ma al governo). Nemmeno una parola dal cosiddetto ministro sulle "consulenze" di Castellano a Consorte: se al posto del giudice ci fosse stato, per dire, Gherardo Colombo, Milano sarebbe invasa di ispettori ministeriali aviotrasportati, con raffiche di azioni disciplinari contro la toga rossa che se la fa con le coop rosse.Ma Castellano ha regalato le attenuanti generiche e la prescrizione a Berlusconi nel caso Sme. Dunque è intoccabile.
Si pensava, a questo punto, che la corsa alla dichiarazione più cretina fosse finita per mancanza di altre cretinate sul mercato. Invece ecco scendere dal pero la Seconda Carica dello Stato: il presidente del Senato Marcello Pera. Il quale intima alla Procura di Milano di smentire che "telefoni del Senato o di singoli senatori siano stati posti sotto controllo", violando le "garanzie costituzionali". Ecco: il mondo ci ride dietro, gl'investitori stranieri fuggono a gambe levate dal paese del Consorte e della Consorte. E il presidente del Senato di che si preoccupa? Che nessun giudice metta il naso a Palazzo Madama. In effetti, in un luogo in cui si aggirano il senatore a vita Andreotti (giudicato mafioso fino all'80, reato prescritto, dalla Cassazione), il senatore a vita Colombo (che si faceva portare la coca dalla scorta, "a scopo terapeutico" si capisce), il senatore Dell'Utri (condannato a 9 anni per mafia, senza contare il resto) e un'altra ventina d'inquisiti o pregiudicati, l'eventuale presenza di uomini di legge stonerebbe un po'. In ogni caso la Procura ha subito confermato ciò che era scontato: nessun telefono del Senato o di senatori è stato violato. Se però la moglie del governatore Fazio avesse usato l'ufficio o il telefono di un senatore per chiamare il pluriinquisito Fiorani al riparo da orecchi indiscreti, non ci sarebbe nessuna invasione di campo da parte dei giudici (che intercettano il pluriinquisito Fiorani). L'invasione di campo sarebbe della Consorte, che avrebbe usato il sacro territorio di Palazzo Madama per bypassare - peraltro invano - i controlli della giustizia. Ecco, di questo eventualmente il ragionier Pera dovrebbe allarmarsi. Ma naturalmente non lo fa. Preferisce alzare un polverone su un falso macroscopico: il pool di Milano che viola la legge e la Costituzione intercettando un senatore. Fatto mai avvenuto. Ma il senatore Grillo continua a fare la seppia, secernendo nuvole di liquido nero. Dice - senza prove - che i parlamentari sono abitualmente intercettati, denuncia il "golpe dei pm" e sostiene che prima di intercettare qualcuno "bisogna mandare l'avviso di garanzia". Una letterina scritta così: "Egr. Sig. Indagato, questa Procura avrebbe intenzione di intercettarle il telefono, se Lei non ha nulla in contrario. In attesa di Suo cortese riscontro, porgiamo distinti saluti". Prassi inedita, ma geniale. Si potrebbe inaugurarla con i sospetti di terrorismo.


28.7.05

Le Poste portano a casa i testi. Fornitore unico: una società della Mondadori di Berlusconi
I libri scolastici in conflitto d'interessi
di Gian Antonio Stella (Corriere della Sera- 28 luglio 2005)

Non è solo Berlusconi, il quale pattuglia appena può antiquari e gioiellerie, a fare regalini agli amici, come il prezioso orologio Longines impacchettato per tutti i deputati l'ultimo Natale. Càpita a volte che siano gli amici a fare regalini a lui. Letizia Moratti e le Poste Italiane, ad esempio, per il prossimo compleanno che il Cavaliere festeggia in coincidenza con l'apertura delle scuole, hanno deciso di donargli la possibilità di sbaragliare anche il mercato dei libri scolastici. Uno dei pochi settori, col commercio dei coleotteri o la produzione di mostarda mantovana, nel quale non si era ancora cimentato.

Cosa rappresentino i libri scolastici è presto detto: con 400 milioni di euro l'anno di fatturato, sono una fetta di un terzo circa dell'intero mercato del libro. Ma, ciò che più conta, sono la boccata di ossigeno che una volta l'anno permette alle piccole librerie sparse per la provincia italiana, dove si vende il 28% scarso di tutti i volumi, di tirare il fiato e non abbassare le saracinesche vinte dalla sciatta indifferenza di un paese che legge poco come il nostro. Tanto per capirci: in molti casi, nelle cittadine del Nord come del Mezzogiorno, l'incasso per i testi adottati dalle elementari alle medie superiori può superare il 60% degli introiti annuali.

Il costo di questi libri imposti agli studenti, del resto, è spesso elevato se non, in certi casi, stratosferico. Basti dire che la «dote» di un ragazzino di prima media può costare oltre 300 euro, quella di un ragazzo delle commerciali intorno ai 350, di un liceale anche 500. Un peso che in questi anni di vacche magre può essere, per molte famiglie, esorbitante. Al punto di incidere, nei casi più gravosi, perfino sulla scelta di molti studenti di abbandonare la scuola. Per non dire delle code interminabili che ogni genitore si deve sobbarcare ogni anno per rastrellare tutto il bagaglio editoriale necessario ai figli.

Va da sé che ogni iniziativa per alleviare questa soma sulle spalle delle famiglie, magari tenendo conto anche delle esigenze delle piccole librerie locali che sono un patrimonio preziosissimo (si pensi alla Calabria, alla Basilicata o al Molise dove sono meno di una ogni 100 mila abitanti) è la benvenuta. E così è andata, infatti, con l'iniziativa delle Poste Italiane che, tra cori di consensi, hanno distribuito 5 milioni di locandine e avvisi vari per segnalare agli istituti scolastici e alle famiglie italiane la possibilità di ordinare i testi, via internet o via telefono, per poi comodamente riceverli a casa portati dal postino.
Con l'optional di poter rateizzare il pagamento in 12 mesi al tasso del 7.5%. Che non sarà basso, visto che il tetto massimo sarebbe il 7,77%, ma potrebbe aiutare molte famiglie a sopportare meglio l'impatto della spesa supplementare autunnale. Fin qui, tutto ok.

Ma il bello deve ancora arrivare. A chi hanno deciso di affidare l'operazione, infatti, il ministero della Pubblica Istruzione e le Poste Italiane? Voi direte: avranno fatto una gara d'appalto. Macché.
Avranno sentito gli editori? No, tranne uno: indovinate quale. Avranno consultato i librai? Neppure: «Manco una telefonata», spiega furente Rodrigo Diaz, presidente dell'Ali, l'Associazione librai italiani, «abbiamo saputo tutto a cose fatte e tutti i telegrammi mandati alla Moratti o a Letta non hanno avuto risposta. E' stata una cosa sporca». Avranno sondato il mercato per vedere chi è il più forte nel commercio di libri on-line? «Assolutamente no», risponde Mauro Zerbini, amministratore delegato di Ibs, gruppo Longanesi, «il nostro è il sito di questo tipo più visitato d'Italia, a giugno abbiamo avuto 991 mila contatti e nel 2004 abbiamo fatturato 13,2 milioni di euro. Ma non abbiamo avuto dal ministero o dalle poste neppure una telefonata. Neppure una. Abbiamo saputo tutto a cose fatte».
Ma allora, come è stato scelto il fornitore di tutto quel bendidio di libri? E' quello che chiede in una interrogazione, tra gli altri, il senatore Stefano Passigli. Il quale, oltre ad accusare la Moratti poiché «il suddetto servizio postula che Poste Italiane abbiano ottenuto dal ministero la lista delle adozioni dei testi con largo anticipo su tutte le librerie», ha anche presentato un esposto ad Antonio Catricalà, l'ex segretario generale di Palazzo Chigi nominato presidente dell'Autorità per la concorrenza e il mercato. Il fortunato fornitore prescelto per il businness è infatti «Bol». Una società di vendita di libri on-line che fattura meno della metà di Ibs (5,5 milioni contro 13,2), ha meno della metà dei contatti internet (a giugno 434 mila contro 991 mila) ma, per pura coincidenza, appartiene alla Mondadori. Cioè alla casa editrice di proprietà del «principale» di Letizia Moratti, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Che le Poste Italiane vogliano bene al capo del governo non è un mistero. Prima di questo piacerino, per dire, avevano già fatto un accordo per mettere a disposizione di Mediolanum, la banca del premier, i loro 14 mila sportelli col risultato di trasformare una banca virtuale, quale era fino ad allora quella presieduta da Ennio Doris, nell'istituto di credito con la maggiore copertura territoriale. Non bastasse, Massimo Sarmi, l'amministratore delegato etichettato come vicino ad An e in particolare a Gianfranco Fini, era arrivato al punto di invitare a Roma il capo del governo, poco prima di Natale, all'inaugurazione del più bello e avveniristico ufficio postale d'Italia. Un gioiello che ruotava intorno al Sistema Informatico Livelli Virtuali di Integrazione Operativa. Ma che meraviglia di acronimo: S.i.l.v.i.o.!

26.7.05

Se la licenza d´uccidere è un pericolo per tutti
STEFANO RODOTA' (Repubblica, oggi)

QUALI devono essere le "regole d´ingaggio" in situazioni d´emergenza? Questa espressione ci è divenuta familiare nei giorni drammatici dell´uccisione di Nicola Calipari e torna d´attualità dopo la morte a Londra di un giovane brasiliano, colpito dalla polizia e risultato poi del tutto estraneo al terrorismo. Quando è legittimo sparare? Si può rilasciare una "licenza di uccidere"?
Siamo così di fronte al punto estremo delle discussioni rilanciate dagli ultimi attentati. Non si tratta soltanto di chiedersi in quale misura la sicurezza possa giustificare limitazioni della libertà personale, della privacy, della libertà di circolazione o di comunicazione. È in questione il bene supremo, il rispetto della vita.
Il caso Calipari dev´essere ricordato perché, allora, l´attenzione si concentrò proprio sulle regole alle quali dovevano attenersi i soldati americani, sulla situazione ambientale e psicologica in cui si trovavano, sulla proporzionalità della loro reazione. E una giustificazione venne cercata proprio nel fatto che i militari americani si trovavano ad operare in una situazione di perenne minaccia, di difficoltà nel distinguere comportamenti normali e comportamenti sospetti di terrorismo.
Ma, allora come oggi, una conclusione del genere non può essere considerata appagante. Anche se fosse tutto vero quel che si dice per assolvere soldati americani e poliziotti londinesi, la gravità della situazione impone di non accettare l´accaduto come inevitabile, di considerare l´eventualità del ripetersi di fatti del genere e, quindi, di ragionare sui modi migliori per ridurre un rischio così incombente. Proprio perché viviamo in tempi tanto calamitosi, nessuno può girare la testa dall´altra parte, e assolversi pensando o dicendo che «ormai così va il mondo».
La questione delle regole esiste. Ma sappiamo che il vero problema è sempre quello del clima, del contesto in cui una regola deve poi essere applicata. Ecco perché, soprattutto quando ci si trova in situazioni estreme, bisogna accompagnare le norme con una cultura che possa minimizzarne gli effetti negativi.
Se si alzano i toni, se si invitano tutti, poliziotti e cittadini, a tenere sempre il dito sul grilletto, a sparare a vista al minimo sospetto, è fatale la nascita di un clima di allarme nel quale il verificarsi di "incidenti" diventa inevitabile. Se, invece, si mantiene fermo il criterio dell´assoluta eccezionalità di alcune forme di intervento, se si ribadiscono con precisione le modalità d´impiego delle armi, è probabile una riduzione al minimo dei possibili danni.
Un passo indietro, verso gli anni Settanta, ai tempi della legge Reale che introdusse norme che allargavano i casi di uso legittimo delle armi da parte delle forze di polizia. Dopo l´entrata in vigore di quella legge, si fu costretti a tenere una macabra contabilità, registrando i morti ammazzati a posti di blocco senza che, poi, fosse possibile fornire adeguate giustificazioni delle sparatorie. La legge non aveva solo attribuito un potere. Aveva legittimato una cultura della violenza che non produceva sicurezza, ma rischi per i cittadini, come accadde ad una delle tante vittime, un giovane medico romano, ucciso di notte su un lungotevere per non essersi fermato ad un alt di poliziotti in borghese che ben poteva aver scambiato per rapinatori.
Ecco dov´è il punto vero. Non dobbiamo pensare a regole per una partita a due, tra polizia e terroristi. Vi è un terzo soggetto, il cittadino, la cui sicurezza è invocata per introdurre norme d´emergenza che, poi, possono produrre pericoli proprio per chi dovrebbero difendere. Viviamo già in una situazione che sta trasformando tutti i cittadini in sospetti, grazie a controlli capillari e di massa che vanno dalla videosorveglianza alla lunghissima conservazione dei dati riguardanti le telefonate e la posta elettronica. Dobbiamo evitare una ulteriore deriva, che potrebbe portare alla trasformazione del cittadino in bersaglio.
Torniamo alle regole d´ingaggio. Esistono già norme precise sull´uso legittimo delle armi che consentono alle forze di polizia di fronteggiare anche la nuova situazione creata dal terrorismo. Generalizziamo, se mai, informazioni ai cittadini sui comportamenti da tenere, come già si fa per i bagagli in stazioni ed aeroporti. Lasciamo l´invocazione della licenza d´uccidere a chi non spinge l´orizzonte della propria cultura al di là dei titoli dei film di James Bond. Riflettiamo piuttosto sui guasti culturali e sociali che possono essere prodotti dalle nuove norme sulla legittima difesa, che privatizzano pericolosamente l´uso della forza e, così facendo, aumentano il rischio di conflitti.
Poiché, poi, si è tanto parlato, a proposito e sproposito, di cultura della vita come frontiera invalicabile, teniamola a mente anche in questa situazione. Proprio il terrorismo ci mette di fronte a una radicale negazione della vita, che annienta attentatori e vittime. Guai se, in un impeto di reazione, ci lasciassimo coinvolgere in questa barbarie.