31.8.05

TUTTI I MODI DI FARE CENTRO
Filippo Ceccarelli su Repubblica

«CENTRO di questi giorni»: è la minaccia che grava sugli ospiti delle terme mastelliane di Telese. «Io c?entro» era il claim dell?Udc alle ultime elezioni, rovesciato in «io c?esco» non appena Marco Follini riuscì a evadere dalla prigione dorata di Palazzo Chigi. Il centro, sostiene romantico Rutelli, «è il cuore della battaglia». Mentre De Mita scandisce, generico e pedagogico: «Il centro ? pausa, suspense, attimo metafisico ? è un modo di governare».
Che vano tesoro di immagini, che dispendio d?energie creative, che caotico affastellarsi di richiami culturali e perfino spettrali. Il centro, rivendica l?Udeur, è la continuazione della linea di Moro. Nel centro, caldeggia a sorpresa Sgarbi, rivive De Gasperi contro i suoi usurpatori. È tempo, esorta Publio Fiori, di ricomporre il centro attorno ai «valori»; così come chi, nel centrosinistra, invoca simmetricamente di ricostituirlo attorno al «riformismo», che è un?altra bella parola ormai vuota, logora e malamente invecchiata. Ma è inutile star lì a sottilizzare.
Utile sembra invece, nella presente temperie - minaccia terroristica, crisi economica, pandemia culturale - dedicarsi a che cosa? Al centro. Al gioco del centro. Inteso, questo centro, o «grande centro», come astrazione geometrica, spazio vacuo e fluttuante, meta-razionale, iniziatico, esteso, sincretico e polivalente. Il centro degli affari e dei poteri forti denunciato dalla Padania dopo l?uscita di Mario Monti; il centro estetico dei piacioni brizzolati Casini & Rutelli come li vede, ahilei, Rosi Bindi; il centro trattino sinistra, ma pure il centro trattino destra dei moderati del partito unico o unitario che dir non si voglia; il centro, addirittura, «snobbistico», come lo definisce l?onorevole Francesco Giro, cui una crudele nota d?agenzia affibbia la qualifica di «consigliere politico di Sandro Bondi»; il centro «tormentone dell?estate» secondo Prodi; e il centro «cavallo di Troia» secondo Calderoli.
S?ingolosisce, intanto, la classe politica dinanzi a tanta multiforme irrilevanza. Piepoli valuta al 37 per cento il grado di appetibilità centristoide; tempo fa Porta a porta alzava la soglia al 50; Rotondi, rianimatore di una miniatura post-democristiana, al 65. Emilio Fede ha addirittura organizzato un macchinoso tele-trastullo, «Il Sudoku del Centro»: posto di fronte a una lavagnetta magnetica e delimitata ai suoi due estremi da capitelli su cui riposano le teste di Berlusconi e di Prodi, il gentile ospite (Feltri, ad esempio) deve spostare pedine che rispondono ai movimenti degli eventuali e sospetti alfieri del presunto centro, cioè Mastella, Follini, Formigoni, Rutelli, Tabacci, Buttiglione.
E con il Sudoku di Fede si mette punto e a capo. Perché come tutte le cose che sono fatte della materia di cui vivono i sogni, il centro nella realtà non esiste. Ma oggi è come se esistesse due volte perché da una decina d?anni si configura come un luogo dell?immaginario del ceto politico (e mediatico) italiano. E da lì nessuno lo schioda: un po? fantasma nostalgico della Dc e un altro po? stizzita reazione al fallimento del maggioritario. Ma anche utopia, panacea, simulacro, desiderio, pretesto, chimera, spauracchio, mito e karaoke della Seconda Repubblica. Nulla insomma di cui ci si possa veramente fidare.
E difatti il «grande centro» nasce piccolo e cattivo, all?interno della Dc, per far fuori De Mita. La prima formulazione certificata sulle benemerite banche dati è ad opera dei dorotei (gruppo dell?onorevole Piccoli) e risale al gennaio 1988. Solo una scrupolosa e sconsolata ricerca disvela in effetti la più vivida inconsistenza e la più sorvegliata ambiguità del concetto. I fans e i nemici del centro, d?altra parte, mutano di continuo; e pochissimi sono quelli che nel corso del tempo non si siano segnalati per aver ora proposto ora paventato la nascita di un grande centro, e spesso per aver esternato entrambi gli atteggiamenti, in genere con la stessa determinazione.
È un campionario a suo modo sconcertante. Già nel 1994 Buttiglione e Segni propongono un centro «liberaldemocratico», poi massacrato alle elezioni. Ciò nonostante, D?Antoni persevera per un decennio, annunciando in pratica la nascita di «Democrazia europea», di lì a poco pure destinata al fallimento elettorale, in una memorabile puntata di Porta a porta sotto lo sguardo benevolo di Anna Kanakis, Ciriaco De Mita, Antonella Clerici e del cestista Dino Meneghin.
Per sua natura e vocazione, il grande centro è una creatura promiscua, non va troppo per il sottile, si lascia prendere da chiunque e per qualsiasi intento. Così, nel 1995, Bossi lo invoca contro «il mostro a due teste» D?Alema-Fini; poi è la volta di "Lambertow" Dini che lo delinea, pare di ricordare, come «terza gamba dell?Ulivo»; quindi si fa vivo dall?altro schieramento Berlusconi: «Noi - dice - non puntiamo al grande centro, noi siamo il grande centro, anzi il Super Centro».
Da allora ognuno se lo tira dalla sua. Nel 1997 Paolo Cirino Pomicino, ricoverato in fin di vita al Policlinico, fa accorrere Di Pietro, si toglie la maschera d?ossigeno e con un fil di voce lo implora: «Ci aiuti a rifare il grande centro». Passano un paio di mesi e Tonino si offre come «garzone di un nuovo grande centro». Passano un paio d?anni e tocca alla Pivetti, candidata prima dell?orsetto e poi dell?Udeur. Cossiga, com?è ovvio, s?è già mobilitato: reduce dalla delusione di Mastella, «ala concretista dell?Udr», in nome del grande centro convoca all?hotel Bologna un coordinamento di circoli con Sanza, Rebuffa e Meluzzi, quest?ultimo però già in fase avanzata di conversione ambientalista. Un giorno spunta Giuliano Amato. Gli chiedono: anche di lei si parla come possibile punto di riferimento del grande centro... «L?ho letto - è la replica - s?imparano tante cose sui giornali».
Vero. S?impara ad esempio che quando la vita pubblica perde il suo senso, tutto finisce per ripetersi alla noia. S?impara il dubbio e lo scetticismo rispetto alle astrattezze, alle fissazioni, alle formulette. S?impara a diffidare di un potere che forse non si riconosce più nella laboriosa conquista di spazi geometrici, ma vive ormai di lampi fugaci, interconnessi e allegramente ingannevoli.

27.8.05

RUTELLI NON RISPONDE ALLE DOMANDE DELL'UNITA'
MA L'UNITA' LE DOMANDE GLIELE FA LO STESSO


Domande a Rutelli
di Antonio Padellaro
(da l'Unità - 27 agosto 2005)

Caro Francesco,
qualche giorno fa, alla richiesta di un’intervista a l’Unità, che dopo quelle con Fassino e Prodi avrebbe dovuto completare una sorta di trittico con i leader dell’Unione, hai gentilmente risposto che non era il momento adatto. Purtuttavia, se non avremo le risposte, le domande che volevamo farti conservano un loro valore, soprattutto per i nostri lettori spesso disorientati da un dibattito nel centrosinistra non sempre limpido (e forse reso tale anche dalla nostra incapacità di spiegarne, qualche volta, i reali significati). Ecco perché torniamo alla carica limitandoci alle questioni fondamentali che tu vai ponendo in varie sedi (l’ultima, il meeting di CL) e che non sempre ci hanno convinto. Il primo argomento riguarda la conquista del voto moderato in fuga da Berlusconi e dalla destra e che tu ritieni possa, e vada, intercettato dall’Unione. Nella lettera a Repubblica del 23 agosto così scrivi a proposito delle idee sul centro espresse dal professor Mario Monti: «Il centrosinistra intende schierarsi sulla linea di chi intende ricacciare nelle braccia della destra chi la pensa come Monti, oppure intende conquistare anche la fiducia e il consenso di quella parte dell’elettorato?». Quello che poni è solo apparentemente un interrogativo retorico. Il problema, infatti, non è quello di scoraggiare consensi moderati che possono essere fondamentali per la vittoria del centrosinistra (vista soprattutto, avvertono i sondaggisti, la grande quantità di collegi in bilico tra centrodestra e centrosinistra). Il problema è quale prezzo politico occorre pagare per convincere questi «milioni» di elettori, ormai stufi delle false promesse del cavaliere. Prendiamo, come unico esempio, la riduzione della spesa pubblica che il professor Monti considera irrinunciabile (insieme ad altre misure strutturali a favore della competitività delle imprese e degli interessi dei consumatori e dei risparmiatori) nel quadro del profondo cambiamento necessario per ridare slancio alla nostra declinante economia. Ma cosa tagliare che non sia stato già tagliato dalla premiata ditta Tremonti? Sanità? Scuola? Trasferimenti alle Regioni? E se anche queste «indicazioni molto precise» convincessero milioni di elettori moderati a saltare il fosso, siamo sicuri che altri milioni di elettori, senza etichetta, che già stanno da questa parte (e che magari sperano nel rafforzamento e non nell’indebolimento dello Stato sociale) ne sarebbero contenti? Insomma, se la coperta delle risorse è quella che è, dove vedi un punto di compromesso possibile tra elettorati con redditi (e quindi problemi economici) assai diversi tra loro? Il secondo argomento riguarda gli scenari che potrebbero aprirsi dopo (speriamo) la vittoria elettorale dell’Unione e che Giuliano Amato nell’intervista al Corriere della sera del 24 agosto ha ben raffigurato con l’immagine delle due mezze mele. Può darsi, ha spiegato l’ex premier, che, a «prescindere dalle opinioni di Monti, si determini una situazione che faccia sì che, volenti o nolenti, parte dei moderati del centrodestra e del centrosinistra appaiano come due mezze mele in attesa di congiungersi». Amato ipotizza una sconfitta del berlusconismo così grave da dividere il Polo in due tronconi: da una parte Forza Italia e Lega; dall’altra Udc e Gianfranco Fini, se riuscirà a liberarsi della destra più radicale di An. E dunque, «se il centrosinistra trovasse qualche difficoltà nel fare le riforme», o nell’affrontare la grave eredità economica lasciata dalla destra, «scatterebbe la molla per mettere insieme le due mezze mele». È pensabile un simile allargamento della nuova (si spera) maggioranza a forze che dell’Unione non solo non fanno parte ma che l’Unione strenuamente combattono e strenuamente si preparano a combattere nelle politiche del 2006? E ammesso che questa possibilità esista, un premier di nome Prodi eletto con altra coalizione e altro programma potrebbe mai prenderla in considerazione? E non potrebbe essere, invece, questa delle due mezze mele una strategia per mandare a casa Prodi, mettiamo dopo un anno di governo, per sostituirlo, mettiamo, con un governo Monti? Stiamo, ci rendiamo conto, affastellando una serie di ipotesi cervellotiche. Ma proprio per questo ci piacerebbe sentirci dire da te che questa delle due mezze mele è una storia che proprio non esiste.
Tanto più ne saremmo tutti rassicurati, visti i fraintendimenti che ha suscitato la proposta, chiamiamola così, di grandi intese da te avanzata al meeting di Rimini su questioni importanti «come gli incentivi per le famiglie, gli investimenti per la ricerca, il contrasto delle rendite speculative». Un disegno generoso ma utopistico, come lo ha definito Luciano Violante, quello di un accordo tra i poli a pochi mesi dalle elezioni su alcune riforme da approvare nella prossima legislatura chiunque vinca nel 2006. Un disegno che, tuttavia, ci sarebbe piaciuto approfondire con quell’intervista a Francesco Rutelli per la quale, ci auguriamo e si augurano i nostri lettori, il momento adatto arrivi quanto prima.

23.8.05

Scorie e sommergibili: il pasticcio italo-russo
Per un accordo (improbabile) sul nucleare un gran galà e 360 milioni di finanziamenti
di Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella (Corsera, 22 agosto 2005)

Putin sarà pure amico di Berlusconi ma anche un vecchio navigatore internazionale come Giulio Andreotti, che certo non è un oppositore trinariciuto, non capisce: «Perché lo smantellamento dei sottomarini nucleari russi dovremmo pagarlo noi e non i miliardari moscoviti che si comprano le squadre di calcio?». Totale della somma da scucire: 360 milioni di euro. Cinque volte i soldi dati ai Paesi colpiti dallo tsunami che fece 288 mila morti. Dettaglio curioso: il governo fa bella figura con Mosca tirando fuori 8 milioni di euro, parte dei quali già usati per un party astronomico, gli altri 352 sono sul gobbo dei governi futuri. Li trovino loro, i denari. Sia chiaro: la rimozione delle armi di distruzione di massa degli anni della guerra fredda va fatta nell’interesse di tutti. Ed è giusto che tutti se ne facciano carico. Italia compresa, nonostante siano anni di vacche così magre che Palazzo Chigi ha deciso tagli traumatici perfino alla cooperazione o alle organizzazioni no-profit contro la fame o le malattie nei Paesi più poveri. Ma proprio per questo ogni euro deve essere speso nella massima trasparenza. Cosa che in questa faccenda non accade affatto. Per capirci qualcosa, bisogna tornare indietro di un paio di anni. Siamo ai primi di novembre 2003.
A Roma è in corso il vertice Ue-Russia. Quello in cui il Cavaliere, interrompendo Putin nella conferenza stampa («Scusa Vladimir, adesso parlo io») prende le difese della repressione russa in Cecenia, sotto accusa in Europa, parlando di «leggende ». Una sortita che gli procurerà la prima censura votata dal Parlamento europeo a un presidente di turno: «Si deplorano le dichiarazioni...». In questo contesto, il premier firma un accordo che perfeziona un impegno preso nel G8, in base al quale l’Italia smantellerà, appunto, un certo numero di sommergibili nucleari russi. Chi se ne occuperà? La Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari), un’azienda che, nata da una costola dell’Enel, incorpora dal ’99 le competenze sulle centrali nucleari italiane. Un gesto di generosità utile nei rapporti internazionali e pure conveniente. Lo sterminato territorio russo, ha infatti spiegato mesi prima il generale Carlo Jean (l’ex consigliere militare di Cossiga messo alla presidenza della Sogin con la benedizione di Antonio Martino, suo collega alla Luiss) potrebbe raccogliere «in cambio» le scorie nucleari italiane che non sappiamo dove mettere. Macché: manco il tempo di firmare e la contropartita cade: «La possibilità di esportare i materiali radioattivi in Russia non è più praticabile», spiega il generale, perché Mosca «si è allineata alla normativa internazionale e rifiuta qualunque ipotesi di stoccaggio permanente». Non bastasse, il progetto, che ha bisogno del via libera parlamentare, va a sbattere in una serie di difficoltà.
Anche dentro la destra, dove ad esempio Bruno Tabacci (Udc) o Stefano Saglia e Tommaso Foti (An) scalciano perché l’accordo va solo a beneficio dei russi. Per non dire della sinistra che, sia pure con qualche ambiguità lobbistica, è contraria. Coi verdi, contrarissimi, in prima fila. Non bastasse ancora, emergono difficoltà pratiche: non ci sono i soldi. E tutti i tentativi di rastrellarli (compreso quello del ministro Antonio Marzano di infilare nel 2004 nel decreto sulla competitività, alla chetichella, un comma per istituire un commissario ad acta) vanno a vuoto. Colpa del nuovo ministro Siniscalco, che avendo la competenza in materia visto che la Sogin appartiene al 100% al Tesoro ed è finanziata con lo 0,7% delle bollette elettriche, avoca a sé la pratica: «Fatemi capire». Rimasto al palo, Jean non si perde d’animo. E dopo avere evidentemente avuto un via libera dall’alto, decide di giocare d’anticipo e, nonostante l’accordo non sia stato ancora ratificato, apre un ufficio a Mosca. E qui cominciano i guai. Sede di alto rango. Affitto da capogiro.
Dipendenti in quantità (una ventina, pare, tra i quali la sorella del direttore del personale Maurilio Fraboni) non solo lautamente pagati ma lautamente premiati da una ulteriore diaria di 300 euro al giorno, voce che da sola genera un costo di oltre 2 milioni l’anno. Insomma: un debutto alla grande. Come alla grande, stando alle contestazioni fatte in consiglio di amministrazione da Carlo Togni, capo di gabinetto di Altero Matteoli e vice-presidente della Sogin, è la festa (alla quale lui non va, come il rappresentante del Tesoro Fernando Carpentieri) data per brindare al progetto alla presenza di un sacco di gente come il sottosegretario azzurro Giovanni Dell’Elce e il responsabile dell’energia leghista Massimo Polledri. Uno strabiliante galà che, rivaleggiando con quello voluto a suo tempo dallo Scià per i 2.500 anni dell’impero persiano con l’ingaggio di centinaia di camerieri del parigino Chez Maxim, del Palace di Saint Moritz e dell’Hotel de Paris di Montecarlo, sarebbe costato 400 mila euro. Fatto sta che a marzo di quest’anno l’Autorità per l’Energia e la Corte dei Conti iniziano a chiedere chiarimenti su come la Sogin spenda i soldi.Ametà aprile, l’Autority contesta con una delibera alla Sogin 4,8 milioni di euro di spese, pare tutte relative alla sede di Mosca, perché per coprirle sarebbero stati utilizzati i soldi delle bollette Enel.
La società fa ricorso al Tar contestando all’Autorità il potere di censura mentre Jean sostiene che le attività di Mosca sarebbero state finanziate col fondo di 400 milioni di euro che la Sogin aveva in cassa già nel 1999, avendo ceduto i propri impianti all’Enel. Ma il Tesoro blocca il bilancio. E nel Cda Togni e Carpentieri piantano una grana tale che l’assemblea viene rimandata all’inizio di settembre. Anche perché il Cda è in scadenza: chi gestirà i soldi in arrivo? Perché, stavolta, i soldi arrivano davvero. E non solo per il caviale. Con una improvvisa accelerazione, infatti, la Camera ratifica l’accordo e lo passa al Senato dove, il 28 luglio, ha addirittura la precedenza (nonostante la battaglia frontale del verde Stefano Boco, i dubbi della Margherita e le perplessità dell’Udc che si astiene) sul decreto anti-terrorismo dopo le bombe di Londra. Altri sei giorni (sei!) e il ministro Claudio Scajola firma la convenzione che affida alla stessa Sogin, senza gara, la gestione di tutta l’operazione. Ma non è tutto. L’accordo, oltre a stabilire che 8 milioni saranno tirati fuori adesso e 352 negli anni successivi, «riconosce alla Sogin annualmente un importo aggiuntivo pari al 25% del totale dei costi. Tale importo comprende un’aliquota del 20% destinata alla copertura dei costi per le attività di promozione, di controllo e ispezione svolte dallo stesso ministero». Cosa vuol dire? Boh... Perché il Tesoro deve pagare quella quota in più a una società che è sua? Boh... E il restante 5%? Boh...
PRIMA PAGINA: AFFINITA'
da Gennaro Aprea, Rodano (MI)


Egregio Dottor Sabelli, sono un affezionato ascoltatore di "Prima Pagina" ormai da più di vent'anni; qualche volta ho anche partecipato telefonando od inviando e-mail. Oggi è finita la sua settimana e me ne dispiace veramente perché, nonostante non sia la prima volta che lei conduce questa ottima trasmissione (ho tutte le radio in camera da letto, bagno cucina e soggiorno sintonizzate su Radio3), ho scoperto di avere moltissime affinità con lei. Per esempio sono laico ed ateo da molti anni (quindi non vedo perché vi debbano essere i crocifissi negli edifici pubblici) il mio 8x1000 va alla chiesa valdese, pretendo di essere una persona che rispetta le leggi (forse perché ho ricevuto un'ottima educazione dai miei genitori), e che molte di esse dovrebbero essere modificate su base logica, e molte altre similitudini che non sto più ad elencare. Ma nel complesso voglio anche dirle che lei è una persona molto simpatica e direi affascinante per ciò che traspare dal suo comportamento. Mia moglie condivide il mio punto di vista. Tutto ciò forse dipende da un fatto generazionale? Mia moglie dice che lei è una persona di una certa età (come me: io ho 74 anni) io invece ho l'impressione che sia molto più giovane quindi, se è così, apprezzo ancora di più la sua persona e la sua personalità. Mi auguro egoisticamente che lei possa tornare a condurre Prima Pagina prima della prossima estate. Non so dove risiede, ma mi piacerebbe anche conoscerla. Per sapere qualcosa di più su di me, se vuole, può dare un'occhiata al sito della mia società: www.gaa-consultnet.com. Alla pagina "i nostri consulenti" sono il primo della lista per ragioni di ordine alfabetico.
PRIMA PAGINA: IL PAPA E' TROPPO "TIEPIDO"
da Luisella Grandori, Modena

Ciò che le volevo dirle e chiederle è questo:
Non crede che questo Papa (raduno giovanile a parte o compreso) stia dicendo parole troppo tiepide, troppo caute per un cristiano, di fronte a tutto ciò che sta accadendo nel mondo?
Bene che getti acqua sul fuoco pericoloso della guerra di religioni che sta prendendo piede anche in aree cattoliche (vedi CL che si è innamorata della Fallaci ... che dire?), bene che dica parole contro il terrorismo islamico (visto che l'islamismo e anche tanto di più e diverso) ma mi pare che sia troppo poco, che sia parziale e di basso profilo. Penso che come autorità spirituale, il Papa dovrebbe avere una visione più ampia e più profonda di ciò che sta avvelenando la convivenza umana. Non è certo solo il terrorismo isalmico. Basterebbe uno per tutti l'esempio delle atrocità perpetrate in Cile (non ancora risolte), del misfatto dell'11 settembre 1973, altro 11 settembre altrettanto grave di quello del 2001. Costui (il Papa), come tanti, ha la memoria e lo sguardo corti. E che dire della politica estera in generale degli Stati Uniti? Del cinismo feroce con cui vengono appoggiate dittature, scaravoltati governi nati da volontà popolare, derubati e saccheggiati delle loro risorse i paesi più poveri, ecc. E per quali obiettivi? Molto poco amorevoli mi pare ... cosa pensa un cristiano e tanto più un Papa di tutto questo? Non lo dice.
Non crede che per tutte le autorità religiose oggi sarebbe il momento (l'occasione, il dovere, il compito) di esprimersi tutte insieme denunciando con forza la crudeltà e il cinismo con cui si sta governando il mondo?
Mi sembra che stiano perdendo la loro grande occasione. Mi pare che sia il momento (per chi può ed ha il potere, l'autorevolezza e la visibilità per farlo) di condannare duramente e senza scuse ciò che sta accadendo e chi ne è responsabile (i terroristi islamici?).
Vorrei vedere finalmente qualcuno di qeusti capi religiosi che fa ciò che fece Gesù nel Tempio, che scaravoltasse con furia (mi sembra l'ora, mi sembra tardi!) tutti quei banchetti dei "mercanti" e gridasse forte a lor signori "Cosa avete fatto della casa del Padre" (per me il Padre è il mondo, la casa degli uomini, non sono religiosa in senso stretto, non riconosco un Dio con nome e cognome, mi pare riduttivo).
Tanto più profondo mi pare il pensiero e tanto più complessiva l'analisi di laici come Terzani, Erri De Luca o di persone di fede religiosa come Don Ciotti, Agnoletto, Alex Zanotelli ...
Per concludere mi pare che quest'uomo tanto attento a non pestare i calli ai potenti (il Papa) sia inadatto al ruolo che dovrebbe svolgere. Andrebbe invitato a rileggere il Vangelo, visto che questo è il suo riferimento ... mi sembra che dica cose molto chiare e diverse ..
Di ben altre parole (e fatti) avrebbero bisogno i giovani oggi.
Non crede anche lei?
PRIMA PAGINA: UN CESTINO DI "BRAVO"
da Anna Caredio

L'ho ascoltato volentieri tutta la settimana, Bravo! Dato che giustamente è contento di sentirselo dire, come ci ha confidato,gliene invio un cestino colmo con tanta sencerità.
PRIMA PAGINA: PARZIALITA' DI LOBBISTA
da Gianni Guasto

A Claudio Sabelli Fioretti la palma di conduttore più spiritoso, autoironico, equilibrato e piacevole tra quelli, pur notevoli, che animano "Prima Pagina". Poiché la settimana di Ferragosto non é tra quelle in cui l'ascolto della radio é più regolare, sarebbe bello averlo in un altro periodo dell'anno.
PRIMA PAGINA: COMPLIMENTI PER LA TRASMISSIONE
da Antonella Ricagno

Finalmente posso dire qualcosa di originale! Caro signor giornalista Dott. Ing. etc. Claudio Sabelli Fioretti Vien-dal-mare (non so perchè, ma i doppi cognomi mi ricordano la fantozziana Serbelloni Mazzanti vien dal mare), e lei non se avrà a male, anzi a mare, visto il suo notevole sense of humor. Ho apprezzato molto la sua conduzione di Prima Pagina: lei è simpatico, easy going, non formale, esprime il suo pensiero in modo diretto e spontaneo. Non per essere cattiva e volere a tutti i costi che si svegli sempre alle 4 del mattino, ma quando torna?
PRIMA PAGINA: GRAZIE
da Claudio Forti - Trento

Grazie per la sua settimana di conduzione di Prima Pagina e per la sua schiettezza e simpatia. Non sempre concordo con lei, ma l'ho scolltata con piacere, come ascolto da anni questa rubrica. Mi piace molto anche la rassegna stampa di Radio Maria. Anche quella sa essere spiritosa.
PRIMA PAGINA: SIMPATICAMENTE VORREI IMPALLINARTI
da Pier Luigi Baglioni

Ho ascoltato tutta la settimana la tua performanche a Rai3. Inoltre questa mattina ti ho pure gustato su RadioRadicale nel dibattico con Brea e Telese in riferimento ai loro libri.
Ti dico la verità, quando ascolto persone intelligenti, perspicaci, come te ma che fanno i pesci nel barile della politica mi viene lo stimolo a polemizzare. Cosa che non succede coi tromboni supponenti e saccenti nella loro ottusa faziosità (penso a Rizzo e Diliberto).
Perchè, vedi, si sente lontano un miglio che nella tua apparente obiettività non sei un libero pensatore ma marci su binari precisi del treno dell'Ulivo, Unione, o come cazzo si chiama quello schieramento che va da Prodi a Bertinotti passando per Di Pietro, Mastella e ora anche per Vittorio Sgarbi.
Nulla da dire, legittimo e democratico. Berlusconi ha fallito e quindi è naturale che ci riprovino gli sconfitti del 2001 facendo tesoro -si spera- dell'esperienza negatica precedente.
Quello che stride è presentare nefando lo schieramento avverso, giustificando ogni nefandezza del proprio (mai come adesso per la politica italiana vale l'adagio il più pulito ci ha la rogna).
Tre esempi a fior di pelle: RAI 3 assegnata alla sinistra è un canale colonizzato dalla stessa (prima pagina fa parlare un giornalista della della destra contro cinque della sinistra). Con codesto presupposto come fare scandalo della gestione degli altri canali? Si vuole il ritorno di Santoro biasimando Vespa dimenticando che il primo usava il capestro nell'ente pubblico contro gli avversari, mentre il secondo non va oltre il miele. Ci si straccia le vesti per la scalata di Ricucci senza battere ciglio per quella di Consorte, rimuovendo il fatto che l'uno è un finanziere privato che se non contravviene alle leggi può fare ciò che vuole del suo danaro; mentre l'altro è a capo di un ente con fini sociali precisi, le COOP, che difatti (pur essendo vere e proprie multinazionali) godono di titoli esentasse...
Insomma due pesi e due misure troppo smaccati per un giornalista che non dipenda da L'Unità.
Con questo abbi la mia simpatia poichè nella fauna dei culi di pietra allevati nel vecchio PCI sei uno tra i più degni.

21.8.05

PRIMA PAGINA: TRA UN ANNO ESATTO, LA SETTIMANA DI FERRAGOSTO?
da Adriano Caoduro

Egregio Signor Claudio, ciascun conduttore di "Prima pagina" ha i suoi lati buoni. Venerdì 20 agosto a "Prima pagina" ho sentito leggere: "Tra i "Papa boy" spunta Pelè", e Lei ha commentato ( più o meno) che in fin dei conti Pelè non è più (tanto) un "boy", e neppure un "ragazzotto", ma piuttosto un anziano. Secondo me è come se si fosse detto: "Tra le spighe di grano spunta un papavero rosso" (e quindi il "boy" ci stava bene). Diverso sarebbe stato se si fosse detto: "Dai "Papa boy" spunta Pelè"; allora sì che si sarebbe potuto desumere che, eventualmente, Pelè fosse (o sia?) un "boy". Ma in fin dei conti: che male c'è se un anziano si mescola con i giovani ragazzi (e ragazze) per esprimere il loro stesso sentimento!?
Passando di palo in frasca: mi è piaciuta la sua dichiarazione (o confessione) di dubbio in merito all'accento per "Càrega" o "Carèga" (quest'ultima sembrerebbe la giusta scelta nel Trentino). Lei, almeno, questo dubbio ce l'ha avuto e ce lo ha esternato confessandolo; mentre altri suoi colleghi neppure si pongono il problema (e non solo a "Prima pagina") e, per citarne un paio, hanno in passato "sparato" "Arbòrea" per Arborèa, o "Garé du Nord" per Gare du Nord. Ma in fin dei conti succede a tutti di commettere simili e piccoli peccati veniali; è successo anche a chi Le sta scrivendo che, pertanto, non se la sente di scagliare la prima pietra su nessuno. Tanto meno su di Lei che, nel momento in cui confessa di non sapere, mi torna ancor più simpatico (anche se non in senso assoluto!).
Mi spiace che Lei, così come mi è dispiaciuto per qualcun altro dei suoi colleghi lettori e commentatori di "Prima pagina", da lunedì 22 p.v. non ci faccia ancora compagnia. Sarà per una prossima volta: "Tra un anno esatto nella settimana di "Ferragosto"?".

PRIMA PAGINA: REFERENDUM SULLA CROCE
da Vito

Ogni estate Lei, approdato frai i cd. talentuosi Courier boys, ci assilla a Prima Pagina con qualche trovata . Altra volta fu un minitest elettorale (condotto secondo il collaudato cliché dei sondaggi e del forum di Radio 3) poi bruscamente interrotto. Ora una proposta di referendum sulla Croce, da non esporsi in luogo pubblico. Già, ma che intende per luogo pubblico? Scuole, uffici, ospedali? O qualsiasi luogo pubblico, tout court? In quest'ultimo caso il divieto non potrebbe non estendersi al luogo pubblico per eccellenza, al quale a nessuno, ma proprio a nessuno, nemmeno a Lei ed alla sedicente superiore umanità di sinistra (all'italiana) e nemmeno a me ed ai rozzi miei consimili, è dato di sottrarsi: il camposanto o, meglio, per dirla alla Sua maniera e non urtare nella suscettibilità del fiero libero pensatore, il cimitero. Oddio, non sarebbe un gran male perché tutte quelle croci lì non ci fanno un bel vedere: rendono il posto così lugubre.
PRIMA PAGINA: CODE AI CASELLI
da Mario Guzzardi

Sono stato molto lieto di ascoltarla di nuovo tutte le mattine a prima pagina. Purtroppo domani sarà l'ultima di questa tornata. La letizia non comporta necessariamente concordanza di idee e di punti di vista. Lei ha affermato stamani che le code in oggetto dipendono dal traffico. Questa è una verità parziale. Dipendono anche dalla pessima organizzazione della Società autostrade, simile purtroppo alla proverbiale disorganizzazione di molte strutture italiane. Ha notato che molte uscite Telepass permettono anche il pagamento del pedaggio ? Non crede che questa sia una follia ? Ma come ? Io pago in più per avere un passaggio più rapido al casello e poi devo comunque aspettare quelli che pagano il pedaggio davanti a me ? Non è questa una vera e propria schizofrenia organizzativa ? Al casello di Catania c'è una corsia preferenziale per il Telepass, ma è lunga solo un Km. Normalmente, nelle ore di punta o ai rientri domenicali la coda è lunga spesso 4 km . Possibile che fin'adesso me ne sono accorto solo io ? La fattura del Telepass non contiene il dettaglio delle percorrenze. Per ottenerla bisogna richiederla espressamente ma solo dopo aver ricevuto la prima fattura, perché quando si fa il contratto non lo dicono e poi si deve pagare un euro in più per avere quello che dovrebbe essere un diritto. Chiunque riceve una fattura ha sempre il dettaglio della merce acquistata. Come mai la società autostrade non lo sa ? Oppure vogliono scoraggiare quelli che potrebbero abbonarsi al Telepass magari per una ragione di politica occupazionale ? Come vede il discorso è piuttosto lungo e complesso. Non si tratta di semplice traffico: disorganizzazione, abulia, pressappochismo, malafede e chi più ne ha più ne metta. Un metodo per accelerare il pagamento del pedaggio potrebbe essere l'istituzione di una carta di credito (anche tipo PostaPay) per il pedaggio. Non ho nessun addebito supplementare ma passo più velocemente perché non devo aspettare il resto. Prima delle uscite autostradali dei grandi tabelloni potrebbero indicare il costo dei pedaggi per categorie almeno per le principali tratte. Il tutto potrebbe essere facilmente governato da un calcolatore indicando il costo delle percorrenze che stanno arrivando più frequentemente in quella particolare uscita. Mentre gli utenti aspettano in fila avrebbero così tutto il tempo di preparare le monete con l'importo esatto evitando poi di attendere il resto.
PRIMA PAGINA: A CHI LA RACCONTANO?
da Lucia Bruguier

Caro Sabelli, sono stata molto contenta di risentirla a a Prima Pagina ed anzi, la ringrazio anche per tutte le news letters che ricevo e che mi trovano, diciamo, sempre in accordo con lei nonché di quello che trovo sul suo sito, anche se il tempo che ho per seguirlo non è molto. Però, come lei credo, non ne posso più ne di tutta questa gente (includendo Rutelli, Parisi, Bertinotti, ecc, ecc, ecc, oltre a tutto quel ciarpame che circola nel centro destra) che continuano a blaterare anche nel pieno dell'estate, sempre andando a cercare il fuscello nell'occhio di qualcuno senza guardare le enormi travi che molti si trascinano dietro. Ma, mi domando, come potrà vincere il centro sinistra se si continua a darsi addosso fra partiti della stessa parte, solo per mettersi in evidenza, (penso a Rutelli, tanto per intendersi, che non perde occasione, ma anche a Bertinotti ed altri) per indurci a pensare che solo loro sono illibati? Ma a chi la raccontano? Il fatto è che, sempre più spesso , sento la voglia di non comprare più un giornale, di non guardare più un Tg, e di pensare ad altro, perché il mio fegato di persona anziana comincia a starmi a cuore assi più delle beghe di questi birbantelli, del vuoto del cranio di Berlusconi, dentro e fuori, o della frangetta svolazzante del nuovo Papa. Poi non resisto e comincio la giornata ascoltando Prima Pagina, che, menomale, qualche volta riesce a non farmi venire una colica di fegato...Non sempre, però!
PRIMA PAGINA
da Silviano Forte

Caro e simpatico Sabelli-Fioretti, -SF in seguito-. ascolto con piacere la sua voce, e mi fanno piacere soprattutto le toppate con annesse zagagliature. Questo vuol dire che lei appartiene agli umani, e la cosa, tra tanti superman di tutto, non può che farmi piacere. Ciò detto, andiamo al dunque.
Per prima cosa, visto gli incidenti aerei, vorrei che qualcuno citasse anche l'immenso numero degli aerei che volano e arrivano a destinazione. Quelli che non arrivano, fanno parte delle disgrazie collettive di cui tanto e sinceramente ci duoliamo. Mi premerebbe sottolineare come le statistiche dicono che, dato il numero degli aerei in volo, praticamente non ne cade nessuno-si fa per dire-, e, quando cadono, quasi sempre qualcuno, a terra o in volo, ha sbagliato o sottovalutato qualcosa. Questo per una cronaca giusta, senza difendere o accusare nessuno, a cominciare dal destino.
Secondo punto, tra il tragico-serio e faceto modus scribendi della maggioranza degli addetti alle comunicazioni: il mare assassino, la macchina assassina, la strada assassina, il masso assassino e via via dicendo. Caro SF, per favore la faccia piantare a questi banali cronisti con questa storia degli oggetti assassini. Meglio farebbero se, in alternativa a chiamare con aggettivi così forti e inappropriati rivolti a degli oggetti inanimati, andassero a prendere il sole e-o a passare le acque. Meglio per tutti, specie per le vittime della perfidia o dell'umana stupidità.
Terza cosa, sempre per restare nello spirito goliardico nazionale, si fissasse una linea logica di condotta su certe cose. Esempio: se Tizio intercetta un tal Caio, non è il contenuto che interessa, ma la intercettazione assassina. Viceversa, se un tal Caio intercetta un Sempronio, non è l'intecettazione che è assassina, ma il contenuto. Non mi va più di ridere, perciò passo oltre.
Questa mattina abbiamo avuto il piacere di sentir leggere la lettera del senatore a vita Cossiga. La stessa cominciava con "l'emerito"... cui a fatto seguito, se non erro -non erro, non erro-, il suo "emerito...?, boh! SF, mi sei piaciuto! Pardon.
Egregio SF, questa mia lunga lettera che è a carattere sicuramente personale, l'ho voluta mantenere sul filo del castigando mores, per il semplice fatto che le cose serie, oggi da noi non sono nemmeno più castigabili, ma semplicemente rivoltanti. Se la Sorte le dovesse far cadere gli occhi su questa e-maillona, le dia una semplice letta, e corra a cose più serie; non me ne dorrò più di tanto. Non me ne dorrò anche perché lei tra il serio e il faceto ci naviga bene, anzi, benissimo. E' quello che ci vuole in mezzo a tanti piagnoni e-o a dispensatori di virtuale benessere.
PRIMA PAGINA: QUESTIONI
da Giampaolo Pellegrini

Sig. Sabelli, Sono uno dei molti che non sono riusciti ad intervenire. Quello che volevo chiederle è la ragione per cui si evita di parlare di tutte quelle cose che costituiscono il nocciolo dei problemi, Lei e molti suoi colleghi lo fate per scelta (per quanto possa sapere partendo dalla sua esperienza) o perchè articoli del genere non passerebbero sui giornali.In breve : esiste la libertà di stampa o è preminente la libertà degli editori? Alcuni semplici esempi. Sul' energia si dice che aumenta il debito energetico con l'aumentare del greggio, il lettore non informato capisce che costa più cara l'energia in generale e a lui in particolare fare il pieno. Questo è vero ma il problema è che l'80 per cento dei consumi petroliferi è dovuta ai trasporti delle merci e che l'energia necessaria ad un Tir per chilogrammo di merce è esageratamente più alta di quella consumata dal trasporto ferroviario. Se ciò non viene continuamente ricordato lo stesso cittadino come potrà giudicare le politiche di investimento infrastrutturale proposte dai politici? Penserà che il problema è solo nelle famose accise e nella mancanza del nucleare ( ma nessuno dice che non avendo miniere di uranio o ambizioni di potenza nucleare (Francia)o accordi con paesi produttori di infrastrutture nucleari (Giappone) che obbligano a farlo, non risolveremmo il problema della dipendenza esterna)
Secondo esempio. Ho mandato una e.m a rai tre nel quale si vedeva chiaramente che la questione "morale" passa attraverso le privatizzazioni. Nella e.m. si analizzavano attraverso i bilanci, in un caso, e in un intervento di un EX consigliere provinciale, la reale portata interna di dette "privatizzazioni" in un caso come diretto regalo del controllo di una banca a pochi e noti soci privati con conseguenti disastri economici, nel secondo come una ex municipalizzata che aveva fornito più o meno bene il servizio di competenza impiegando 5 dirigenti pubblici, di nomina politica quindi, ara fornisca nello stesso modo lo stesso servizio impiegando nei vari ruoli di alto livello, tutti molto ben pagati, circa 70 persone a pari nomina. Potrei continuare ma torno a chiedermi/le, non è l' unico a cui ho mandato simili e.m., Lei ed i suoi colleghi , dal Secolo d'Italia al Manifesto, non ritenete che questo sia un problema o non è permesso , bipartisan, di parlarne? Spero in una sua risposta ed in un suo parere
PRIMA PAGINA: SOCIETA' INCIVILE
da Massimiliano Coperchini

Caro Sabelli sarebbero mille le cose... ma non è possibile che ci si danni e ci si disperi per una squadra di calcio (qualsiasi essa sia) e non si faccia nulla quando vengono calpestati diritti o altro ancora!! Io questa la chiamo società incivile e se prima ero contento per la crisi che attanaglia il nostro molle paese, convinto che toccato il fondo ci si sarebbe RISVEGLIATI, ora ho la prova tangibile che il concetto di infinito esista veramente: al peggio non c'è mai fine. Buona giornata Claudio. ecco!!! anche augurare buona giornata oggi è diventato ironico...tuttavia ero sincero.
La seguo in tutte le sue forme (radio, TV, giornali, web)... grazie per la Sua intelligenza.

20.8.05

PRIMA PAGINA: CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE
da Renzo Ferrigato

Egregio Dott.Sabelli, La sto ascoltando a Prima pagina, programma che mi ha fatto conoscere la differenza fra giornalisti e portaborse. E poi ci sono i giornalisti che è un piacere ascoltarli, come lei, e come anche Gian Antonio Stella, anche Lui Veneto. Mi piacerebbe avere un Suo parere su un argomento che mi sta a cuore, che mi riempie di tristezza e rabbia.
Ho visto in TV una copia di giovani ragazzi in divisa un ragazzo e una ragazza, che su un pianerottolo di una casa a Gaza, consegnavano la lettera di evacuazione a un uomo. Era una persona semplice con una mi sembrava maglietta della pelle, un paio di pantaloni normalissimi, lo sguardo quasi basso, fra il rassegnato, il triste e il dignitoso. Un età intorno ai 55/60 anni. Potrei essere io quell'uomo. Ha allungato la mano e preso il foglio che gli veniva porto, senza dire niente.
Che colpe aveva quell'uomo per essere mandato via da una terra che aveva amato e lavorato, col sudore, coi sacrifici. Chi lo aveva mandato li negli anni 40 o dopo. chi lo aveva illuso che quella era la sua terra. Lui ci aveva creduto. E ora, per tanti motivi, quella non è più la sua terra. Non mi sembrava un fanatico religioso, non diceva Dio ci ha dato la terra, Lui l'aveva solo lavorata quella terra promessa.
E vedo che gli insediamenti continuano, persone continuano a essere mandate là, nella terra che prima della guerra era dei Palestinesi, e che ora viene annessa allo stato di Israle.
Ed io mi chiedo, ma dopo questa tragica esperienza, di sradicare centinaia di famiglie da quello che avevano costruito e a cui avevano creduto, come possono pensare a fare altri insediamenti, ad illudere nuove persone che quella è la loro terra. A meno che non pensino che non se ne andranno mai. E il processo di pace?, Pensano forse che i Palestinesi accetteranno passivamente di vedersi espropiare quella che è stata per millenni la loro terra fino a ieri? Non credono che continueranno la lotta in tutti i modi, dalla diplomazia al terrorismo? Non pensano che non avranno mai la pace? non pensano che ci sarà sempre qualcuno pronto a farsi saltare in aria assieme a loro?
I governi Israeliani hanno le loro colpe, così come anche quel colono che tanto mi ha rattristato, forse anche perchè mi assomiglia, come mi assomigliano quegli uomini forse un pò più scuri di me, che si vedono ogni giorno umiliare, uccidere demolire la casa, tagliare gli ulivi e privare dell'acqua, della cultura, della libertà.
E mi indigna l'Europa, che non è capace di dire basta ai suprusi, di dire che non ci può essere pace se Israele non lascia i territori occupati, solo allora si potà sconfiggere il terrorismo. Questo per l'amore per gli Israeliani e per i palestinesi.
Dott.Sabelli, scusi la lunghezza e la retorica, ma sono veramente toccato e impotente difronte a tutto questo.
PRIMA PAGINA
da Bruno Giacomini

Gentile signor Sabelli Fioretti, Quasi tutte le mattine ascolto Prima pagina. La Sua conduzione di questa settimana è stata per me vero piacere e gioia. Anche perchè ho condivido con Lei tutte le opinioni e punti di vista che ci ha espresso. Fra le tante chicche che ha elargito, la migliore è stata comunque per me, l'affermazione secondo la quale sulla scheda per la scelta dell'8 per mille della dichiarazione dei redditi, la Sua firma l'appone, come me, (sono di religione Cattolica) nel rettangolino "Chiesa Valdese unione delle chiese metodiste e valdesi" e questo "per non dare i soldi alla Chiesa cattolica e allo Stato". Per la gioia che questa settimana mi ha dato, giovedi p.v. acquisterò il Corriere della Sera con il Suo pregevole Magazine. opodomani domenica chieda alla Curatrice della trasmissione, di farLa tornare al più presto.
PRIMA PAGINA: LE CASE DI GAZA
da Pietro Cipollaro

Ribadisco quanto scritto al suo predecessore Sebastiano Messina, che non sapeva spiegarsi il perché della distruzione, ma non ha citato il mio e-mail. “”Tutto giusto quello che è stato detto. Aggiungo la cieca stupidità del fondamentalismo e del razzismo, che impedisce di capire la globalità dell’economia. Le case distrutte dall’esercito israeliano per azioni punitive della ribellione dei Palestinesi contro l’occupazione militare e le case ora abbandonate dai coloni israeliani che saranno distrutte, sono una perdita di ricchezza per tutti. Saranno ricostruite con aiuti internazionali, con priorità. Così mancheranno aiuti per altri paesi poveri e gli stessi Israeliani avranno più difficoltà a reperire fondi per il loro sviluppo.””
Trovo estremamente sciocca la “giustificazione” della signora intervenuta oggi; che le case dei coloni ai palestinesi non vanno bene perché sono troppo grandi, quasi ville, e perché sono solo 8.000. Buttale via 8.000 grandi case. Anche se a Gaza c’è un milione di poveri, ci saranno di sicuro 8.000 tra politici, funzionari, professionisti, commercianti che aspirano ad una casa da 140 mq. Un’altra volta ha vinto l’assurdità.