21.7.02

Già 24 giornalisti e operatori dell'informazione uccisi dall'inizio del 2002



Ciriello(nella foto: il reporter italiano Raffaele Ciriello ucciso il 13 marzo 2002 a Ramallah dal fuoco di un tank israeliano)




COLOMBIA


13 luglio - Mario Prada Diaz, giornalista e proprietario del quotidiano 'Oriente Magdalena', è stato assassinato da ignoti a Sabana de Torres (dipartimento di Santander). Il cadavere di Prada, 44 anni, è stato rinvenuto da alcuni contadini.



PALESTINA


13 luglio - A Jenin, nel nord della Cisgiordania, Imad Abu Zahra, 35 anni, giornalista e fotografo freelance è stato ucciso da soldati di Tel Aviv. Le truppe sarebbero entrate in città durante le revoca parziale del coprifuoco nei più importanti centri urbani dei Territori Autonomi. Stando a fonti giornalistiche locali, da una colonna di carri armati israeliani e una decina di jeep, è partita una raffica che ha colpito Imad Abu Zahra, morto il giorno dopo il ricovero nell’ospedale di Nablus.



NEPAL


29 giugno - Krishna Sen, già direttore del periodico nepalese Janadesh (il Mandato popolare), è morto per le atroci torture subite dopo essere stato arrestato il 20 maggio scorso per aver pubblicato un'intervista al leader maoista Baburam Bhattarai. A darne notizia è stato il settimanale Nepali Jana Astha, che ha sfidato la censura governativa fornendo un dettagliato resoconto di quanto avvenuto. Da quando vige lo stato di emergenza per contrastare la rivolta dei «terroristi» maoisti, la polizia ha arrestato oltre cento giornalisti. Trenta sono ancora in prigione, in attesa di improbabili processi. Secondo la Federation of Nepalese Journalists (Fnj), però, « Krishna Sen non era in custodia giudiziaria, ma era prigioniero dei militari» e «al momento dell'arresto era in ottimo stato di salute». Il suo corpo è stato consegnato alla famiglia per procedere alla cremazione, ma le autorità non hanno fornito particolari sulle ragioni del suo decesso. Non era la prima volta che Sen era stato preso «in custodia» dalle forze dell'ordine.



COLOMBIA


28 giugno - Il proprietario di un’emittente radiofonica che aveva segnalato combattimenti nella regione, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nel nord est del paese. Efraìn Varela Noriega, proprietario di “Meridiano 70”, stava rientrando a casa dall’università del Dipartimento di Aruca quando è stato colpito in faccia e al petto. Varela teneva due programmi d’informazione e opinione per l’emittente nella cittadina di Aruca, e manteneva una posizione di forte critica nei confronti di ambo le parti. “Noriega criticava sia gli uni che gli altri e non risparmiava nessuno, mai”, ha testimoniato Guiterrez che presentava con lui il programma pomeridiano ”Parliamo di politica”. Guiterrez ha anche dichiarato che il suo collega, durante il suo notiziario della mattina, aveva detto che i paramilitari erano arrivati fino ad Arauca, e che il mattino precedente avevano pattugliato le strade della cittadina che si trova nel nord est, al confine con il Venezuela. Le tensioni nella zona, ricca di petrolio, erano cominciate all’inizio di giugno con l’arrivo degli uomini delle FARC, che uccidevano senza complimenti i civili non disposti ad andarsene. Gli uomini delle FARC stanno combattendo contro i paramilitari per il controllo dei territori che custodiscono ricchezze, non solo qui ad Arauca ma in tutto il paese.Tre anni fa, dichiara l’attuale capo di polizia che dirige le indagini sulle voci che darebbero i paramilitari come responsabili dell’omicidio, Noriega era nella lista calda dei possibili bersagli dei paramilitari. Secondo i più fedeli ascoltatori di Noriega, il giornalismo conservava le critiche più forti per l’AUC, che è la forza paramilitare. Varela, appena cinquantenne, era anche il segretario di una Commissione provinciale per la pace, e ne è stato il presidente. Negli ultimi tempi, il giornalista aveva cominciato ad avvisare i suoi familiari, che si sentiva in pericolo di vita e che avrebbero dovuto prepararsi al peggio.



COLOMBIA


9 giugno - Un giornalista è stato ucciso da alcuni uomini armati davanti all’ingresso dell’emittente radiofonica presso la quale lavorava a Sotará, nel sudest della Colombia, circa 500 chilometri dalla capitale Bogotá. Secondo quanto riferito da fonti della polizia di Popayán, capoluogo del distretto di Cuaca, Oscar Hoyos, 28 anni, è stato colpito l’altra notte con alcuni colpi di pistola da due sicari che viaggiavano a bordo di una moto. Il giovane aveva appena terminato il proprio lavoro e stava per salire a bordo di un autobus, quando gli assassini hanno aperto il fuoco contro di lui. Gli investigatori, per il momento, non sono ancora riusciti a identificare né gli autori dell’omicidio né il movente. La vittima lavorava per la radio locale “Sotará stereo” ed era anche corrispondente per il network nazionale “Super”. Secondo i dati forniti dall’associazione della stampa colombiana, nel 2001 sono stati uccisi 11 giornalisti e 6 dall’inizio di quest’anno, mentre più di una decina ha abbandonato il Paese in seguito a minacce di morte.



COLOMBIA


14 maggio - Il giornalista Víctor Omar Acosta, 45 anni, viene assassinato da tre sicari. L’attentato avviene nella città di Yumbo, nel dipartimento della Valle del Cauca. I familiari di Acosta sostengono che i motivi dell’attentato vanno ricercati nelle numerose inchieste a cui il giornalista aveva lavorato nel recente passato; inchieste che riguardavano la dilagante corruzione locale.



FILIPPINE


14 maggio - Il 33enne Edgar Damalerio - che lavorava per l’emittente radiofonica statale Radio Philippines Network (Dxkp) a Pagadian (isola di Mindanao, Filippine meridionali) – viene ucciso da due uomini in motocicletta. Gli armati si sono accostati alla sua automobile, mentre stava rientrando a casa, e gli hanno sparato al petto, uccidendolo sul colpo. Fonti di stampa sottolineano come Damalerio - che era anche uno dei responsabili del Zamboanga Scribe, settimanale di Pagadian – avesse più volte denunciato episodi di corruzione di cui erano protagonisti politici e poliziotti. Al momento, tuttavia, restano ignote le cause dell’omicidio. Si calcola che dal 1986, anno in cui il dittatore Ferdinand Marcos fu destituito in conseguenza di una pacifica rivoluzione popolare, oltre 50 giornalisti sono stati assassinati nelle Filippine. In particolare nel sud del Paese, negli ultimi tre anni, almeno cinque operatori dell’informazione sono stati ammazzati, ma i casi rimangono tuttora irrisolti.



RUssia


7 maggio - Valery Ivanov, caporedattore del settimanale Toliaitinskoie Obosrenie e direttore della televisione Lada-TV, viene trovato crivellato di proiettili nella sua vettura parcheggiata davanti al suo domicilio nella città di Togliattigrad (Urali). I suoi colleghi sono certi che l’omicidio è legato ad una serie di articoli sulla corruzione di funzionari locali, fra cui il sindaco, Serguei Jilkine, e a delle inchieste circa le attività di gruppi criminali legati alla fabbrica automobilistica Avtovaz, che produce veicoli di marca Lada. Il giornale aveva partecipato inoltre attivamente alla campagna elettorale per l’elezione della Duma municipale. Nel 2001 e nel 2001, due altri responsabili di Lada-TV, Serguei Ivanov, direttore generale, e Serguei Loguinov, caporedattore della TV, erano anch’essi stati uccisi. Oggi la Russia è diventata il paese europeo più pericoloso per i giornalisti. Condurre inchieste in Russia sulla corruzione dilagante vuole dire rischiare quotidianamente la vita.



INDIA


14 aprile: Paritosh Pandey, cronista 32enne del quotidiano in lingua hindù Jansatta Express, viene ucciso da sconosciuti mentre guardava la televisione in casa propria a Lucnow, nella regione di Uttar Pradesh. Pandey viene colpito da cinque proiettili e muore all’istante. Secondo alcune fonti mandante dell'omicidio è il racket locale.



COLOMBIA


11 aprile: Hector Sandoval, cameraman di TV RCN, e l’autista della redazione vengono uccisi mentre riprendevano un combattimento fra l’esercito e i guerriglieri delle FARC nei dintorni di Cali. Un elicottero ha aperto il fuoco contro la loro auto nonostante il chiaro contrassegno RCN TV sul tetto e le portiere dell’auto, come hanno confermato alcuni testimoni. Lopez è morto all’istante mentre Sandoval è deceduto il giorno seguente.



VENEZUELA


11 aprile: Jorge Tortosa, reporter del quotidiano “2001”, viene ucciso mentre seguiva le manifestazioni a sostegno di Chavez nella capitale Caracas. Secondo alcuni testimoni il giornalista sarebbe stato colpito da un militare che sparava dal tetto del palazzo municipale.



BOLIVIA


10 aprile: Maria Terza Guzman De Carrasco, responsabile esecutivo del quotidiano El Diario e moglie del direttore del quotidiano, Jorge Carrasco Jahnsen, è uccisa da una bomba esplosa sulla sua auto mentre tornava a casa dal lavoro.Anche l’autista di famiglia è rimasto ferito. Si sospetta che l’attentato sia stato diretto al marito che invece era rimasto in ufficio a rivedere la copia in stampa. Il quotidiano El Diario è stato più volte preso di mira a causa delle inchieste giornalistiche.



FILIPPINE


5 aprile: Benjamine Hernandez, giornalista e attivista dei diritti umani, sembra esser stato ucciso dai militari mentre seguiva il processo di pace in corso ad Arakan, nella provincia di Cotabato. Secondo alcune testimonianze, Hernandez, che lavorava per alcune università e faceva ricerche per un organizzazione umanitaria a Davao, nell’isola di Mindanao, è stato colpito alla testa, petto, collo e alla mano. L’esercito ha detto che il giornalista si è ritrovato sulla linea di fuoco fra l’esercito ed i ribelli, testimonianza che i suoi amici hanno controbattuto dicendo che la giornalista sarebbe stata prima ferita e poi uccisa dall’esercito.



COLOMBIA


3 aprile: Juan Carlos Gomez Diaz, radiocronista 23ene impiegato nella radio La voz de Aguachica, nel dipartimento di Cezar, viene ritrovato morto nel fiume Magdalena nel nord del paese; era stato spogliato e malmenato. L’omicidio è stato attribuito ai gruppi di estrema destra.



RUSSIA


2 aprile: Sergei Kalinovsky, 26enne editore capo del quotidiano Moskovsky Kosmolomets, viene ritrovato morto sulle rive di un lago nei dintorni di Smolensk. Kalinovsky, che seguiva la cronaca politica per il suo giornale e per la TV SCS, era sparito il 14 dicembre 2001. Secondo i colleghi sarebbe stato ucciso a causa del suo lavoro.



PALESTINA


13 marzo: Raffaele Ciriello, fotografo free lance del Corriere della Sera, viene ucciso a Ramallah, nelle West Bank da una raffica di mitra sparata da un carro armato israeliano. Ciriello è stato il primo giornalista straniero a rimanere ucciso mentre seguiva l’intifada cominciata nel nettembre 2000.



RUSSIA


8 marzo: Natalya Skryl, reporter di Nashe Vremia, viene uccisa vicino alla sua casa a Rostov nel sud ovest della Russia. Skryl è morta dopo esser stata trasportata in ospedale. Secondo l’editore del giornale la giornalista è stata uccisa per l’inchiesta effettuata su alcune società per azioni della regione.



BANGLADESH


2 marzo: Haroonur Rashid, giornalista quarantacinquenne del quotidiano Purbanchal, è stato colpito a morte da un proiettile mentre si recava a lavoro con la moto nella redazione di Khulna, a 340 km da Dhaka. La polizia ha dichiarato di aver arrestato tre sospetti per quest’omicidio. Rashid si occupava spesso di gruppi estremisti nelle regioni meridionali di Khulna e Jessore. Tutti i lavoratori di Khulna, compreso i commercianti, hanno indetto mezza giornata di sciopero per l’uccisione del giornalista.



PAKISTAN


21 febbraio: Daniel Pearl, responsabile dell’ufficio del Wall Street Journal nell’Asia meridionale, viene sequestrato il 23 gennaio a Karachi dove si era recato per intervistare i leader dei gruppi islamici più radicali. Un video che riprendeva la sua esecuzione è stato ricevuto dalle autorità pakistane e statunitensi. Il corpo non è stato ritrovato e non è dato sapere quando esattamente è stato assassinato. Il Movimento nazionale per la restaurazione della sovranità pakistana, che ha rivendicato l’omicidio, lo accusava di lavorare per la C.I.A. e per i servizi segreti israeliani. Il movimento ho dichiarato che sarebbe stata una protesta contro il trattamento riservato ai prigionieri della base militare di Guantanamano. Le autorità competenti, sia pakistane che americane ritengono di aver ormai quasi identificato gli assassini.



MAROCCO


12 febbraio: Josè Luis Percebal, reporter spagnolo, viene trovato morto nella sua abitazione a Rabat, nella capitale. Percebal, per lungo tempo inviato in Marocco per la Radio libera spagnola Cadena Cope, viene accoltellato alla schiena. Non c’erano segni di forzatura sulla porta e mancava il cellulare del giornalista. Il motivo dell’omicidio è ancora sconosciuto.



COLOMBIA


1 febbraio: Orlando Sierra Hernandez, redattore del quotidiano La Patria della cittadina di Manizales, muore in seguito alle ferite da arma da fuoco procuratogli il 30 gennaio da due sicari. Sierra è colpito alla testa e all’addome appena entrato nel palazzo che ospita la redazione del giornale. Il giornalista era noto per gli ironici editoriali sulla corruzione dei politici locali, ed aveva ricevuto più volte minacce anonime di morte.



MESSICO


1 febbraio: Julio Samuel Morales Ferron, 79enne editorialista del quotidiano El sol de medio dia, viene ucciso a Città del Messico da uno sconosciuto che lo ha aggredito e gli ha tagliato la gola. Morales, i cui articoli uscivano con la firma “Severo Mìron” era presidente dell’Associazione delle Radio e Televisioni Messicane. Il movente dell’omicidio è tuttora sconosciuto.



COLOMBIA


23 gennaio: Marco Antonio Ayala Cardenas, fotoreporter del quotidiano El Caleno, è colpito a morte all’uscita del suo ufficio a Cali da due individui a bordo di una motocicletta. Il movente dell’omicidio è rimasto sconosciuto.



MESSICO


18 gennaio: Felix Alonso Fernandez Garcìa, editore del settimanale Nueva Opcio”, viene trovato morto nella cittadina di frontiera di Miguel Aleman, nello stato di Tamaulipas. Due sconosciuti gli sparano addosso con un AK-47 mentre usciva da un ristorante in compagnia di due amici. Poco prima del suo omicidio Garcìa aveva scritto un pezzo su presunti collegamenti mafiosi fra l’ex sindaco ed alcuni cartelli mafiosi, e recentemente aveva ricevuto minacce anonime di morte.



20.7.02

LE BARZELLETTE DER PUPONE



Tommaso Pellizzari per “Sette”




Ora che è diventato presidente della Lega calcio, sarà interessante vedere come Adriano Galliani interverrà sulla profonda spaccatura che divide le squadre del Nord da quelle del Centro-sud. Perché non ci sono solo la questione del conflitto d'interessi più discusso d'Italia (quello del vicepresidente del Milan a capo della Lega, naturalmente), l'accusa di strapotere dell'asse Milano-Torino a danno di Roma e le pesanti questioni economiche.





Per Galliani si profila infatti una nuova grana, sotto forma di inquietante domanda: perché Totti sì e Vieri no? Perché Francesco Totti è diventato lo zimbello d'Italia, bersaglio di un numero sempre più elevato di barzellette e Vieri, fuoriclasse un po' più di lui ma non certo brillant e dialettico, viene risparmiato? Insomma, perché proprio Totti, divino dispensatore di genio calcistico, è il carabiniere del Terzo millennio, il nuovo simbolo di una certa, come dire, durezza di comprendonio?



La più celebre su di lui è quella sui gerundi: «La Federcalcio ritiene che il livello culturale dei calciatori italiani sia una vergogna, pertanto prima dei Mondiali comunica che per essere convocati è necessario superare un esamino di cultura generale. Totti riesce a scoprire che gli chiederanno il gerundio dei verbi essere e avere. Il giorno dell'esame, il commissario gli chiede: "Potrebbe farmi una frase che contiene essendo e avendo?" Risposta: "Essendo che er presidente mà reggalato na Ferari gialla, e a me er giallo nun me piace, 'a vendo"».





Poi c'è quella del cruciverba: «Per elevare il suo grado di istruzione, Totti decide di acquistare regolarmente La Settimana Enigmistica. Subito cerca di fare il cruciverba in copertina: 1 orizzontale: "Boh!". 12 orizzontale: "Boh!". 2 verticale: "Boh!". Il giovanotto inizia a deprimersi, ma arrivato verso il fondo ha un sussulto: "35 orizzontale, due lettere, Sei romano". Totti si apre in un radioso sorriso e scrive: "Sì"». Non male quella dei nani: «Un gruppo di nani si ritrova per una partita di calcio. Avendo dimenticato la chiave dello spogliatoio, decidono di cambiarsi nel bagno di un bar vicino al campo. Nel frattempo arriva Totti che si siede, ordina da bere e intanto vede passare gli undici nanetti con la divisa da calcio tutta rossa. Si stupisce ma non dice nulla. Poco dopo, vede passare undici nanetti in divisa blu. A quel punto, si avvicina al barista e dice: "A Mario, te se stanno a sfila' gli ometti dal bijardino!"».



Per chi preferisce le freddure, si consigliano: 1) «Quali sono stati i tre anni più duri per Totti? Quelli della prima elementare». Oppure: 2) «Il comandante dei vigili urbani convoca d'urgenza la nuova recluta e gli dice: "Si rende conto che ha rimosso Francesco Totti col carro attrezzi?". Risposta: "Ma comandante, c'era scritto Rimozione coatta!"».


Infine l'ultima in ordine di tempo, in cui si racconta del capitano della Roma convinto che il marmo più pregiato sia quello «di Carraro», il presidente della Federcalcio. Appartiene invece alle leggende metropolitane la faccenda dell'intervista in cui Totti alla domanda «Allora, Francesco, carpe diem?» rispose di non sapere l'inglese. (Diciamolo però una volta per tutte: cari colleghi, ma se è vero, che razza di domande fate?).





Tuttavia, la barzelletta più comica è quella dello spot (autentico) in cui Totti fa la telecronaca di un suo gol giocando da solo in giardino. L'azione nasce da Vieri, che colpisce il palo e il Pupone (ma guai a chiamarlo così, si arrabbia moltissimo) segna su ribattuta. Peccato che poi, una volta salito in macchina, lo stesso Vieri gli mandi un messaggio che dice «Peccato, eri in fuorigioco». Visto com'è andata ai Mondiali, è quella che fa più ridere di tutti. Ma, di nuovo, perché tutti prendono in giro lui e non Bobogol? «Boh», risponderebbero loro, all'unisono.

RICORDATE LA SANTACROCE? ARIO CI HA FINALMENTE RISPOSTO



Caro Claudio, mi trascini per i capelli (che non ho) in un ginepraio senza sbocco, perché la tua domanda conduce lontano, al senso e alla funzione della poesia nel nostro tempo, al perché si presenti in tali e tali modi, e via discorrendo. E allora occorre risalire al solito Mallarmé e ai Simbolisti, passare per Rimbaud, i Futuristi, Dada e i Surrealisti, considerare le implicazioni che politiche e guerre, filosofia e semiotica, psicanalisi e scoperte scientifiche, mass-media e consumismo, alfabetismo e straripante informazione hanno apportato al nostro ricco/povero mondo globalizzato e individualistico, violentemente concreto e virtuale, eccetera, eccetera. E allora? Tu mi presenti questi pochi versi, e da buon giornalista miri al sodo, chiedi un giudizio perentorio, e ti/mi domandi "stron-zate?". Dopo la premessa che ho fatto, sarei più cauto e rispettoso verso un’attività che, se non altro, non reca male a nessuno. Tuttavia non voglio essere elusivo e ti dirò con franchezza ciò che penso: li trovo inconsistenti, ossia privi di personalità (testi del genere si possono confezionare a metri), senza struttura e senza una vera e impellente necessità. Li leggi e passano via; di essi forse non rimane che quell’accenno al capolavoro di Carroll, ma a ben vedere il merito è di questi, certo non dell’autrice.. .



Un breve codicillo. Oggi si scrive e si pubblica molta poesia (abbondano i piccoli editori, i piccoli premi con tassa di partecipazione): è un segnale che di poesia c’è bisogno, ed in qualche misura è anche l‘indizio di una ribellione a un mondo che non piace. Ma questo induce purtroppo a un livellamento dei valori verso il basso, come quando si cerca di additare come esempi certi prodotti dell’industria discografica. Colpe le hanno anche gli autori seri, se qualche volta fossero un poco meno oscuri (magari fornendo al lettore qualche nota in fondo ai loro volumi) le cose forse andrebbero meglio.



Giacché mi hai fatto uscire allo scoperto, ne approfitto per segnalare il mio libro: Ariodante Marianni, "Stato d’Allerta", editore Piero Manni (finalista al ‘Viareggio’ 2002), e a fornire nell’allegato brevi notizie sul mio lavoro. Ciao a presto. Ario



Ariodante Mariani, oltre che essere mio amico, anche se molto più vecchio di me visto che ha ben ottant’anni (ed è calvo), è un poeta di valore (De l'amour ,1953-54, Biblioteca Cominiana, 1987; Viaggio in incognito,1955-61, Biblioteca Cominiana, 1988; Brindisi di San Silvestro, 1982-89, Biblioteca Cominiana, 1990; Confiteor: Il fiume, frammenti 1952, Poesia in piego, Roma 1992; Stato d’allerta,1948-1962, Piero Manni, 2002).Oltre a scrivere poesie, ha dipinto, ha lavorato in un ministero, è stato redattore di una rivista letteraria, ha fatto parte dell’Ufficio Stampa del Festival dei Due Mondi, è stato segretario di Giuseppe Ungaretti, ha tradotto fra i maggiori poeti del mondo tra i quali Dylan Thomas e Yeats. Vi dico queste cose per sottolineare che il suo parere è autorevole.

Viaggio intorno al mondo in difesa della libertà di stampa.


ROBERTO DI NUNZIO


4/COME TROVARE I SOLDI

Non so bene perchè mi sono trasferito in campagna. Certo la decisione è stata analizzata da ogni angolazione da tutti e 4 noi: Barbara, i nostri figli Niccolò e Marta ed io. I figli sono stati ben lieti del trasloco, se non altro per la loro età (13 e 9 anni) e per il senso di avventura che questo passaggio ispira. Mia moglie è una di quelle persone che possiedono il "politicamente corretto" nel Dna: cibi naturali, marmellate fatte in casa, sacchetti di lavanda tra la biancheria. Insomma il genere "oddio è caduto un uccellino dal nido!". Cose queste che non le impediscono di essere una valorosa segretaria di redazione ed una perfetta organizzatrice della nostra vita.


Io, di contro, sono profondamente cittadino, adoro le chiassose file alle casse dei supermercati, non posso fare a meno di avere qualche pacchetto di "sottilette" in frigorifero (che preferisco di gran lunga al "sapore di una volta" di qualche formaggio locale)e sono allergico alle punture di insetti. Il secondo giorno che siamo arrivati in campagna sono finito al pronto soccorso per due iniezioni di antistaminico e cortisone per arginare il progressivo gonfiore ad una coscia causato da una vespa (o qualcosa di simile) che mi ha attaccato e colpito mentre leggevo sul letto.


Comunque, una leggera forma di asma del nostro primogenito, dovuta all'inquinamento atmosferico (benzene, piombo e simili), ha fatto la differenza ed eccoci quì. Con un gallo che urla inascoltato (eccetto che da noi) a tutte le albe, con il fragore di un trattore che non più tardi delle sette, ogni mattina, sferraglia sulla stradina a pochi metri dalla finestra della camera da letto, e con la sindrome del "ginocchio della lavandaia", che ha colpito tanto me quanto mia moglie a furia di lavare nella vasca da bagno montagne di bucato perchè ancora non siamo stati capaci di trovare nessuno che venisse ad "attaccarci" la lavatrice. In compenso siamo pieni di profumate piantine di basilico, di prezzemolo e di erbetta cipollina (credo si chiami così), che attirano sciami di insetti.


Risolti i problemi dell'itinerario, per il viaggio intorno al mondo che partirà il prossimo 28 luglio, e che via via descrivo nelle pagine quotidiane di diario, risolti i problemi sul genere di bagaglio, dell'incubo visti-permessi-ambasciate-consolati, rimane la madre di tutti i problemi. I soldi, il denaro, i quattrini. Quadrare il famigerato budget, per intenderci. Una impresa nell'impresa.


Scartati sponsors (perchè non saprei da dove cominciare), raccolte porta a porta (per la vergogna), appelli pubblici (per un minimo di decenza), non mi è restata che la strada dell'autofinanziamento. Il che vuol dire partire con un pò di dollari in tasca (alla faccia dell'euro) e cercare, nel più breve tempo possibile, di vendere articoli, foto, interviste e reportages che realizzerò in gran numero durante tutto il viaggio e che saranno disponibili sul sito internet che a giorni sarà pronto. Il tutto gestito da Roma (anzi dalla campagna) dalla migliore segretaria di redazione/amministratrice/organizzatrice generale che io conosca: (mia moglie) Barbara.


Certo non avrei rifiutato denaro, se offerto con gentile insistenza, ma cosa mai potevo dare in cambio? Visibilità e ringraziamenti (a pagine intere) sul sito web, dediche personalizzate (anche scritte a mano) sui due libri che scriverò al mio ritorno (ne parliamo domani), qualche souvenir da paesi lontani, un bel mucchio di cartoline scritte in bella calligrafia.


In fondo si tratta "solo" di un viaggio intorno al mondo in difesa della libertà di stampa e dell'articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Dirittio dell'Uomo: 5 continenti, 80 paesi, 400 giorni........... .

A domani.
Ah, dimenticavo: dal Nepal, alla Birmania passando per il BanglaDesh, quindi la Thailandia, Laos, Vietnam e Cambogia, poi ancora Singapore, Timor e Indonesia. Frazione, questa, lunga e "complicata" del viaggio.


Scusate se sono stato un pò "lungo", ma questo diario mi appassiona.


Claudio mi perdonerà (spero). Non capiterà più.

18.7.02

Viaggio intorno al mondo in difesa della libertà di stampa.


ROBERTO DI NUNZIO

3/PRIMO:VIAGGIARE FRA LE BUROCRAZIE DEI CONSOLATI


"Ci siamo lasciati ieri in Turchia, tappa finale del primo tratto del giro del mondo che state seguendo attraverso queste pagine di diario. Tappa "virtuale" poichè siamo ancora nella descrizione delle fasi di organizzazione del viaggio.


Finalmente abbiamo scelto il tipo di bagaglio: zaino medio sulle spalle, borsone capiente di cotone grosso a 4 manici e borsa porta pc portatile a "spallaccio". Odio i marsupi e quindi ne faccio volentieri a meno.


Nello zaino troveranno posto anche due macchine fotografiche, i 4 obiettivi fondamentali, un maxi coltellino svizzero, occhiali da lettura e da sole di riserva, block notes e agenda tipo Moleskine, un miniregistratore (con relative pile e cassettine audio di ricambio), un telefono portatile gsm/triband nuovo di zecca con tanto di carica batteria ed una superbatteria che, a detta del venditore, dovrebbe durare settimane intere, un paio di confezioni di Post-it (sono una mia fissazione), una manciata di pennarelli a punta sottile neri e rossi.


Ma questo non è che l'inizio della selezione e della scelta delle cose da portare. Il punto è che si è sempre sicuri di portare solo cose utili ed indispensabili, allontando con fastidio tutto quanto reputiamo inutile. Il problema è che spesso (o quasi sempre) una volta partiti ci rendiamo conto che ciò che eravamo convinti fosse utile si dimostra totalmente inadeguato o peggio inutile, e quanto abbiamo lasciato a casa lo rimpiangiamo amaramente.
Un problema da risolvere nella preparazione di un viaggio intorno al mondo, anche se per nobili scopi, è quello burocratico. Mi spiego: visti e permessi per attraversare tutti quei paesi che li richiedono.


Uno pensa: grazie a Dio vivo a Roma, che tra ambasciate presso lo stato italiano, la santa sede, la fao, un numero imprecisato di consolati, uffici del turismo, consiglieri stampa, agenzie di promozione di qualsiasi cosa, in un paio di giorni sbrigo queste fastidiose formalità e via si parte.


Allora: i visti si possono chiedere (a costo variabile da 20 a 100 euro) e con relativa compilazione di moduli, fototessere, documenti, biglietti aerei (che io non possiedo) solo nelle ambasciate o negli uffici consolari delle ambasciate stesse. Tutte le ambasciate, sottolineo tutte, hanno un orario di aperura identico, restrittivo e contemporaneo: dalle 9 alle 11, assai raramente dal lunerdì al venerdì e più spesso solo due giorni la settimana.


Con mia moglie Barbara, ormai calata sempre più (e sempre più controvoglia) nella parte di organizzatrice generale del viaggio, calcoliamo che ci vorranno tre mesi tra informazioni, scelta e richiesta del tipo di visto, presentazione dei moduli (alcuni con domande bizzarre: 1.Titolo di studio con il quale è conosciuto, 2.Titolo di studio reale. Che vorrà mai dire? Non cito l'ambasciata ed il relativo paese per evitare "rappresaglie" alla frontiera. Ma, mi domando, la frontiera sarà quella conosciuta o quella reale?).


Per non parlare di quando ci siamo presentati in alcune ambasciate parlando esplicitamente del motivo e degli scopi del viaggio (libertà di stampa....articolo 19 della Dichirazione Universale dei Diritti dell'Uomo......giornalista.....reportages....fotografie).


Ma quì devo invocare un "top secret" per evitarmi davvero problemi seri in alcuni paesi. Sappiate però che con mia moglie (astutissima) siamo riusciti ad ottenere i visti, naturalmente turistici. E non dico di più.


Seconda fase del viaggio: dalla Turchia verso l'Iraq, (sempre che gli americani non decidano nel frattempo di raderlo al suolo), l'Iran, l'Afghanistan, il Pakistan, l'India ed il Nepal.


Incontrerò molti problemi di trasporto, di sicurezza personale e di comunicazione.


Ma di questo parleremo domani, cercando di finire il mio bagaglio e, come dire, facendo due conti sui costi complessivi.

17.7.02

Viaggio intorno al mondo in difesa della libertà di stampa.


ROBERTO DI NUNZIO

2/UN PROBLEMA: CON QUALE BAGAGLIO?


"Organizzare un viaggio intorno al mondo che abbia un senso, oltre che uno scopo, è una impresa molto più facile a dirsi che a farsi. Ne so qualcosa io che sono tre mesi che mi barcameno con carte geografiche, indirizzi di ambasciate, consigli di amici in perenne contraddizione tra loro.


Prima cosa è studiare un itinerario, una rotta, insomma da dove partire e attraverso quali paesi tornare. Avendo ben in mente quali sono i paesi che assolutamente devono essere attraversati per rimanere fedeli allo spirito del viaggio. Quindi prevedere la durata del viaggio (cosa complicata perchè attraversare l'India, per esempio, non è esattamente come spostarsi tra i cantoni svizzeri)..



Dopo aver stilato una prima lista di paesi ci si accorge che un continente intero rimane sempre fuori. Non un paese, magari importante, proprio un continente. Quelli più a rischio sono il SudAmerica e l'Africa. E si rischia di entrare in un blocco da panico. Un silenzio profondo cala improvvisamente mentre si sfogliano per l'ennesima volta le carte e si aprono persino gli atlanti della scuola dei figli. Ma non c'è nulla da fare: SudAmerica e Africa rimangono maledettamente ancorati lì dove sono.
Superata questa fase (anche con qualche litigio) si decide di procedere per fasi, per tappe successive, con una logica convincente che passa anche per i climi che si incontreranno..



Si decide per una rotta sud/sud-est.
Quindi da Roma si partirà alla volta della Tunisia (prima tappa) per poi raggiungere la Libia, l'Egitto ed i paesi mediorientali: Giordania, Siria, Libano, Israele e la Palestina e concludere il primo "step" in Turchia. E già di materiale da raccogliere, in tema di limitazione della libertà di stampa, ce ne sarebbe da riempire una decina di volumi.
Altro problema da risolvere nella organizzazione generale del viaggio sono i mezzi di trasporto. Esclusi passaggi aerei (se non in tre o quattro punti irrisolvibili in altro modo dell'itinerario) rimangono i treni, i pullmann, i ferry, i traghetti, l'occasionale noleggio di un auto o di una moto. Infine i piedi. Quindi si manifesta immediatamente un altro problema: il bagaglio ed il suo peso..



Escluso il "baule del vero viaggiatore" genere "Thè nel deserto", ed anche le valige rigide con le rotelline perchè scomode e vagamente ridicole per un viaggio del genere (mi penso alla stazione degli autobus di Katmandù con una bella Samsonite rossa fiammante da 30 chili), la scelta cade su di un pratico zaino di media taglia ed un borsone di cotone coriaceo. O forse un sacco. O forse tutti e due. Anzi tutti e tre compreso lo zaino. Sarà troppo? Troppo ingombrante? Quale "set" scegliere?
Ne parliamo domani, con la seconda parte dell'itinerario, e con l'incubo "Ambasciate". Roba da levare il sonno.

MA LO SAPETE CHE POTETE SMETTERE DI PAGARE IL NOLEGGIO DEI TELEFONI E DELLE PRESE TELECOM?



Ecco la mail che ci ha mandato la lobbista Anna Palomba che a sua volta ha ricevuto da Silvano Emmi che a sua volta ha ricevuto da Massimiliano Ruggeri che a sua volta ha ricevuto da Michele Tamietto che a sua volta ha ricevuto da Michele Richichi (funziona così Internet).



"...Analizzando l'ultima bolletta del telefono che mi è arrivata, ho notato che pago, oltre all'abbonamento e al costo delle Telefonate, anche il NOLEGGIO ACCESSORI, il NOLEGGIO APPARECCHI TELEFONICI. Non volendo più pagare il noleggio apparecchi telefonici, non sapendo in che cosa consistesse il noleggio accessori e non sapendo in che cosa consistessero i servizi telefonici supplementari, ho chiamato il 187 per avere ulteriori informazioni, e ho scoperto che: IL NOLEGGIO ACCESSORI è una quota che si paga per LE PRESE TELEFONICHE installate in casa; IL NOLEGGIO APPARECCHI TELEFONICI è una quota che si paga per noleggiare il telefono, così ho domandato all'operatrice se potevo restituire il telefono, comprarne un altro e non pagare più il noleggio, e l'operatrice mi ha risposto che si poteva restituire il telefono alla sede Telecom scritta sulla mia bolletta e non pagare così più il noleggio. Finita questa chiamata ho pensato a quali telefoni (ne ho 2 fissi)appartenessero alla Telecom, e non ricordandomi se erano entrambi o solo uno di loro proprietà, ho richiamato il 187 e qui viene la PARTE PIÙ' INTERESSANTE: Un'ALTRA operatrice mi ha chiesto se gli apparecchi avessero più di tre anni, ho risposto di sì, mi ha chiesto il mio numero di telefono, mi ha chiesto a chi fosse intestatala linea e ha confermato che gli apparecchi AVEVANO PIÙ' DI TRE ANNI E MI HA DETTO CHE LA TELECOM NON LI ACCETTA PIÙ' E CHE QUINDI SAREBBERO DIVENTATI DI MIA PROPRIETÀ' E CHE DALLA BOLLETTA SUCCESSIVA IO NON AVREI PIÙ' PAGATO IL NOLEGGIO! A questo punto, sorge spontanea la domanda: "Scusi, ma tutti i soldi che ho pagato per il noleggio negli anni precedenti, come faccio a recuperarli?". L'operatrice mi ha risposto che NON ERA POSSIBILE EFFETTUARE UNO STORNO E RESTITUIRMI I SOLDI! Allora io ho chiesto conferma del fatto che IL NOLEGGIO NON VIENE PIÙ' PAGATO SOLO SE E' IL CLIENTE A TELEFONARE AL 187 E AVVISARE CHE I SUOI APPARECCHI HANNO PIÙ' DI TRE ANNI e l'operatrice mi ha risposto che non essendo un'operazione automatica ERA PROPRIO COSI'! QUESTO E' UN VERO FURTO! PROPRIO LA TELECOM CHE HA INSTALLATE CHISSÀ' QUANTE CENTRALI TELEFONICHE AUTOMATIZZATE, NON E' IN GRADO DI TOGLIERE AUTOMATICAMENTE IL COSTO DEL NOLEGGIO APPARECCHI TELEFONICI AI PROPRI CLIENTI CHE HANNO UN TELEFONO DA PIÙ' DI TRE ANNI???!! DICIAMO PIUTTOSTO CHE LE CONVIENE NON FARLO PERCHÉ' COSI' GUADAGNA UN MUCCHIO DI SOLDI ALLE SPALLE DEI CLIENTI MENO ATTENTI, E CHISSÀ' QUANTI SONO! Non ci crederete, ma non è ancora finita qui: Dopo aver disabilitato il servizio ho chiesto se il discorso del noleggio che scade dopo tre anni valesse anche per IL NOLEGGIO ACCESSORI (cioè le banali prese telefoniche di plastica) e mi ha risposto di sì e mi ha chiesto se volevo togliere ANCHE IL NOLEGGIO ACCESSORI! E ME LO CHIEDE PURE, CERTO CHE SI'! PERCHÉ' DOVREI PAGARE PER DUE PEZZI DI PLASTICA SE HO IL DIRITTO A NON PAGARE IL LORO NOLEGGIO! POVERA TELECOM, SE NON VUOI PROPRIO DISABILITARE AUTOMATICAMENTE TUTTI I COSTI INUTILI E INGIUSTI CHE I TUOI CLIENTI SOSTENGONO, AVVISALI ALMENO CHE SE HANNO UN TELEFONO E DELLE PRESE DA PIÙ'DI TRE ANNI DEVONO CHIAMARE IL 187 PER NON PAGARNE PIU'IL NOLEGGIO! ALTRIMENTI TOCCHERÀ' SEMPRE AL POVERO CLIENTE FARE IL PASSAPAROLA! E METTI D'ACCORDO TUTTI GLI OPERATORI DEL 187 PER FAR SI' CHE RISPONDANO TUTTI ALLO STESSO MODO, SENZA CONTRADDIZIONI (FINO A UN MESE FA NON RISPONDEVANO NEANCHE ALLE SEGNALAZIONI DI GUASTI SULLA LINEA)! POVERA TELECOM, HAI SOLAMENTE 4.022.941.728,30 Euro di Capitale Sociale! E'scritto IN CARATTERI MINUSCOLI nell'intestazione della bolletta, sotto il marchio Telecom!).

DIVULGATE IL PIÙ' POSSIBILE QUESTA E-MAIL, PROVATE ANCHE VOI CHIAMARE IL 187..."

Viaggio intorno al mondo in difesa della libertà di stampa.


ROBERTO DI NUNZIO


1/PRESENTAZIONE



"Da oggi questo sito mi offre l'opportunità di scrivere un diario quotidiano del viaggio intorno al mondo che ho deciso di intraprendere in difesa della libertà di stampa e di informazione. Un'impresa enorme per me, giornalista e fotografo freelance di 48 anni: 400 giorni, 5 continenti, 80 paesi e 350 città attraversate.


Come giornalista e fotografo ho girato molti paesi in tanti anni di lavoro, dall'Africa all'America Latina all'Europa e mi è capitato di vedere di tutto, redazioni di giornali indipendenti nei retrobottega dei bar, stazioni radio montate su camion, in Madagascar persino un giornale interamente scritto a mano: 4 fogli a calligrafia minuta "tirati" in 70/80 copie, quanti erano coloro in grado di copiare a mano la "prima copia".


La prima a conoscere il progetto del mio viaggio è stata mia moglie Barbara. Non l'ha presa bene. Ci siamo da poco trasferiti da Roma in campagna e dopo aver girato con me mezzo mondo (e negli anni con due figli) sognava di vivere normali problemi quotidiani.


Ma l'idea del viaggio ormai era partita e cominciavano ad arrivare apprezzamenti e sostegni (morali) da un sacco di persone: Corrado Augias, Giovanni Valentini, Giovanna Melandri, Paolo Cento, Cinzia Gubbini, Enza Panebianco, Paolo Serventi Longhi. Ed un grazie particolare a Claudio Sabelli Fioretti.


L'idea si è perfezionata ed ho deciso che il 15% degli articoli, delle foto e dei reportages che venderò durante il viaggio sarà destinato alle attività di "Informazione senza Frontiere", che mi ha offerto ogni collaborazione.


La data della partenza è fissata per domenica 28 luglio 2002, direzione sud-sud/est.


Il viaggio è al momento autofinanziato (uno dei motivi per cui mia moglie era prosaicamente contraria), ma questo è un altro discorso.


Intanto mi farebbe piacere ricevere consigli, suggerimenti, qualche in bocca al lupo, qualsiasi cosa vi vada di scrivermi.


Terrò ben aperta questa finestra ogni giorno, descrivendovi tutte le fasi dei preparazione fino alla partenza, poi, come pagine di un diario di viaggio quotidiano ricche di informazioni e notizie di tutto quanto mi accadrà e delle persone che incontrerò.

14.7.02

modernizzazioni

AVANZI SAVOIA


di Alessandro Robecchi per il Manifesto



Non dovranno dimostrare di avere un lavoro regolare, cosa che peraltro non hanno mai avuto. Non dovranno essere chiamati nominalmente dal datore di lavoro. Non dovranno nemmeno lasciare le impronte digitali. Eppure, come ha deciso ieri la Camera dei deputati, i Savoia potranno rientrare in Italia: una sanatoria in piena regola per questi bellimbusti extracomunitari che, arrivando dalla Svizzera, non rischieranno nemmeno di farsi intercettare dalla Marina italiana con licenza di affondarli in mezzo al mare. Certo il loro rientro sarà un viaggio terribile: in yacht dall'isola di Cavallo a Nizza, poi in limousine fino a Ginevra, poi in Ferrari fino a Saint Moritz e poi, finalmente si affacceranno ai nostri confini. Un'odissea spaventosa, resa ancora più ardua dal fatto che parlano l'italiano un po' meno di Biscardi e che lo parlano con l'accento del Tartufòn dei panettoni. Ma in questo modo - assicurano le più svariegate forze politiche di centro, di destra e di sinistra che ieri hanno votato per la sanatoria-Savoia alla Camera - si fa un immenso servizio alla Repubblica. Non si sa esattamente quale servizio, ma è bello dirlo.Fa fine e soprattutto fa tanto "bipartisan", una cosa che fa sempre la sua figura, specie col caviale. Mentre alla Camera si faceva un "servizio alla Repubblica" riaprendo le porte ai monarchi (bizzarra equazione), al Senato si faceva un regalo ai padani fingendo di chiudere fuori gli immigrati. Per questi, povera gente che lavora, ci vogliono la chiamata nominale, un lavoro in regola (una cosa che con il Patto per l'Italia tra poco non avrà nessuno), e le impronte digitali. E questo nonostante nessuno di loro abbia mai preso a fucilate un turista all'isola di Cavallo, né venduto armi all''ingrosso, né aperto le porte alla dittatura fascista. In compenso il loro viaggio sarà di tutto relax: un container piombato dal Kurdistan a Istanbul, poi una carretta del mare fino a Durazzo, poi un gommone, poi un rigenerante bagno a tre o quattro miglia dalla costa. Educativo: così se non sanno nuotare imparano. E divertente: sempre con il brivido che una motovedetta italiana li affondi, come peraltro è già successo senza che i settimanali di cronaca rosa se ne siano occupati. A prima vista viene da pensare che sia tutto un quiproquo, uno scambio di persone. Forse in un altro mondo (possibile?) si sarebbe dovuti prendere le impronte ai Savoia e accogliere gli stranieri che vengono qui a lavorare. Forse, chissà, i deputati sono andati per sbaglio al Senato e i senatori si sono recati per errore alla Camera e così è nato questo incredibile equivoco.


O forse no. Forse rimangono aperte alcune questioni, come per esempio il ricongiungimento familiare. E' risaputo che uno straniero che lavora qui da anni e cerca di far venire moglie e figli, in modo da integrarsi meglio, non potrà farlo. I tempi si allungano, la burocrazia è più stronza di un doganiere a mano armata, più feroce dei fari di una motovedetta (ma molto più lenta). E' la famosa politica della famiglia tanta cara al Polo: vieni qui, ti fai un culo così, la moglie non la puoi portare, e se vai via ti freghiamo i contributi Inps. Tutto in regola, insomma. Per i Savoia, invece, i ricongiungimenti famigliari saranno una bazzecola, una pura formalità. Il che significa che nel giro di qualche mese avremo tra i maroni contessine, principessine, arciduchi di primo, secondo, terzo grado, marchesini di primo e secondo pelo, cicisbei di ogni risma, fancazzisti blasonati, tutti ovviamente con le loro omologhe femminili, per la gioia delle trasmissioni tivù del pomeriggio e dei rotocalchi per famiglie, un po' stufi di doversi pagare l'albergo in Svizzera per raccontare le scemenze di casa Savoia.


Naturalmente si tratta della solita finzione mediatica. Già: nonostante non potessero mettere piede sul Sacro Suolo, i Savoia ci ammorbano ormai da decenni. Sdoganati per far ridere in tivù, usati per commentare le partite, per decantare le bellezze turistiche della Corsica, per recensire le piste da sci, essi sono diventati in pochi anni un segno distintivo dell'immaginario italiano: un Savoia un parere, una cazzata, un gossip non lo nega a nessuno, con regale generosità.E d'altro canto suona finzione anche la legge razzista votata al Senato, quella Bossi-Fini che teoricamente, secondo i suoi firmatari, dovrebbe evitare l'invasione di "stranieri delinquenti". Macchè: i delinquenti verranno lo stesso (se si fanno fermare da una legge, che delinquenti sono?) e in compenso gli stranieri regolari saranno più ricattabili, costeranno meno, verranno licenziati (e quindi espulsi) al primo accenno di sindacalizzazione. La nemesi storica finisce qui, dunque. Il cerchio si chiude: l'Italia modernizzata da Silvio e dai fascisti suoi soci prevede ampio uso di una mano d'opera senza garanzie, senza salvagenti, senza ammortizzatori sociali. Braccia da importare se ce n'è bisogno e da espellere a lavoro fatto. Ed è giusto, dunque, che con la reintroduzione della schiavitù e del lavoro servile senza garanzie, torni in auge pure la più sfaccendata, perniciosa e parassita nobiltà, con i suoi birignao, le sue fastose residenze, le sue feste, i suoi commerci poco chiari. In una giornata sola (quella di ieri), un balzo indietro di oltre un secolo. Complimenti per la modernizzazione.

12.7.02

Editoriale da Mosaico di pace - rivista mensile promossa da Pax Christi Italia - Luglio 2002




UNA LEGGE CONTRO IL VANGELO


di Alex Zanotelli



Non mi sarei mai aspettato di ritornare in Italia dopo 12 anni spesi nei sotterranei della vita e della storia, nella baraccopoli di Korogocho nella periferia di Nairobi (Kenya), ed essere accolto con una legge come la Bossi-Fini. Ma cos’è successo? Ho chiesto a eminenti studiosi in pubblici dibattiti in Puglia (quali Antonio Brusa o Franco Cassano). Balbettavano, balbettiamo tutti. Una cosa è certa: in un ventennio il popolo italiano ha fatto una virata antropologica incredibile (una volta mandavamo schiere di antropologi a studiare le "tribù" africane, forse è giunta l’ora che gli antropologi africani vengano a studiare la "tribù" italiana e a spiegarci cosa stia avvenendo proprio in un paese di migranti come l’Italia).



Noi italiani in questi ultimi due secoli siamo stati un popolo di migranti (oltre 60 milioni di italiani vivono oggi all’estero!)In barba a tutta una storia di migrazioni, in barba a tutte le campagne di difesa dei diritti umani, culturali, religiosi, dei nostri connazionali all’estero, in barba a tutto e tutti…siamo arrivati ora alla Bossi-Fini.



Mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno soprattutto di essere cristiano (se cristiani sono coloro che hanno votato o approvato questa legge!). L’immagine più ripugnante è senza dubbio quella della raccolta di impronte digitali degli immigrati (basterebbe ricordare quello che questo significa nell’immaginario popolare!). Ma quello che preoccupa di più della Bossi-Fini è che mette fra parentesi la persona (quello che interessa è che l’immigrato lavori, non che esista come essere umano con una propria cultura o come cittadino. In questo senso la legge Fini-Bossi avalla una mentalità secondo la quale l’immigrato deve essere una merce da utilizzare. L’immigrato è legalmente riconosciuto fintanto che serve al capitale e poi può essere respinto al mittente. E se l’immigrato non esiste come soggetto di diritti, allora non esisterà neanche il rispetto per la sua cultura, per la sua esperienza religiosa. E se questa è la mentalità che regge questa legislazione, è chiaro che ignorerà anche le cause strutturali che spingono tanta gente a cercare una possibilità di vita qui da noi (gli squilibri internazionali, la geopolitica delle guerre, i sempre più marcati divari tra straricchi e impoveriti).



Non risolveremo mai il problema delle immigrazioni se non risolveremo la profonda sperequazione economico-finanziaria che regge questo mondo dove il 20% si pappa l’83% delle risorse di questo mondo e questo per lo strapotere militare che serve a difendere lo stile di vita di pochi a spese di molti morti di fame. Anche in questo, la legge Bossi-Fini introduce misure di polizia e di ordine pubblico, di sicurezza per incassare facili consensi, agitando lo spauracchio dell’immigrato come delinquente.



È penoso constatare come questa politica si tenga sempre più al largo non solo dai valori cristiani, ma anche da una qualsiasi idea di società accogliente e dialogante. Penso che come credenti e come uomini non ci rimanga che il rifiuto di una tale legislazione. È un insulto sia alla nostra umanità come alla fede cristiana. Per questo spero che al più presto la chiesa ufficiale italiana possa esprimere il proprio rifiuto sdegnato per questo pezzo di legislazione. Ma soprattutto possa far partire un processo educativo di base per le comunità cristiane che le porti a vedere nell’altro, nell’immigrato, nel diverso, una ricchezza e non un problema. Solo un prolungato impegno educativo alla base che rimetta in discussione l’ideologia della sicurezza, della tolleranza-zero, l’ideologia della nostra superiorità potrà permetterci di sperare che un domani come popolo potremo esprimere qualcosa d’altro della legislazione Bossi-Fini .



Ed infine vorrei chiedere a questa nostra Chiesa italiana il coraggio di far partire un movimento come il sanctuary movement (il movimento per il diritto di asilo). Questa esperienza nasce negli USA negli anni ’80 per aiutare gli immigrati provenienti dal Salvador, Guatemala, Nicaragua, che restituiti ai loro governi avrebbero dovuto affrontare o la prigione o la morte. Le comunità ecumeniche di resistenza forti della tradizione biblica del diritto di asilo(santuario) si facevano carico di determinati soggetti a rischio. Se la polizia minacciava di arrestarli, tutta la comunità faceva quadrato attorno ad essi ed iniziava il cammino di difesa in corte. È solo un suggerimento.



Dobbiamo però tutti intraprendere la resistenza dal basso se diciamo di credere, come Tonino Bello, alla "convivialità delle differenze".



Alex Zanotelli
LA COPPIA SCOPPIATA


da Grazia Sampietro



Torno dalle ferie e dalle cure termali e scopro che, tra le altre cose, impazza ancora il dibattito CIRRI/FERRENTINO Mamma mia, che dibattito. E' iniziato quando si erasparsa la voce che sarebbe nato Catersport, due anni fa quindi. Tutti gli ascoltatori storici hanno detto la loro, discutendo, litigando, scaldandosi, sono partite mail di fuoco all'indirizzo sia di Cirri che di Ferrentino, per chiedere spiegazioni, chiarimenti, lumi, scuse. Ho persino, in un eccesso di faccia di palta, telefonato a Sergio che, gentilmente ma fermamente, mi ha ribadito che le due trasmissoni sarebbero state separate. E allora? Voglio dire, ognuno di noi ha avuto modo ormai di apprezzare sia il nuovo Caterpillar che Catersport. Personalmente posso dire che a Caterpillar manca qualcosa mentre Catersport fila che è una meraviglia, ma era un formula già ben collaudata a Radio Popolare e comunque non mi perdo un Caterstadio, diventato ormai piacevole luogo di incontro, di scambio, di enogastronomia al di là della partita che viene trasmessa. Sono fermamente convinta che, anche se la nostra
'coppia scoppiata' decidesse di mettere in piazza i
motivi che hanno indotto la loro separazione, le cose
non cambierebbero, continueremmo a preferire uno o
l'altro e loro non tornerebbero insieme.
Noi comunque andiamo avanti lo stesso, ho avuto
comunque modo, tramite il dibattito di cui sopra, di
conoscere un sacco di gente e, devo dire che si è
costituito un solido gruppo di amici sparsi per lo
stivale tutto che, permettetemi di dirlo, in questi
tempi di idee secessionistiche e impronte digitali,
non è poco! Passione per due trasmissioni (anzi tre perchè Fuorigiri ne è il degno complemento), che hanno innestato un CATERMOVIMENTO che vive con siti internet (Caterpavesi, Catersardegna, Caterasti, la Caterhostaria veneta per citare quelli che so), raduni vari, cene, contatti, etc etc. E Cervia (o quel che sarà l'anno prossimo) rimane comunque un punto fermo per trovarsi, almeno una volta l'anno, andando oltre divisioni e critiche varie, persino Panorama ne ha tessuto le lodi (ho l'articolo a casa con tanto di intervista a Ceresa). Noi ci siamo comunque e, per dirla alla Sabelli o meglio alla Modena City Ramblers (Claudio hai 'rubato' il ritornello della loro canzone) a la meta llegamos cantando o non llega ninguno.

...pronto, chi parla?





--------------------------------------
Segreteria telefonica automatica di un istituto psichiatrico
--------------------------------------





"Grazie per aver chiamato l'Istituto Psichiatrico di Salute Mentale:






...Se lei è ossesso-convulsivo, prema ripetutamente fino allo spasmo il
tasto 1.






... Se lei è affetto di personalità multipla, prema i tasti 2, 3, 4, 5 e 6.






... Se lei è paranoico, sappiamo già chi è lei, cosa fa nella vita e
sappiamo cosa vuole, quindi rimanga in linea, finché non rintracciamo la sua
chiamata.






... Se lei soffre di allucinazioni, prema il tasto 7 nel telefono rosa
gigantesco che lei vede alla sua destra.






... Se lei è schizofrenico, chieda al suo amico immaginario di premere il
tasto 8 per lei.






... Se lei soffre di depressione, non importa quale numero prema, tanto non
c'è niente da fare, il suo caso è disperato e non ha cura.






... Se lei soffre di amnesia, prema 9 e ripeta a voce alta il suo nome,
cognome, numero di telefono di casa e del cellulare, indirizzo e-mail,
numero di conto corrente, codice bancomat, data di nascita, luogo di
nascita, stato civile e cognome da nubile di sua madre.






... Se lei soffre di indecisione, lasci il messaggio dopo il bip ... oppure
prima del bip ... o durante il bip, insomma scelga lei, basta che si sbrughi.






... Se lei soffre di amnesie temporanee di breve durata, prema 0.






... Se lei soffre di amnesie temporanee di breve durata, prema 0.






... Se lei soffre di amnesie temporanee di breve durata, prema 0.






... Se lei soffre di avarizia ossessiva, attenzione, riattacchi subito,
questa telefonata è a pagamento a 500 euro al secondo.






... Se lei soffre di autostima bassa, per favore riagganci, poiché tutti i
nostri operatori sono impegnati a parlare con persone molto più importanti
di lei.






... Se lei è uno degli italiani che votò Berlusconi alle ultime elezioni,
riagganci, si fotta e aspetti il 2005. Qui curiamo pazzi e non coglioni.







E.... grazie per aver chiamato.

11.7.02

Laggiù nel Near West


DI STEFANO BENNI PER IL MANIFESTO


Laggiù nel Near West, nel cinquantaduesimo stato degli Usa chiamato Italia, l'unica legge sopravvissuta era quella del più forte. E laggiù nel Near West c'era la famigerata città di Mount Citory, dove spadroneggiava un piccolo boss megalomane, El Nano Silvio. El Nano era un ex-pianista di saloon, costruttore di ranch prefabbricati, riciclatore di pepite false, proprietario di tutti i telegrafi della zona. Era sfuggito a taglie, debiti e galere e ora, ricco sfondato, andava in giro con un sombrero a parabola, sette telecomandi nelle fondine e stivali con la zeppa. Ma anche se si dava tante arie, non era lui a comandare in quel paese. Più di tutti comandava il governatore Melamarcia Bush, petroliere, spacciatore d'armi e falsificatore di bilanci pentito. Poi c'erano i pistoleri globali della Cia e i loro potenti alleati, il Pi Two Klan, loggia di incappucciati che da anni terrorizzava i villaggi dei peones. E il potente Scrooge D'Amato, boss dei costruttori di ferrovie, degli allevatori di bestiame e degli evasori fiscali. Per tutti costoro El Nano Silvio era il folcloristico rappresentante, e quando c'erano da fare lavori sporchi, ci si rivolgeva a lui e alla sua maggioranza.



Come ogni sera, la banda del Nano si ritrovava in un saloon, un vecchio bordello democristiano rimodernato alla meglio, a cui avevano messo il nome di Las Reformas. Insieme a El Nano Silvio, che sfoggiava un sombrero gigantesco con pista ciclabile, c'era l'intero manipolo di ruffiani, aguadores, voltagabanas e indagati .



C'era "Smile " Fini, l'uomo che aveva massacrato gli apaches di Genova ordinando ai carabinieri di travestirsi con le piume di guerra, ma era stato smascherato da due errori. Uno, metà degli agenti si era travestito da gallina, due, sulle molotov finte fatte trovare nel covo apache c'era scritto: Amaro del Carabiniere. Al suo fianco erano schierati i fedeli Garcia Gasparri, Matafrocios Storace e Ignacio La Russa, un tempo temuti bounty-killer e ora attivissimi frau-killer, ovverossia ex cacciatori di taglie riciclati in cacciatori di poltrone.



Poi, con gran sventolare di bandane e fazzoletti verdi, entrò al Las Reformas la banda di Stoneball Bossi, proveniente dalla leggendaria Mesa Padana, dove sul Grand Canyon era stato messo il cartello segnaletico Gran Crepùn de l'Ostia. Stoneball buttò giù un doppio whisky con soda del Po e borbottò roco:



- E' pieno di sporchi indiani qua intorno. Colpa di quei maledetti sudisti amici dei negri.


Il suo vice Mac Maroni non osò correggerlo.

Entrarono anche "Capestro" Castelli, guardaspalle del Nano e nemico giurato della legge, insieme a Dinamite Lunardi, che stava lavorando a un grande progetto: un ponte tra Messina e Brooklyn. Poi entrarono El Riciclado Pisanu, che aveva combattuto contro gli Incas, Stranamore Martino, lo stalliere Mark Dell'Utri e gli Useless Brothers, Baby Face Casini e Frankenstein Pera, le mascotte del gruppo.



Tutti attorniarono il capo che sembrava furibondo.



- Così non va, ragazzi - ringhiò El Nano- abbiamo dovuto sacrificare Al Scajola alla propaganda sioux-stalinista. Tra poco dovrò lasciare il mio interim preferito e nominare il nuovo ministro per i rapporti con le civiltà inferiori Il governatore Bush ancora non mi ha comunicato il nome, ma giuro che il soprannome lo sceglierò io. In quanto a te, Mike Cichè, avevi promesso l'acqua nei canyon siciliani e non ce n'è una goccia. Tu, Blackhole Tremonti, tutte le volte che fai un conto apri delle voragini che in confronto il Gran Canyon è una buca da golf. In quanto a te, Joe Fighetto Urbani, dovevi vendere un miliardo di bisonti ai giapponesi e ancora non ho visto un dollaro. Avevo detto che i giudici dello Sme dovevano sparire e sono ancora lì. I burocrati di Washington ladrona delirano che il falso in bilancio è reato. Devo fare tutto da solo, nessuno mi dà una mano. Era meglio quando c'era D'Alema.



Un educato colpo di tosse segnalò che a un tavolo d'angolo c'erano Max D'Alema e Fix Fassino, che giocavano a domino e facevan finta di niente.



-Ma adesso basta - tuonò El Nano - qua la legge siamo noi, e dobbiamo combinare qualcosa di buono, anzi di perfido e malvagio, se no che legge del west è?



-Veramente una perfidia l'abbiamo fatta - disse Mac Maroni -seguendo le direttive di Scrooge d'Amato, ho fatto firmare il patto per l'Italia.



- Non mi convince - disse el Nano - i capi indiani Cisleros e gli Uillos hanno fumato la pipa della pace, ma le loro tribù sono in rivolta, e sono ancora in libertà gli apaches Cigiellos. Quelli sono pericolosi, antropofagi, irriducibili.



Proprio in quel momento si aprì la porta. Erano Piccola Pezza e Angeletto Spiumato, capi dei cisleros e degli uillos. Si inchinarono con imbarazzo.



- Abbiamo lavato i suoi cavalli - dissero - adesso possiamo andare?



- No - disse El Nano - adesso portateli a bere e poi dal truccatore.



- Ma veramente i patti erano diversi ...



- Non conoscete Snake Marzano e il detto "viso pallido parla con lingua biforcuta"? Ma che indiani siete? Avete firmato e adesso obbedite, fuori dai coglioni - intimò El Nano Silvio - Insomma qua nel Near West c'è metà dei cittadini che ancora non rispetta la mia legge. E soprattutto, siamo sicuri che Lui sia sistemato?



A quel Lui un brivido percorse le schiene dei presenti. Uomini duri e avidi, che avevano affrontato processi e bancarotte, scontri in aula e code al buffet, avvisi di garanzia e duelli per una dirigenza, non riuscirono a nascondere un moto di paura. Anche quelli del Pi Two Klan, sotto il cappuccio, impallidirono.



- Lui è sistemato, isolato, circondato - disse Pegleg Previti - gli scateneremo contro tutti i cacciatori di taglie, le gazzette e le televisioni del paese. Dovrà emigrare nello Yukon.



Ma in quel momento un coyote ululò, una cavallo nitrì e si sentirono, in lontananza, le note di Casta Diva suonate da un'armonica a bocca. La porta si spalancò e il vento rovente della prateria scompigliò le carte sui tavoli. Sulla soglia, avvolto in un poncho indiano, il sigaro all'angolo della bocca, apparve Lui.



Chinatown Cofferati, l'apache cinturato, il meticcio sindacal-politico, il più wanted dei wanted , l'uomo che voleva seminare panico sciopero e distruzione nel tranquillo mondo fuorilegge del Near West.



Guardò tutti con aria beffarda. Sul poncho ostentava un badge di Lenin, uno della Callas e un osso, forse di industriale. Sul capo, un diadema di pennarelli rossi.



Con un gesto deciso, sollevò il poncho. Tutti balzarono all'indietro, poiché Chinatown Cofferati era una della pistole più veloci del West. Ma il bieco pellerossa non era armato: puntò un dito e gridò:



- Costituzione!



A quella vile e bassa provocazione, tutti arretrarono. Fini e Gasparri misero mano al revolver, Pera saltò sul lampadario, Bossi fece un gesto scaramantico torcendo le balle a Mac Maroni.



-Vigliacco sanguemisto! - disse El Nano - guai a te se pronunci ancora questa parola qua dentro!



E tutti si misero a sparare, ma il diabolico Cofferati, saltando qua e là come un cartoon, evitò i proiettili e sparì ghignando della prateria.



- Non una parola di quello che avete appena visto - disse cupo El Nano, versandosi due dita di whisky, vale a dire metà della sua altezza in alcool.



Tutti annuirono.



- Questo vale anche per voi due, nascosti dietro al piano - gridò El Nano.



- Non siamo nascosti, siamo defilati - disse la vocina di Fix Fassino.



- Non mi sembra un dramma - disse Max D'Alema.



- Ci vuole un piano, e subito - disse El Nano - allora, per prima cosa bisognerà che da qualche parte saltino fuori dei ragazzi a bruciare dei ranch e far fuori qualcuno, magari dipingendo su tutto la stella delle Bierre, ancora meglio se lasciano tessere della Cgil sul posto.



- Sarà fatto - disse un incappucciato, lo sciamano Castelli , che osservando il volo dei puma ha già previsto guai nel Northeast.



- Benissimo. Poi telegrafate al governatore Bush che abbiamo bisogno di una guerra ad alto livello per questo autunno.



- Già in preventivo - disse un altro incappucciato.



- E in quanto alla stampa, giù botte sul maledetto meticcio, e guai a chi dà troppa pubblicità agli scioperi, esclusi quelli dei trasporti. E per finire...



- E per finire? - fecero eco i presenti.



- Per finire brindiamo, aguardiente per tutti, paga il contribuente.



E tutti si precipitarono al bancone dove erano stati allestiti a tempo record uno stand per le autorità, un premio al Regime giornalistico, un Telecoyote e un raduno Vip. La festa si scatenò e il clima si rilassò. Ma accadde l'imponderabile. Si aprì la porta del saloon ed entrò un mezzosangue, per metà pellerossa e per metà coreano, con nonna marxista e nonno arbitro dell'Ecuador.



- Scusate - disse cortesemente - qualcuno ha posteggiato il suo cavallo davanti alla mia Porsche e non riesco a uscire.



Scoppiò una regolare rissa western, durante la quale Frattini, Montezemolo, Benetton, Borghezio e tutti quelli che volevano fare il ministro degli esteri si spararono addosso. Poi, per divertirsi un po', la banda uscì per strada sparando all'impazzata, furono catturati e rispediti a Nuova Delhi centocinquanta indiani Pellerossa di varie tribù. Da una strada laterale uscì un gruppo di Apaches Cigiellos scioperanti, e una decina di red collars, i terribili preti-predicatori rossi. Per ultimo un giudice schedato. Volarono pallottole e premolari.



In quel momento uscì dal suo ufficio lo sceriffo Karl Azelius Ciampi, in bombetta, con consorte al fianco. Sorrise a un cavallo, scavalcò un acciaccato esanime, schivò una freccia e nella baraonda sussurrò:



- Questo paese non è mai stato così unito.



E si dileguò. Tutto intorno, i coyote ululavano, come ululeranno ogni notte.




Siete veri Berlusconiani?



di Stefano Benni



Siamo venuti in possesso del questionario che sarà distribuito agli Iscritti della Casa delle Libertà, per testare la loro fedeltà ideologica alla mistica imprenditorial-fascista e tamponare abiure o defezioni. Lo pubblichiamo in esclusiva, compreso lo specchietto finale. Compilatelo anche voi, magari avrete delle sorprese




Quale di questi reati ritenete più grave?



a- il falso in bilancio

b- il riciclaggio di denaro mafioso

c- il fallo di mano in area




Ritenete che la cultura occidentale sia superiore alla cultura araba?



a- qualche volta

b- sempre

c- dipende da quanti soldi ha l'arabo.




Pensate che la mafia sia



a- uno spiacevole inconveniente di cui si parla poco

b- uno spiacevole inconveniente di cui si parla troppo

c- (silenzio)




Quali sono le "i" che caratterizzano il Bibibi, buon balilla
berlusconiano?
a- impresa e inglese

b- impresa, inglese e internet

d- impresa, inglese internet interim e impunità




Vi segnalano che il debito pubblico italiano è al livello record. A chi
date la colpa?



a- al parassita Berlusconi, che sostiene di essere stato un genio degli
affari ma si è sempre riempito di debiti ed è sempre stato salvato in
extremis.

b- al distratto Tremonti che non ha visto il buco comunista

c- all'infame stampa estera




Quali di questi categorie ritenete dannose per la sicurezza delle città
italiane?



a- i laboriosi lombardi

b- i volitivi veneti

c- i sordidi albanesi




Cosa ci fa Pisanu al governo?



a- non so

b- non saprei

c- boh




Vedete avvicinarsi al vostro yacht un nave carica di profughi.



Cosa fate?
a- lanciate un sos

b- lanciate un segnale di cambiare rotta

c- lanciate un siluro




Quanto è alto secondo voi il presidente del consiglio?



a- uno e settantacinque

b- uno e ottanta

c- uno e ottantacinque




Pensate che un carabiniere possa essere arrestato o inquisito?



a- si, se ammazza di botte qualcuno senza motivo

b- no perché c'è sempre un motivo

c- si, se cerca di arrestare uno della Fininvest




Cosa vuole dire per voi entrare in Europa?



a- la moneta unica

b- andare a puttane a Amsterdam

c- riuscire ad ottenere la cittadinanza di Montecarlo




Siete a una riunione della Pidue e vi cade il cappuccio, come vi
comportate?



a- fate finta di niente

b- ve lo rimettete in fretta

c- nulla perché avete tre cappucci uno sopra l'altro




Di notte state scassinando un bancomat e siete sorpresi dall'onorevole
Previti. Cosa fate?



a- scappate

b- gli spiegate che lo state facendo perché avete sei figli affamati

c- gli chiedete una consulenza




Pensate che Castelli sia



a- arrogante e incompetente, uno scandalo

b- arrogante e incompetente, una delusione

c- arrogante e incompetente, un esempio




Secondo voi Fini è diventato democratico?



a- neanche per sogno

b- certamente

c- rispondete "b" o vi massacriamo a manganellate




Siete favorevoli alla tortura ?



a- si ma con una leggera anestesia

b- si, ma con la ripresa in differita

c- si, ma con la ripresa in diretta




Dov'è finito Bin Laden?



a- non serve più, quindi non se ne parla più

b- è in America surgelato in un freezer della Cia

c- Bin chi?




Cosa serve secondo voi per fare bella figura in televisione?



a- un bell'eloquio e decisione nel presentare gli argomenti

b- le luci giuste e urlare più forte degli avversari

c- un buon fard e un moderatore venduto




Qual è la cosa che vi eccita di più negli Eros Center di Bossi?



a- le foto di mucche padane nude

b- la bancarella del Viagra

c- i preservativi verdi




Se in Italia fossimo a un passo dalla guerra civile, cosa fareste?



a- scenderei in piazza per evitarla

b- investirei in azioni della Beretta

c- farei un passo avanti.




Ora calcolate che le risposte a valgono un punto, le b due e le c tre.




Ecco i punteggi:




25 punti - siete un bastardo comunista




Da 25 a 35 - fate parte di quella metà e passa di italiani che insiste
a non capire che fortuna è avere come leader Berlusconi




Da 35 a 45 - siete dubbiosi ma a forza di sondaggi vi convincerete




Da 45 a 55 - la vostra fede è flebile, e pericolose tracce di onestà e
responsabilità macchiano le vostre iniziative, ma siete sulla buona
strada




Da 55 a 65 - avete le idee confuse ma tanta volontà di servire e
migliorare, siete degli Emiliofedisti




Da 65 a 75 - siete dei bravi picciotti




Sopra i 75 - o avete sbagliato il conteggio o siete l'onorevole
Brunetta







7.7.02

DA NATALINO RUSSO



Caro Claudio, Cari Lobbisti,

Da giovane, secoli fa, ero un manicheo, un istintivo: buoni a destra e cattivi a sinistra. Il contrario di Borrelli, per dire, che come ha scritto "Sette" già a otto anni da capoclasse scriveva sulla lavagna per il Presidente, pardon il Preside della scuola, i buoni a sinistra ed i cattivi a destra ed ha ripreso a farlo, dopo una pausa di tranta anni, negli ultimi dieci. Mezzi termini, compromessi o raziocinio: niente. Ero un pacifico pantofolaio, mai manifestato in pubblico o sceso in piazza, estremista nero, non violento. Poi sono cresciuto sono rimasto "destro", ma basta estremismi. Solo qualche battuta dissacratori ma sdrammatizzante.
Nessun politico e nessuna ideologia credetemi, lo dico soprattutto ai più giovani senza salire in cattedra, ma con la massima umiltà, merita che si soffra o si muoia per loro. Questo ho cominciato a capirlo quando, dopo un autunno pieno di vite umane stroncate in attentati e scontri politici, lessi sul Corriere della Sera che a Natale Berlinguer e Fanfani, Almirante e Saragat, La Malfa e Cossutta eccetera eccetera si facevano gli auguri e si scambiavano perfino i regali. Come, mi chiesi, ragazzi nel pieno della vita si scannano tra di loro e si scagliano contro altri ragazzi in divisa, piazzano bombe su mandato di vecchi marpioni, per il Comunismo, la DC, il Fascio, i Servizi deviati ed i loro capi che più o meno velatamente li istigano fanno micio micio bau bau. Ed allora sono passato a fare il qualunquista. Non è un'offesa sapete è quando dici una cosa saggia, popolare ,condivisibilissima e gli
altri pur di non darti ragione ti tacciano di qualunquismo, cosa diversa dalla demagogia che consiste nel dire quando si è all'opposizione che bisogna aiutare i pensionati e poi arrivati a governare lasciare le pensioni come erano, misere.
Guardiamoci dentro amici: siamo malati di ideologite. Cos'è ? Cerco di spiegarlo. Noi tutti, io per primo, a causa di questa malattia siamo capacissimi di dire ( se siamo di sinistra) che Rosy Bindi è più bella ( naturalmente sto andando sull'assurdo per rendere meglio l'idea) di Monica Bellucci e (se di destra che La Russa è un bel figo più di Claudio Amendola). Ammettiamolo anzi "digiamolo": a noi tutti, me per primo , un attore, cantante, conduttore, scrittore,regista o vip in genere piace non per il valore intrinseco della sua arte e per la validità della sua esibizione, ma ( se di destra) se sta su Mediaset e se di sinistra se sta in Rai ( quella di Zaccaria) perché ora è tutto del Cavaliere e la questione non si pone. Confessiamolo,tutti noi, io per primo se un rapinatore uscendo dalla banca rapinata alza il pugno chiuso comincia a diventare un pò simpatico ai sinistri che mettono in secondo piano la rapina e cominciano ad addurre motivazioni sociologiche ( colpa della società e del sistema) per difenderlo. E naturalmente accade tutto il contrario se il tizio si esibisce nel saluto romanao. Insomma questa maledetta ideologite ci sta corrodendo l'equilibrio ed la capacità di giudizio. Non valutiamo più il fatto in sè, non ce ne fotte nulla , a tutti noi, me per primo dei morti palestinesi o israeliani delle guerre e della pace della pena di morte o della liberà negata. A Pinochet rispondiamo con Pol Pot a Stalin con Hitler. E non ci uniamo perché non riviva nessuno di loro. Il tuo dittatore è più brutto del mio. I miei morti sono veramente morti i tuoi stanno poco bene. Le tue sono torture, le mie carezze anche se hanno prodotto lo stesso risultato: la pazzia o la morte del "paziente". Vorrei fare un ultimo esempio: prendiamo il caso Cogne: chi se ne frega, io per primo di un bambino trucidato ? Del dramma di una famiglia, del cervello e del cuore di una mamma ( colpevole o innocente che sia la pietà per lei dovrebbe essere massima) eppure, ditemelo se sbaglio, sono sicuro che c'è qualcuno che prima era innocentista ed ora che lei è difesa da Taormina ha cambiato parere e spera che venga smascherata e ( non ho finito l'ho detto che non sono più manicheo) ci saranno altri che prima la ritenevano colpevole ed ora sperano, sempre per via dell'ideologite, che Perry Mason-Taormina stani il killer della valle. Senza nessuna Cognezione del dolore.
Si arriva al punto di giudicare in modo diverso una bomba a seconda se le mittime che miete siano di destra o di sinistra. Tutto è rapportato a questa maledetta divisione del mondo. Invece di essere per la verità e contro la menzogna, per gli altruisti contro gli egoisti, per gli onesti contro i disonesti, per i buoni e contro i cattivi ci schieriamo secondo convenienza e non secondo coscienza. Pronti a cambiare idea in un baleno ( paradigmatico il caso di due "mostri" del giornalismo come Montanelli e Fallaci: da icone a a reietti e viceversa da un giorno all'altro dopo mezzo secolo di militanza nel campo avverso); a dire la nostra anche su temi e persone che non conosciamo o conosciamo per sommi capi, a giudicare vivi e morti, per subito impermalosirci se qualcuno si permette di farci anche il minimo appunto. Ci accapigliamo tra persone per bene: io con Welby o con Ceratti, Lanaro con la Arena, che se non ci fosse bisognerebbe inventarla, e tutto a scapito della Verità e con un lascito di rimorsi per la nostra coscienza che farà sentire i suoi effetti quando saremo troppo vecchi per rimediare. E non capiamo che "Gli altri per gli altri siamo noi". Beninteso e ripeto, tutti noi, io per primo. Grazie per la pazienza e l'attenzione e vi autorizzo a bastonarmi quando e se riscontrerete che predico bene e razzolo male, ma sempre dopo aver verificato se quel che dirò sarà una menzogna o soltanto una diversa opinione su un determinato fatto.

Don Giovanni e Cisl-Uil sedotte e abbandonate


di EUGENIO SCALFARI per la Repubblica



TUTTI i salmi finiscono in gloria ed anche la farsa delle resistenze negoziali di Cisl-Uil si è alla fine materializzata nella famosa firma, data per incerta fino all'ultimo minuto quando fin dall'inizio si sapeva certissima. L'intera vicenda che ha visto come protagonisti il Gatto e la Volpe, alias Pezzotta-Angeletti, mi ha fatto venire in mente il "vorrei e non vorrei, mi trema un poco il cuore" della Zerlina mozartiana che alla fine, prima di cedere alle seduzioni di Don Giovanni, si rassicura dicendo a se stessa: "Nelle mani son io d'un Cavaliere" . Sembra scritta su misura di Cisl-Uil la cavatina di Da Ponte. Ma chi sarà il Commendatore, il convitato di pietra che porterà l'impenitente mentitore e seduttore Don Giovanni all'inferno? Questo resta ancora da vedere. Nel frattempo lasciamo i protagonisti di quest'opera buffa e tragica insieme ad esaltare i trionfi raggiunti ed esaminiamo da vicino la realtà vera di quanto è accaduto. Mi scuso fin d'ora con i lettori se dovrò affaticarli con qualche cifra di troppo, ma la realtà e la verità dei fatti in casi come questi è fatta anche di numeri. Cercherò d'essere il più chiaro possibile e mi affido alla loro vigile pazienza. * * * Che Cisl-Uil avessero fin dall'inizio deciso di accettare la deroga "di soglia" sopra i quindici addetti per quanto riguarda l'articolo 18 l'avevamo capito tutti da tempo, ma premeva conoscere quali contropartite avrebbero ricevuto in cambio. Se ne aspettavano i solerti Pezzotta-Angeletti molte e numerose. Enumero: la cancellazione della decontribuzione per i nuovi assunti a tempo indeterminato, che avrebbe messo a rischio l'intero monte pensioni, oppure il suo finanziamento a carico della fiscalità generale; un vasto e nuovo sistema di ammortizzatori sociali, a cominciare dall'aumento consistente dell'indennità di disoccupazione ma non soltanto; il primo modulo della riforma fiscale in favore dei redditi minori e di consistenti esenzioni per i redditi minimi; l'estensione dello Statuto dei lavoratori alle varie forme di contratti atipici che riguardano ormai molti milioni di dipendenti; la fissazione di parametri di indennizzo per quanto riguarda i lavoratori dipendenti sotto la soglia dei 15 addetti. Questo era l'oggetto dello scambio atteso o almeno sperato. Che cosa è stato ottenuto? Enumero: 1. La somma di 700 milioni di euro l'anno per finanziare l'intera gamma degli ammortizzatori, in realtà soltanto l'aumento dell'indennità di disoccupazione. Quando la trattativa cominciò Cisl-Uil avevano fissato in 5 miliardi il costo dell'operazione. La distanza tra l'obiettivo sperato e quello raggiunto è enorme e fa pensare più ad una mancia che ad un risultato. 2. Della decontribuzione a carico della fiscalità non si parla ma neppure si parla dell'annullamento della decontribuzione. La questione sembra dunque rimasta così com'era all'inizio, cioè a carico dell'Inps e quindi del monte pensioni esistente. 3. I diritti da estendere agli atipici e ai dipendenti sotto la soglia non vengono menzionati se non per dire che sarà istituita una commissione di studio di "alto profilo". Nella scorsa legislatura il problema era stato risolto con una legge presentata dal centrosinistra e approvata da un solo ramo del Parlamento. Non c'è molto da studiare in proposito che già non sia stato studiato: bastava riprendere quella legge, eventualmente emendarla e ripresentarla alle Camere. Ma Confindustria ha puntato i piedi: commissione di studio di alto profilo; se ne parlerà a babbo morto. 4. Per la riforma fiscale le cose stanno così: la quota esente passa da 6.000 a 7.000 euro; il governo Amato aveva previsto di innalzarla a 9.000 euro (18 milioni di vecchie lire), il risultato è dunque meno della metà di quanto deciso dal precedente governo. Per la fascia di reddito compresa tra 7.000 e 10.000 euro resta l'aliquota Irpef del 18 per cento con alcune deduzioni per la fascia tra i 7.000 e i 9.000, quella cioè che Amato-Visco avevano programmato in totale esenzione. Per la fascia di reddito dai 10.000 ai 15.000 euro l'aliquota viene ridotta in un punto, da 24 a 23 per cento; tra i 15.000 e i 25.000 euro la riduzione passa dal 32 al 27 per cento. Conclusione: i redditi minimi ottengono meno di quanto sperato rispetto agli impegni del precedente governo; quelli appena superiori (tra i 15.000 e i 25.000 euro) un poco di più. E questa è definita dal presidente del Consiglio la più grande riforma mai fatta nel mondo. Sono queste le contropartite di scambio. Dietro l'angolo c'è il taglio delle pensioni senza il quale Tremonti non potrà arrivare nemmeno al 2004. * * * Ma perché tanta avarizia? Qui bisogna fare un passo indietro, dal quale uscirà una verità che definirei sconvolgente: neppure queste concessioni addirittura insultanti per la loro esiguità sono promesse certe, ed ecco perché. Un paio di mesi fa, alle prime prove tremontiane di "cartolarizzazione" di cespiti fiscali e patrimoniali dello Stato, tra le altre numerose critiche nel merito di quei provvedimenti mi fu facile prevedere che il comitato europeo di statistica e vigilanza contabile sulle operazioni degli Stati membri avrebbe bocciato i metodi scelti dal ministro per fare cassa e per portare gli introiti a diminuzione del disavanzo corrente. Il ministro in quell'occasione ebbe anche la bontà di rispondermi; mi diede dello sprovveduto incompetente e si disse certo che Eurostat avrebbe approvato le sue cartolarizzazioni. Anzi, arrivò a sostenere che le aveva già approvate in via preventiva. Naturalmente non era vero. La risposta è arrivata da Bruxelles mercoledì scorso: le cartolarizzazioni tremontiane sono pure entrate di cassa equiparate all'accensione di altrettanti debiti garantiti dallo Stato; le banche danno soldi al Tesoro come farebbero con una qualunque operazione "swap"; solo che la fertile ingegnosità tremontiana aveva circondato questi swap da una serie di complicate architetture barocche allo scopo di farle passare per entrate vere e utilizzabili per ridurre il deficit corrente e quindi anche il rapporto disavanzo/Pil, significativo ai fini del patto di stabilità europeo. L'incidente è grosso per la credibilità del ministro, ma lui non si scompone. Sostiene che Eurostat si sbaglia, minaccia di fare intervenire il Consiglio dei ministri europeo per mettere in riga i tecnocrati di Bruxelles e afferma soprattutto che la deliberazione di Eurostat non avrà alcuna conseguenza sulla politica finanziaria del governo poiché riguarda i conti del 2001 che ormai sono dietro le nostre spalle. Chi se ne frega (dice Tremonti) del 2001: sul 2002 ed anni seguenti, anzi, la censura di Eurostat produrrà effetti benefici poiché le entrate censurate diventeranno reali e impingueranno l'Erario. È veramente un fenomeno il ministro Tremonti, al quale mi permetto di obiettare: 1. Se i paletti messi da Eurostat miglioreranno la situazione finanziaria del 2002 e seguenti, vuol dire che le operazioni a suo tempo da lui varate l'avevano peggiorata. 2. In realtà anche questo assunto è falso. 3. Non è vero che le modifiche imposte da Bruxelles alla contabilità del 2001 sono prive di conseguenze; il ministro del Tesoro se ne può anche infischiare del fatto che il disavanzo in termini di Pil è ora aumentato a 2,2 avvicinandosi alla linea rossa del 3 dalla quale scattano le sanzioni europee; ma non può invece infischiarsi di un effetto molto concreto prodotto da questa vicenda e cioè l'aumento del debito pubblico. I proventi erogati dalle banche nel 2001 sono debiti e hanno fatto aumentare il debito complessivo mentre la sua riduzione era stata fin qui uno degli obiettivi primari dei governi dal 1993 al 13 maggio del 2001. Ora la tendenza si è invertita e Tremonti vi ha dato una buona mano. Dobbiamo ringraziarlo per questo? Non direi. Confermo che è un fenomeno. Temo che ci stia portando verso una catastrofe finanziaria anche se sono ancora in pochi quelli che l'hanno capito. *** Certo la credibilità del Fenomeno risulta oggi piuttosto incrinata e altrettanto accade per il suo Dpef che il Consiglio dei ministri ha appena approvato. Il documento prevede un aumento del Pil nel 2003 del 2.9% e di altrettanto nel 2004. Ma chi ci crede? Le previsioni per il 2002 erano fino a ieri inchiodate al 2.3% e il rapporto disavanzo/Pil allo 0.5. Ma oggi le prime sono scese all'1.3 e il secondo è salito allo 0.8 (ma salirà ancora, statene certi). Chi ha preso un abbaglio di questa grandezza non merita fede sulle cifre dei prossimi tre anni, anche perché l'andamento del ciclo internazionale non fa affatto prevedere miglioramenti sostanziali e rapidi. E poiché l'intera politica economica e sociale del governo si fonda su quelle cifre di base, ecco che il Dpef altro non risulta essere che l'ennesimo libro dei sogni che il governo Berlusconi diffonde dopo le promesse elettorali del 2001. Vediamo più da vicino questo libro dei sogni. Le entrate di competenza non sono splendide, direi che galleggiano a stento. Le prime notizie sull'autotassazione sono deludenti. Vedremo tra pochi giorni le cifre. Le entrate di cassa vanno decisamente male; il semestre si chiude con un disavanzo di oltre 30 miliardi e passa di euro (60 mila di vecchie lire); di altrettanto aumenta il fabbisogno e quindi il debito necessario a finanziarlo, più il maggior debito (ex cartolarizzazione) ereditato dal 2001. Ma sopravvengono nuove spese aggiuntive: i 700 milioni di euro per l'indennità di disoccupazione, le decontribuzioni per i nuovi assunti se verranno messe a carico della fiscalità generale; la copertura finanziaria dell'accordo firmato con i dipendenti dello Stato ma non ancora formalizzato nella contabilità pubblica; il primo modulo di riforma fiscale cui dovrà seguire quello ancora più consistente del 2004; i maggiori fondi necessari per la scuola e per la giustizia. Anche tralasciando queste due ultime voci (tuttavia essenziali della società italiana) il complesso delle altre qui indicate si colloca per il 2003 nell'ordine di grandezza di 11-12 miliardi di euro, diciamo 22 mila miliardi di vecchie lire, ai quali sono da aggiungere circa 9 mila miliardi di vecchie lire imputabili alla spesa sanitaria. Totale: 30 mila miliardi. La copertura di questi esborsi aggiuntivi dovrebbe essere effettuata con tagli di spese correnti dei ministeri, provvedimenti sui farmaci e maggiori imposte regionali, vendita di immobili. Dalla prima voce il Fenomeno si aspetta economie pari all'1% del Pil; se riuscirà ad ottenerne un terzo potrà aspirare ad un busto al Pincio, se arriverà alla metà si sarà meritato una statua equestre da vivo (per quanto posso sono pronto a contribuire). I provvedimenti previsti per la sanità dimezzeranno forse quei 9 mila miliardi. Se tutto andrà bene dunque, il Fenomeno avrà così rastrellato metà dei fondi necessari; gliene resterebbero ancora da coprire per altrettanto. Il suo progetto era di ricavare dalle cartolarizzazioni 7.5 miliardi di euro ogni anno fino al 2004, ma ora non sarà più così. Dopo i paletti dell'Eurostat sarà grasso che cola se ne ricaverà 3.5 miliardi. Alla fine gli resterà uno scoperto di circa 4 miliardi di euro, 8 mila miliardi di vecchie lire, per il 2003 e parecchio di più per l'anno successivo. Poiché il Fenomeno (e il Super-Fenomeno che sta sopra di lui) non vogliono sentir parlare di nuove e maggiori imposte (salvo quelle regionali che pure fanno parte della pressione fiscale complessiva) l'ammanco di almeno 4 miliardi comporterà la rinuncia ad alcuni impegni solennemente sanciti nel patto sociale firmato appena ieri a Palazzo Chigi con gran clamore di truppe e tamburi e nel Dpef approvato anch'esso ieri dal governo. Quattro miliardi di euro non sono poca cosa in un programma di impegni così stretto. Qualche cosa salterà. Che cosa? Il futuro è sul grembo del Fenomeno. Certo chi si fida di lui corre un bel rischio. *** Tra quelli che si fidano ci sono evidentemente anche il Gatto e la Volpe i quali, per colmo di generosità, hanno anche accettato di inserire nel patto sociale la loro approvazione del Dpef. Hanno cioè trasformato un patto tra parti sociali in un patto politico con il governo che li porterà inevitabilmente in linea di collisione con tutto l'Ulivo, Margherita compresa. Ma non era la Cgil a comportarsi come un soggetto politico e non sindacale? Ebbene, con l'approvazione del Dpef anche Cisl-Uil escono dall'alveo sindacale per entrare mani e piedi in quello politico. D'Antoni sarà contento, la sua lunga marcia verso il collateralismo a destra è stata finalmente premiata. Tutto ciò, come diceva Marco Biagi a proposito di chi si schierava con Cofferati, mi sembra indecente. E altrettanto indecente è proclamare di farlo per onorare Biagi. Lasciateci almeno la libertà di piangere i morti senza usarli per santificare le furbizie dei vivi.

6.7.02

ANTEPRIME LIBRI / "SNOOKER" DI MORDECAI RICHLER

Barney al biliardo


Il locale vicino al liceo. Le vecchie stecche. I tavoli consumati. L' autore più citato del momento racconta la passione di una vita


di Mordecai Richler



dall'ultimo numero dell'Espresso








I patiti della "Versione di Barney", l'evento editoriale dellascorsa stagione, lo aspettano da tempo: il 17 luglio sarà in libreria un nuovo libro di Mordecai Richler. Pubblichiamo in anteprima parte delle prime pagine di "Snooker, il mio

biliardo" (Adelphi), nella traduzione di Matteo Codignola.





Per me il gioco, di qualunque tipo, è sempre stato importantissimo, e non a caso ho scelto di praticare professionalmente il più canagliesco di tutti, quello dove ognuno decide le regole, stabilisce i premi e fissa le penalità. In altre parole, mi sono messo a scrivere romanzi - con quel che ne segue, come i tour promozionali dei medesimi, comprensivi di tormentosi passaggi in tv dove ti vengono rivolte domande del genere: «Scusa Morde, ma questa storia si ispira a fatti realmente accaduti, o te la sei inventata di sana pianta?».



Tutto è cominciato con i giochi di strada accessibili agli scugnizzi dei primi anni Quaranta, tipo yo-yo, pampano e sottomuro, e con i primi rudimenti delle carte - scopa, rubamazzo e compagnia bella. A dieci anni ero già un tifoso sfegatato sia del Club de Hockey Canadiens, meglio noto come "nos glorieux", sia della nostra fantastica compagine di baseball, i Royals, anche se nulla reggeva il confronto con i match di pugilato che, per intercessione pelosa - è il caso di dire - della Gillette venivano trasmessi in diretta dal Madison Square Garden.



Al biliardo sono approdato nel 1944, a quattordici anni, quando ho varcato la soglia del liceo Baron Byng. Devo ricordare che a Montreal il sistema scolastico è organizzato su base confessionale, e il Baron Byng è in quota ai protestanti. Però la scuola sorge in St. Urbain Street, e cioè nel cuore del quartiere ebraico e operaio di Montreal, e quindi se anche le sue mura di mattoni scuri hanno l'aspetto, e il fascino, di una fabbrica vittoriana, il corpo studentesco è costituito al novantanove per cento da ragazzi ebrei. Tutti tipi tosti, figli di tassisti, stiratori, cucitori, venditori di ferraglie, giornalai, idraulici, ciabattini e droghieri. A proposito di droghieri, mia madre non si fidava neanche un po' di Klein, che aveva bottega proprio sotto casa nostra e spacciava per fresco il pane al cumino del giorno prima, in modo da non doverlo vendere a due centesimi di meno. «E poi senti, non fa che vantarsi di 'sto figlio dottore. Sai che dottore: balbetta talmente che prima che metta due parole in fila sei già bello che morto. Fra l'altro si è sposato per soldi, e poi è un abortista». Secondo lei anche il nostro adorabile carbonaio francofono era un imbroglione. «Deve per forza vendere a noi ebrei, ma si ammazzerebbe pur di non farlo. Vagli dietro e guarda quanti sacchi scarica nella rimessa. Io ne ho pagati dodici. Dodici pieni, intendo».Un altro cruccio erano le signore della sinagoga Giovane Israele. «Se avessi sposato un dentista come Gloria Hofer la presidentessa sarei io. Va be', sai che affarone, il suo ganzo se la fa con la segretaria e lei manco se ne accorge, ma non sarò certo io a dirglielo, sai? Solo che tuo padre vende stracci, e quando arriva a casa si piazza a tavola con le sue belle canottiere prendi-tre-paghi-una. E se mi suona alla porta una persona ammodo, me lo spieghi che faccio?».



Prima di sedersi, o meglio di accasciarsi sulla sedia, papà si lavava le mani callose col detergente, senza mai estirpare del tutto lo sporco annidato sotto le unghie e nei tagli. Poi apriva il "Daily Mirror" o il "News" di New York sulla tovaglia di linoleum, e si sprofondava nella lettura del fondo di Walter Winchell, il più celebre giornalista sportivo del tempo, umettandosi il pollice per girare le pagine. Quando aveva finito veniva il mio momento - o meglio il momento di Alley Oop, Dick Tracy, Maggie and Giggs, Red Ryder, Li'l Abner e Ella Cinders. E se quel giorno c'erano le pubblicità dei reggiseni, infilavo il giornale sottobraccio allontanandomi alla volta del bagno.



A due passi dal liceo, in St. Laurence Boulevard (che tutti a Montreal chiamiamo sempre e solo la Main), c'era la sala di biliardo Rachel, mio antidoto personale contro le ore di algebra e di geometria, che mi facevano ammattire. Al Rachel i principianti erano costretti a farsi le ossa sull'ultimo dei quattro tavoli, per paura che la stecca gli sfuggisse di mano e strappasse il panno. A quello liso dell'umiliante ultimo mio tavolo, invece, nessuno faceva più caso, anche perché era pieno di rattoppi col nastro adesivo nero, per tacere delle macchie appiccicaticce di Coca e delle bruciature di sigaretta. Imitando i giocatori più scafati, imparai a prendere dalla rastrelliera un certo numero di stecche, facendole ostentatamente rollare contro il tavolo prima di scegliere quella meno irrecuperabile. Che poi, se il mio avversario metteva a segno un colpo difficile, battevo per tre volte sul pavimento, come avevo visto fare agli altri habitué del Rachel. Ma tutto questo non è mai bastato a farmi fare il vero salto di categoria, quindi non ho mai avuto diritto alla mia stecca personale, proibita a chiunque altro, come invece aveva l'imbattibile Izzy Halprin, che era anche il lanciatore degli Intermediates; in seguito si imbarcò su una di quelle carrette arrugginite che salpavano da Napoli cariche di sopravvissuti dei campi e cercavano di forzare il blocco navale inglese davanti alla Palestina. Un altro giocatore all'epoca venerato, Mendy Perlman, si diede all'avvocatura. Con magri risultati, visto il tempo che gli toccò passare dentro quando venne fuori che un po' troppe anziane vedove lo nominavano nei testamenti che lui le aiutava a redigere. Prima della condanna Mendy, di cui negli anni del Baron Byng erano note le strabilianti capacità dialettiche, diede il fatto suo al giudice: «Sei milioni di vittime innocenti non vi bastavano, eh?», gli urlò. «Ve ne serviva un'altra, vero? Sapete cosa vi dico? Bravi!».



Per quanto mi riguarda, dovetti accontentarmi della promozione al primo tavolo, ordalia seconda a quella, molto anteriore, di Jack and Moe, il barbiere all'angolo di Park Avenue oggi rimpiazzato da una piccola finanziaria greca. Tutto aveva inizio quando le nostre tetragone madri, di cui si conosceva la pervicace avversione a qualsiasi forma di mancia, ci accompagnavano da Jack and Moe, dove intendevano farci rasare per venticinque centesimi, non uno di più. E lì, prima di cominciare, Jack - o forse Moe, chi può dirlo - inseriva un'umiliante tavola di legno fra i braccioli argentati della vecchia, sontuosa poltrona, in modo da poter operare in posizione eretta. Dopodiché cercava solo di sbrigarsi, perché sapeva benissimo che fino a quando le genitrici fossero rimaste impancate lì - i volti di pietra a ticchettare vorticosamente (un dritto, un rovescio, un dritto, un rovescio) - non avrebbe potuto propinare agli altri clienti le ultime zozzerie.



La tavola del barbiere non è stata l'unica ignominia che ho dovuto patire da bambino. Se solo mi rifiutavo di inghiottire le poltiglie immonde che mi venivano messe davanti a colazione, o recalcitravo di fronte alla mestolata di olio di ricino che mi aspettava tutte le mattine, mia madre, furibonda, si precipitava al telefono appeso al muro, e ingiungendo agli altri utenti del duplex di riattaccare immediatamente, perché si trattava di un'emergenza, faceva finta di chiamare i grandi magazzini Eaton: Pronto? Ah sì, scusi, volevo darvi indietro quella peste di mio figlio, e prendermi in cambio una bella femminuccia». Poi è venuto il magico pomeriggio in cui ho avuto il permesso di andare a farmi tagliare i capelli senza angelo custode, e Jack e Moe o vattelapesca ha deciso di non infilarmi la tavola sotto il sedere. Evidentemente ormai ero abbastanza alto e, meraviglia delle meraviglie, anche abbastanza grande da apprezzare le barzellette sporche.



«Sai come fa un visone a procacciarsi una fighetta?». «Dimmelo tu, Moe». «Esattamente come fa una fighetta a procacciarsi un visone».



. Mordecai Richler 2001 - Adelphi 2002




FREDDURE



Quando vedo un uomo piangere nel buio della sua stanza, mi domando cosa lo spinga a non Accendere la luce

(AlessandroBergonzoni)



Non bisogna giudicare gli uomini dalle loro amicizie:Giuda frequentava persone irreprensibili!
(E. Hemingway)




Il postino suona sempre due volte. Il che e' seccante se avete aperto alla prima.

(Makaresco-Trani)




Grembiule nero e fiocco azzurro: per un bambino milanista il primo giorno di scuola e' un trauma
(Diego Abatantuono)




Codice della strada: Non capisco cosa spinga i moscerini a prendere sempre l'autostrada contromano

(Marco Melloni)




Il sesso senza amore e' un'esperienza vuota, ma fra le esperienze vuote e' una delle migliori.
(Woody Allen)




Durante uno spettacolo comico: Bene, ho finito le battute che avevo in serbo. Adesso comincio con quelle in croato.




Aveva un cervello cosi' piccolo che, quando due pensieri si incontravano, dovevano fare manovra.




Un ambasciatore e' colui che non riuscendo ad ottenere una carica dagli elettori, la riceve dal governo, a patto che lasci il paese.

(Ambrose Bierce)




Il cervello e' un organo favoloso: comincia a lavorare dal momento in cui ti svegli alla mattina e non smette fino a quando entri in ufficio.

(Robert Frost)




Tentare e' il primo passo verso il fallimento.

(Homer J.Simpson)




“Come e' andata la rapina al casino'?".

"Male, siamo entrati, abbiamo puntato le armi e le abbiamo perse subito".





1.7.02

SUSHI DI GNOCCHI - L’ASTINENZA SESSUALE PAGA ANCORA



Gene Gnocchi per il Corriere della Sera



Da un’indagine svolta da Datamedia si è scoperto che tutte le nazionali eliminate al primo turno erano alloggiate in alberghi con annesso night-club, mentre Brasile e Germania, che sono arrivate alla finale, stanno tutt’e due in residence con vista sulla piscina di Rosa Russo Iervolino. Evidentemente, in ossequio alle vecchie regole, l’astinenza sessuale durante il Mondiale paga ancora. Si è scoperto, ad esempio, che la nazionale francese ha passato tutto il ritiro premondiale al night e questo spiega anche perché nel corso di Francia-Danimarca Dugarry abbia cercato di mettere un biglietto da 100 franchi dentro gli slip di Tomasson, mentre durante l’esecuzione dell’inno nazionale, osservando il labiale dei giocatori transalpini, si scopre che stanno tutti cantando «Voulez-vous coucher avec moi ce soir?».







Però il Mondiale sta per chiudersi ed è inevitabile un bilancio dal punto di vista economico. Benché Blatter, per tenere sotto controllo i conti, si sia rivolto a veri professionisti della finanza mondiale (Henron Wordcom ed Arthur Andersen), sembra che i costi siano impazziti ed il buco economico che s’è venuto a creare sia imbarazzante. Basti pensare che solo le cantanti degli inni nazionali e i tifosi coreani vestiti da monaci orientali sono costati quanto il prodotto interno lordo dell’Ungheria. Il rimedio pensato da Blatter anche in questo caso è assolutamente geniale: dall’anno prossimo, invece che svolgersi segretamente in qualche suite di hotel, le trattative per comprare le partite saranno tutte alla luce del sole e gestite direttamente dalla Fifa, che preparerà un listino-prezzi che sarà comunicato a dirigenti e tecnici vari.







Ci saranno pertanto offerte per la convalida di un gol in fuorigioco con un cartellino rosso in omaggio. Ad esempio, per l’acquisto di un girone di qualificazione comodo costituito da Nepal, Sudan e Mongolia in omaggio verrà dato un ottavo contro il Lussemburgo. Sarà varata anche la formula «3 per 2» sulle partite vendute. Vale anche il contrario, cioè ogni due partite rubate viene rubata anche la terza.

SUSHI DI GNOCCHI - Il Mondiale da film di Felipe Hackman



di GENE GNOCCHI per il Corriere della Sera



A lla fine a festeggiare è Ronaldo che in un atto di grande umanità ha promesso di donare in beneficenza a Kahn e a Rustu metà del ritocco dell’ingaggio che ha subito chiesto a Moratti. Festeggia anche il c.t. Scolari, contestatissimo in patria, che in piena conferenza stampa ha voluto rivelare la propria identità segreta strappandosi i baffetti. Alla fine si è scoperto che sulla panchina del Brasile era seduto Gene Hackman che ha così commentato il match: «Sono molto soddisfatto per la direzione arbitrale del tenente Kojak anche se la gara è stata dura noi siamo stati aiutati dall’errore del portiere Schwarzenegger». Dopo il fischio finale è partita la festosa cerimonia di premiazione con le telecamere che si sono soffermate su momenti di grande partecipazione emotiva, in particolare due: nel primo, mentre metà della squadra brasiliana festeggiava ballando la samba, l’altra metà era inginocchiata sul tappeto erboso per cercare le lenti a contatto di Junior, e nello stesso tempo Blatter faceva sparire la vera Coppa in una tasca segreta della giacca e la sostituiva con un facsimile di bachelite. Anche in Italia la vittoria del Brasile ha avuto importanti ripercussioni. A giudicare dai caroselli di auto si può ragionevolmente sostenere che il 70% dei brasiliani ha visto la partita in Italia. Anche se il deputato leghista Borghezio ha fatto presente che una decina di brasiliani li ha rimpatriati lui a calci nel culo. L’ultima notizia riguarda Pizzul e Bulgarelli. Riguardo alle loro telecronache, ognuno di noi ha ormai maturato una propria opinione: c’è chi ha dato la colpa al Niño, chi ha detto che loro sono così per colpa del Tocai, c’è chi ha preso le loro difese dicendo che come telecronisti c’è di peggio, ma poi non ha saputo fare i nomi. Pare che però i due, per il rientro in patria, abbiano studiato un piano per sfuggire alle ire dei compatrioti. Il piano sarebbe questo: una volta giunti a Malpensa, Pizzul attirerebbe su di sé il grosso andandosi a rinchiudere in un hangar attrezzi di cui lui conosce bene l’uscita da dietro per averla già utilizzata al rientro dall’europeo in Francia. Così Bulgarelli potrebbe nel frattempo sgattaiolare via inosservato dentro una grossa mortadella fatta costruire apposta nei suoi stabilimenti di Bologna. Per finire, la Fifa ha già diramato il nuovo slogan per i mondiali del 2006, mutuato direttamente da un noto spot televisivo: «Ci sono cose che non si possono comperare. E poi c’è la coppa del mondo».

lettera di egidio cardini





Cari amici, nel giorno glorioso e indimenticabile del quinto titolo mondiale di calcio per il Brasile, molti di voi mi vedono già scatenato con la tradizionale bandiera verde-oro sulle spalle e con una bandana piratesca sulla testa, urlante e aggrappato alla cappotta di una macchina con il clacson all'ingiù. Vi prego di non correre troppo e soprattutto di non sopravalutarmi. Devo dirvi però che, un po' per la mia avversione al pacchiano e provinciale potere berlusconiano e un po' per il mio amore per gli amici (e soprattutto amiche) del Brasile, oggi ho provato una gioia vera e sincera, anche se condita da un pizzico di tristezza.
Prima di tutto il mio amico Ronaldo, che noi interisti abbiamo accompagnato all'altare della gloria, passando per i patimenti, il dolore, la fame, il fumo e il freddo, adesso dovrebbe ricordarsi del popolo nerazzurro. Se non lo facesse, a noi nerazzurri non resterebbe che l'ennesimo scherzo atroce del destino: comperiamo un campione, lo paghiamo profumatamente, questo si infortuna ripetutamente, lo sosteniamo, lo aiutiamo a guarire e lui che cosa fa? Vince col Brasile, mentre noi perdiamo con la Lazio e la Juventus. Bella soddisfazione.

Poco dopo leggo che il nostro mite e placido centravanti avrebbe detto, nell'orgasmo del trionfo, che "il titolo mondiale é meglio del sesso". Mi permetto di dissentire, soprattutto quando queste parole sono pronunciate da un carioca, per il quale il sesso sta come il vino a un alpino, come l'Inter a Prisco e soprattutto come i soldi e il potere a Berlusconi. E poi parliamoci chiaro: l'Inter ha perso e la Nazionale azzurra, confidando nell'acqua santa trapattoniana, ha fatto altrettanto. "E allora chissà che notti di fuoco e di passione ti sarai fatto!" mi direte voi. Datevi da soli la risposta e siate pietosamente solidali, per favore.

Così, tanto per dimenticare questa piccola amarezza, sono uscito di casa e sono andato a passeggiare nel centro di Milano, naturalmente senza perdere il mio "aplomb". All'angolo tra Piazza Duomo e Via Mazzini ho notato uno sventolio irrefrenabile di bandiere verde-oro e ho udito un samba che, pur attutito dalla freddezza meneghina, tentava di levarsi oltre gli sguardi increduli dei ragazzotti padani. "Ci siamo!", mi sono detto, e così mi sono avvicinato, con lo stesso obiettivo che di solito hanno gli italiani sulla spiaggia di Copacabana: ufficialmente per apprezzare l'unicità del panorama marino, per analizzare spassionatamente le contraddizioni sociali e per dispiacersi della visione di quelli orribili "favelas" sullo sfondo, di fatto per guardare le donne con occhio avido, pur senza dirlo. Non ci é voluto molto, cari amici, per capire che molte delle donne presenti e sinuosamente sambanti erano in realtà travestiti e transessuali e così, senza perdere l'"aplomb", ho messo le mani in tasca e ho fatto elegantemente retromarcia.

Tuttavia, nonostante la delusione, non mi sono dato per vinto. Avrei voluto salutare entusiasticamente i figli di quella terra calda ed rigogliosa, mentre scorazzavano sulle automobili, strombazzando orgogliosamente e sventolavano felicemente i loro vessilli coloratissimi. Stavo per avvicinarne alcuni, pronto ad esibire il mio ottimo portoghese, quando il mio cuore é piombato pesantemente sotto i tacchi. Si trattava di interisti travestiti da brasiliani, che cercavano di stemperare la delusione del 5 Giugno scorso, fingendo di esultare e di parlare come gli italiani a Rio, con gli "ao" alla fine di ogni parola: "Brasil cinque voltao campeao del mundao!!!". Amici, che tristezza! Come ci siamo ridotti! Travestirsi da brasiliani per esultare!

E così ho ripreso mestamente la via di casa, senza vittoria in campionato, senza vittoria al mondiale, senza brasiliane ancheggianti e dal labbro tumido, e soprattutto senza sesso. Se fossi un alpino, potrei consolarmi con il vino, ma purtroppo sono astemio e poi sono perfino un oppositore di Berlusconi e, si sa, chi sta all'opposizione é come chi sta alla vetrata del ristorante: apprezza il menù dall'esterno.

L'importante, cari amici, é non perdere mai l'"aplomb". Ad esempio io, laggiù a Rio, quando esalteranno giorno e notte "o Brasil pentacampeào", fingerò sorpresa: "Campione? E di che? C'é stato forse un campionato? E quando? E chi ha vinto?" Oppure farò lo snob, a rischio della mia pelle: "Ma quante 'favelas' vi ha portato via il quinto titolo mondiale? Ma quanti bimbi ha salvato dalla morte per morbillo? Ma quanti lebbrosi ha sanato?" E via dicendo con questa inarrivabile ipocrisia. Il mio amico Edilberto Sena, prete amazzonico che non ha paura nemmeno degli anaconda, mi dirà senz'altro nel suo italo-portoghese: "Sei un grande istronso". E non traduco.

Ma l'importante, cari amici, é non perdere mai l'"aplomb". A Rio adesso sono le 16,24 e il mio vicino di casa di Copacabana avrà già finito i petardi, lui che li spara anche quando il Flamengo vince in amichevole contro i dilettanti del Mato Grosso del Sud. E il mio amico Flavio José de Almeida, sindacalista scassone con una pancia più grande di Obelix? Nel frastuono generale, avrà già fatto fuori almeno diciassette birre nel suo "botequim" sulla strada, tra i torrenziali sputi per terra degli avventori, l'odore acre di tutti i rifiuti gettati a terra, le "avances" sempre più audaci di sgangherate prostitute sessantenni e le risse leggendarie tra la gente che viene dalla favela che sta sopra e che avrà già un tasso alcoolemico triplicato. "Per onorare la vittoria mondiale, io ho pagato cinque birre e tu soltanto tre". E giù botte da orbi. Altro che "aplomb".
Ma io, cari amici, non lo perdo di certo il mio "aplomb". Dicono che Luiz Felipe Scolari, detto Felipào, allenatore vincente di questa Nazionale senza sesso per 50 giorni, dopo la vittoria esibisse, piangendo come un bambino, l'immagine sacra di "Nossa Senhora de Caravaggio" o di "Caravaju", come dicono loro. Stasera l'ho cercata tra le immagini di mia mamma e l'ho trovata. "Ce l'ho!", ho gridato come un bimbo che ha trovato la figurina che gli mancava per completare la raccolta. "Ce l'ho, ce l'ho, ce l'ho!". Certamente non farò le loro scenate carnevalesche, né la pagliacciata trapattoniana dell'acqua santa. La nasconderò silenziosamente tra i pantaloni e allora state certi che, se Felipào é stato premiato così gloriosamente col titolo mondiale, perché non dovrei esserlo anch'io, che del sesso faccio a meno da un pochino più di 50 giorni? Via, che cosa é mai il sesso davanti a un miracolo mariano? Dicono anche che Rogério, portiere di riserva e marito felice della bellissima Suzana Werner, già fidanzata di Ronaldo e splendida regina del Carnevale, pregasse ardentemente, inginocchiato in mezzo al campo, dopo la partita con la Germania. Cinquanta giorni senza Suzana é una brutta botta, ma avete visto che Nostra Signora di Caravaggio aiuta tutti? Io mica le chiederò Suzana.

Mi basta uno scudettino piccolo piccolo per l'Inter, un Governo più ragionevole e democratico di quello di Berlusconi e poi, se Nostra Signora di Caravaggio, che é apparsa miracolosamente agli occhi e al cuore di una pia contadinella bergamasca, volesse darmi qualche semplice e piacevole soddisfazione terrena, io non la disdegnerò. Onestamente non so immaginare me stesso dopo 41 anni senza sesso, però garantisco a tutti: anche in quel caso non perderò il mio "aplomb". Le mani in tasca non potrò metterle, ma sarò un signore, come sempre.