26.5.02

Boicottaggio e risposte: la Ferrero



Preannuncio di boicottaggio alla Ferrero da Alessio Sebastianelli



Vi scrivo per comunicarvi che anche io ho deciso di sospendere dal 21 maggio l'acquisto dei vostri prodotti se non cesserete la
pubblicità sulle reti Mediaset e cercherò con tutte le mie forze di convincere anche parenti e amici. Infatti non mi va di finanziare
indirettamente idee politiche che non condivido. Cordialità.




Risposta della Ferrero



Egregio Signore,
abbiamo ricevuto la Sua e-mail nella quale ci comunica l'intenzione di boicottare l'acquisto dei prodotti Ferrero in quanto pubblicizzati
anche sulle reti Mediaset.
L'occasione ci permette di farLe presente che la società Ferrero nasce più di cinquant'anni fa e si è sviluppata velocemente grazie alla
bontà e alla qualità dei suoi prodotti e anche per la capacità di comunicare questi valori con mirate campagne pubblicitarie.
Oggi la Ferrero occupa in Italia 5600 persone e per mantenere le attuali quote di mercato, essendo un'azienda che produce beni di largo consumo, deve necessariamente utilizzare al meglio i mezzi pubblicitari e in particolar modo quello televisivo. Nel nostro Paese non ci sono alternative a Rai e Mediaset in grado di raggiungere adeguatamente un vasto numero di telespettatori, e di conseguenza gli investimenti pubblicitari sono distribuiti tra le due aziende in rapporto alle quote di audience che esse realizzano.
La società Ferrero investe unicamente in base agli ascolti e alle preferenze del telespettatore; solo quest'ultimo, operando delle scelte,
potrebbe condizionare gli investimenti. Non riteniamo pertanto che una libera scelta di strategia aziendale correlata alla realtà del mercato pubblicitario possa essere considerata negativamente dal consumatore; la nostra unica priorità è sempre stata, e continuerà ad esserlo, quella di produrre e commercializzare prodotti di qualità per le famiglie; non vogliamo, né tantomeno abbiamo titolo come
azienda per entrare nei temi politici relativi al nostro Paese.
Siamo dispiaciuti della Sua eventuale scelta e ci auguriamo che nel prossimo futuro possa riconsiderare questa Sua decisione.
Ci è gradita l'occasione per inviarLe i nostri più distinti saluti.

Diario di un berlusconiano pentito 1





di Sirio Di Giuliomaria



Ho sostenuto il Polo, o piuttosto, Forza Italia, sin dal suo sorgere, anche se spesso ho avuto delle riserve sulla sua politica. Ma certe prese di posizione di Berlusconi ora mi hanno costretto ad allontanarmi da Forza Italia. Aver abbandonato Forza Italia non significa, però, sostenere il centrosinistra, verso cui ho ancora molte critiche.



Anzitutto, mi riesce difficile accettare la concezione, si fa per dire, di Berlusconi in materia di democrazia interna. In sostanza,
Berlusconi insiste nel dirigere Forza Italia come se fosse una azienda di sua proprietà. La cosa era meno grave quando era all'opposizione. Ma ora tende ad applicare alla direzione del governo la stessa concezione di leadership personale e, per di più, assai accentuata, e ciò, in prospettiva, crea rischi per la democrazia di tutto il paese. Berlusconi dimentica che un vero leader deve essere autorevole, ciò deve avere acquisito un tale prestigio da far si che le sue prese di posizioni vengano assai spesso accettate dai suoi collaboratori perché ritenute giuste, ma non può essere autoritario. La direzione politica dei paesi europei ha avuto, ed ha ancora, molti leader autorevoli, ma non autoritari.



La leadership assoluta di Berlusconi fa parte non solo di un suo atteggiamento caratteriale, ma anche di un suo piano attuato con
metodicità. Sin dal sorgere di Forza Italia ha fatto eleggere un gran numero di funzionari della Fininvest, per crearsi una base che non si sognasse di contrastarlo. Gli ex funzionari Fininvest non solo hanno approvato tutto senza riserve, ma sono arrivati ad assumere atteggiamenti di culto della personalità. Ad esempio, quando Berlusconi è intervenuto ad una riunione del gruppo parlamentare, si sono alzati in piedi applaudendo.



Quando alcuni deputati hanno preso posizioni che contenevano giudizi o suggerimenti indipendenti, Berlusconi li ha eliminati senza esitazione. Basti citare i casi di Savelli, Taradash e Maiolo. Se Colletti non fosse morto, non avrebbe tardato a seguire la loro sorte. Ciò è stato possibile perché Berlusconi si è dato il potere di decidere, lui e solo lui, chi deve e chi non deve essere eletto per Forza Italia e, molto probabilmente, anche per le altre forze del Polo.



Cosa si può fare in questa situazione? Proverò a formulare alcune idee in un altro intervento.

19.5.02

BUSH SAPEVA O NON SAPEVA?


dal Corriere della Sera

L'informativa della Cia veniva dai servizi segreti inglesi

11 settembre: Bush sotto pressione negli Usa




Il presidente in difficoltà per non aver preso adeguate misure sugli allarmi per i possibili attacchi di Al Qaeda negli Stati Uniti




LONDRA - Il presidente George W. Bush è sotto pressione: i democratici e l'opinione pubblica (che sembra lasciare la monolitica posizione patriottica dei mesi seguenti l'11 settembre) vogliono sapere con precisione cosa c'era scritto nell'informativa che il capo della Casa Bianca ricevette il 6 agosto su possibili attacchi di Al Qaeda contro obiettivi statunitensi e quanto era dettagliata.




NOTIZIE INGLESI - Le informazioni che la Cia passò a Bush si basavano su rapporti dei servizi segreti britannici. Lo scrive il quotidiano inglese «The Independent», secondo il quale la notizia ha trovato conferme su entrambe le sponde dell'oceano. Fonti
londinesi dei servizi segreti hanno confermato che questi avevano inviato prima dell'11 settembre note informative in America nelle quali si segnalava che gli Stati Uniti erano minacciati. Nei rapporti rileva l'Independent, non erano specificati i modi in cui queste
minacce potevano concretizzarsi o i metodi di attacco, anche se gli obiettivi più probabili sembravano essere gli interessi americani
all'estero, come ambasciate e basi militari.




NON SOLO OBIETTIVI GENERICI - Ma sembra che non ci fossero solo generici riferimenti a possibili attacchi terroristici contro obbiettivi americani all'estero nella nota del 6 agosto. Il consigliere per la Sicurezza nazionale, Condoleeza Rice, ha difeso il
presidente spiegando che si trattava di allarmi riguardanti l'estero, ma le rivelazioni di Bob Woodward, uno dei giornalisti che fecero
scoppiare lo scandalo Watergate, chiariscono invece che il rapporto dei servizi era centrato su minacce nel territorio americano. Il titolo del memorandum era esplicito: «Bin Laden determinato a colpire negli Usa». Lo rivela Woodward sul quotidiano statunitense «Washington Post». Il documento, scrive Woodward sulla base di informazioni ricevute da fonti dell'amministrazione, sottolinea che Osama bin Laden e i suoi seguaci speravano di «portare la battaglia in America», come rappresaglia per l'attacco missilistico ai campi della rete terroristica in Afghanistan nel 1998. Era stato lo stesso Bush, dopo avere ricevuto allarmi su minacce di attacchi di Al Qaeda fuori dai confini Usa, a chiedere un'analisi dei servizi segreti, ma poi fu deluso del documento ricevuto perché non era sufficientemente dettagliato né riportava informazioni raccolte di recente.




NOTA DELL'FBI - La nota dell'11 luglio scorso con cui l'Fbi di Phoenix (Arizona) ammonì che Bin Laden stava utilizzando scuole di volo americane per addestrare terroristi elencava, tra l'altro, i nomi di almeno due uomini legati ad Al Qaeda. Lo ha rivelato
l'emittente americana «Abc». Nel rapporto fatto arrivare al quartier generale della polizia federale, un agente dell'Fbi di Phoenix citò
otto persone sospette iscritte a scuole di volo della zona, di cui solo poche settimane fa si è scoperto che due erano legate a Bin
Laden.



I PILOTI: «MINACCE VAGHE» - Il sindacato dei piloti di Stati Uniti e Canada aveva ricevuto prima dell'11 settembre note di allarme per possibili dirottamenti. Lo ha rivelato Stephen Luckey, direttore dell'Associazione dei piloti delle linee aeree che raggruppa 60mila piloti di 42 linee aeree dei due Paesi. L'Amministrazione federale dell'aviazione (Faa) aveva inviato cinque bollettini al sindacato, ha raccontato, ma vennero giudicati troppo vaghi e si decise di non trasmetterli agli equipaggi. Il sindacato, ha spiegato Luckey, riceve «regolarmente informazioni non specifiche e se ogni volta prendessimo provvedimenti il sistema si fermerebbe».

18.5.02

OBIETTORI DI COSCIENZA IN ISRAELE



COMUNICATO STAMPA

Giornata Internazionale dell'Obiezione di Coscienza: le preoccupazioni di Amnesty International per la situazione in Israele



In occasione della Giornata Internazionale dell'Obiezione di Coscienza, Amnesty International esprime forte preoccupazione per il crescente numero di soldati israeliani e riservisti detenuti a causa del loro rifiuto a svolgere il servizio militare nei Territori Occupati.
Dall'inizio dell'Intifada almeno 114 obiettori di coscienza sono stati condannati a pene detentive, almeno venti di questi continuano ad essere ancora oggi detenuti. Gli obiettori di coscienza in Israele scontano condanne di alcune settimane, a volte anche mesi, al termine di processi iniqui. In molti casi, vengono condannati a ripetuti periodi di detenzione.
"Israele deve riconoscere il diritto di rifiutare il servizio militare in base a motivi di coscienza così come contemplato dal Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici che Israele ha sottoscritto" ha dichiarato oggi Amnesty International. "Le forze militari israeliane dovrebbero prestare maggiore attenzione alle preoccupazioni dei propri riservisti, soldati e coscritti. Perché esprimono un messaggio volto a fermare ogni azione che disattende gli standard internazionali sui diritti umani e le leggi umanitarie internazionali".
Lo scorso gennaio, 460 riservisti hanno sottoscritto una lettera aperta nella quale dichiarano di non voler partecipare ad azioni militari tese a sottomettere, espellere, affamare e umiliare un intero popolo.
Già nel settembre 2001, 62 studenti tra i 15 e i 18 anni avevano dichiarato di non voler svolgere il servizio militare firmando un appello inviato al primo ministro Ariel Sharon.
Uno dei firmatari, Ig'al Rosenberg ha appena cominciato il suo quinto periodo di detenzione. Per essersi rifiutato di svolgere il servizio militare, Ig'al ha già scontato 21 giorni di carcere dal 3 al 21 febbraio, 28 giorni dal 26 febbraio al 22 marzo, 14 giorni dal 10 al 22 aprile ed altri 14 dal 29 aprile: sono 77 complessivamente i giorni trascorsi in prigione. Ma dal 13 maggio, Ig'al è di nuovo in carcere e dovrà scontare ulteriori 14 giorni.
Rafram Haddad, riservista, è stato recentemente condannato a 28 giorni di carcere per essersi rifiutato di prestare servizio come guardia alla prigione militare di Megiddo, dove i Palestinesi vengono detenuti per periodi molto lunghi senza un processo. Rafram Haddad, sergente maggiore, è un giornalista del settimanale "Kol Ha'ir" ed attivista della comunità pacifista di Gerusalemme.
Uscirà di prigione il prossimo 24 maggio.
Il 25 aprile 2002, Shay Biran, Yiftah Admoni, Alon Dror e Tomer Friedman sono stati condannati a 28 giorni di prigione per essersi rifiutati di prestare servizio come guardie alla prigione Ketziot (meglio nota come Ansar III) nel deserto di Negev, riaperta recentemente per trattenere centinaia
di Palestinesi arrestati nelle recenti operazioni militari svolte dalle forze israeliane nei Territori Occupati.
Amnesty International considera obiettore di coscienza qualsiasi persona soggetta alla chiamata al servizio militare o all'obbligo legale di assolvere il servizio militare che rifiuta di compiere il servizio stesso o di partecipare sotto qualsiasi forma, diretta o indiretta, a guerre o conflitti armati, per motivi di coscienza o in ragione delle sue convinzioni religiose, etiche, morali, umanitarie, filosofiche, politiche o altre motivazioni analoghe. Tale diritto si estende anche a coloro che hanno già iniziato il servizio militare, come pure ai soldati che operano in eserciti professionali, che hanno maturato l'obiezione di coscienza dopo essersi arruolati. Chiunque venga detenuto per le predette ragioni, viene considerato da Amnesty International prigioniero di coscienza.
Amnesty International chiede al governo israeliano il rilascio immediato e incondizionato di tutti coloro che sono detenuti per aver rifiutato di svolgere il servizio militare per motivi di coscienza.
”Nella drammatica complessità del conflitto in Medio Oriente e nella spirale di violazione dei diritti umani che registriamo in quelle terre, non meno grave appare lsituazione dell'obiezione di coscienza" dichiara Marco Bertotto, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International. "Nonostante l'ormai crescente riconoscimento di questo diritto nel mondo e le Raccomandazioni del Consiglio d'Europa, di cui è membro anche Israele, l'obiezione di coscienza in questo paese costituisce ancora un reato piuttosto che un valore e un principio di libertà di espressione e opinione. Il governo israeliano, pur in un periodo delicatissimo quale quello attuale, non può continuare a disattendere un diritto riconosciuto a livello internazionale e a imprigionare centinaia di suoi cittadini per una scelta di coscienza".
Roma, 15 maggio 2002



Per ulteriori informazioni: Ufficio stampa Tel. 06 44.90.224 E-mail: press@amnesty.it





LETTERA DI SOSTEGO DI 287 PROFESSORI ISRAELIANI (in inglese)

Militari firmatari del documento che ne espone la volontà di non combattere nei Territori Palestinesi: 462

Firme di sostegno da tutto il mondo: 12.365 (attualmente il dato separato dei firmatari israeliani, non è disponibile)



We, faculty members from a number of Israeli universities, wish to express our appreciation and support for those of our students and lecturers who refuse to serve as soldiers in the occupied territories. Such service too often involves carrying out orders that have no place in a democratic society founded on the sanctity of human life.For thirty five years an entire people, some three and a half million in number, have been held without basic human rights. The occupation and oppression of another people have brought the State of Israel to where it is today.Without an Israeli declaration of an end to the occupation, accompanied by appropriate action--unilateral, if necessary--the present war is not being fought for our home but for the settlements beyond the green line and for the continued oppression of another people.We hereby express our readiness to do our best to help students who encounter academic, administrative or economic difficulties as a result of their refusal to serve in the territories. We call on the University community at large to support them.Faculty members who wish to join are welcome to contact Anat Biletzki (anatbi@post.tau.ac.il).

15.5.02

IL TEST DEL LOBBYSTA MAIELLARO





un test semplice e veloce dedicato a Russo di Seiminara ed all'avvocatessa d'Italia.



Basta fare il conto delle risposte esatte e leggere il proprio profilo!
Si tratta di sole 3 domande







1) In quale di queste nazioni NON c'è il Ministro degli Esteri?:
Afganistan, Cambogia, Burkina Fasu, Italia, Madagascar, Samoa




2) In quale di queste nazioni il Capo del Governo controlla tutta l'emittenza televisiva?:
Romania, Burundi, Colombia, Belize, Thailandia, Italia, Mozambico




3) In quale di queste nazioni falsificare i bilanci aziendali non è più reato?:
Ruanda, Uzbekistan, Mongolia, Filippine, Samoa, Italia, Comore.
















Risposte esatte:
1) Italia
2) Italia
3) Italia








Profili:




-Se hai totalizzato tre risposte esatte appartieni ad una di queste categorie:
girotondista sovversivo, ex comunista o post comunista, culattone raccomandato, pacifista violento, no glo bal o assimilato, sindacalista del cazzo, padre che sciopera contro il figlio, nonno che sciopera contro il nipote o terrorista.




-Con due risposte.
Hai preso l'ascensore con Previti. Lo shock ti ha ridestato.




-Con una risposta.
Appartieni alla categoria "belle addormentate nei boschi". Prima o poi passerà Bossi e ti bacerà. Dopo aver vomitato, tornerai allo stato di veglia.




-Zero risposte esatte.
Sei ovviamente un parente stretto di Emilio Fede, il giardiniere di Arcore, la cameriera di Iva Zanicchi o il gemello di Schifani. Se non sei nessuno di loro vuol dire che ti si è cotto il cervello. Nessun problema.
Al Brain Medical Center di Houston (234 Ocean Road) li cambiano.

11.5.02

"Medici di guerra inviati di pace"



Esce a metà maggio il primo libro realizzato da Emergency: "Medici di guerra inviati di pace", edito da Guerini.
Sono le testimonianze che i nostri "inviati speciali" in Afganistan ci inviavano quotidianamente lo scorso autunno dall’Afganistan, prima dal Panshir e poi da Kabul, e che venivano pubblicate sul sito internet di Emergency alle quali sono stati aggiunti molti pezzi inediti. Ora, a distanza di qualche mese, quelle parole e quelle immagini diventano un libro, che ripercorre le tappe della guerra in Afganistan vista e vissuta dagli ospedali di Emergency da Giulietto Chiesa, Maso Notarianni, Gian Luca Pasini, Vauro (giornalisti), Matteo Dell'Aira (infermiere), Marco Garatti (chirurgo), Gino Strada (chirurgo e fondatore di Emergency). La prefazione è di Ennio Remondino. Il libro (160 pagine, immagini a colori, euro 12,50) è disponibile in tutte le librerie e da Emergency, e tutto il ricavato è devoluto ad Emergency.
Le presentazioni del libro in varie città d’Italia verranno comunicate attraverso le news del sito internet www.emergency.it

5.5.02


lettera da Fabio62



Salve , ho letto alcune email e ci tengo a dire alcune cose sul boicottaggio ma sul specifico ,del progetto valanga.



leggo che alcuni affermano che cosi facendo faremo del male agli operai , bhe , tengo aricordare atutti che siamo in una societa1 capitalista dove esiste il rischio d'impresa.


Se aziende concorrenti di quelle boicottate adottando strumenti di marketing riuscissero a mettere in difficolta queste aziende che sarebbero costrette a rivedere i loro livelli ocupazionali ,qualcuno avrebbe il coraggio di scrivere alle aziende "vincitrici e dirgli che sono delle affamatrici?


suppongo di no ,e allora cosa cambia nella gestione manageriale di una azienda c=se viene introdotto il concetto che nel marketing bisogna fare i conti anche con le idee politiche di almeno il 50 % degli italiani , vi sembra una cosa strana che questi per non finanziare il personale conflitto d'interessi (particolarita` tutta italiana) di berlusconi ,decidano di applicare un parametro politico quando scelgono un prodotto d'acquistare, c'e forse differenza dal sceglierlo dal colore , gusto , o perche` pubblicitariamente e`di moda; direi che ogniuno spende i propri soldi come vuole se cosi non fosse alloara si che saremmo in un regime , spero che i "liberisti e liberali" abbiano qualcosa da dire in merito.



Un'altra cosa che ho letto e`: allora io compro tutti i prodotti pubblicizzati su mediaset e soprattutto quelli boicottati; bene e che dice che non e` possibile, solo che vorrei spiegare a queste persone ,che le aziende tendono a fideilizzare sui propri prodotti il consumatore e un boicottaggio che porti lo stesso a provare qualcosa d'altro fa il triplo dei danni e non basta che alcuni nel breve termine compensino l'acquisto.


Questa cosa ed altre gli esperti di comportamento piu` che del marketing l'hanno capito subito nei confronti del progetto valanga, in primis la barilla che non essendo una multinazionale vera e propria ha reagito per prima perche` ha un livello decisionale piu` corto.



Consiglio a tutti di leggere bene soprattutto il documento originale del progetto valanga . visibile su www.piazzatelematica.com ecapirne bene i scopi e le motivazioni oltre che le modalita `per arrivarci .


A volte il documento non e`perfetto come costruzione ma ogni parola e`stat messa in quel posto con un preciso significato senza tenere conto l'estetica e la grammatica.



E` indubbio che il progetto sia politicamente scorretto , ma nello steeso tempo con il preavviso alle aziende lascia alle stesse la decisione di come comportarsi , e cui torniamo a parlare di libero mercato, di amministratori ,etc. se una azienda e` ben condotta sa che scelte fare e gli operai non avranno conseguenze altrimenti vuole dire che comunque non e`dotata di un buon management e i casini gli sarebbero piovuti addosso da qualche altra parte.



ma la vera pericolosita del progetto valanga e`l'invio alle aziende della lettera firmata e con residenza che preannuncia il boicottaggio, questa presa in carico della cosa con l'invio personale si trasforma automaticamente nel blocco degli acquisti quando sara`il momento ,uno s'impegna con se stesso e non e`come altri boicottaggi dove ti arriva una lista di prodotti da stare attento a non acquistare ma pensi sempre che lo fara` qualcun'altro ed e` questa la cosa che fara` sudare freddo le aziende .



Finisco con una precisazione ,il progetto valanga e`on line nella sua prima parte motivazioni escopi dal 05 03 02 ed e`molto diverso da quello di cui parla Eco sul suo articolo, e di tutti gli epigoni che ne sono dopo nati.


Eco come parametro di boicottagio usa l'auditel degli spot , il progetto valanga usa elementi finanziari e cioe` quanti soldi effettivamente le aziende versano a mediaset , tanto che non serve guardare la tv .



Per chiudere nel 2001 tutte le big spender hanno senza motivo apparente, che allienarsi i favori di "Silvio" spostato fette dei propri investimenti pubblicitari dalla rai a mediaset e su questo mi piacerebbe di nuovo sentire parlare i "liberisti"



Ciao fabio 62

3.5.02

Depositate oggi le motivazioni della sentenza di gennaio
che ha assolto l'ex campione di sci dall'accusa di frode

Fisco, Tomba innocente
"Un fanciullo inconsapevole"


Lo sportivo: "Mi sono sempre occupato solo di sciare e vincere"




(da Repubblica)





BOLOGNA - Un campione sì, ma anche un ragazzino, giovane e diciamo pure immaturo. Adulto all'anagrafe, ma fanciullo nei fatti. E' per questo motivo, per quella che i giudici hanno chiamato una "fanciullesca inconsapevolezza", che l'ex campione di sci Alberto Tomba è stato assolto lo scorso 31 gennaio dall'accusa di frode fiscale, condannando, invece, il "consapevole" padre Franco. Nella sentenza depositata questo pomeriggio, infatti, per descrivere - e portare dunque all'assoluzione - l'Albertone nazionale, si legge che il campione sciava con "fanciullesca inconsapevolezza" e il padre Franco gestiva gli enormi guadagni.



Nel gennaio scorso il giudice unico di Bologna Norberto Lenzi decise l'assoluzione dell'ex campione e la contestuale condanna del padre, accusati di frode fiscale in concorso per la vicenda dei 22-23 miliardi di lire (contro 2,5 effettivamente dichiarati) che lo sciatore avrebbe riscosso - secondo quella che era l'accusa - da ricchi contratti paralleli. Allora quella sentenza fu una sorpresa un po' per tutti, pm e avvocati. Oggi, a leggere le motivazioni, la sorpresa non diminuisce.



La sentenza, a leggerla per intero, suona un po' oscura: "i non obliterabili aspetti formali (le sue firme sui contratti paralleli) - ha scritto il giudice - possono in questo quadro essere ricondotti alla descritta sconoscenza sesquipedale di aspetti fondamentali della vita di relazione e fondare un dubbio concreto sulla sussistenza dell'elemento psicologico non solo sul disvalore degli atti compiuti, ma sul loro stesso significato". Al di là del linguaggio criptico, il significato è che, anche se l'ex "bomba" dello sci firmava contratti, nulla sapeva della gestione del suo patrimonio.



"Dicono l'allenatore e la sorella Alessia - ha scritto ancora Lenzi - che Alberto non possedeva nemmeno un libretto di assegni, perché dovunque andasse era ospite o c'era chi pagava per lui. Atteggiamento che viene dipinto non come regale disinteresse, ma proprio come fanciullesca inconsapevolezza; una alienante robotizzazione dell'atleta nella quale parrebbe mortificante identificarsi, ma che appare accettabile, o addirittura utile, in un dibattimento".



Poi, un'altra valutazione che non risulta proprio un elogio per l'ex campione: "la giovane età di Tomba e la tendenza equilibrante della natura non potevano far sì che a tale dovizie di doti fisiche si associasse altrettanta capacità imprenditoriale: di qui la necessità di 'gestire'". Per questo, secondo le motivazioni, Alberto era "talmente tutelato da ogni turbativa da indurre una sorta di atrofizzazione in fieri di ogni capacità pratica a condurre una vita di relazione, che comporta anche lo scambio di danaro con modalità universalmente conosciute".



Durante il dibattimento la difesa dell'ex sciatore si avvalse di un celebre precedente citando una sentenza pronunciata dal tribunale tedesco di Mannheim nel '97 nei confronti dell'ex campionessa di tennis Steffi Graf: lei venne assolta, il padre fu invece condannato per frode al fisco.



"La verità è una sola ed è quella che ho sempre detto e ripetuto: io mi sono sempre occupato solo di sciare e di vincere. E credo di averlo fatto bene. Del resto, delle sponsorizzazioni non mi sono mai occupato". Tomba sembra essere d'accordo con le motivazioni dei giudici tanto che, ha continuato l'ex sciatore, "non credo di essere il solo campione dello sport che si è dedicato interamente alla propria attività agonistica senza badare ad altro e lasciando invece a persone di fiducia di occuparsi del resto. La verità è che, spesso, in Italia ti perdonano tutto ma non ti perdonano il successo".

2.5.02

Una ricetta per i giovani
Meno individualismo, più etica


di Primo Greganti



Se è vero che il nostro sviluppo ha garantito una crescita che ci ha visto raggiungere livelli di vita media tra i più alti del mondo, grazie ad un rapporto di dialettica (anche dura) tra governi e opposizione, comunque alternati, è anche vero che questo è avvenuto grazie ad un dialogo e confronto che ha sempre avuto un radicato senso dello Stato e una forte attenzione ai bisogni dei cittadini. Non si può però negare che questo sviluppo ha raggiunto oggi ritmi dei cicli economici e del nostro sistema vorticosi.
Non si ha più tempo per pensare, chi perde il giro per inserirsi o reinserirsi rischia di essere emarginato rapidamente.



Di questo male soffrono l’uomo, l’ambiente, la cultura, l’etica comportamentale di ognuno di noi. I primi a pagare questo prezzo sono ovviamente i giovani e i settori più disagiati della società, ma non solo. Questo male è diventato così grave che sempre più frequentemente colpisce anche categorie benestanti. Si dirà che tutto questo è ovvio ma a mio avviso non è inevitabile. Certo pone il problema di una forte riflessione e autocritica sul nostro sistema economico e sul nostro sistema di sviluppo. Il futuro non può essere affrontato prescindendo dai giovani e dai bisogni dell’uomo.



E’ necessario allora chiederci quali e quante risorse della nostra economia dedichiamo ai giovani. Conosciamo bene le difficoltà della finanza pubblica, ma sappiamo anche che questo tema non può essere considerato pensando a risorse private che si muovono giustamente soltanto con la logica del profitto. Vi sono migliaia e migliaia di cittadini impegnati in attività volontarie di assistenza e recupero di giovani ‘sfortunati’ che non sono riusciti ad inserirsi nella complessità del nostro difficile sistema e molte volte finiscono in un ‘buco nero’. Ma questi volontari a loro volta soffrono della propria difficoltà davanti a un fenomeno che ha dimensioni crescenti e che devono affrontare con mezzi largamente inadeguati e soprattutto con totale impotenza rispetto alla possibilità di intervenire sulle cause che hanno determinato tale emarginazione.



Tutto questo richiede più Stato, più senso dello Stato, che guidi un tipo di sviluppo con al centro l’uomo e le sue esigenze. Occorre quindi un nuovo modo di organizzare la nostra economia, le nostre città, la nostra cultura, la nostra etica. Quindi meno individualismo, meno superficialità, meno corporativismo ed anche un qualche correttivo al nostro sistema consumistico del “tutto e subito”. Quando il fine è così nobile io, che sono un ottimista, credo si possa chiedere anche qualche sacrificio pur di dotare i giovani di quanto necessario per garantire il loro ed anche il nostro futuro.

telenovela boycott



Lettera di Sodini G.



Sig.Marchi :)
Ma come mai usa questo standard di mail?Tutte in automatico le spedisce? Chissà che fatica... Mi dispiace arrecarle disturbo, ma non è colpa sua. E colpa di un cummenda milanese che un bel giorno ha deciso di fare il Presidente, prima di una squadra di calcio oggi di una nazione. Mi tolga una curiosità, se le mail che ricevete sono poche, perchè sentite il dovere di rispondere? Mica ho scritto che nella pasta barilla avevo trovato un cerotto? E questo avrebbe giustificato una Vs. risposta da parte delle relazione esterne per non perdere un cliente affezzionato. Poi mi scirve che voi non siete schierati politicamente, vero. Ma mi dice anche che fate "necessariamente" pubblicità su Rai e Mediaset "nella stessa misura". Bene, mi può spiegare il perchè fare pubblicità sia così necessario?? E se è vero che fate puubblicità nella "stessa misura" mi invia gli importi dettagliati dei vostri investimenti pubblicitari in Rai e Mediaset ( separati non iinsieme) da gennaio 2001 ad oggi?? Non credo che questa volta riceverò mail da Lei, il suo risponditore automatico a queste domande non risponde, vero? :) Mi saluti il Signor Barilla




Risposta da Barilla



Gentile ingegnere,

in realtà non si può tecnicamente fare un reply atomatico, magari: difatti ho ormai un callo sul polso destro. E poi, come vede, sono anche così scemo da prendermela e rispondere. L'ho fatto perché che i mail siano 30, 300 o 3000 non cambiava niente. L'ho fatto perché credo nel mestiere che faccio e volevo soprattutto capire che cosa stava succedendo e perché proprio Barilla (e alcune decine di persone - tra le quali lei - me lo hanno civilmente spiegato ). L'ho fatto perché faccio parte di una generazione di ingenui che crede ancora che i problemi debbano essere risolti dalla Politica con la P maiuscola.Gli importi dettagliati dei nostri investimenti pubblicitari in Rai e Mediaset non glieli faccio avere perché non li abbiamo mai fatti avere a nessuno per motivi di riservatezza industriale (e non perché ci sia qualcosa da nascondere,
(come starà già pensando lei) :-(( Spero solo che tutta questa storia finisca il più in fretta possibile. Un cordiale saluto



Armando Marchi







Risposta di Sodini G.



Gentile Si. Marchi, la ringrazio nuovamente per la risposta, e mi scuso di aver contribuito, non volendo, alla sua "tendinite da mouse". Non mi risulta ad oggi che l'iniziativa della Valanga sia l'unica che ha messo in evidenza il problema che conosciamo benissimo. Anche il CORE, il Bo.Bi. ed altri chiedono a chi dovrebbe risolvere un problema che ci tocca tutti che vi sia chiarezza e soluzione. Ma lo chiedono sopratutto moltissimi cittadini. E chi ha, come le ho scritto, la responsabilità istituzionale dovrebbe affrontare questo problema da domani. Lei cita gli investimenti pubblicitari che non possono essere resi noti. Comprendo benissimo le ragioni di riservatezza e di marketing legate a questa scelta. Però vorrei segnalarLe i dati che sono reperibili anche sulla rete:


Dal sito di Diario


"In Italia, Paese dei record e delle anomalie, sono però calati in modo strano: molto nelle reti Rai, poco o per niente in quelle Mediaset. Telecom, meno 17 per cento; Nestlé, meno 11; Kraft, meno 8; Fiat, meno 4: una grande fuga dei principali investitori pubblicitari (i «big spender») dalla tv pubblica. Nel 2001, Telecom toglie alla Rai ben 77,5 miliardi di lire, 20 la Nestlé, 9 la Fiat. Effetto della crisi, della generale frenata degli investimenti pubblicitari, della recessione, dell’11 settembre, del ridimensionamento della new economy? Sì, ma alle reti Mediaset Telecom toglie soltanto 40 miliardi. La Fiat, addirittura, aumenta il budget per le reti di Berlusconi: 7 miliardi in più. Così Nestlé: 5 in più. Enel ha dato il 70 per cento del proprio budget a Mediaset e solo il 30 alla Rai. Unilever ha investito 154 miliardi sulle reti di Berlusconi, 61 su quelle Rai... Ecco un bell’esempio di conflitto d’interessi: gli imprenditori italiani e le multinazionali attive in Italia, dovendo scegliere, finiscono per privilegiare le tv del presidente del Consiglio. E non sarà certo un’Authority a far cambiare la musica." http://www.diario.it/cnt/articoli/inchieste/articolo278.htm. Quando ha voglia gradirei, al di fuori del ruolo che Lei ricopre, ma da privato cittadino, Le sue considerazioni in merito :) cordialmente,


Sodini Gxxxxx


p.s. Oggi è il primo maggio, festa dei lavoratori, auguri anche a Lei.



30.4.02

La fine dell'impunità



di Massimo Granellini



Viva la fine dell’impunità, purché sia uguale per tutti. In un regime democratico il poliziotto accusato di comportamenti sadici deve poter essere perseguito, arrestato e giudicato senza che nessuno gridi al complotto. Ma perché nessuno possa gridarlo, in un regime democratico vanno perseguiti, arrestati e giudicati anche i criminali.

Nell’inchiesta sui pestaggi di Napoli c’è un numero che balza agli occhi con violenza stridente ed è quello degli indagati: 130 poliziotti e solo 13 manifestanti.

Le immagini di quel giorno però le abbiamo viste tutti.

E, a meno che non siano anch’esse frutto di un complotto, accanto ai contestatori pacifici mostrano decine e decine di teppisti armati di pietre e catene, e impegnati a sfasciare vetrine, rovesciare macchine e compiere altri gesti che del pacifismo non hanno neanche l’odore.



E’ miope, retorico e pure un po’ disonesto continuare a tacere questo piccolo particolare.

Che non diminuisce di un’unghia le responsabilità di chi ha usato la divisa dello Stato per scaricare, spesso su degli innocenti, la propria frustrazione.

Ma ne spiega le cause, che poi all’osso si riducono a una: quell’impunità che oggi nessuno vuole più garantire ai poliziotti viene sistematicamente elargita a chi li combatte per la strada: bulli da stadio, rivoluzionari alle vongole, papponi d’ogni razza, delinquenti comuni.

I quali ridono in faccia all’agente che li arresta perché tanto sanno che il giorno dopo saranno di nuovo fuori.


come si effettua il boicottaggio



La lettera, intestata con il proprio Nome, Cognome ed Indirizzo, va inviata via email, via posta, o via fax, alla lista di cinque aziende qui sotto riportata. Essendo il primo invio per permettere una migliore diffusione e partecipazione al "Progetto Valanga" l'invio delle lettere / e mail / fax deve essere sincronizzato, e l'invio delle lettere non deve avvenire prima della Domenica 21 aprile 2002.



Dal mese prossimo in poi, insieme alla lista delle aziende cui si deve inviare la lettera n.2, si confermerà o sospenderà (dipende dalle loro scelte) il boicottaggio alle aziende della lista del mese precedente. Nel caso di conferma, il boicottaggio ha inizio e si sospende l'acquisto dei prodotti.



LISTA DELLE CINQUE AZIENDE :



· BARILLA ALIMENTARE S.p.A.
via Mantova 166, 43100, Parma (PR)
Fax. 0521 262083

Responsabile Relazioni Esterne e Ufficio Stampa:

a.marchi@barilla.it



· FATER S.p.A. (marchio PAMPERS)
via Italica 101, 65127, Pescara (PE)
fax 085 4552364


relesterneit.im@pg.com
recchia.m@fater.it



· FERRERO S.p.A.
piazzale Pietro Ferrero, 12051, Alba (CN)
fax 0173 363034


Responsabile Relazioni Esterne:
fax 011 8152370
comments.it@magic-kinder.com



· PARMALAT S.p.A.
via O. Grassi 26, 43044
Collecchio (PR)

fax 0521 808322


x_investor_relations_it@parmalat.net
(segnalato da Pietro)


Oppure fate un cut&paste della lettera utilizzando questo form:
http://www.parmalat.net/www/riferimenti/rifer.htm
(segnalato da Irene)




· NESTLE` ITALIANA S.p.A. (marchio BUITONI)
viale G. Richard 5, 20143, Milano (MI)
fax 02 89123400
02-89405137

Responsabile Relazioni Esterne:
alessandro.magnoni@it.nestle.com

pizzala@it.nestle.com

nestle@it.nestle.com

ufficiostampa@it.nestle.com

Servizio Consumatori Buitoni Casella Postale 58 52037 Sansepolcro Arezzo





TESTO LETTERA (da mandare come e mail, posta normale, o fax)



Nome e Cognome Indirizzo Data



Oggetto: preavviso di boicottaggio.



Distinta azienda ........................, le comunico la mia decisione di boicottare l'acquisto dei vostri prodotti/servizi che sono pubblicizzati sulle reti televisive "mediaset" di proprietà di Berlusconi. Questo e` il motivo di tale mia decisione ed azione: Con i soldi che percepite dal mio acquisto di un vostro prodotto/servizio voi poi pagate a "mediaset" lo spazio per la trasmissione dei vostri spot e/o promozioni. Dunque io indirettamente attraverso voi mi ritrovo contro la mia volontà a finanziare "mediaset" ed il suo proprietario il sig. Berlusconi, contribuendo cosi sempre involontariamente a mantenere, ampliare e rafforzare il suo conflitto d'interessi, inoltre cosi` ne finanzio anche l'attività politica cosa che non rientra in nessun modo nella mia volontà. Trascorso un mese da questa mia comunicazione se la vostra azienda continuerà ad essere inserzionista pubblicitaria di "Mediaset" io non ne acquisterò più` nessun prodotto sostituendolo con quelli della vostra concorrenza, e invitando a seguirmi nel boicottaggio anche i parenti, amici e conoscenti. Questo boicottaggio sarà da me automaticamente revocato e sospeso quando voi sospenderete l'investimento pubblicitario sulle reti "Mediaset".



Distinti Saluti Nome e cognome Firma



V'informo che da questo momento in poi tutti gli aggiornamenti le informazioni e i comunicati stampa saranno direttamente pubblicati su http://www.piazzatelematica.com , e tutti i siti collegati, e partecipanti al "Progetto Valanga" http://it.geocities.com/provalanga/.



Qualsiasi informazione economica di difficile reperimento (es. dati Ac Nielsen) che possa essere utile al compito di stilare mensilmente la lista di cinque aziende, e` sicuramente ben accetta , nel caso rivolgersi a http://www.piazzatelematica.com , lo stesso se avete in mente collaborazioni e sinergie con altri progetti e situazioni. Non mi resta che biblicamente dirvi, andate e moltiplicatevi.



Un saluto a tutti.



Fabio62


CARTEGGIO BARILLA-BOICOTTATORI



La Barilla scrive



Ho ricevuto il suo preavviso di boicottaggio dei nostri prodotti in quanto investitori sulle reti Mediaset.



Mi dispiace che sia stata coinvolta anche la nostra azienda che non è mai stata (né mai sarà) politicamente schierata e che, producendo beni di largo consumo, deve necessariamente fare pubblicità su RAI e su Mediaset nella
stessa misura.



Capisco le ragioni della sua protesta, ma desidero fare sapere a lei e a tutte le persone che hanno aderito all'appello di Piazza Telematica e di Umberto Eco, che a tutt'oggi (lunedì 29 aprile) ho ricevuto 449 mail come il suo, 30 fax e 2 lettere.



Le segnalo questi dati non per sminuire quello che ha fatto, ma per esprimere anche qualche dubbio sull'efficacia dello strumento che state utilizzando e che tra l'altro coinvolge terzi "senza colpe".



Comunque rispettiamo le sue opinioni e anche le civili modalità con cui ha voluto attuare questa protesta. Mi auguro che sia temporalmente limitata allo stretto necessario.



Un cordiale saluto



Armando Marchi -Responsabile Relazioni Esterne Barilla.




LA RISPOSTA DI A. CAVAZZUTI





Grazie della risposta.
Nulla di personale nei suoi confronti ne' nei confronti della vostra ditta ne' tantomeno nei confronti dei vostri lavoratori.


Purtroppo pero' ritengo che la situazione italiana sia talmente abnorme che e' impossibile restare fermi e subire senza fare qualcosa.



500 "boicottaggi non sono nulla per ora, vedremo piu' avanti.

In ogni caso proprio a lei che sembra "umano" e si abbassa a rispondere alle mail tipo la mia vorrei dire che ho dei dubbi sul fatto che i terzi siano senza colpe perche' per quante belle parole diciate finche' finanziate Berlusconi e le sue aziende per quanto mi riguarda siete in un qualche modo corresponsabili della situazione in quanto finanziate indirettamente anche la sua nefasta attivita' politica.



Capisco che il nostro metodo e' un po' brutale ma visto che per quanto mi riguarda il berlusconismo e' un enorme cancro o bubbone che appesta tutta l'Italia anche solo l'operazione di sensibilizzazione della vostra opinione mi sembra valga lo sforzo. Mi piacerebbe vi sentiste un po' in colpa quando firmate un bel contratto pubblicitario con Mediaset della serie "ecco sto finanziando il conflitto di interesse di Berlusconi" e vi facciate un po' schifo e magari sentiate un po' di puzza di ##### nella vostra mano.



Se poi dall'alto delle centinaia di milioni annui che sicuramente prendete (dato il vostro ruolo) tutto sommato questo fetore di marcio non lo sentite per niente oppure lo ritenete sopportabile anzi magari sentite solo profumo (dei soldi), in tutti questi casi il mio boicottaggio da colmo di dubbi si tramuta in una cosa fatta con molto piacere.



Ovviamente comunico anche che rimane fermo il mio pensiero di cercare di coinvolgere quante piu' persone posso in questo stesso tipo di lotta politica: visto che a voi piu' che alla qualita' della protesta siete interessati alla quantita' (da come si deduce dalla sua e-mail per altro molto rispettosa e gentile), spero di contribuire in un qualche modo a far diventare questo per ora piccolo sasso che rotola una vera valanga.



Confermo d'altra parte che il mio boicottaggio verra' attuato
esclusivamente secondo le modalita' e nei limiti e tempi previsti dal sito piazza telematica, secondo il calcolo delle cinque ditte che maggiormente spendono ecc. ecc.
Saluti.

***





LA RISPOSTA DI MAURO



La ringrazio per la risposta sollecitamente inviatami e dei dati sullo sviluppo dell'iniziativa.



Per quanto mi riguarda i numeri sono certamente importanti: come si deduce anche dal tono della Sua risposta, più numerosi saremo, più riusciremo a incidere sulle scelte delle Aziende.



Per questo mi adopererò per una maggiore diffusione della iniziativa.



Ma il mio gesto riguarda anche e soprattutto la sfera personale, e quindi, indipendentemente dai numeri e dal seguito raggiunto, e a prescindere dalle scelte "politiche" della Vs. Società (non ho mai pensato che gli spaghetti fossero politicamente schierati, anche se il Sig. Barilla e Confindustria non hanno mai negato il loro sostegno a questo Governo), mi asterrò dall'acquisto di Vs. prodotti fino a che continueranno i Vs. spot sulle reti Mediaset: non voglio infatti contribuire, neanche per 2 lire, a cofinanziare l'impero mediatico del Sig. Berlusconi, in quanto ritengo che rappresenti una grave anomalia del sistema Italia ed una minaccia per la libertà, la democrazia e la libertà di espressione.

29.4.02

Presunzione d' impunità


di Curzio Maltese

La Repubblica 27 Aprile 2002






Si possono indagare i poliziotti? La legge è uguale anche per le forze dell' ordine? E' lecito arrestare un poliziotto accusato di abusi, sequestro di persona e violenze?





Dovrebbero essere domande retoriche in uno Stato di diritto, in una democrazia occidentale. Non vediamo poliziotti arrestati in un film americano su due? La scena vista ieri davanti alla Questura di Napoli invece è assolutamente inedita.





Decine e decine di poliziotti si sono ribellati agli arresti domiciliari di otto colleghi, inscenando un girotondo eversivo, ammanettandosi e gridando al complotto politico.





Gli otto sono accusati di gravissimi reati commessi durante il raduno del Global Forum a Napoli nel marzo 2001. Quello che è servito, in tutti I sensi, a preparare Genova.





Il gruppo di poliziotti avrebbe fatto irruzione in un Pronto Soccorso e prelevato un pugno di manifestanti per condurli in una caserma e qui sottoporli a una serie di violenze. Il tutto "senza motivazione", come si dice nell'ordinanza del magistrato Cordova, cioè senza uno straccio di mandato.





A guidare la spedizione era il vice questore di Napoli, Fabio Ciccimarra, che è anche indagato per aver dato nei giorni di Genova l'irruzione nella scuola Diaz.





Naturalmente per gli otto indagati di Napoli, come per quelli di Genova, esiste la presunzione d'innocenza, e ci mancherebbe. Ma è intollerabile che, anche in questo caso, la presunzione di innocenza venga stravolta nella presunzione di impunità.





La casta militare, dopo quella politica, si ribella alle norme del diritto: la polizia non si tocca, non s'indaga. Quindi non è importante stabilire la verità dei fatti ma impedire, da subito, che vengano accertati con i processi.





E quest'idea barbara viene rivendicata con orgoglio, in maniera teatrale. Così com'è teatrale l'arresto degli otto poliziotti alla Questura di Napoli, organizzato contro la volontà dei magistrati, forse proprio per offrire l'occasione della spettacolare rivolta.





L'episodio sarebbe già inquietante se si fosse fermato qui, all'ammutinamento di un pezzo di Stato contro un altro pezzo di Stato. Che democrazia è, che Stato è quello dove perfino le forze dell'ordine si ribellano contro le inchieste della magistratura?





Ma a rendere il quadro democratico ancora più fosco e allarmante sono state le reazioni del governo, totalmente prive di senso dello Stato.





Il moderato Fini si limita a osservare che "sarebbe gravissimo se i provvedimenti della magistratura non avessero il necessario riscontro", ma dimentica di aggiungere che sarebbe ancora più grave se per caso l'avessero, visti i crimini imputati.





Neppure Scajola si turba per le accuse rivolte ai poliziotti ma soltanto per la decisione della magistratura, che pure l'ha maturata dopo oltre un anno di indagini. Quanto all'ammutinamento della Questura di Napoli, non una parola di condanna e tanto meno l'annuncio di provvedimenti da parte del ministro dell'Interno, che anzi esprime "sentimento di vicinanza" agli ammutinati.





Il reato di resistenza a pubblico ufficiale vale soltanto per i comuni cittadini? Ma il ministro Gasparri va oltre ed emette un comunicato ideologico e oggettivamente eversivo, da vecchio Msi, in cui la presunzione di impunità degli otto arrestati si tramuta in certezza di colpa nei confronti dei magistrati.





Gasparri accusa Cordova di aver agito "per scopi politici", un reato, lo processa e lo condanna per direttissima.





Per chiudere in bellezza, al pronunciamento di Napoli arriva il plauso, la solidarietà e perfino l'abbraccio di Forza Italia e di AN.





Prendiamo atto che la spaccatura fra poteri dello Stato si è del tutto compiuta. La guerra permanente governo-magistratura ha partorito il pericoloso conflitto fra polizia e magistratura. Le forze dell'ordine si ribellano al controllo della legge, con la benedizione dei politici.





Negli ultimi decenni era successo soltanto in qualche paese sudamericano. Ora, in qualche paese sudamericano e nell'Italia di Berlusconi.

I CONTI DI MANI PULITE




di Antonio Di Pietro



Finora nessuno ha ancora provato a fare i conti in tasca all'inchiesta Mani Pulite svolta dalla Procura di Milano. Non mi riferisco ai costi della Giustizia ovviamente, giacche' questa per definizione non ha prezzo.



Mi riferisco all'aspetto meramente economico dell'operazione, ai soldi cioe' che lo Stato ha speso per permettere ad una cinquantina di magistrati (tra P.M., GIP e Tribunali vari) e ad un centinaio di loro collaboratori di portare a termine le inchieste ed i processi (oltre alle spese di cancelleria di routine e per permettere la funzionalita' delle infrastrutture e della sicurezza). Non credo di sbagliare molto se affermo che il costo effettivo dell'operazione non e' andato oltre qualche decina di miliardi di vecchie lire (diciamo 50, anzi 100 per abbondare, pari a circa 50 milioni di euro). Ebbene durante l'inchiesta Mani Pulite sono stati sequestrati oltre 1000 miliardi di lire di cui oltre la meta' e' gia' stata definitivamente confiscata.

E' di ieri l'ultimo "colpaccio" messo a segno dalla Procura di Milano. In un solo processo (quello relativo alle vicissitudini della discarica di Cerro Maggiore di cui gia' ebbi ad occuparmi anch'io ai primordi dell'inchiesta) un solo imputato ha offerto alla Procura per poter ottenere il "patteggiamento" la bellezza di 50 milioni di euro. Lo stesso imputato aveva gia' dovuto pagare - per la stessa inchiesta, si badi bene - altri 38 milioni di euro all'Erario solo per chiudere il contenzioso che aveva in corso con il Fisco proprio a causa delle evasioni fiscali scoperte dai magistrati per la stessa vicenda. Insomma solo il processo di ieri e solo cio' che ha versato o deve versare un solo imputato (pari a circa 180 miliardi di lire) e' stato sufficiente per finanziare tutta l'inchiesta di Mani Pulite (anzi ne avanzerebbe pure).

Gia' questi dati dovrebbero bastare per mettere a tacere quei detrattori che hanno spesso sostenuto in questi anni che tra i tanti danni che l'inchiesta avrebbe provocato vi sarebbe pure l'eccessivo costo che lo Stato ha dovuto sopportare. Ironia della sorte, invece, possiamo oggi dire che il costo di Mani Pulite e' stato coperto quasi completamente da quello che il Gruppo Berlusconi ha dato e deve ancora dare allo Stato, a titolo di risarcimento danni. Si da' il caso, infatti, che l'imputato in questione altri non sia che Paolo Berlusconi, il "fratellino" del nostro Presidente del Consiglio. Gia', perche' - mentre il "fratellone" Silvio va in giro per l'Europa (da ultimo l'altro giorno in Bulgaria) a dire peste e corna dei magistrati di Milano sostenendo che le loro accuse al suo gruppo imprenditoriale siano tutte fasulle e mosse da delirio veterocomunista - il giovane della famiglia (zitto, zitto ed alla chetichella) ha messo l'altro giorno sul tavolo di quegli stessi magistrati ben 100 miliardi di vecchie lire per poter patteggiare la pena sotto il tetto dei due anni e quindi per risparmiarsi il rischio di dover andare in carcere.

Non e' che ha patteggiato una contravvenzione stradale qualsiasi ma tutta una serie di imputazioni per peculato, appropriazioni indebite e corruzioni (cioe' proprio quei reati che il Presidente del Consiglio si ostina a dire che nella sua azienda non si "facevano"). Questi soldi - altra ironia della sorte - saranno destinate alle casse del Comune e della Provincia di Milano ed a quella della Regione Lombardia, cioe' proprio a quegli enti oggi governati da una maggioranza di centrodestra che - terza ironia -invece di ringraziare i magistrati di Milano spesse volte ha visto nelle sue fila esponenti di partito sputare addosso ai giudici contumelie di ogni tipo.



Ancora una "chicca", giacche' ci siamo. Tra le imputazione "patteggiate" (e quindi riconosciute, verrebbe da dire, se non fosse per la distinzione formale con le sentenze di condanna) vi e' anche quella di corruzione insieme al Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni per una vicenda molto recente (1999/2000) riguardante la regolazione economica della bonifica ambientale della discarica in questione. Cosa fara' Formigoni all'udienza preliminare? Si sdoppiera' idealmente, giacche' - come Presidente della Regione destinataria di una parte del risarcimento versato dal coimputato Berlusconi - e' parte civile e dovra' sostenere le ragioni dell'accusa e come coimputato dovra' rintuzzare quelle stesse accuse. Di "chicche" ce ne sarebbero tante altre ancora da segnalare.

Ne cito solo due ancora per non rubare ulteriore spazio. Il consulente della Fininvest Massimo Maria Berruti - condannato per corruzione con sentenza passata in giudicato nella vicenda delle tangenti alla Guardia di Finanza - e' stato candidato da Forza Italia alle scorse elezioni ed ora siede tra i banchi di Montecitorio. Stessa sorte e' toccato a Gianstefano Frigerio, consulente politico personale di Silvio Berlusconi e condannato anch'egli ad una pena per cui e' pure scattato l'ordine di carcerazione definitivo (ironia per ironia, a suo tempo Frigerio venne condannato anch'egli per una vicenda di autorizzazione regionale ad aprire discariche, tra cui c'era pure quella di Cerro Maggiore.



Ovviamente, nel mentre tutte queste cose avvengono, il nostro ineffabile Presidente del Consiglio non fa altro che andare in giro per il mondo ad infamare il lavoro dei magistrati. Tace invece su tutte le illegalita' che gli sono girate attorno. Fa finta che queste realta' non esistono. Ci passa sopra. Il grave e' che ci passano sopra pure tanti organismi di informazione (Rai, in testa, ultimamente, all'insegna del nuovo corso). Invece l'opinione pubblica dovrebbe essere informata di questi risvolti per poter meglio rendersi conto della strumentalita' e falsita' di certe accuse. Molti cittadini italiani che ancora si sforzano di "dare ragione" a Berlusconi dovrebbero riflettere sulle reali ragioni per cui il nostro Presidente del Consiglio ce l'ha tanto con i magistrati di Mani Pulite, che e' una cosa semplice da capire per chi non vuole rinunciare a ragionare.

Egli e' "arrabbiato" perche' le sue aziende e diversi suoi collaboratori e parenti hanno dovuto pagare il conto allo Stato ed e' preoccupato che alla fine non tocchi pure a lui la stessa sorte. Per questo si sta dando tanto da fare per cambiare certe leggi in materia penale.

26.4.02

EBREI CONTRO




da Tom Graham



Trovo vergognoso la palese strumentalizzazione che si fa del anti-semitismo per ridurre al silenzio le voci che si alzano contro la politica di Israele nei confronti dei palestinesi. Ho appena fatto un giro del internet cercando "ebrei contro". Ecco i risultati .



Gerald Kaufman, ebreo, parlamentare inglese: "E' ora di ricordare a Sharon che la Stella di Davide appartiene a tutti gli ebrei, e non al suo repellente governo."
(http://www.guardian.co.uk/israel/Story/0,2763,685701,00.html).



Rabbi Michael Lerner, Tikkun Community, San Francisco: "Il popolo americano e' stato ingannato dai mass media e dal governo, e non capisce quanto sono immorali e distruttivi le politiche di Israele."
(http://www.tikkun.org/community/index.cfm/mode/display/forum_id/4/action/forums.html)



Ronnie Kasrils, ebreo, Ministro nel governo di Sudafrica: "Sudafricani di tutti i colori e credenze capiscono l'injustizia, le crimini, la violenza sanguinaria che si sta infliggendo sul popolo della Palestina."
(http://famulus.msnbc.com/FamulusIntl/reuters04-21-110445.asp?reg=AFRICA)



Adam Gutride, ebrea, Jewish Voice for Peace, San Francisco: "Vogliamo che gli Stati uniti prende azioni concrete per assicurare che Israele si ritira completamente dalla Cisgiordania, Gaza e gerusalemme est che che smantella completamente gli insediamenti."
(http://www.jewishvoiceforpeace.org/pressRelease/releasePage.asp?prID=4)



Jewish Voices Against the Occupation, California: "Come ebrei e contribuenti, chiediamo al governo di sospendere gli aiuti militari a Israele, che sono usati per mantenere l'occupazione, finche Israele non si ritira completamente dai territori occupati."
(http://www.jvao.org/AdText.htm)



Jews for Peace in Palestine and Israel, Washington: "Israele deve terminare la sua brutale occupazione della Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme est."
(http://www.jppi.org/mission_statement.html)



International Jewish Manifesto, Stoccolma: "Vogliamo che Israele si ritira immediatamente dai i territori occupati, che una forza internazionale sia mandata nella regione, che Israele obedisce alla legge internazionale, e che Israele dichiara la sua volonta' di negoziare la pace sulal basi delle risoluzioni dell'Onu."
(http://members.chello.se/srebro/nytt.htm)



Paul Oestreicher, Coventry, UK: "La mia nonna si e' suicidata piuttosto che affrontare Auschwitz. Questo e' ragione sufficiente per esprimere la mia solidarieta' con la coraggiosa minoranza di patrioti israeliani che ritengono che quello che sta facendo la loro nazione in Palestina e' una vergogna criminale." (http://www.guardian.co.uk/Archive/Article/0,4273,4398000,00.html)



Coalition of Women for Peace, Regno unito (organizzazione di ebrei e palestinesi): "Vendetta e morte, distruzione e vendetta: questo e' il programma politico di Sharon. Questi sono le sue tappe: la fame e l'umilizione, distruzione sistematica, l'uccisione di civili, e crimini di guerra."
(http://www.coalitionofwomen4peace.org)



James Ron, ebreo, McGill University, USA: "Da militare di leva nel esercito israeliano, ho partecipato nella brutale occupazione del Libano. Se vuole vedere la fine della rabbia [nel Medio oriente], Israele deve riconoscere e compensare le sue vittime. Se Israele non puo' farlo da solo, la communita' internazionale lo deve costringere a farlo." (http://www.jppi.org/forward_4_12_02.html)



Bluma Goldstein, profossore, l'Universita' di Berkeley, co-autore di un annuncio sul New York Times che protesta contro Sharon: "Se un ebreo critica Israele, siamo ebrei che odiano se stessi; se sei un non-ebreo che critica Israele, sei un anti-semita. Il nostro annuncio indica che ci sono tanti ebrei che si oppongono alla politica di Israele."
(http://www.jppi.org/forward_4_12_02.html)

21.4.02

Lo sciopero dei consumatori
della pasta Cunegonda




di UMBERTO ECO



dalla Repubblica



IN LINEA di principio non è anticostituzionale che lo schieramento che ha ottenuto la maggioranza in parlamento proceda all'occupazione di enti e agenzie varie, Rai compresa. E' quello che si chiama "spoils system", usato anche in altri paesi. E' vero che i vincitori potrebbero dare prova di fair play tenendo conto di una minoranza che conta quasi la metà degli elettori, ma non si può chiedere buona educazione e sensibilità democratica a chi ha deciso di usare in modo spregiudicato una forza elettorale ottenuta legalmente. D'altra parte abbiamo avuto per anni una radiotelevisione interamente controllata dalla Democrazia cristiana, dove si misuravano addirittura i centimetri di pelle femminile esposti e non si assumevano redattori comunisti o socialisti, e il paese se l'è cavata benissimo, anzi, una televisione cosiddetta di regime ha prodotto la generazione più contestataria del secolo.



L'unico inconveniente è che il capo del governo possiede le altre televisioni private, e lo "spoils system" conduce a un monopolio quasi totale dell'informazione (mentre se Bush mette dei repubblicani in tutti i gangli del potere, rimane una fetta consistente di giornali, televisioni, radio indipendenti a controllare il suo operato).



Un incoveniente aggiunto è che il padrone di tutte queste reti ha una nozione (come dire?) abbastanza autoritaria del proprio ruolo padronale, come è stato dimostrato dall'invito che ha appena rivolto ai suoi direttori designati affinché liquidassero alcuni giornalisti che non gli vanno a genio. Questo è il fatto nuovo, nuovo rispetto agli usi degli altri paesi democratici e delle costituzioni scritte quando fenomeni del genere erano imprevedibili.



Questo fatto nuovo, certamente scandaloso, richiede una risposta nuova da parte dell'elettorato non consenziente. Si è visto che i girotondi e le manifestazioni di piazza per questo servono poco: ovvero, servono a rinsaldare il senso d'identità di una opposizione smarrita, ma dopo (se questa identità è reale) si deve andare oltre anche perché, detto in termini tecnici, il governo dei girotondi se ne sbatte, ed essi non convincono l'elettorato governativo a cambiare idea. Quale mezzo di protesta efficace rimane dunque a quella metà degli italiani che non si sentono rappresentati dal nuovo sistema televisivo?



Questi italiani sono tanti, alcuni milioni hanno già manifestato il loro dissenso, ma altri ancora sarebbero pronti a manifestarlo, se vedessero un modo veramente efficace. Rifiutarsi di guardare la televisione e di ascoltare la radio? Sacrificio troppo forte, anche perché, anzitutto, è legittimo che voglia guardarmi alla sera un bel film, e di solito non mi chiedo quali siano le idee del padrone di una sala cinematografica, e in secondo luogo è utile conoscere le opinioni e il modo di dare le notizie del partito al governo (se pure ci fosse una trasmissione sulla Resistenza gestita solo da Feltri, Er Pecora e Gasparri, ho diritto e desiderio di sapere cosa pensano e dicono queste persone). Infine, anche se fosse possibile, rifiutarsi di guardare tutte le televisioni sarebbe un poco come castrarsi per far dispetto alla consorte, perché si sceglierebbe, per opporsi alla maggioranza, di entrare a far parte di una minoranza totalmente all'oscuro di tutto.



Di quale forza effettiva può disporre l'Italia che non accetta il monopolio televisivo? Di una potente forza economica. Basterebbe che tutti coloro che non accettano il monopolio decidessero di penalizzare Mediaset rifiutandosi di comperare tutte le merci pubblicizzate su quelle reti.



E' difficile? No, basta tenere un foglietto vicino al telecomando e annotarsi le merci pubblicizzate. Si raccomandano i filetti di pesce Aldebaran? Ebbene al supermercato si compreranno solo i filetti di pesce Andromeda. Si pubblicizza la medicina Bub all'acido acetilsalicilico? Dal farmacista si compera un preparato generico che contiene egualmente acido acetilsalicilico e che costa meno. Le merci a disposizione sono tante e non costerebbe nessun sacrificio, solo un poco di attenzione, per acquistare il detersivo Meraviglioso e la pasta Radegonda (non pubblicizzati su Mediaset) invece del detersivo Stupefacente e della pasta Cunegonda.



Credo che se la decisione fosse mantenuta anche solo da alcuni milioni di italiani, nel giro di pochi mesi le ditte produttrici si accorgerebbero di un calo nelle vendite, e si comporterebbero di conseguenza. Non si può avere niente per niente, un poco di sforzo è necessario, se non siete d'accordo col monopolio dell'informazione dimostratelo attivamente.



Allestite banchetti per le strade per raccogliere le firme di chi s'impegna, non a scendere in piazza una volta sola ma a non mangiare più pasta Cunegonda. E chissà che sforzo! Si può fare benissimo, basta avere voglia di dimostrare in modo assolutamente legale il proprio dissenso, e penalizzare chi altrimenti non ci darebbe ascolto. A un governo-azienda non si risponde con le bandiere e con le idee, ma puntando sul suo punto debole, i soldi. Che se poi il governo-azienda si mostrasse sensibile a questa protesta, anche i suoi elettori si accorgerebbero che è appunto un governo-azienda, che sopravvive solo se il suo capo continua a far soldi.



Questa forma di protesta sarebbe assolutamente legale. E' illegale incendiare un McDonald, ma in una rubrica di arte culinaria si può benissimo invitare i lettori a non mangiare i Big Mac e a preferire, che so, i Burger's King, così come li si avverte che il tale ristorante non è all'altezza dei suoi prezzi. Un critico cinematografico ha il diritto di raccomandare ai propri lettori di non andare a vedere un film che egli giudica orribile.



Qualcuno a cui ho parlato di questa idea mi ha detto: "Ti accuseranno di luddismo, di minare il mercato, di danneggiare aziende." Per nulla. Io non consiglio di non comperare più filetti di pesce, bensì di non comperare quelli che fanno pubblicità sulle reti Mediaset. Il mercato della pasta continuerebbe a fiorire come prima, salvo che invece che cinque chili di pasta Radegonda e cinque chili di pasta Cunegonda si venderebbero sette chili di pasta Radegonda e tre di pasta Cunegonda. Se la pasta Cunegonda non avverte un calo di vendite, può continuare a fare pubblicità sulle reti Mediaset, altrimenti può farla sulle reti Rai (e spero che Baldassarre mi ringrazi).



E' luddismo distruggere le macchine, non incitare a usare, tanto per dire, auto diesel invece che auto a benzina. Da più di vent'anni io non uso più l'automobile in città e invito tutti a fare altrettanto per non incrementare l'inquinamento e contribuisco però all'incremento dei mezzi pubblici. Ricordo che negli anni sessanta si era diffusa la voce che una certa marca di benzina finanziava un movimento politico da cui alcuni di noi dissentivano, e in autostrada semplicemente evitavamo di fermarci ai punti di rifornimento di quella marca e facevamo il pieno dieci chilometri prima o venti chilometri dopo. Non per questo (e neanche se lo avessero fatto tutti) è diminuita la libera circolazione automobilistica.



Era forse luddismo e attentato alle industrie e ai commerci avvertire che non bisognava più acquistare prodotti spray che potevano contribuire al buco nell'ozono? La gente ha cominciato a manifestare sensibilità in proposito e le aziende produttrici si sono adeguate. Tutti continueremmo a essere ottimi consumatori, tranne che saremmo consumatori selettivi; il che è indice di maturità e motore di sviluppo economico.



A nuove forme di governo, nuove forme di risposta politica. Questa sì che sarebbe opposizione.



Vediamo quanti italiani si sentono di farla. Altrimenti la smettano di lamentarsi, e si tengano il monopolio dell'informazione.

19.4.02

ARTICOLO DI ROBERTO BERNABEI




Un paio di mesi fa lo US Census Bureau riporta che l' Italia e' il paese piu' vecchio del mondo con il 18.1% di ultrasessantacinquenni. In pratica un italiano su cinque e' ufficialmente vecchio. Vedo la notizia sulla Reuters e chiamo una giornalista che si occupa di salute su un importante quotidiano nazionale. Questa volta -ragiono- la notizia c'e' e si parlera' di invecchiamento, si aprira' il dibattito, si allerteranno responsabili, si promuoveranno iniziative...Vengo invece richiamato dalla giornalista che mi riferisce della mancanza di spazio e che purtroppo...Io sbaccalisco e comincio a chiedermi in quale paese vivo perche' ne' i quotidiani ne' le televisioni riportarono nei giorni a seguire la notizia! Sponsor, i media, di una gigantesca rimozione collettiva. La stessa domanda me la rifaccio oggi ad una settimana dalla conclusione dell' assemblea mondiale sull' Invecchiamento di Madrid. Infatti, a parte un' articolo sul Corriere della Sera ed un paio di pezzi di commento sul Messaggero, non ho visto altro e certamente non ho visto un pezzo di telegiornale o uno degli approfondimenti televisivi di seconda serata. Mi rispondo che vivo allora in un paese che discute solo di Di Bella e Cogne, per capirci, perche' solo quello passa il convento mediatico nostrano. Pagine su pagine sull' invecchiamento del globo, invece, nei giornali europei. La "catastrofe demografica" hanno titolato per giorni El Pais e The Times, e spagnoli ed inglesi ad invecchiamento stanno messi meglio di noi. Televisioni di tutto il mondo presenti (non quelle italiane, ripeto) anche perche' il problema e' enorme per i paesi sviluppati ma e' oramai sentito dai paesi in via di sviluppo, con la piccola differenza che noi siamo prima diventati "ricchi" e poi vecchi, loro sono diventati vecchi senza esserdiventati "ricchi". Pensate, ad esempio, che la Cina si avvia ad avere oltre 300 milioni di vecchi. Provo allora io a raccontare cosa succede ad essere vecchi augurandomi che si parli meno, molto, molto meno di Cogne per mettere il cervello di tutti a cambiare noi ed il paese. Perche' invecchiare tocca, grazie a Dio, a tutti e quindi c'e' da affrontare il fatto individualmente e come popolo. Individualmente una donna su cinque già oggi arriva a 90 anni, ma come? Acciaccata. E sempre di piu' lo sara' se non comincia da giovane e continua per sempre (vale ovviamente anche per i maschi che campano un po' meno) a fare movimento e ad avere una dieta appropriata. Quello che ha interessato ad oggi fasce particolari di popolazione (giovani, atleti, gente dello spettacolo, maniaci della fitness) diventa obbligatorio ed a tutte le eta'. Il rischio infatti e' quello si' di esser vivi fino ad una ragguardevole eta' perche' i farmaci e le conquiste della medicina ci mantengono vivi...ma disabili. E disabili magari per un mucchio di anni. Solo un radicale e nuovo stile di vita garantisce non solo la vita ma la qualita' della stessa. E questo deve penetrare a scuola, nell' ambulatorio del medico di medicina generale, e nei giornali e nelle televisioni per penetrare nelle case! Ad oggi questa penetrazione e' modesta ed infatti la disabilita', cioe' il funzionare male nel fisico, e' in aumento in modo significativo. Piu' vecchi e piu' malati, insomma. Come popolo anche si deve far diversamente. Non mi addentro nel problema pensioni perche' non e' mestier mio ma oggi un pensionato viene pagato da nove lavoratori, domani ce ne saranno solo quattro a pagare quella singola pensione. C'e' da "ridisegnare" un intero paese appunto disegnato per il giovane adulto, e per nulla per il vecchio. Banalmente (ma non tanto) togliere i predellini dei treni, abbassare le leve dei cassonetti della spazzatura, mettere gli scivoli per far passare le sedie a rotelle per le strade, posizionare corrimano strategici, dotare gli autobus di sollevatori. E poi ci vorra' un' automobile dove si entra e si esce con facilita' estrema, una cucina ad altezza ed utilizzo comodo, un corso per insegnare ad utilizzare internet o il forno a micro onde, un seggiolino nella doccia con maniglia di sostegno. E per la salute un' assistenza domiciliare integrata e sempre meno ospedale. Sappiate che ad oggi abbiamo in Italia intorno all' 1% degli ultrasessantacinquenni forniti di qualche tipo di assistenza domiciliare quando la Danimarca e' al 16%, la Finlandia al 13% etc. Insomma non c'e' da "dire" cose di sinistra come suggeriva qualcuno a D'Alema. Altro che dire. C'e' da fare cose importanti, ne' di destra ne' di sinistra. Semplicemente cose necessarie se vogliamo tenere botta al mondo che cambia. E in Italia piu' velocemente e quantitativamente che in tutto il resto del pianeta. Allora oggi a Madrid e nel futuro sempre di piu', non gliene frega nulla di Cogne o del conflitto di interessi ai 160 paesi presenti. Vogliono semmai "bere" informazioni su quello che facciamo e faremo noi italiani nel nostro incredibile laboratorio naturale di paese piu' vecchio del mondo. Media, se ci siete, battete un colpo ed aiutateci a raccontare cose serie.
Roberto Bernabei

da: "JackFolla c'è" - 17.4.2002


L’Oriana non è riuscita, stavolta, a farmele girare come un elicottero; l’Oriana, stavolta, mi ha suscitato solo umana compassione. Anch’io sono stato un esaltato, ma da giovane. Alla sua età, il non avere mai dubbi, dovrebbe provocarle un dubbio enorme. Gerusalemme, come ha detto un soldatino israeliano, “è tutto un fronte”. Non c’è più “qui la casa” e “lì la guerra”. I funerali, da una parte e dall’altra, ormai se li celebrano nelle vene; è un sangue nero, pesto, che uniforma tutto, i diritti dei vivi e quelli dei morti; i martiri d’Israele e i martiri palestinesi; le colpe di Sharon, le colpe di Arafat. Sì, Jack Folla è più filopalestinese. Interessa? A me no. Ma visto che, volente o nolente, Alcatraz è uno show delle opinioni, vi spiego con disarmante semplicità il perché. Perché Israele è uno Stato ricco, armato e forte. E la Palestina è un non-Stato, una colonia; una terra disperata. Ed io –non chiedetemi perché- ma sto coi disperati. E poi vorrei capire la differenza che c’è tra Via Rasella e un kamikaze palestinese. Perché se fossi figlio della Palestina non la capirei. Ma -vedete- questo non m’impedisce di disperarmi per i bimbi, le donne, i civili ebrei trucidati dal fondamentalismo kamikaze. Se fossi ebreo, e avessi il DNA marchiato da Aushwitz e da Dachau, vorrei capire la differenza che c’è tra Gerusalemme d’oggi e i forni crematori. Perché se fossi figlio d’Israele non lo capirei.

La pace, il pacifismo, è un ostinato, duro, quasi violento atto d’amore che non può essere mai di parte, altrimenti si fa inevitabilmente complice del sangue innocente e delle armi. Chi, come l’Oriana, ha un così grande seguito nell’inconscio collettivo dei lettori, farebbe meglio a non recitare la macchietta dell’Oriana di un tempo, con quei giochini letterari da donna barbuta del Circo Barnum, tipo la ripetizione ossessiva, egocentrica e moralista, di un’affermazione “Io trovo vergognoso”, che merita una sola risposta “chi se ne frega”, e poi via, sciò, voltare pagina, perché non si usano questi espedienti da best-seller di quarta quando i bimbi di Gaza saltano sulle mine, i civili ebrei crepano negli autobus, e i carri armati israeliani rispondono decimando altri innocenti, invadendo altrui territori, facendo le stesse cose identiche dei kamikaze, ma con un esercito regolare. Sì, la Fallaci è uno di quei rari casi (a parte quelli di dementia precox) in cui un vecchio è addirittura più coglione di quand’era giovane. Ma a questo punto, al di là della bieca operazione commerciale, comincio a nutrire seri dubbi anche su chi, in questi suoi fallaci deliri di punti esclamativi e d’indignazione da bancarella del mercato delle pulci, ci si rivolta felice come un porcello nel fango, cioè il Corrierone, Panorama, e i nuovi nani e ballerine del generone che sta governando il paese, con uno scimmiottamento (da destra) del peggio a cui ci aveva abituato la sinistra. No. Noi tutti dobbiamo capire di essere complici, colpevoli, e che saremo giudicati tutti, dalla Storia e dal Tempo, né più né meno di chi, negli Anni Quaranta, vedeva passare i treni degli ebrei deportati e fingeva di non vedere e di non sapere. Perché noi non possiamo pretendere che un palestinese capisca. Non possiamo pretendere che un ebreo di Gerusalemme (convivente col terrore kamikaze dall’alba al tramonto) capisca. Palestinesi e ebrei non possono più capire, e tutti coloro, come l’Oriana, che si schierano atrocemente e senza dubbi con gli uni o con gli altri, alimentano il non dialogo e prolungano le stragi. Perché noi europei possiamo capire, loro no. La Fallaci, Mieli, Gad Lerner, Giulianone e il sottoscritto, non siamo sotto schiaffo della morte, quella morte; non siamo sotto schiaffo delle religioni, quelle che diventano odio; e stasera se vogliamo continuiamo a litigare al ristorante, davanti alla birra. Ma loro a Gerusalemme non possono farlo, perché nella lattina di birra ci può essere il tritolo. E non possono farlo i palestinesi, perché come escono di casa un soldato israeliano gli taglia le gambe, dopo averlo umiliato fin nelle viscere. Umiliando Arafat. E allora le chiacchiere stanno davvero a zero e siamo tutti assassini, soprattutto noi che tromboneggiamo. Ma dove sta l’Europa? Che fanno le Nazioni Unite? Dov’è l’invincibile NO di tutta la terra? Si è perso in mille rivoli di fango, dove rotolano leader e capetti, Oriane e copie vendute, e perfino io prenderò diritti d’autore per queste parole. Sono i nostri interessi che stanno sparando a Gerusalemme e in Palestina. E’ il nostro granitico egoismo che ci rende tutti ciechi e colpevoli. E’ solo questo che “io trovo vergognoso” cara Oriana. E non ho bisogno di ripeterlo mille e una volta come fai tu. Perché è scritto nel mio sangue.

Siamo tutti infami.



14.4.02

Appello a tutti i sostenitori della causa palestinese





Unendoci all'appello pubblicato dagli intellettuali arabi in Francia (le monde 09-04-2002), affermiamo quanto segue:


Noi, in quanto arabi e italiani di origine araba, dichiariamo che gli atti contro gli ebrei che si sono verificati recentemente in alcuni paesi europei sono intollerabili. La collera e la rabbia che i crimini di Sharon potrebbero ispirare non devono e non possono, in nessun caso, giustificare né derive né sconsiderate reazioni. Richiamiamo perciò tutti i difensori della causa palestinese in Italia ad un'estrema vigilanza e desideriamo ricordare alcuni fatti evidenti:


- La comunità ebraica non è identificabile con il popolo israeliano.


- Il popolo israeliano stesso non è fatto a immagine di Sharon. I numerosi israeliani che oggi per la paura e l'insicurezza, si schierano dalla sua parte, prenderanno più facilmente coscienza dell'essere stati abbagliati e fuorviati se noi sapremo convincerli dell'assenza di animosità nei loro confronti da parte nostra, in quanto parte della stessa comunità e, soprattutto, in quanto esseri umani.


- I nostri interlocutori e sostenitori più preziosi sono gli ebrei che operano, al fianco dei palestinesi, contro l'occupazione, la repressione, la colonizzazione e si battono per la coesistenza di due stati sovrani, uno palestinese e uno israeliano.


- Molti di questi ebrei hanno una storia familiare tragica, segnata dall'olocausto. Sta a noi render loro omaggio e raggiungerli sulla linea di condotta che consiste nel saper mettere da parte lo spirito di tribù quando si tratta di difendere diritti e libertà universali.


Non cadiamo quindi nella trappola di Sharon. Non confondiamo le battaglie. L'insulto contro un ebreo o un arabo è la stessa cosa. In entrambi i casi esso non fa che rendere servizio all'estremismo del quale si vantano Sharon e i suoi. Leila Shahid, rappresentante dell'ANP a Parigi, non avrebbe potuto dire meglio quando ha definito gli attacchi contro le sinagoghe e i negozi ebrei "crimini contro i palestinesi". Ascoltiamo il suo appello.



Roma 12-04-2002



Firmatari:

Firmatari:

Zouhir Louassini, Mahmoud Salem Elsheikh, Irfan Rashid, Reda Hammad, Khaldoun Roueiha, Ali Rashid, Suad Sbaii, Ihab Hashem, Salah Methnani, Antoine Layek, Mustafa El-Ayubi, Hamadi Oueslati, Musallam Khader


Aderiscono a questo appello:

Chiara Paolizzi, Carlo Rolandi, gruppo Phantasmata di Orvieto, Dino Frisullo, Servi Lia, Domenico Giordano, Elisa Macadan, Federico Cangemi

Chi volesse aderire a questo appello può farlo attraverso il seguente e-mail: info@arabroma.com