8.2.04

VENDITORI DI FUMO PASSIVO

di Filippo Facci (su Macchianera)

E uno potrebbe sopportare di svegliarsi in camera da letto dove ovviamente non si fuma, passare in bagno dove pure non si fuma, in cucina dove non si fuma e così pure in salotto, dove non si fuma perché il fumo dà fastidio anche in salotto - la mattina, sei pazzo - e quindi in ascensore dove non si fuma e sul taxi dove non si fuma, anche se il tassista ha le sigarette sul cruscotto. E però non fuma, tu non puoi fumare, ci sono clienti che sentono l’odore e poi si lamentano, e allora dritto all’aeroporto e mai più in stazione - sull’Eurocity non si fuma, per ore intere non si fuma - ed eccoti all’aeroporto (piove) e dentro non si fuma, in biglietteria non si fuma, al bar dell’aeroporto non si fuma, e nei bagni dell’aeroporto non si fuma perché c’è una tizia che pulisce e sorveglia, ecco il metal-detector che suona e un agente che dice “lei forse ha le sigarette” perché la carta stagnola del pacchetto fa suonare tutto, e pure l’accendino fa suonare tutto, poi non si fuma sulla navetta che porta all’aereo e ovvio che sull’aereo non si fuma, lo sanno anche le giraffe che sull’aereo non si fuma: però c’è la voce suadente che dice su questo volo non è consentito fumare e ci ripensi ogni volta, e quando poi decolli e leggi il giornale c’è sempre un articolo che annuncia nuove norme antifumo, interviste a Silvio Garattini col suo dolcevita da infelice, una ricerca che dimostra come la nicotina renda nani e impotenti e portoricani, un’altra ricerca dell’università di Kabul che dimostra come il fumo passivo uccida anche l’inquilina della palazzina di fronte, e alla fine atterri e sei d’accapo perché in aeroporto non si fuma, al bar e nei bagni e nel taxi e in ascensore e in redazione non si fuma, e se poi decidi che adesso basta me ne sbatto i coglioni spunta regolarmente la collega incinta, e allora suvvia, fai uno sforzo, le uccidi il bambino, e allora eccoti sul balcone (piove) a inspirare benzene che secondo il criterio farlocco delle sigarette dovrebbe ammazzare intere nazioni ogni anno, eccoti a guardare un cretino che fa jogging vicino a un Ford Transit perché correre fa bene e fumare fa male, anche se non è vero, fa male anche correre, fa male tutto, e comunque tu guardi il cretino che correrà sinchè gli si piallerà un legamento, e allora ecco, peserà sul sistema sanitario nazionale, gli verrà un colpo e peserà sul sistema sanitario nazionale - muori ma coi soldi tuoi, che civiltà fantastica - ma intanto lui corre e finisce quasi arrotato da una Saab col portasci: altra gente che andrà a spaccarsi le gambe e inevitabilmente peserà sul sistema sanitario nazionale, sinchè drin, ti accorgi che squilla il cellulare perché è già l’ora dell’appuntamento, un pranzo di lavoro, e in ascensore non si fuma e in taxi eccetera, al ristorante la sezione fumatori è strapiena e presto comunque l’aboliranno, gli esercenti dovranno scegliere, ma ecco, si è liberato un angoletto umiliante tra i fumatori, e però no, dài, il fumo dà fastidio a caia, resta qui, non andartene a fumare che non sta bene, fumerai dopo, le sigarette restano sul tavolo con sopra scritto “il fumo provoca il cancro” sinchè più tardi, quando mandi tutti in malora e finalmente te ne vai fuori a fumare la sigaretta (piove) butti infine il mozzicone per terra e passa una vecchietta che ti guarda male. E uno potrebbe anche sopportare tutto questo.

Ma è la stupidità che non sopporta. E’ l’ignoranza bruta e informe di chi pensa che al mondo ci sia davvero il problema delle sigarette. E’ l’ottusità imbecille di chi ti dice che non puoi fumare nel suo soggiorno, d’accordo, ma che poi, se vai in terrazzo, ti dice che non puoi fumare neanche in terrazzo: perché lui non vuole che fumi. E basta. Lui, loro. Non vogliono che bevi, che assumi grassi, che ti fracassi il cranio con la motoretta: e intanto ti propinano qualche corano statistico infarcito di Junk science che poi è la stessa brodaglia propinata dal ministro della Sanità o da altri signori che mentono sapendo di mentire, ripetiamolo bene: mentono sapendo di mentire, ma voi dovete dirglielo: il loro camice bianco non aggiunge una virgola a una competenza che è di chiunque sappia anche minimamente maneggiare uno studio statistico, e soprattutto - soprattutto - di chiunque disponga della merce purtroppo più indisponibile a riguardo: una po’ di informazione. Non c’è. E quando c’è è indiretta, bisognosa di conoscenze specifiche e poco intuitive, senz’altro assai meno smerciabile dello studio allarmistico numero trentamila sul fumo: che è una cosa che notoriamente si vede, è lì, si sente, suggerisce perennemente che qualcosa non vada, come per le antenne e i tralicci, è una minaccia perfetta anche perché associabile a tossi e ingolfamenti respiratori, e beninteso, può veramente dar fastidio: anche se le persone cui dava veramente fastidio, un tempo, erano una su cento e le riconoscevi perchè il fumo arrossava loro gli occhi, forme allergiche, sorry, si provvedeva, bastava l’educazione e il buonsenso come sempre: ora invece quelli che “il fumo mi da fastidio” spuntano come cinesi e probabilmente l’hanno deciso giovedì scorso, hanno letto un articolo su Focus, ne hanno parlato con la cognata, dopo quarant’anni e hanno deciso che il fumo fa male, che poi: fa male? Ecco, l’incredibile paradosso è che per capirlo devi cavartela da solo. L’ideale è avere un amico statistico-oncologo-pneumologo provvisto del famoso buonsenso, possibilmente un non fumatore che ti sussurri una sola tra le pochissime certezze disponibili: che fumare sino a cinque o sei sigarette il giorno equivale praticamente a non fumare, fortunato chi vi riesca, che ti dica che il ristagno del fumo passivo nei locali è un problema dei locali e non del fumo, che ti menzioni magari il più accreditato studio sul fumo passivo mai effettuato: quello commissionato dal Dipartimento dei Trasporti americamo nel 1989. Vi si dimostrò che un non fumatore seduto nella sezione fumatori di un aereo, per inalare l’equivalente di una sigaretta, dovrebbe volare senza interruzione per cinque anni e mezzo; mentre i raggi cosmici, basti dire, rispetto al fumo passivo costituiscono un pericolo di malattia ben 641 volte maggiore. Andrebbe menzionato anche il più ampio studio del mondo mai realizzato sul tema, commissionato dall’Organizzazione mondiale della sanità all’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, anno 1998: non venne trovata nessuna (nessuna) relazione tra fumo passivo e tumori. E però vediamo che di circa cento altri studi con risultati analoghi ce n’è uno solo che è considerato la Monna Lisa degli studi statistici: quello dell’Enveronmental Protection agency, secondo il quale il fumo passivo ogni anno causa tremila morti negli Stati Uniti. E’ il moloch, il punto di riferimento della junk science già ridicolizzato dagli studiosi di tutto il mondo, ma è anche l’unico ad esser stato abbracciato come un vangelo dai mass media e dai vari profeti che reggono lo scettro della più violenta campagna neosalutista che l’Occidente abbia mai conosciuto. Ebbene, la Corte federale americama nel 1989 ha definito quello studio “fraudolento” nonché una frode scientifica, tanto che il fumo passivo fu cancellato dalla lista dei cancerogeni. Ma quanti sanno queste cose? Che poi: va bene, d’accordo, il fumo passivo può dar fastidio lo stesso, ci mancherebbe. Nondimeno, l’amico medico potrebbe aggiungere che tra fumo e tumore ai polmoni esiste probabilmente (probabilmente, perché prove certe non ce ne sono) una relazione la cui valenza rimane però da stabilire. L’amico ti dirà, se in malafede: “Molti studi dimostrano che il rischio di tumore al polmone è maggiore del 30 per cento tra coloro che fumano”: E invece ti dirà, se è in buona fede: “L’incidenza del fumo in un campione di popolazione esaminata è risultato maggiore del 30 per cento tra le persone con un tumore al polmone rispetto alle persone sane”. Se non capite la differenza avete solo da tornare a scuola o da tentate una carriera da ministro: indi pronunciare, come un Gerolamo Sirchia, frasi come queste: “Tra i contaminanti dell’aria, il fumo è il più pericoloso per la salute pubblica perchè è dotato di proprietà cancerogene sulle quali non è più lecito discutere”. Non è più lecito. E voi a questo signore non dovete dirgli: io dissento. Voi dovete dirgli: tu sei un ignorante. Tu sei un venditore di fumo passivo.
Detto questo, però, con le persone in buonafede, devi seguitare a spiegarti: sennò risulti un provocatore e basta. Accanto alle fisime di un ministro di passaggio devi sforzarti di spiegare all’interno di quale corrente para-scientifico-ideologica si sta muovendo tutto questo; di quale circolo demente siano mere pedine la donna incinta e il cretino salutista che ti dicono che se fumi avveleni anche loro.
E allora vediamo che cosa sta succedendo nel mondo. Vediamo l’altra guerra americana. Sappiamo che a New York è vietato fumare in qualsiasi bar o ristorante o nightclub, la multa è di 400 dollari e non sono ammesse aree riservate: il sindaco Michael Bloomberg, nonostante la crisi di bilancio, ha fatto assumere dei nuovi poliziotti che affianchino gli agenti delle squadre antifumo anche la notte. Negli Stati Uniti, in generale, il divieto di fumare è stato esteso non di rado nelle strade, nei giardini pubblici, nella propria auto e addirittura nella propria abitazione: il fumo passa da sotto la porta, dicono. In una contea del Maryland se esce fumo dalla tua finestra puoi essere denunciato dal Dipartimento di protezione ambientale che ti notificherà una multa di 750 dollari. Le squadre antifumo, in generale, possono irrompere senza mandato in qualsiasi locale e mettere tutto a soqquadro sinchè non trovino il corpo del reato: è sufficiente un portacenere anche pulito, imboscato in qualche cassetto. Un’inchiesta della New York Nightlife Association ha dimostrato che il proibizionismo ha causato danni per miliardi di dollari alla vita notturna: il sindaco ha dovuto promuovere una legge che permetta esenzioni dal divieto per quei locali che possano dimostrare d’aver perso più del 15 per cento dei profitti: e anche in Italia, più silenziosamente, si avvertono cali di produttività legati al fatto che è pieno d’imbecilli disposti a passare ore intere a fumare sul balcone (piove) posto che naturalmente il fumo è stato bandito da tutti i voli aerei, resistono giusto delle compagnie africane: il divieto fa risparmiare circa mille dollari per tratta transoceanica giacchè su un aereo con zona fumatori occorreva cambiare il novanta per cento dell’aria e farne ricircolare il dieci per cento: mentre, se non si fuma, le percentuali sono invertite e tuttavia l’aria è più inquinata da virus, batteri, spore e legionella; il risultato è che l’Organizzazione mondiale della sanità ha registrato un’esplosione di Tbc attiva fra chi vola. Alla citata Organizzazione, diciamo di passaggio, è addebitata la definizione più illuminante circa i pericoli della nicotina: il fumo - dicono - è la prima causa di morte considerata rimovibile. Considerata rimovibile: significa che altre cause di morte magari più gravi - sicuramente più gravi - semplicemente non lo sono, sicchè le si tralascia e per intanto dagli alle sigarette. In Inghilterra, dunque, se un fumatore si ammala, finisce in fondo alle liste d’attesa sanitarie: perché spreca risorse ed energie del corpo medico. In Francia, in maniera ancor più macabra che in Italia, sui pacchetti di sigarette c’è scritto che se fumi “morirai di morte lenta e dolorosa”. In Brasile fanno vedere le fotografie dei bambini morti di tumore e da ottobre prossimo vogliono farlo anche in Europa. L’apocalittico in salsa italiana rimane il presidente dell’Istituto Mario Negri, il citato Garattini: ha detto che i fumatori sono dei parassiti sociali e ha proposto che i medici fumatori siano radiati dall’albo, e così pure che bisognerebbe vietare il fumo anche a parlamentari e insegnanti. Ma di ritorno a New York, là dove succedono cose che poi si riflettono quasi sempre da noi, vediamo che è entrata in vigore anche una norma contro l’obesità che è preludio al dimagrimento di massa per legge, mentre in altri stati americani è già prevista la scritta “nuoce gravemente alla salute” per le bottiglie di vino. E qui il discorso comincia a estendersi non solo all’alcol ma a tutta l’alimentazione, ai cibi grassi, ai famosi panini striminziti del dottor Sirchia: in America si vuol mettere le etichette terrorizzanti anche sulle merendine e con ciò prevenire ogni genere di dipendenza alimentare; una ricerca, che in Italia è stata tradotta sulla rivista Industrie alimentari, spiega che il formaggio e la carne andrebbero aggiunti alla lista dei cibi che danno dipendenza come già sono classificati il cioccolato e il caffè: questi alimenti - si spiega - rilasciano componenti narcotici simili alla morfina e ne consegue che in giro c’è gente drogata per esempio di Taleggio. “Non sono ingordigia o mancanza di volontà che ci legano a certi alimenti - si legge nello studio - ma una ragione biologica: molti di noi sentono di non poter vivere senza una dose quotidiana di formaggio”. Verissimo, e allora? E allora, dopo aver illustrato una complicata teoria secondo la quale le persone sovrappeso corrono maggiormente rischio di dipendenza, viene indicato il nuovo nemico da battere: la “nutrizione emozionale”, qualcosa che si combatta studiando la maniera di controllare appunto i desideri alimentari che inducono una dipendenza basata su risposte emozionali. Delirio? Ma allora non avete capito di quale iceberg le sigarette sono lucente apogeo. Uno studio ha confermato che la combustione dell’incenso produce anche dei componenti cancerogeni - com’è ovvio - e che le sue emissioni sono paragonabili a quelle di una strada trafficata: in Minnesota sono comparse le prime chiese cattoliche che offrono messe incense-free, prive dell’incenso passivo. L’Environmental Protection Agency, la citata istituzione già responsabile dello studio-patacca sul fumo passivo, ha fatto sapere che oltrechè l’incenso “il fumo delle candele eccede gli standard di inquinamento dell’aria all’aperto”, e su questa base l’agenzia ha chiesto la chiusura di un negozio di tostatura di caffè aperto da 163 anni dopo aver già fatto multare per odori molesti centinaia di negozi e pizzerie e ristoranti indiani. A Shutesbury, in Massachusetts, il nuovo regolamento prevede che il consiglio comunale abbia spazi divisi tra chi non usa deodoranti e chi li usa e chi li usa talvolta: il disgraziato estensore ha dichiarato che “profumarsi in pubblico è come fumare”. E rieccoci. In Canada è già vietato profumarsi su alcune linee aeree, e il Canada è uno stato che va sbirciato con attenzione, perché in alcune cose, in alcune fobie, anticipa regolarmente gli Stati Uniti: i deodoranti sono vietati anche in alcuni uffici al pari dei dopobarba e dei colluttori orali, un po’ come accade sui mezzi pubblici di Ottawa; l’alcool è visto come il demonio e sovrabbondano controlli col palloncino su tutte le strade, i vetri dei pub sono pitturati di nero e c’è il divieto di bere in pubblico. Se compri una cassa di birra al supermercato e ti limiti ad appoggiarla sui sedili posteriori, anziché imboscarla nel bagagliaio, ti danno una multa da levarti la pelle. Se fumi, poi, possono toglierti la potestà sui figli: e lo sa bene Gian Turci, fumatore che dopo anni da oriundo dovette tornarsene in Italia a fondare la sezione nostrana di Forces, associazione libertaria che annovera tra le proprio file anche Sergio Ricossa e Antonio Martino: è grazie a Turci se circola almeno un po’ di controinformazione in Italia, ed è stato Turci per esempio a tradurre Science without sense di Steven J. Milloy, ex direttore delle politiche scientifiche del National Environmental Institute e già relatore al Congresso degli Stati Uniti sui criteri di valutazione dei rischi ambientali. E’ un libro fondamentale per comprendere l’assurdità potenziale di certi metodi statistici che vengono applicati e propinati di continuo a tutti, roba in grado di dimostrare qualsiasi cosa: Milloy ha già demolito scientificamente una quantità straordinaria di studi-patacca e ha così pure rilevato, adottando il medesimo criterio utilizzato per dimostrare la pericolosità del fumo passivo, per esempio: 1) che la calvizie aumenta le possibilità d’infarto del 40 per cento negli uomini sotto i 55 anni; 2) che il colluttorio aumenta del 50 per cento le possibilità di cancro alla bocca; 3) che lo yogurt aumenta del 100 per cento le possibilità di cancro alle ovaie; 4) che il consumo di dodici hot dog al mese aumenta dell’850 per cento le possibilità di prendere la leucemia; 5) che l’uso del reggiseno, per tutto il giorno, aumenta le possibilità di cancro al seno del 12mila per cento. Ne consegue che tutto è dimostrabile, e che migliaia di ricerche pseudo-scientifiche non si preoccupano se un’associazione sia vera o fasulla: si preoccupano soltanto di trovarla e di piazzarla poi a mass-media che non aspettano altro. Gli studi non allarmistici non vendono, non li pubblicano, non fanno notizia, non fanno fare carriera. Perciò, beffardamente, da esperto del settore, Milloy ha illustrato minuziosamente come scoprire qualsiasi rischio e come dimostrarne l’esistenza, confezionarlo, venderlo in direzione di fama e sovvenzioni. Esistono studi, e non stiamo scherzando, che hanno statisticamente dimostrato che il fumo fa guarire dai tumori. Del resto, secondo un altro studio dell’Università del North Carolina reso noto dalla Cnn, le donne che praticano la fellatio hanno il 40 per cento di probabilità in meno di contrarre un tumore al seno: abbiano a regolarsi. Le lavande vaginali aumentano le possibilità di cancro della cervice del 300 per cento, tre tazze di caffè alla settimana aumentano del 30 per cento la possibilità di una morte prematura, il lavoro sedentario aumenta del 30 per cento la possibilità di un tumore al sedere, per non parlare di tutto il ciarpame sui campi elettromagnetici, il radon nelle case, la diossina, il cloro nell’acqua, il surriscaldamento, gli animali pazzi. In Nuova Zelanda da tre anni che stanno studiando una tassa sui peti animali, un balzello sulle flatulenze di ovini e bovini che siccome emettono metano dicono che danneggiano l’ambiente. Basta leggere l’ultimo numero dell’edizione inglese di New scientist per apprendere che il fumo da cucina uccide più del morbillo e della malaria e dell’Aids; si sostiene che ogni anno un milione e mezzo di persone, soprattutto donne e bambini, muoiano a causa di queste esalazioni e si deve considerare che nel mondo circa due miliardi e mezzo di persone cucina con delle stufe che bruciano legna o sterco o resti di piante: chi le utilizza, secondo lo studio, inala ogni giorno l’equivalente delle sostanze tossiche contenute in due pacchetti di sigarette. E tutta questa strage si consuma mentre noi ce ne stiamo sul balcone a fumare come dei deficienti (piove) per via dell’ignoranza colpevole o incolpevole di donne incinte e cretini salutisti e altra gente mediamente troppo astenuta e nervosa e magra perché davvero possa vivere più a lungo di noi gaudenti. Che fare? Fumare. Informarsi: tempo fa il Corriere della Sera ha scritto che il medico nazista Karl Aspell, nel 1940, fu il primo a dimostrare la dannosità delle sigarette. Non è vero: nel 1939 un altro medico nazista, Fritz Lickint, aveva già pubblicato Tabak und Organismus, un volume di 1.100 pagine edite in collaborazione col Comitato del Reich contro le droghe e con la Lega tedesca antitabacco; lo studio sosteneva per la prima volta che il fumo faceva complessivamente male e adottava per la prima volta il termine Passivrauchen, fumo passivo. Lo stiamo raccontando perché la ricerca venne usata per scopi politici sicchè il tabacco venne abbinato alle culture cosiddette degenerate dei paesi ostili (gli Usa tra questi) e venne impostata una campagna rivolta ai giovani e imperniata sul Gesundheitsplifcht, il dovere di mantenersi sani: è arcinoto che Hitler fosse un vegetariano e un maniaco salutista. Ma a parte ogni analogia inquietante - è negli Usa si dice che fumino, ormai, solo i negri e i portoricani - ciò che interessa è il dato che ne seguì: prima della campagna antifumo, nel 1932, i tedeschi fumavano una media di 570 sigarette pro capite l’anno, come i francesi; dopo la campagna, nel 1940, ne fumavano 900 quando i francesi arrivavano solo a 670. Tu proibisci e io voglio. E infatti negli ultimi quattro anni, dopo la spaventosa campagna antifumo del governo americano, i giovani fumatori statunitensi sono aumentati del 30 per cento. Complimenti a tutti. Vanno di gran moda le sigarette inglesi di marca Death che sono vendute in un pacchetto nero con l’effige di un teschio: da una parte, quindi, un occidente neosalutista e pre 11 settembre troppo vacuamente raffinato nei suoi ridicoli esorcismi della morte; dall’altra un modesto ma crescente numero di persone civili cui cominciano seriamente a girare le palle. A Indianapolis l’amministrazione comunale ha respinto ufficialmente il divieto di fumare in pubblico: 15 voti contro 13. A Denver, addirittura, un gruppo di ristoratori ha denunciato le autorità sostenendo che il divieto in questione violerebbe le libertà costituzionali e sarebbe basato su una scienza fraudolenta. A New York, ancora, il candidato sindaco Fernando Ferrer ha fumato pubblicamente in faccia a Bloomberg, mentre Graydon Carter, l’editore di Vanity Fair, ha deciso di continuare a fumare in pubblico nonostante le ripetute irruzioni dei poliziotti antifumo che l’hanno già ricoperto di multe per aver trovato dei posacenere. E in Italia è arrivato Gerolamo Sirchia, brava persona ma pur sempre un cattolico proteso a confondere ciò che noi reputiamo sia bene per noi e ciò ch’egli reputa sia bene e basta.
Soluzioni? Una è questa: abbattere l’Occidente. Andrebbe fatto con le sole armi possibili: i nostri soldi, la nostra produttività, le nostre assenze dal posto di lavoro perché siamo fuori stanza, sempre a fumare e a ciacolare. Si può tentare: e, per cominciare, sul cazzo di treno di Gerolamo Sirchia non salire più; in locali e ristoranti smoke-free, dunque, non metter più piede; rassegnarsi dunque e definitivamente all’automobile - lo scrivente ne acquisterà finalmente una - financo ammazzare stavolta per davvero noi stessi e gli altri, magari rammentando l’unico dato serio che dovrebbe preoccupare il nostro caro ministro: che i tumori all’apparato respiratorio sono molto più frequenti nelle zone ad alto traffico veicolare, come si dice. Ma questo è un rischio non rimovibile, certo. Non è che puoi levare la macchina alla gente: e però voi pensate di levare le sigarette a noi, tredici milioni di viziosi che peraltro notoriamente - pardon, statisticamente - siamo assai più simpatici e goduriosi di chi non avrà neppure un’ultima sigaretta da chiedere, quel giorno. Figurarsi. Si sposti. Anzi ci faccia accendere, dottor Sirchia.

7.2.04

DOTTOR STRANAMORE

di Matteo Tassinari

Se avanzano dei pezzi, ora sappiamo a che trituracarne dobbiamo portarli: alla nuova versione S/M (Sua-Maestà) Irene Pivetti, alla quale già si prostrano migliaia di chilate di tessuto adiposo in esubero o mancante, dipende dalla sfiga toccata in sorte. Par di sentirli gli aspiranti prentendenti al programma 'Bisturi': "Non raccontatemi che i centimetri in amore non importano. Balle! Io ce l'ho piccolo, un cetriolino. So che l'allungamento penico è realtà. Potete aiutarmi? Non lasciatemi solo". Oppure: "E' possibile rifarsi la vaginoplastica? In America usa molto e io che ho partorito due figli e ho solo 42 anni vorrei tornare bella anche laggiù. Non so se si può dire in Tv, posso fingere che faccio la liposuzione alle cosce e poi mi operate anche alla natura. Io non dico niente in diretta". Ancora: "Non ho tette, aiutatemi. Firmato Guglielmo". Infine: "Mi puzza la pelle, cosa mi consigliate?".

La contumelia dell'imperfezione regna sovrana e maestosa si mostra impenitente nel piccolo schermo che senza sosta non smette di vomitare dal tubo o dal plasma. Come tante aspiranti sirenette, grassi e piallate dalla natura, labbra-grissini o grassone, i quasi "mostri" (non per il corpo, per il cervello) accettano una catodica sofferenza per assomigliare ai belli e artificiali della Tv nazional-ombrosa e del cinema patinato. A far da dottor Stranamore due soggetti rari in natura, Platinette e l'ex ragazza timorata di Bossi e sempre l'ex graziosa e minuta donna in tailleur una volta presidente della Camera: Irene Pivetti, carica per la quale percepisce un assegno senza che nessuno ci abbia mai spiegato il perché. Sparare sul programma è come difendere Pacciani e Platinette almeno ha il buon criterio di essere coerente con il suo personaggio. Come un'anguilla invece sfugge l'Irene e la sua presenza nella clinica dei miracoli Rai. E su questo qualcuno potrebbe anche incazzarsi.

6.2.04

LETTERA AL MIO GIUDICE
di Piero Ricca


Dopo l'opposizione dell'Avvocatura dello Stato alla richiesta di archiviazione della querela presentata da S. Berlusconi nei miei confronti, se ho ben capito la parola passa al giudice di pace.
Gli scrivo per chiedergli di rinviarmi a giudizio. Desidero essere processato, ecco perché.

Voglio farmi processare per dimostrare che la legge è uguale per tutti, almeno per me.
Voglio farmi processare per far capire a tutti che il Puffone ha cambiato idea e ora ha fiducia nei giudici.
Voglio farmi processare perchè voglio dire quello che penso senza che nessuno mi chiuda la bocca.
Voglio farmi processare perché non è serio urlare "Fatti processare" e poi non farsi processare.

Voglio farmi processare per capire se quel "Buffone" è un insulto o una definizione.
Voglio farmi processare per spiegare a Paolo Granzotto che forse non sono un "pirla".
Voglio farmi processare perché prima o poi bisogna sporcarsi la fedina: sempre meglio che con un falso in bilancio.
Voglio farmi processare per rallegrarmi con l'Avvocatura: è riuscita a non farsi togliere la competenza sulle cause penali, come voleva il Puffone.


(Cesare Previti - U.Pizzi)


Voglio farmi processare perché mi diverte sapere che l'Avvocatura ha già chiesto e ottenuto la condanna di Previti in quel certo processo.
Voglio farmi processare per capire se la parola è libera e uguale, almeno in un'aula di giustizia.
Voglio farmi processare per sondare fino a che punto è esercitabile il dovere di critica.
Voglio farmi processare per spiegare a Belpietro che non ho "minacciato" nessuno.
Voglio farmi processare affinché nessuno si faccia intimidire da una querela.

Voglio farmi processare per chiarire che la "presidenza del Consiglio" non deve sentirsi offesa, non da me almeno.
Voglio farmi processare perchè è bello dimostrare a tutti la propria innocenza.
Voglio farmi processare perchè è degno accettare una sanzione quando si viene giudicati colpevoli.
Voglio farmi processare per poter fare appello, che è la vera garanzia contro il pregiudizio.
Voglio farmi processare per offrire un buon esempio a quelli che ci danno il cattivo esempio.


(Il presidente CIampi)


Voglio farmi processare perché da bambino sognavo di mettere in fuga i prepotenti con parole inaudite.
Voglio farmi processare per dire a Ciampi che la "sofferenza civile" non impedisce "la fiducia nelle istituzioni" (vedi 9 novembre 2002: lui sa).
Voglio farmi processare per chiedere la condanna del vero, quotidiano "insulto".
Voglio farmi processare per dire che quel 5 maggio non ho fatto un "agguato" con il Tg3, semmai con le testate del mondo intero.

Voglio farmi processare per far capire a gente come Mieli e Polito che l'intransigenza non è una colpa.
Voglio farmi processare per rivelare che in quel corridoio ho prestato la voce allo spirito delle leggi, che non me l’ha più restituita.
Voglio farmi processare per scegliere con cura i miei avvocati, farli arringare liberamente e poi contraddirli.
Voglio farmi processare per chiedere, forse, di essere condannato.
Voglio farmi processare per dire che non è provato che il Puffone sia un "mafioso", come diceva Bossi.


(Paolo Mieli - U.Pizzi)


Voglio farmi processare per rassicurare l'Ingiudicabile: non sono un picciotto anche se gli ho urlato "farai la fine di don Rodrigo"
Voglio farmi processare perché ho una stima totale e una passione quasi erotica verso i giudici, soprattutto per quelli definiti ?criminali? dai potenti.
Voglio farmi processare per recare un tributo lessicale a Bruti Liberati: il suo nome, inquerelabile, definisce il mio accusatore e i suoi reggicoda
Voglio farmi processare perché tra l’altro non mi sembra una cosa bella essere archiviato.

Voglio farmi processare perché non sono un "mozzaorecchie" come dice Ferrara.
Voglio farmi processare perché non sono un ?demente? come dicono Ferrarra e l’onorevole Boato.
Voglio farmi processare per capire finalmente come va a finire la favola "I vestiti nuovi dell'Imperatore"
Voglio farmi processare perchè amo la ribalta e detesto chi ne abusa per corrompere e inquinare.
Voglio farmi processare per poter dare pizzicotti ai giornalisti esteri e dire loro: sì, è tutto vero!.


(Paolo Guzzanti)


Voglio farmi processare per dimostrare a Guzzanti padre che non sono uno "sciagurato".
Voglio farmi processare per esprimere solidarietà a Guzzanti figlia e a tutti quelli accusati di ?uso criminoso? della parola, da Biagi in poi.
Voglio farmi processare per dare un po' di lavoro a Blob e far scrivere un nuovo pezzo elegante a Merlo.
Voglio farmi processare perchè tanto Franco Cordero mi ha già assolto.
Voglio farmi processare per regalare a tutti un'altra immagine incredibile, come quel famoso DITONE.

Voglio farmi processare per dimostrare a Giovanardi che non sono un "violento fascista".
Voglio farmi processare perché tutte le buffonate del Puffone non vadano sprecate.
Voglio farmi processare perchè in caso contrario, come dice Pecorella, costituirei "un pericoloso precedente".
Voglio farmi processare per far sapere a tutti che l'OSCE giudica il caso Italia un "pericoloso precedente".
Voglio farmi processare per far capire al Puffone che con la seminfermità mentale in fondo è più facile e meno dannoso farla franca.

In Fede
Piero Ricca

4.2.04

«Ha l’attività mentale e sessuale di un cinquantenne»

«Silvio tecnicamente è quasi immortale
Con il mio elisir ha 12 anni di meno»


Scapagnini, il sindaco-medico: solo sulla Via della Seta ho trovato gli ingredienti, olio, yogurt e tanti minerali

di Aldo Cazzullo (dal Corriere della Sera)

CATANIA - «Non si illudano: ci seppellirà tutti. La sua vera età è di 55 anni. Berlusconi è tecnicamente quasi immortale».
Il professor Umberto Scapagnini medico e sindaco è l'uomo che tiene le chiavi del dopoCavaliere. Il custode dell'elisir: «Provitamine, antiossidanti, immunostimolanti, enzimi, amminoacidi, e soprattutto minerali, magnesio e selenio attivato. Gli stessi che assorbono i centenari che ho incontrato sulla via della Seta, a Sud di Urumqi e nelle oasi tra il deserto del Taklamakhan e il Gobi. Poi un olio particolare, un certo yogurt», e quasi nessuno dei segreti che hanno alimentato suggestioni da alchimia medievale, criniera di unicorno, lacrime di vergine, rugiada delle notti di plenilunio.

Il premier prima di Natale e dopo il «tagliando»
«Il criterio è rigorosamente scientifico. C'è un metodo per calcolare la differenza tra l'età anagrafica e l'età biologica, tra i dati teorici e l'effettiva attività mentale, fisica, sessuale». Scapagnini a esempio ha 62 anni, non li dimostra e in effetti ne ha 11 di meno.
«Berlusconi è meglio: meno 12». Il record appartiene a Mike Bongiorno: meno 17. Ma si può migliorare. La prova dell'eccezionalità del Cavaliere, spiega il suo medico, è proprio nel male che l'ha colpito. I calcoli di Scapagnini attribuiscono ai giudici di Mani pulite una morìa da terremoto caucasico di media entità: «Tangentopoli ha fatto 700 morti.

Accanto ai casi noti ce ne sono un'infinità in periferia. Lo stress da arresto, da turba giudiziaria, è normale per i malfattori ma terribile per i «borghesi», colpevoli o innocenti che siano. Provoca una brusca caduta delle difese immunitarie. L'accanimento contro Berlusconi è stato tale che è quasi un miracolo abbia indotto solo una malattia lieve, una forma molto blanda, ormai debellata. Il suo fisico e la sua mente hanno dimostrato una capacità di difesa quasi sovrumana. Il presidente si sottopone ancora a un controllo all'anno, ma non ne avrebbe più bisogno. Sta benissimo», e nessun traguardo gli è precluso.

«Ognuno di noi ha un potenziale teorico di vita di 150 anni». Una durata che non garantisce purtroppo l'eternità biologica ma basta a quella politica, ben oltre verifiche e campagne elettorali. «Un terzo dipende dalla genetica, un terzo dallo stress e dai casi della vita, un terzo dall'alimentazione e dai farmaci». Berlusconi è ben messo sotto tutti gli aspetti: «Geneticamente è eccezionale. Un profilo neuroendocrino eccellente. Un cervello veramente straordinario. E' un tipo previsivo, dall'intelligenza fuori dalla norma, che gli consente di prevedere come andranno le cose. Ha una costanza, una capacità di concentrazione e di lavoro incredibili. Non molla mai.

E sa controllare lo stress. Sa dormire. Gli bastano 3, 4 ore a notte, più mezz'ora strategica al pomeriggio, che gli consente di recuperare il 40% delle energie. E' sbalorditiva la sua capacità di dormire ovunque e in qualunque momento, in auto, in aereo».
Assicura Scapagnini che non esistono diete vietnamite o tibetane. Si potrebbe semmai parlare di dieta Berlusconi, ma il professore la consiglia senz'altro anche agli (altri) esseri umani. «È una dieta iperproteica. Il primo giorno, solo acqua, a litri, e frutta. Poi, dal secondo al nono giorno, niente alcol, né pane, né pasta; solo proteine, che hanno un peso molecolare maggiore. Secondo il ciclo di Krabbs, al quarto giorno l'organismo, per far prima, comincia a bruciare i grassi. Poi due settimane di dieta dissociata. Moto: corpo libero, addominali, venti minuti di corsa. Quindi un altro ciclo. In un mese si perdono 7 chili».

Con le spedizioni esotiche, i cibi di lunga vita, i farmaci brevettati personalmente (insieme con il professore italoamericano Victor Rizza, scomparso in un incidente aereo da lui stesso previsto o almeno presagito), Scapagnini è uno dei personaggi centrali della leggenda di Berlusconi, una forma più sofisticata di quella sotto gli occhi di tutti, una dimensione ulteriore rispetto al Milan, alla politica, alla tv. Dell'Utri che lo accompagna in auto la notte attorno a San Vittore per trasmettere al carcerato Brancher la volontà di resistere, Bondi che teorizza ad Arcore la «mistica del fare, la politica femminile, l'idea dell'amore contro l'ideologia dell’odio», e poi il mausoleo, la confraternita, i ragazzi milanisti usciti dal coma, i molossi ammansiti con un grido, la stessa signora Veronica, «una donna intelligentissima, con un interesse spiccato per la medicina alternativa» racconta Scapagnini.

Come ogni leggenda poggia su un fondo di verità, anzi, dice il sindaco professore, sulla verità scientifica, in equilibrio tra ricerca tecnologica e antichi rimedi orientali: farmaci che aiutano la respirazione dei mitocondri; altri che stimolano la produzione degli ormoni positivi, il dea e il gh od ormone della crescita; estratti del timo, la ghiandola che regola il sistema immunitario. Scapagnini parla a voce bassa. Ha una cravatta con gli elefanti simbolo della città, che porta sul gilet. Napoletano, famiglia di ingegneri, dopo la laurea in medicina è partito per Gand, a studiare con Heymans «primo e ultimo premio Nobel belga», e poi per gli Stati Uniti, «professore incaricato al Houston Medical Center e al Mit». Libero docente a 29 anni, associato a 32, ordinario a 33, a Catania.

«Arrivai per fermarmi qualche mese, non sono più ripartito». La sua specializzazione si chiama psico-neuro-immuno-endocrinologia (pnei). «Ho sempre avvertito il fascino, anche metafisico, letterario, del cervello. Leggevo Poe, Lovecraft, il grande noir». C'è un legame tra la testa, gli ormoni e la psiche, su cui lavorare «per prevenire l'invecchiamento cerebrale, l'Alzheimer, l'impotenza». Questo disse in una conferenza a Villa Paradiso, sul Garda, davanti a un gruppo di dirigenti Mediaset in soggiorno rigenerante. «Là incontrai Marcello Dell'Utri. Un uomo eccezionale, di straordinaria cultura. Mi disse che il Dottore sarebbe stato curioso di conoscermi. Qualche giorno dopo ero ad Arcore». 1988: una folgorazione, per entrambi.

«Berlusconi subito si scusò, disse che doveva andare a dormire alle 11. Parlammo fino alle 2 di notte. Era già bene indirizzato, mangiava solo cose naturali, pasta con sughi leggeri, verdure arrosto, poco vino solo rosso; e poi faceva atletica, corsa, pesi. Ne rimasi affascinato. Che generosità. Fotocopiava le indicazioni che gli avevo dato per passarle agli amici. Anche ora, con il lifting: non è vero che eravamo d'accordo, che sono stato io a dare la notizia, io avevo detto il contrario. Un altro si sarebbe adirato; lui ha capito. Cominciammo con la food-therapy, i cibi che prevengono il cancro: il pomodoro di Pachino e il suo apporto di licopene, i broccoli con i derivati solforosi, e un particolare olio d'oliva. Partii con il professor Mordechai per una spedizione sul Mar Morto, alla ricerca dell'olio di onfacio, con cui Cleopatra confezionava i suoi prodotti di bellezza. Scoprimmo che era liquido spremuto a freddo da olive immature».

Poi la spedizione sulla Via della Seta, «alla ricerca dell'immortalità» era il titolo, con il figlio Giovanni, il fratello Sergio, l'amico Sorbini della Enervit, un regista indiano poi premiato a Venezia e i portatori, da Samarcanda allo Xinjiang fino a Turfan, «dove ci sono dieci centenari per villaggio, che mangiano prodotti di una terra ricca di magnesio e selenio. Prelevavo loro campioni di sangue per congelarlo e studiarlo. Purtroppo si sono passati la voce. Appena ci vedevano i vecchietti scappavano tutti». Poi è andato al Milan: consulente medico per cinque anni, tra Sacchi e Capello. Quindi all'Europarlamento: presidente della Commissione ricerca, in contatto con Edith Cresson, caduta per uno «scandalo veniale, una sciocchezza: nominò consulente il suo dentista». Dal 2000 è anche sindaco di Catania, dov'era stato assessore socialista (all'Urbanistica).

Va così: la sinistra si dilania, nel '93 il ballottaggio tra Bianco e Fava, doppiopetto e camicie bianche aperte, due idee della Sicilia e dell'antimafia; poi arriva Berlusconi, candida il suo medico, 57% al primo turno e non se ne parla più. «Amo questa città. Mi hanno chiamato da Siena, Roma, Napoli, ho detto no. Ho 11 allievi in cattedra, uno in America nominato per il Nobel, si chiama Napoleone Ferrara; io resto qui. Non prendo un soldo, né da Berlusconi né dalla povera gente, e per questo mi vogliono bene». Stamane percorrerà Catania sulla carrozza con i pennacchi e i cavalli bianchi, dopodomani aprirà la cripta di Sant'Agata, culmine di una festa che dura da un mese in una città bellissima e impazzita, fuochi artificiali diurni come colpi di cannone, l'Etna bianco di neve e di fumo.

«Abbiamo salvato la squadra di calcio dalla retrocessione e quando vado allo stadio vince sempre. Tranne una volta, un pareggio». Il Comune veglia anche sui frammenti della mandibola della santa e del velo che ferma la lava, incombenza che Scapagnini ha lasciato all'arcivescovo. «E non è vero che il succo che beve Berlusconi viene dalla Francia. Sono arance rosse che crescono solo qui. Straordinarie nel prevenire l'invecchiamento cerebrale», accompagnate dall’olio e dallo yogurt purché «arricchito da sostanze probiotiche»; e quando verrà il dopo Berlusconi saremo tutti morti.


2.2.04

Piercamillo Davigo a Monza

di Primo Casalini

"Un paese a diffusa devianza" 30 gennaio 2004

Ieri sera, alla Casa della Cultura di Monza, l'Associazione Monza per l'Ulivo ha ospitato Piercamillo Davigo. Non sono bastate le sedie, c'erano persone tutto attorno in piedi, quasi come per Cacciari.

Si è quindi notata assai poco l'assenza quasi totale dei politici ufficiali di Monza, tranne poche eccezioni.

I motivi di questa assenza a mio avviso sono due:

1. La nomenclatura considera generalmente la nostra Associazione come concorrenza indebita, che è un bel progresso comunque dal poveri untorelli iniziale, che non possono più dire, visto il numero degli iscritti, e le oltre 500 firme al nostro non generico appello per la lista unitaria.

Non credo che piacere ai partiti rientri fra i compiti statutari della Associazione, e neppure fra quelli non statutari. Ritengo infatti che sia prioritario piacere a noi stessi, affermare una precisa identità ed un forte senso di appartenenza. Solo così si cresce di autorevolezza e di numero. L'intendence suivra.

2. E' di moda criticare ogni presenza di magistrati a manifestazioni che in qualche modo sanno di politica. Davigo, in modo assai brillante, all'inizio ha smontato questo fariseismo da sepolcri imbiancati. E durante il suo intervento non ha certo risparmiato critiche ai governi precedenti quello attuale, e critiche alla Bicamerale.

Ho imparato molte cose che non sapevo, sui motivi della crisi della giustizia in Italia. Soprattutto, ho apprezzato come Davigo, nella sua esposizione, abbia anche parlato di possibili soluzioni, se veramente i problemi si volessero risolvere.

Faccio alcuni esempi.

In Italia, al debitore conviene andare in causa piuttosto che pagare. Sa che si giungerà ad una transazione dopo anni e finanziariamente gli conviene.

In Italia, se uno ricorre in appello, o gli viene confermata la condanna o gli viene ridotta. Negli altri paesi non è così. Il risultato è che tutti vanno in appello.

Il contenzioso è enorme anche perché enorme è il numero di avvocati: solo a Roma ci sono più avvocati che in tutto il Regno Unito.

Solo in Italia esiste (in quattro regioni) una vera e propria criminalità organizzata che ha un forte controllo sul territorio. Al massimo all'estero c'è qualche banda di motociclisti.

In Italia, si pretende di risolvere i problemi organizzativi della Pubblica Amministrazione mediante le leggi: ciò crea sempre nuove leggi, non solo, crea contenzioso. Qualche anno fa c'erano cinquantamila denuncie di ferrovieri contro le Ferrovie dello Stato.

E così via: esempi chiari e indicazione di soluzione non utopica ma praticabile.

Davigo è stato molto duro con il sistema dei partiti: è da dieci anni che è in corso da parte di tutti un tentativo di ripristino della situazione pre-Tangentopoli. L'unica soluzione che intravede è nel rafforzamento degli elettori rispetto agli eletti: Sua Maestà il cittadino, insomma. Quindi il gioco attuale è assolutamente truccato: il governo spinge, l'opposizione (dei partiti) fa finta di opporsi. In realtà, più o meno, vuole la stessa cosa. Il sistema desidera riappropriarsi dell'impunità, chiamandola primato della politica.

D'altra parte, ha fatto notare Davigo, sono i partiti che scelgono le candidature, non solo, scelgono anche chi sarà eletto oppure no, col gioco dei collegi sicuri. Si sono appropriati della decisionalità degli elettori e non vogliono mollarla.

Solo meccanismi tipo primarie possono modificare la situazione. Ma occorre la spinta dei cittadini, altrimenti nisba. Ha fatto l'esempio della abolizione della immunità parlamentare come una scelta fatta a suo tempo dai parlamentari obtorto collo: sentivano che gli elettori volevano che cessasse lo sconcio.

Mie provvisorie conclusioni:

-si comprende perfettamente come mai la fiducia verso i partiti sia in Italia al 9%

-solo un atteggiamento selvatico favorisce un reale cambiamento

-il confine non è fra iscritti e non iscritti ai partiti, ma fra nomenclature di ogni tipo e cittadini

-il paradosso a sinistra è che c'è una nomenclatura che teme la partecipazione

28.1.04

Tutti Goebbels? Politici, fermatevi.

di Gian Antonio Stella - Corriere della Sera

Idiota, mona, minchione, cretino, pirla, babbaluci: hanno a disposizione una stiva di insulti, se proprio amano il linguaggio becero, quei gentiluomini dei nostri politici. Ma tirare in mezzo la croce uncinata, il Führer, i Lager, i camini e tutte quelle cose spaventosamente serie nelle baruffe da pollaio nostrane è davvero indecente. Basta. C'è qualcuno che, in tutta onestà, può affermare che Berlusconi o Fassino, Prodi o Follini abbiano mai detto o pensato come Joseph Goebbels che l'Olocausto è stato «una questione di vita o di morte tra la razza ariana e il bacillo ebraico»? Eppure anche ieri, nel Giorno della Memoria, del dolore, del lutto, degli omaggi ai sei milioni di ebrei assassinati, c'era lo strascico dell'ultima rissa scatenata usando, dall'una e dall'altra parte, sempre la stessa invettiva: il paragone con l'infame ministro della propaganda nazista. Eppure lo sanno, i nostri, che quella è materia che scotta. Che a distanza di oltre mezzo secolo la ferita butta ancora fiotti di sangue.
Lo sa perfino Umberto Bossi che, pur vantandosi d'essere barbaro, fu costretto a intervenire contro il suo Cesare Rizzi il quale a una Festa del Carroccio aveva detto: «Vedo Gad Lerner e capisco Hitler». Lo stangò: «Certe affermazioni non si fanno neppure per scherzo, perché la Lega è innanzitutto amica degli Ebrei. Se Rizzi intendeva dire che Lerner al Tg1 non dà spazio all'opposizione, poteva farlo in un altro modo: con battute del genere si corre sempre il rischio di trovare lo stupido che le ripete».
Raccomandazione saggia: le parole sono pietre. Peccato che per primo se ne scordi lui: «Questi del centrosinistra sono i nuovi nazisti. Peggio di quelli di prima perché vogliono a tutti i costi annullare le differenze. Un nero per loro è un bianco colorato e un bianco è un nero scolorito. Ma noi non ci stiamo. Per noi le differenze esistono». «Hanno in testa di fare come Hitler o peggio. Hitler sterminò gli ebrei, i comunisti massoni vogliono sterminare tutti i popoli dell'Europa con l'immigrazione. Sono loro i veri nazisti, i nazisti rossi». «Questo nazismo rosso, proprio come Hitler ma con strumenti moderni, intende cancellare l'identità dei popoli e le religioni, e distruggere l'istituzione della famiglia». «Amato? E' un nano nazista».
Visti i toni del capo, i suoi non sono da meno. «Non è più tollerabile il persistere di una situazione che potrebbe sfociare in un fenomeno alla Goebbels», tuona Luciano Gasparini invocando contro Berlusconi una legge sul conflitto d'interessi un attimo prima di mettersi d'accordo. «Sapete com'è soprannominato Mussi in Parlamento? Adolfo, perché assomiglia a Hitler. Quello decise di far fuori 8 milioni di ebrei, e questo vuole far fuori 30 milioni di padani», barrisce Roberto Maroni prefigurando lager per bellunesi e varesotti. «La legge sul federalismo dell'Ulivo è all'insegna della migliore dottrina di Goebbels», strilla Roberto Castelli. Per non parlare del senatore trevisano Piergiorgio Stiffoni che, beatamente digiuno di tutto, se n'è uscito qualche settimana fa col seguente conato: «Gli immigrati? Peccato che il forno crematorio del cimitero di Santa Bona non sia ancora pronto».
Reazioni indignate e stupore: «Era solo una battuta!». Che ne sa, lui, che i nomi di Auschwitz e Treblinka fermano ancora il respiro a milioni di persone? Non si può più scherzare? Sono anni che fanno «battute» sul tema, a destra, al centro e a sinistra. Basti dire che, nell'archivio Ansa della politica italiana, il nome di Goebbels è citato 11 volte nella noiosa ma meno incivile Prima repubblica e 77 da quando hanno fatto irruzione i nuovi protagonisti della politica dove si dice «pane al pane, merda alla merda». Con una deriva che, a sentire ancora Bossi, è inconsapevole: «Veltroni si lamenta perché gli dà fastidio la definizione "nazisti rossi". Preferiva che i miei militanti parlassero di una sinistra bugiarda, tangentista, oltre che anti-democratica?». Ma per carità, senatùr, l'è tut i stess : le bugie alla Camera e gli esperimenti per vedere in quanto tempo muore un uomo tagliandogli senza anestesia una gamba o due braccia, le bustarelle e le camere a gas coi giocattoli per i bambini, le forzature nel regolamento del Senato e i denti d'oro strappati ai cadaveri. Tutto «dibattito».
Ed ecco che ti ritrovi alla manifestazione a Montecitorio contro la par condicio i cartelli della destra con «D'Alema = Hitler» e alla manifestazione dei pacifisti a San Giovanni i cartelli con «Berlusconi = Hitler». E il sondaggio Doxa sui personaggi più odiati che vede il Cavaliere, Vittorio Sgarbi e Alba Parietti battere il Führer. E il senatore Riccardo Pedrizzi, di An, che dà battaglia sulla fecondazione assistita perché sarebbe «un ritorno di logiche degne di Hitler e del dottor Mengele». E l'ex sondaggista azzurro Gianni Pilo che bolla «Tempo reale» di Michele Santoro «una trasmissione da Goebbels». E il senatore ulivista Stefano Passigli che ricambia: «Certe reti televisive di Berlusconi usano i media in maniera assai più cinica e sfrontata dello stesso ministro della propaganda Goebbels». E il comunista Marco Rizzo che urla: «L'idea di far eleggere direttamente i giudici dalla collettività sono idee care a Mussolini e a Goebbels». E il diessino Piero Fassino che, in attesa di far replay tirando in ballo l'altro giorno Gasparri e Mimum, sentenzia: «Sulla vicenda Telekom Serbia è in atto da parte della destra una aggressione politica che tende a non riconoscer l'avversario ma a demonizzarlo. E' la logica di Goebbels»...
Un delirio. Sono anni che andiamo avanti con Berlusconi che prima accusa Lucia Annunziata di «insistere nella menzogna come Goebbels» e poi, non ammonito dal capitombolo sul «kapò» a Strasburgo, paragona a Goebbels «i giornali che si dicono indipendenti scrivono che il governo vuol far morire il tempo pieno nella scuola pubblica». E Romano Prodi che sostiene: «In confronto a Berlusconi anche Joseph Goebbels era un bambino». E Fabio Mussi che dà del Goebbels a Francesco Storace e Sandro Fontana che dà del Goebbels a Sandro Curzi e Maurizio Gasparri che dà dei «Goebbels» ai cronisti colpevoli di avere raccontato gli scontri a una manifestazione gay a Torre del Lago e l'aennino Nicola Bono che dà del «Goebbels» a Vincenzo Visco e Carlo Giovanardi che dà del «Goebbels» a Giovanni Floris di «Ballarò» e perfino Marco Follini che, sia pure obliquamente, dà del «Goebbels» a Pierluigi Castagnetti.
Ma lo sanno, chi era Joseph Goebbels, il ministro della propaganda che verso la fine divenne il plenipotenziario del regime nazista? Sanno della sua responsabilità nell'organizzazione della Notte dei Cristalli? Conoscono il suo giudizio («Non si deve essere sentimentali in queste faccende») sullo sterminio degli ebrei? Hanno mai letto qualcosa sulla sua idea di come si progetta la creazione dell'odio? O parlano così, per sentito dire? Per favore: si diano una ripassata. C'è sempre qualche stupido, come ricorda il Bossi pompiere al Bossi incendiario, che ti prende sul serio. E certo non ne abbiamo bisogno.

26.1.04

SATIRA PREVENTIVA DI MICHELE SERRA

Perché sono così importanti le primarie nello Iowa?

Per orientarsi nel complicato meccanismo delle elezioni presidenziali americane, bisogna prima di tutto capire la differenza tra il caucus e la convention. Il regolamento parla chiaro: nel caucus i candidati possono fare uso solo dei palloncini colorati e dei cappellini, nelle convention possono anche suonare il banjo, preparare la torta di mele e proiettare filmini sui barbecue familiari.
Chi riesce a suonare il banjo impugnando contemporaneamente i palloncini colorati (il primo fu Abramo Lincoln) diventa automaticamente il favorito alle nevralgiche primarie dello Iowa.
Ma perché le primarie dello Iowa sono nevralgiche? Se lo chiedono, da due secoli, i 5 mila abitanti di questo singolare Stato, grande come la Francia ma importante come il Gargano, formato da sterminate praterie e attraversato dalla famosa statale 254 (un desolato rettilineo di 3 mila chilometri arroventato dal sole e reso celebre dal film di Wim Wenders 'La sofferenza del radiatore').
Nello Iowa l'attività economica più importante, oltre alla vendita di radiatori di ricambio, è il flusso di turisti in visita all'immenso cimitero indiano, dove riposano circa mezzo milione di Piedi Neri sterminati dai coloni nell'Ottocento, e dai colpi di sonno al volante nel Novecento.
Vanno a votare solo un centinaio di persone (gli altri 4.900 impiegherebbero due settimane per raggiungere il seggio). Si tratta per lo più di anziani farmers tiratori scelti con la camicia a quadretti che abitano nei dintorni del seggio, il cui candidato ideale alla Casa Bianca è un anziano farmer tiratore scelto con la camicia a quadretti che abiti nei dintorni della Casa Bianca. La sola lobby influente è quella dei cavalli da tiro, tradizionalmente democratici.
Quando Thomas Jefferson, rimasto in panne col suo calesse lungo la 254, per ingannare il tempo decise di istituire le primarie dello Iowa, capì subito che quel candidato che fosse riuscito a resistere alle domande idiote degli abitanti avrebbe avuto l'America in pugno.
Anche Roosevelt, rimasto in panne con la sua Ford per una settimana lungo la 254, in attesa dei soccorsi definì lo Iowa "un posto che non dimenticherò facilmente". Per risolvere la piaga della sonnolenza al volante promise che avrebbe fatto introdurre una chicane e due o tre curve a gomito sulla Statale 254.
Bush junior, rimasto in panne con il suo elicottero lungo la 254 (il pilota, ipnotizzato dal lungo rettilineo, non riusciva più a virare e rimase senza benzina), per ingraziarsi la popolazione decise di aumentare le spese militari dotando di scudo spaziale i cavalli da tiro.
Tra gli otto candidati democratici in lizza nel caucus dello Iowa, si distinguono il falco J. H. Lee, un miliardario che produce portaerei e ha finanziamenti elettorali per circa 300 mila milioni di dollari, e la colomba J. H. Poborsky, un venditore di hot-dogs che può investire nella competizione elettorale 1.500 dollari, alcuni vasetti di senape e una figlia molto fica. Gli analisti danno per favorito il falco Lee.
Su Internet va forte anche la moglie di un deputato del Wyoming, Sarah Loopeck, morta da sei anni, ma titolare di un sito porno ancora visitatissimo.
È certo, comunque, che chi va bene nello Iowa, ma arriva secondo o terzo nel Dakota, qualora il vincitore delle primarie del Texas si ritiri al secondo turno e il caucus della California si concluda in parità, è svantaggiato rispetto a quel candidato che si aggiudichi il caucus del Nebraska senza perdere con uno scarto superiore al 15 per cento la convention di Chattanooga.
Allo stato delle cose, Lee è in vantaggio su Poborsky di 600 mila palloncini colorati.

25.1.04

ADORNATO
di Alessandro Robecchi (Manifesto)

Siccome la satira del premio nobel italiano per la letteratura andava in onda senza audio (siamo il paese delle libertà, la libertà di fare a meno delle orecchie), ho dedicato la serata a un altro testo satirico, pomposamente intitolato Carta dei valori. Si tratta di un agile libretto azzurro che dovrebbe contenere la filosofia politico-sociale-umana di Forza Italia, distribuito in migliaia di copie in occasione del decimo genetliaco del duce. Dico "dovrebbe", perché si conosce l'avidità degli attuali reggenti: partito per illustrare la filosofia loro, il testo si allarga, esonda e tracima. Ridisegna l'Italia, l'Europa, il mondo, l'universo, la storia, le categorie politiche e morali (in qualche caso pure la sintassi non ne esce indenne). Insomma, in quarantasette paginette si spreme un concentrato di filosofie in una fialetta di pensierini: dai dinosauri a oggi il mondo era una discreta merda, ma poi, per fortuna, è arrivata Forza Italia e tutto è cambiato. Interessante prospettiva, un po' come mettere tutto Kant e tutto Hegel in un sms e spedirlo a tutti.
Autori del nuovo sistema filosofico: Adornato, Biondi, Bondi, Cicchitto, Melograni. Mathieu e Baget-Bozzo, che ha portato il barbera. Rileggete bene l'elenco e fate il gioco del "chi manca". E il petomane? E il giocoliere monco? Anche Timothy Leary, negli anni Sessanta, faceva esperimenti con le droghe chimiche, ma almeno li faceva da solo.
Il testo, comunque, non è male. Considerato che dovrebbe porre le basi della convivenza civile e del progresso del paese nei prossimi dieci anni, è bello sapere che si veleggia in uno spazio indefinito e mobile, una specie di quarta dimensione olistica che va da Lao-Tse a Malagodi. Saremo liberal-popolari, ma anche liberal-socialisti, un po' zen e un po' laici, ma anche cattolici e naturalmente liberal-liberali, e però anche liberal-solidali eccetera, eccetera. Entusiasmante il passaggio in cui gli autori affrontano in nove righe (pag. 29) gli ultimi tre secoli di storia: la Rivoluzione Francese, la Dea Ragione, il Novecento, finché (finalmente!) arriva Forza Italia e tutti sono più felici. Illuminante invece il capitolo dedicato all'ecologismo che non dev'essere più "verde", bensì "blu", essendo "ecologismo-liberale", e dunque positivo e col sorriso sulle labbra. Insomma: molti giovani si ostinano a predicare un "fondamentalismo ecologista" che mette al centro di tutto la natura. Si chiedono angosciati gli autori: se in mezzo a tutto c'è la natura, io dove passo con la Mercedes? E dunque teorizzano una "società ecologica" che permetta "una nuova rivoluzione industriale", anziché un ritorno alla candela e alla pastorizia (roba da ecologisti illiberali).
Stesso discorso per la globalizzazione: perché demonizzare una cosa che, alla fin fine, ci fa fare tanti soldi? Trasformati in blu i verdi, in azzurro i rossi, sconfitti tutti gli estremismi, ammaestrate le opposizioni e placata l'arroganza sindacale, la lezione giunge al suo fine: nella carta dei valori c'è esattamente tutto quanto sia vagamente compatibile e non rompa i coglioni a Silvio.
Gli autori, dopo il caffè e l'amaro, si fermano a contemplare il loro lavoro, a rileggere la loro Opera che ridisegna il mondo. E sospirano nell'ultima pagina: "Questi sono i nostri valori comuni (?) valori che pensiamo possano essere condivisi da tutti gli uomini della Terra". Quando si dice la modestia. In più, non mancano tonanti ammonimenti: "Non è purtroppo affatto detto che, per trasmetterli ai nostri figli, non si sia anche noi costretti a combattere ancora". Perbacco, l'idea di Adornato e Baget-Bozzo che lottano strenuamente contro le forze del male che tentano di impedire la diffusione del libretto azzurro di Silvio è agghiacciante, e apre nuovi scenari. Dunque non tutti i verdi saranno diventati blu? Non tutti i rossi azzurri? Di certo c'è questo: l'intreccio mesmerico che parte da Tocqueville e arriva a Lao Tse per interposto Cicchitto sarà la nostra filosofia prossima ventura. Obbligatoria o soltanto caldamente consigliata, questo si vedrà.
DOMANI PARTONO LE PRIMARIE ONLINE
SUL SITO WWW.IGIROTONDI.IT



Per rispondere alle esigenze di trasparenza nella scelta delle candidature, apertura alla società civile ed inizio di democrazia partecipata, abbiamo deciso di proporre sul nostro sito www.igirotondi.it le Primarie Online.
Il presupposto è che si tratta del primo esperimento di Primarie Online per verificare quanto sia sentito il problema della scelta democratica delle candidature alle elezione, dal popolo internet.
E' un primo tentativo, mai provato in Italia, di raccogliere migliaia di pareri in pochi giorni su questo problema.
Per fare ciò abbiamo sviluppato un nostro software (il Pro.pri.) che ci permetterà di raggiungere dei risultati di certo significativi e sicuramente rappresentativi.
Per evitare "inghippi" e rendere trasparente e democratica l'iniziativa, abbiamo diviso la consultazione in due fasi.

PRIMA FASE

Da lunedì 26 gennaio a lunedì 2 febbraio
Chi vorrà proporre delle candidature, lo potrà fare liberamente sul sito www.igirotondi.it .
Ciascuno potrà inserire fino a 5 nomi di candidati da proporre per la fase due, ma lo potrà fare solo una volta (controlleremo gli indirizzi IP dei proponenti).
Questo serirà solamente a raccogliere i nomi di coloro che parteciperanno alla seconda fase: quella del vero voto online.
La lista dei candidati da votare online nella seconda fase comprenderà (in ordine strettamente alfabetico) TUTTI COLORO CHE SONO STATI NOMINATI.

SECONDA FASE

Da mercoledì 4 febbraio alla mezzanotte di mercoledì 11 febbraio
Qui inizia la vera fase di voto online.
Ciascuno potrà dare cinque preferenze, in ordine di gradimento, tra i nomi presenti nella lista raccolta nella prima fase ma, PER CONFERMARE IL PROPRIO VOTO, sarà necessario lasciare il proprio numero di cellulare (che verrà usato SOLO per il controllo e poi immediatamente cancellato dagli archivi).
Si riceverà IMMEDIATAMENTE (via sms) una password che rappresenterà la vera e propria SCHEDA ELETTORALE.
Con tale password si dovrà confermare online (sempre sul sito www.igirotondi.it) le proprie preferenze che, solo da quel momento, entreranno nella classifica.
La classifica verrà aggiornata automaticamente.
Questa procedura è stata pensata per evitare che una singola persona possa votare più volte
I risultati finali saranno tanto significativi, quanto diffusa sarà l'iniziativa e numerosi saranno i voti raggiunti.
Lo scopo è quello di riuscire a compilare una lista dei 100 nomi che il "popolo di Internet" vorrebbe candidati per le elezioni europee.
La lista rimarrà a disposizione dei partiti del centrosinistra con un consiglio: farne buon uso può essere molto utile per conquistare porzioni importanti di elettorato molto sensibile nei confronti di questi metodi di scelta delle candidature democratici e trasparenti

Gianfranco Mascia Responsabile sito www.igirotondi.it cell. 347 0384944

23.1.04

IL PARADISO (FISCALE) E' IN AMERICA

di Marco Magrini - Il Sole 24 Ore 21/01/04

Potevano Kenneth Lay e Calisto Tanzi - i due ex padri-padroni di Enron e di Parmalat - fare quel che hanno fatto senza usare i molti nascondigli della finanza globalizzata? No, non potevano. E possono le autorità di controllo dei mercati finanziari, nazionali o sovranazionali che siano, riuscire a scoprire le prossime Enron e Parmalat prima che danneggino la fiducia nel mercato e i portafogli dei risparmiatori? No, non possono.
Nelle molte legislazioni del mondo, abbondano le opportunità per celare conti correnti, proprietà e attività illegali: non solo nei Paesi offshore, ma anche (e soprattutto) nei Paesi Ocse, ovvero i più industrializzati e ricchi del mondo. A cominciare da Stati Uniti, Svizzera e Regno Unito. Questa osservazione - che com'è facile intuire assume i contorni di uno stato d'accusa - viene da un rapporto intitolato «Towards a level playing field», condotto dallo studio legale internazionale Stikeman Eliott su commissione della Society of trust and estate practitioners (Step). In poche parole, come lascia intendere il titolo dello studio, gli autori auspicano che le regole societarie e fiscali del pianeta diventino più omogenee, a tutto beneficio della trasparenza. «Il guaio - commenta Richard Hay, partner di Stikeman Elliot, copresidente del comitato internazionale di Step e coautore del rapporto - è che molte legislazioni offshore hanno fatto ragguardevoli passi verso la trasparenza. Ma altrettanto non si può dire dello Stato americano del Delaware o della Svizzera, le cui legislazioni consentono ai malfattori di fare operazioni che ormai alle Bahamas o alle Cayman non sono più così facili». Per spiegare, occorre fare un passo indietro. L'Ocse, ma anche il Fatf (il suo "braccio armato" contro il riciclaggio), già a fine anni 90 hanno fatto notevoli pressioni sui Paesi offshore per strappare loro l'impegno ufficiale - e scritto - di accompagnare le singole legislazioni verso i lidi della trasparenza. Pressioni che sono anche aumentate dopo l'11 settembre, quando la Casa Bianca ha lanciato la sua guerra santa contro le fonti di finanziamento del terrorismo. «Ma adesso - osserva Hay - ci troviamo addirittura in una situazione opposta: mentre i Paesi offshore hanno aumentato i controlli e la trasparenza, innescando di conseguenza un calo nella registrazione di nuove società, in alcuni Paesi Ocse come la Svizzera, il Regno Unito e lo Stato americano del Delaware nulla è praticamente cambiato». Nel website dello Stato incorniciato fra il Maryland e l'Oceano Atlantico (www.state.de.us), si reclamizza uno straordinario successo: «Oltre la metà di tutte le società quotate a Wall Street ha sede qui, insieme a un altro mezzo milione di società da tutto il mondo». Delle duemila aziende che componevano il delirante mosaico di Enron, ben 675 erano incorporate nel Delaware. Potevano gli "architetti" del mosaico Parmalat non accorgersene? Il Delaware ricava 400 milioni di dollari all'anno dalle registrazioni e dalle spese di mantenimento delle limited liability companies (Llc) incorporate nel suo territorio. «In due ore e con meno di cento dollari - commenta Hay - si può registrare una società anonima, dove di fatto sarà impossibile risalire al beneficiario. E gli uffici del Registro del Delaware sono particolarmente efficienti: sono aperti fino a mezzanotte!». Se si aggiunge che la Svizzera non intende sentir parlare di un allentamento del suo segreto bancario e che il Regno Unito - nonostante l'atteggiamento più restrittivo del ministro Gordon Brown - ha i suoi trust e i suoi protettorati offshore (le isole di Man, Jersey, Guernsey, le Cayman e altre ancora), il concetto stesso di «paradiso fiscale» cambia sensibilmente connotati. Non è più qualcosa che appartiene al mondo onirico delle isolette sul Pacifico. Ma è parte integrante del sistema finanziario internazionale: Londra, New York e Tokyo controllano il 60% del mercato dei servizi offshore. Una quota che, sale all'80% se si considerano tutti i Paesi Ocse. E certo non si può dire che gli Stati Uniti non ne siano consapevoli. Un rapporto commissionato dal Senato di Washington nel 2000 e intitolato «Il riciclaggio russo attraverso società americane» ha accertato che, nei due anni precedenti, un miliardo di dollari provenienti dall'Est europeo era stato riciclato nel sistema bancario americano attraverso 2mila società del Delaware costituite all'ingrosso - ovvero venti alla volta - con capitali russi. «Ora - prosegue Hay - il Delaware è un caso-limite. Ma non bisogna dimenticare che le Llc sono previste da quasi tutti gli altri Stati della federazione americana». Il fatto curioso, secondo Hay, «è che gli Stati Uniti vanno giustamente fieri del sistema di controllo sulle società domestiche. Ma sembrano dimenticarsi completamente del ruolo delle società straniere registrate in America». Dopo la diagnosi, il rapporto di Stikeman Elliot prescrive anche la cura: tutti i Paesi dovrebbero essere soggetti alle stesse regole in ogni campo di attività, con identiche conseguenze in caso di non rispetto delle norme. Ma è assai più facile a dirsi che a farsi. «Le aree a bassa fiscalità - commenta Ernesto Savona, direttore di Transcrime, Istituto di ricerca dell'Università di Trento - sono giudicate necessarie dalle multinazionali, nel disperato e teoricamente lecito tentativo di pagare meno tasse. Ma non ci si può attendere che il sistema finanziario diventi all'improvviso trasparente: al contrario, nonostante i risultati degli ultimi anni, è ancora molto opaco». Non foss'altro perché i centri della finanza offshore non vanno più associati con luoghi esotici o lontani. I paradisi fiscali, lo sapevano bene gli uomini di Collecchio, stanno anche a Ovest.

22.1.04

Le centraline Asl non rilevano il Torio 234

La Nuova Sardegna, 21 gennaio 2004

Denuncia del sardista Giacomo Sanna sul possibile inquinamento radioattivo
La Maddalena, si riaccende la polemica dopo le smentite del presidente Italo Masala
PIERO MANNIRONI

LA MADDALENA. "In questo arcipelago l'impossibile è semplicemente un'eventualità". La battuta è di Salvatore Sanna, maddalenino, per moltissimi anni membro del comitato partitetico misto per le servitù militari. E non ha certo tutti i torti, Sanna. Perché in queste isole con le stellette, che da alcuni anni dovrebbero essere anche un parco naturale, non è possibile avere alcuna certezza. Gli interessi e le logiche dei militari, soprattutto quelli dello "Zio Sam", fanno della realtà solo una "versione ufficiale".
Per questo motivo, qui alla Maddalena, il primo errore è quello di ritenere un evento come un qualcosa di scontato. La prova arriva proprio dalla furiosa polemica che si è scatenata in questi giorni sulla notizia, rimbalzata dalla Francia, che nel mare dell'arcipelago sarebbe stata rilevata una presenza di Torio 234 in una misura addirittura 400 volte superiore alla media.
Il presidente della giunta regionale Italo Masala, che con una decisone discutibile ha firmato a Roma il "placet" per l'ampliamento della base della Us Navy a Santo Stefano, crede ai rilievi effettuati dal presidio multizonale della Asl di Sassari: nelle acque della Maddalena non è stata rilevata una presenza preoccupante di Torio 234, elemento radioattivo della catena dell'Uranio.
E con lui è certissima che non esista alcun pericolo di inquinamento radioattivo il sindaco Rosanna Giudice che usa parole durissime, spingendosi addirittura a parlare di "campagna denigratoria nei confronti dell'arcipelago, per il suo presunto inquinamento ambientale da Torio". Ma il sindaco della Maddalena non nega la presenza di Torio: riferendosi a una ricerca effettuata alcuni anni fa, dice infatti che l'elemento è presente nel particolare granito che si trova nell'arcipelago, la pegmatite. Ma proprio perché, come diceva appunto Salvatore Sanna, in questo arcipelago non ci sono certezze, ecco ieri arrivare la "bomba" politica innescata dal sardista Giacomo Sanna: le centraline per il monitoraggio radioattivo sono inadeguate e non rilevano la presenza di molti elementi radioattivi. Come il Torio 234.
"Escludere, come fa il presidente della giunta regionale, Italo Masala, il pericolo di inquinamento nucleare del Parco naturale della Maddalena, sulla base delle analisi Asl - dice il leader sardista -, è un grave errore. Denota superficialità e pressappochismo. Infatti le centraline per il monitoraggio dell'aria e dell'acqua nell'arcipelago risalgono all'inizio degli anni Ottanta. Installate dall'amministrazione provinciale di Sassari, sono poi passate, a partire dal 1987, alla Regione Sarda che ne ha affidato la gestione alla Asl numero 1".
"Le analisi - prosegue Sanna - sono eseguite su prelievi di acqua e di aria, nonché su prelievi fatti in punti prestabiliti su alghe, sedimenti e biota. Nessuna di queste analisi può rilevare la presenza di un elemento radioattivo, quale il Torio 234. Infatti le centraline della Asl sono obsolete e tecnologicamente superate. Non è un caso che in tutti i rapporti dell'Asl il Torio 234, non sia mai stato inserito fra i parametri rilevati normalmente dalla rete. Dovrebbe saperlo il presidente della Regione, così come la cosa dovrebbe esser nota al sindaco della Maddalena, i quali, prima di minimizzare e di smentire un fisico nucleare, farebbero bene a documentarsi. Ancor meglio sarebbe se si adoperassero per garantire mezzi, risorse e strumenti adeguati per un più efficace monitoraggio dell'aria e dell'acqua nell'arcipelago".
La denuncia di Sanna è arrivata fino al Parlamento, dove è stata rilanciata, dal Verde Mauro Bulgarelli. "Come denunciato da Giacomo Sanna, presidente del Partito Sardo d'Azione - ha spiegato Bulgarelli presentando un'interrogazione -, esistono sull'isola solo cinque centraline adibite al rilevamento della radioattività ma, a causa della loro vetustà, non sono in grado di riscontrare la presenza di Torio 234, l'elemento che l'istituto di ricerca francese Criirad ha rintracciato in alcune alghe prelevate in prossimità del luogo dell'incidente occorso al sommergibile statunitense Hartford il 25 ottobre scorso.

21.1.04

DALLA CALIFORNIA COL BISTURI: ?L'ESPRESSO? RIVELA IL PREMIER-LIFTING
COSSIGA SULLA BIGA: ?LE PROSSIME ELEZIONI EUROPEE SARANNO DI FATTO UN
REFERENDUM SUL QUESITO: ?STAVA MEGLIO PRIMA O STA MEGLIO ADESSO???
(da Dagospia)




(Fonte ASCA) Col titolo ''California lifting'' il settimanale 'L'Espresso' rivela i particolari dell'operazione di lifting a cui si e' sottoposto Silvio Berlusconi. Operazione che non avrebbe riguardato solo il ritocco alle palpebrema l'intero volto e il collo per togliere le rughe. ''L'intervento -scrive 'L'Espresso'- era stato fissato per il 27 dicembre, alla clinica privata Ars Medica di Gravesano, paese di bassa collina pochi chilometri a nord di Lugano, dove il Cavaliere aveva prenotato piu' di meta' del secondo piano per garantirsi la massima privacy ed evitare imbarazzi. Poi c'e' stato un ripensamento. Forse un dubbio dell'ultimo momento, altre 24 ore per considerare se era davvero il caso di rischiare di essere percepito - sono parole del 'New York Times' - non piu' come un 'self-made man' ma come un 'remade man', un uomo rifatto.

Forse e' stato il timore di una possibile fuga di notizie. Ma il 28, una mattinata di pioggia, il presidente del Consiglio si e' detto pronto a occupare la stanza ovattata dalle grandi finestre con vista sulle cime imbiancate di neve''. ''E adesso, dopo tante ipotesi fantasiose, 'L'espresso' -prosegue il settimanale- e' in grado di confermare: Silvio Berlusconi si e' sottoposto poco prima di Capodanno a un'operazione di chirurgia estetica che e' andata ben al di la' di un ritocco alle palpebre degli occhi. Gia' che c'era, infatti, il premier ha fatto una scelta radicale e ha chiesto anche il lifting al volto e un bel ritocco alle rughe del collo.

A fare l'operazione non sono stati ne' Angelo Villa, il chirurgo milanese che prima se ne era attribuito il merito e poi aveva smentito tutto, ne' Daniel Marchac, il luminare parigino che ha una certa dimestichezza con l'entourage del Cavaliere. E' stato invece un team arrivato dalla California, guidato da Bryant Toth, che per l'occasione si e' portato dietro un secondo chirurgo, un anestesista, un'infermiera e una ferrista convenuti apposta a Lugano. Dove li attendeva, nella massima riservatezza, il ticinese Giorgio Bronz, specialista di chirurgia plastica e ricostruttiva dell'Ars Medica Clinic.

La clinica di Gravesano, specializzata in ortopedia (ha curato nazionali di sci e calciatori di serie A) e con un qualificato reparto di chirurgia plastica (si sono sottoposti a ritocchi personaggi dello spettacolo come Michelle Hunziker, Luca Barbareschi e Rita Pavone) e' di proprieta' italiana, come la vicina Clinica Sant'Anna di Sorengo. Il Gruppo ospedaliero Ars Medica, amministratore delegato Ermanno Sarra, figlio del fondatore (i Sarra sono romani) controlla, oltre ai due gioielli della sanita' privata ticinese che occupano 400 dipendenti, altre tre cliniche private a Roma, Formia e nelle Marche''.

''Toth, che non ha risposto alla nostra richiesta di un commento -prosegue il racconto dell'Espresso-, non e' noto nel suo ambiente come uno che si occupa di lifting e liposuzioni di persone celebri. Piu' che in quella estetica e' specializzato in chirurgia ricostruttiva cranio-facciale e oltre che nel suo studio privato opera all'ospedale dei bambini di Oakland, al di la' della baia di San Francisco. Di recente ha partecipato a vari convegni medici in Italia ed e' stato in una di queste occasioni che sarebbe entrato in contatto con Berlusconi. Assieme, come e' consuetudine in questi casi, hanno discusso vari particolari del volto. Ci sono stati elettrocardiogrammi, analisi di laboratorio. Quindi, verificato che la tempra del primo ministro era in grado di affrontare l'intervento stabilito, e' stata fissata la data''.

''Il 27 dicembre -scrive il settimanale- c'e' stato appunto l'incontro a Lugano, dove Toth si e' presentato, oltre che con il suo team tecnico, con un secondo chirurgo, Renato Calabria (che interpellato risponde: 'No comment'). Nato a Bolzano, studi alla Ucla e una pratica a Beverly Hills, il nome di Calabria e' stato riportato su vari giornali per essere il chirurgo che avrebbe messo le mani su personaggi come Rod Stewart, Sharon Stone e Lilly Tomlin. Il giorno dopo, quello dell'operazione, il team californiano ha segnato con le matite i punti dove eseguire i tagli e il premier italiano si e' sottoposto a cinque ore di bisturi, aghi e suture.

All'intervento sono seguiti due giorni di degenza. O tre, secondo un'altra fonte svizzera (la direzione dell'Ars Medica 'non smentisce e non conferma'). Poi, a bordo di un convoglio di auto, Berlusconi e' partito alla volta di Milano da dove dopo una breve tappa e' salito sul suo jet privato con destinazione la villa di Porto Rotondo, convinto che si sarebbe ripresentato in pubblico a breve. Per un uomo noto a tutti e con i capelli radi nascondere i punti e altre tracce di un intervento come il suo non e' facile. Inoltre, a complicare la convalescenza di Berlusconi ci sarebbe stato un rigonfiamento dei muscoli che avrebbe ridotto la mobilita' di uno dei due occhi ritoccati''.


?STAVA MEGLIO PRIMA O STA MEGLIO ADESSO??
Ritornando da Barcellona, il senatore a vita Francesco Cossiga, tutto allegro per le eccezionali accoglienze riservategli, non solo dai suoi amici democristiani della CIU, la potente federazione nazionalista della Catalogna, ma anche da esponenti delle nuove coalizioni della sinistra catalana, vedendo quanto l’opposizione di centro-sinistra si interessi ai tempi, forme e modalità del lifting del Cavaliere, abbia scherzosamente osservato con Dagospia: ?Se continuano così sta a vedere che le prossime elezioni europee saranno di fatto un referendum sul quesito: ?Stava meglio prima o sta meglio adesso??. E con questo l’Italia sarà salva?

17.1.04

I «DECRETI SU MISURA» DEI LOBBISTI

Ricordate l'iniziativa partita da Articolo21 nello scorso dicembre? Forse a farsi decreti su misura i lobbisti non sono molto abili, servono doti che, fortunatemente, non possiedono. Segnalano però, tra serietà e risata a denti stretti, problemi concreti.

Marco Trellini (http://www.saltodelcanale.it)

Decreto Inesistente: "Chi non esiste può firmare un qualsiasi decreto, purché ad esclusivo interesse della propria inesistenza." Come si vede è un decreto democratico e pluralista: infatti, non riguarda solo me, che notoriamente non esisto, ma tutti, proprio tutti gli "inesistenti". Inoltre, fatto tecnicamente rilevante, si tratterebbe di una banale evoluzione della recentissima prassi: dalla non presenza alla discussione del decreto da firmare, all'inesistenza dei destinatari dello stesso e, da ultimo, persino della stessa firma! Mi aspetterei ora una larghissima (non)adesione di incoraggiamento a tale mia proposta.

Vincenzo Rocchino
1.. Devono ritenersi abrogate tutte le leggi e i decreti, promulgati negli ultimi 700 giorni, a fare data da oggi.
2.. Con effetto immediato e retroattivo, sono dichiarati ineleggibili i politici a mè antipatici.
3.. I politici della legislatura corrente non hanno diritto ad alcuno dei trattamenti economici sin'ora previsti, non escluso il trattamento pensionistico. Tale norma non si applica ai politici dello schieramento di minoranza.
4.. Si dispone che l'attuale maggioranza di governo, in segno di riconoscimento per il duro lavoro sin quì svolto, e per far fronte al desiderio di tanti italiani, sia trasferita sull'isola di Pianosa a trascorrere una vacanza obbligatoria, per una durata non inferiore ad anni cinque.
5.. Si dichiara l'inutilità della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del presente Decreto, che sarà Legge a partire dalla mezzanotte di oggi 19 dicembre 2003.

Pio, maestro senza pensione
Art. 1 - E' abolito ogni decreto precedente riguardante le vacanze di Natale nelle scuole della regione
Art. 2 - E' licenziato l'assessore che ha stabilito scuole aperte il 23 dicembre, giorno che solitamente è antivigilia di natale.
Art. 3 - Il 23 dicembre, antivigilia di natale sarà per sempre vacanza per tutte le scuole della regione in oggetto
Art. 4 - E' abolita la mensa delle scuole aperte nella settimana precedente le vacanze di natale. Sono abolite così le lezioni pomeridiane che bambini urlanti al pensiero dei regali e desiderosi di stare a casa ad aspettare il Babbo di noi tutti, Babbo Natale, rischiavano di frequentare martedi 23 dicembre 2003.

Giancarlo Albanesi
1° Sono un ufficiale nella riserva. Cinque o sei anni or sono il Parlamento emanò una legge che riconosceva pensionabile, con relativa retroattività, l' Indennità Operativa percepita in servizio. Chi ne venne fortunosamente a conoscenza fece subito domanda e percepì svariati milioni di arretrati. Dopo poco tempo, quando, secondo me, gli amici e i parenti dei parlamentari erano stati soddisfatti, la legge fu abrogata e io, che non ero stato fortunato di venirne a conoscenza per tempo, feci lostesso domanda ma senza averne seguito.
2° Mia moglie, ex insegnante, ebbe più fortuna di me: una carissima amica, che aveva a sua volta un amico in Provveditorato agli Studi a Treviso, ci comunicò che era stata emanata una legge che sanciva la riliquidazione della buonuscita per gli insegnanti che avevano lasciato il servizio negli anni precedenti al 1983. Questa volta ci andò bene perché fortunosamente ne venimmo a conoscenza: mia moglie fece domanda e arrivarono gli arretrati del caso.

Aurelia Cantuti
1°Decreto (forse un pò qualunquista ma molto efficace per l'inflazione reale): per 1 anno non ci devono essere più aumenti di nessun tipo, e non dico solo delle tariffe pubbliche ma anche dei prodotti al consumo pena multe salatissime. A proposito, perchè il cibo aumenta per Natale?
2°Decreto: perchè non devono essermi restituiti i contributi INPS da me versati per 10 anni, che non mi consentono di aver raggiunto il minimo per la pensione?

Carmelo Schifano.
Medico psichiatra dei servizi territoriali (CSM), sempre in trincea e sempre in carenza di organico. Propongo un decreto che aumenti del 50% i nostri stipendi , tenuto conto del lavoro di alta responsabilità che conduciamo. Senza contare lo stress, che è veramente assicurato.

16.1.04

L'AFGHANISTAN VIOLENTATO

(Il Gazzettino, 16/01/2004)

Sul Corriere della Sera di qualche giorno fa il corrispondente dagli Stati Uniti, Gianni Riotta squittiva di soddisfazione perché in Afghanistan, con la nuova Costituzione, è finalmente iniziata la democrazia.
Ci sarà una Camera e ci sarà un Senato, ci sarà una Corte dei Conti, regolari elezioni e un terzo dei posti in Parlamento riservato alle donne. Ma che quadretto commovente. Che cos'è questo se non l'imposizione, violenta, di un modello occidentale, nato dalla speculazione di pensatori inglesi e francesi (Locke, Montesquieu, Mill) a una realtà che è totalmente "altra"?

Finora in Afghanistan la legittimazione al comando si era conquistata per la valentia guerriera (Massud, Omar, Meckmatyar, Dostum, Ismail Khan, Pacha Khan), il coraggio, la forza fisica, l'appartenenza a una famiglia, a un clan, a una tribù, a una tradizione, tutti valori che non c'entrano nulla con la democrazia perché fanno parte, per dirla con Max Weber, di quel "potere carismatico" che in certe realtà del mondo e in certi periodi della Storia ha molto più senso di quello democratico.

Io nego nel modo più assoluto che il mullah Omar fosse meno rappresentativo della sua gente di Renato Schifani, o chi per lui, solo perché qui qualcuno ha messo una scheda in un'urna. Sono uomini e modi diversi per realtà diverse.

La democrazia in Afghanistan è, quindi, oltre che una violenza, una finzione. Una doppia finzione perché, oltretutto, nasce a carte truccate per mantenere al potere Karzai, il Quisling degli americani, consulente da dieci anni della statunitense Unocal che dovrebbe costruire il gigantesco gasdotto che partendo dal Turkmenistan arriverà al Pakistan e al mare attraverso tutto l'Afghanistan. Progetto cui è economicamente interessata mezza Amministrazione Bush, da Dick Cheeney a Condoleeza Rice, e che è uno dei motivi per cui gli americani, col pretesto di dare la caccia al fantasma di Bin Laden, mantengono le loro truppe in quel Paese. Se le forze di occupazione se ne andassero la vita di Karzai varrebbe meno di un dollaro bucato a meno che non si affrettasse a seguirle. Se l'Afghanistan è infatti relativamente tranquillo, rispetto per esempio all'Iraq, è perché le truppe occupanti controllano a malapena Kabul e qualche città. In tutto l'Afghanistan rurale, vale a dire nel 90 per cento del Paese, il potere è rimasto, grazie a Dio, nelle mani delle tribù.

Epperò, dai e ridai, la tabe occidentale farà sicuramente dei profondi guasti in quel Paese, meraviglioso per chi, come me, ha potuto conoscerlo negli anni Sessanta, prima che fosse vittima di un'altra violenza occidentale, quella sovietica (Marx è nato a Treviri mica a Kabul o a Kandahar), dove una realtà tradizionale si sposava bene, senza le forzature talebane, con quel tanto di modernità che è oggi necessaria.

E a me viene da piangere al pensiero che a questi uomini, fieri, audaci, coraggiosi, feroci e crudeli anche, certo ma, perdio, uomini vivi, e a queste donne, dignitose e misteriose nei loro corpi reclusi, finalmente donne e non isteriche replicanti del modello maschile, noi offriamo come tutto e luminoso futuro che fra qualche tempo potranno anche loro, la sera, sedersi davanti alla Tv e vedere "L'eredità".

L' ALBANIA È LO SPECCHIO DEI PAESI POVERI AGGREDITI DAL MERCATO GLOBALE

di MASSIMO FINI (Il Gazzettino, 13/01/2004)

Su nessun organo di informazione vedo formulare una domanda che a me viene spontanea: perché oggi gli albanesi fuggono dalla loro terra mentre non lo facevano ai tempi della dittatura di Hoxa e del comunismo? Si dice che la tragedia dell'altro giorno, che ha visto venti clandestini morire a bordo di un gommone di disperati in avaria nel mare in burrasca, è un "fatto episodico" e che in tutto l'anno 2003 sono stati solo 137 quelli che hanno cercato di fuggire dall'Albania attraversando il canale d'Otranto. Vero. Ma questo è dovuto al progressivo miglioramento delle misure repressive.
Ciò non significa che moltissimi albanesi non sentano il bisogno, anzi la necessità, visto che sono disposti a rischiare la vita, di abbandonare la loro terra. Erano stati 3.372 nel 2002, 8.546 nel 2001, 18.990 nel 2000.

E allora perché si fugge dall'Albania democratica mentre si restava a casa in quella comunista? Come mai ai tempi di Hoxa non si è visto nemmeno un albanese approdare, costi quel che costi, sui nostri litorali? Perché il controllo della polizia comunista era ferreo? Per quanto ferrea nessuna polizia riesce a impedire un certo numero di fughe. Si fuggiva da Berlino Est, col muro e con i vopos che potevano sparare in tutta tranquillità dall'alto, si sarebbe potuto fuggire assai facilmente via mare da un Paese che ha centinaia di chilometri di costa praticamente incontrollabili dalla polizia locale senza l'aiuto, come invece è ora, della Marina italiana.

Il fatto è un altro. Ed è a bella posta sottaciuto dagli organi di informazione. L'Albania è oggi un Paese disgregato, distrutto, in preda a una profondissima crisi economica, dove il popolo è alla fame. La fame non c'era ai tempi di Hoxa.

Li abbiamo visti tutti in Tv, i primi albanesi che approdarono in Italia, quelli sì spinti dal gusto della ritrovata libertà, dopo la caduta del regime, e dalla curiosità (quelli che poi, con un provvedimento alla Pinochet, furono rinchiusi in 80 mila nello stadio di Bari). Erano contadini e pastori ben nutriti, poveri ma dignitosi. Ciò non era, in sè, un merito del regime comunista, ma ne era però una conseguenza, nel senso che l'autarchia imposta da Hoxa aveva preservato la società albanese, agropastorale, dalla aggressione del mondo occidentale. Dal punto di vista delle libertà civili gli albanesi vivevano in un regime poliziesco fra i più ottusi, ma da quello economico e sociale vivevano come sempre avevano vissuto, di autoproduzione, di autoconsumo che assicuravano l'essenziale anche se negavano il superfluo.

L'errore, non innocente, è stato quello solito: confondere la democrazia con il libero mercato. È il libero mercato ad aver distrutto la società albanese. Sono le imprese occidentali, italiane in testa, piombate come avvoltoi per "aiutare lo sviluppo" ad aver portato una fame generalizzata che prima non c'era. Perché per i pochi che si sono arricchiti, tutti gli altri si sono immiseriti. Erano dei contadini e dei pastori dignitosi, la disgregazione portata dall'economia di mercato ne ha fatto dei miserabili, li ha costretti a diventare dei ladri, dei delinquenti, dei mercanti di carne umana.

Oggi l'Albania è un Paese profondamente corrotto, a tutti i livelli. Il padre di uno degli scafisti arrestati dopo la tragedia dell'altro giorno è il capo del nucleo antiterrorismo della città di Scutari ed è fratello del comandante della polizia stradale di Valona. Il fratello del direttore del porto di Valona è un imprenditore ricercato perché ritenuto uno dei proprietari del tragico gommone e quindi uno degli organizzatori del mercato dei clandestini. L'Albania è diventata la base di smistamento del traffico delle armi e della droga. Molta droga giunge dall'Afghanistan dove, dopo la caduta del mullah Omar che nel 2000, un anno prima di essere spazzato via dagli americani col pretesto di dare la caccia al fantasma di Bin Laden, era riuscito nell'impresa, quasi impossibile, di proibire ai suoi contadini la coltivazione del papavero, la produzione e il traffico sono ripresi in grande stile con la connivenza delle truppe occupanti. Sull'Albania ha messo le mani anche il famigerato "cartello di Medellin" e "il Paese delle aquile" è diventato terra privilegiata di tutte le possibili mafie ed organizzazioni criminali.

Questa è l'Albania, oggi. C'è qualcuno che osa sostenere che il popolo albanese sta meglio che ai tempi di Hoxa? E ciò che accade, in piccolo, in Albania è quello che avviene, in grande, in tutti i paesi del Terzo Mondo aggrediti dall'economia di mercato globale.

Ed è quello che è accaduto anche in Russia dove, come in Albania, la ritrovata libertà è stata confusa col libero mercato all'occidentale, perché così conveniva alle oligarchie locali e al capitalismo internazionale, sottoponendo la popolazione al massacro. Oggi in una città come Mosca, al di fuori della cerchia dei profittatori, non c'è chi, uomo o donna, non sia costretto a prostituirsi o a diventare un delinquente. Perché oggi, in Russia, con la pensione di un professore universitario si compra un mezzo pollo. Ma mentre il popolo albanese continuerà a morire o a fuggire nella disperazione, con la beffa di sentirsi dire che questa è la civiltà, in Russia, che non è l'Albania, ci sarà, prima o poi, una deflagrazione devastante, rispetto alla quale le convulsioni della Rivoluzione d'ottobre sembreranno un ballo delle debuttanti.

15.1.04

E LE STELLE STANNO A SBAGLIARE:

Il CICAP controlla le previsioni degli astrologi per il 2003

Con l'arrivo del nuovo anno e' tempo di oroscopi e previsioni; ma quanto sono attendibili? Come e' ormai tradizione ''Scienza & Paranormale'', la rivista del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale)*, e' andata a fare le pulci alle previsioni degli astrologi per il 2003, raccolte per noi quest'anno da Ivana Taverni. Anticipiamo i risultati che saranno pubblicati sul prossimo numero di ''Scienza & Paranormale'', la rivista del CICAP, e gia' da oggi sul sito del Comitato: http://www.cicap.org.
***
LA GUERRA IN IRAQ
Dopo l'incapacita' dimostrata di prevedere un evento tanto sconvolgente e clamoroso come quello degli attentati terroristici dell'11 settembre 2001 (ricordiamo che nessuno dei tanti che vantano facolta' paranormali era riuscito nemmeno ad accennare al disastro prima che si verificasse e che, poi, nessuno ha previsto l'attacco al regime talebano in Afganistan), astrologi e veggenti ci hanno riprovato pronunciandosi sugli sviluppi della crisi mondiale nel 2003. Ambigua l'astrologa Maria Carla Canta (Corriere della Sera, 17.12.02): ''Scoppierà o no il conflitto tra Usa e Iraq? La scadenza astrologica drammatica e disgregante per Baghdad e' il 2004, con Saturno in transito sul Sole. Puo' voler dire che la guerra, data per imminente, slittera' o piu' probabilmente che si concludera' solo nel 2004''. Piu' sicura, invece, Horus (Il Venerdi', 27.12.02) che si chiedeva: ''E la guerra? Sento la domanda incalzare da tutte le parti", ma si rispondeva rassicurante: ''No, la guerra non ci sara' ''.
Sul fronte mediorientale, Barbanera si dimostrava (come gia' nel passato) ottimista: ''Le tensioni religiose e politiche dovrebbero scemare con l'estate riportando nella gente il desiderio di viaggiare... Luglio sara' caldo dal punto di vista ''socio politico'' portando anche ad atti di violenza... L'estate dovrebbe portare finalmente buone notizie sul fronte palestino-israeliano.. sara' la volta buona per un accordo tra i due?" Lo stesso ottimismo dimostrava anche l'astrologo Massimo Giannone che vedeva: ''Un accordo imprevisto di Fatara (anagramma di Arafat) allentera' la morsa della Guerra. Il giudizio di due uomini potenti segnera' il cessate il fuoco''. L'accordo tra i due paesi, pero', non c'e' stato e, anzi, le tensioni sono salite dopo la riconferma a premier israeliano di Ariel Sharon, le dimissioni del premier palestinese Abu Mazen e i continui attentati kamikaze e le conseguenti ritorsioni militari.
C'e' poi chi cerca di mettere le mani avanti e, come Branko (Calendario astrologico 2003), prevede un 2003 nel quale ''appariranno nuovi dittatori e sorgeranno nuovi fantasmi religiosi''. Per nulla difficile prevedere di questi tempi inquietudini relative a ''fantasmi religiosi'' (lo si puo' gia' prevedere anche per il 2004), ma per fortuna non sono comparsi nuovi dittatori.
Infine, c'e' sempre qualcuno che esagera, come il francese Jean-Pierre Petit (Nexus, marzo-aprile 2003) che, alla domanda: ''Crede che i visitatori da UMMO o altre entita' extraterrestri potrebbero intervenire in questa catastrofica situazione che pesa sul nostro pianeta?'', rispondeva: ''Sicuramente si'. Credo proprio che questo 2003 sara' un anno decisivo. Sono convinto che tra breve accadranno fatti importanti''. Ma se davvero gli extraterrestri ci osservano evidentemente hanno preferito starsene alla larga dal nostro pianeta.

GRANDE OTTIMISMO TRA LE STELLE
Ma gli astrologi, si sa, non amano dare brutte notizie e preferiscono dispensare belle parole e rassicurazioni. Horus (Il venerdi', 27.12.02): ''Il 2003 si preannuncia come un anno di passi in avanti. Progredira' lo sviluppo del pensiero e la ricerca''. Emma Pereira, astrologa (Sette, gennaio 2003): ''Per l'Italia il primo trimestre 2003 si sviluppera' all'insegna di ripresa unita a distensione politica ed economica. Cambiamenti in TV. Si abbandoneranno le trasmissioni virtuali, per dare spazio a quelle con contenuti piu' concreti, dettati dalla necessità di dare peso ai sentimenti''. Sirio, astrologa (Sette, gennaio 2003): ''Nel 2003 i sentimenti torneranno a dominare la nostra esistenza, si sorridera' di piu' e le relazioni con gli altri assumeranno un carattere più umano, dettato dal cuore''.
Barbanera: ''Marte e Plutone non saranno certo di buon auspicio per il primo mese del 2003. Venere invece portera' dei benifici a marzo creando una migliore collaborazione in politica tra il Governo e i partiti di opposizione. Nello stesso mese migliorera' anche la situazione occupazionale''. Parole incoraggianti e piacevoli ma, purtroppo, del tutto slegate dalla realta': la ripresa auspicata e' sparita, di distensione politica non ce n'e' stata granche' e nemmeno si sono visti grandi cambiamenti positivi in TV.
Franco Copes, astrosensitivo (Sette, gennaio 2003), aveva anche azzardato: ''Nel settore della finanza gli investitori potranno tirare un sospiro di sollievo: gia' dalla fine della primavera 2003 e definitivamente da settembre".
Parole che certamente avranno tranquillizzato tutti coloro che avevano investito in azioni Parmalat.

INTANTO IN ITALIA...
Sirio immaginava che: ''A Milano continueranno a manifestarsi problemi legati all'acqua, si dara' inizio ad alcune opere idriche, sia relative al depuratore che ai Navigli''. Ma a Milano di opere idriche di questo tipo non se ne sono viste.
Piera Sindel, cartomante e astrologa (Sette, gennaio 2003) prevedeva: ''Per quanto riguarda la sfera politica, il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni nel 2003 vivra' un momento magico, mentre Ombretta Colli, presidente della Provincia, da settembre cavalcherà la tigre''. Il momento magico di Formigoni se c'e' stato ha certo avuto natura privata, mentre Ombretta Colli piu' che cavalcare la tigre, quest'anno ha cavalcato le polemiche quando ha voluto per se' oltre alla presidenza della Provincia anche quella della Milano Mare, ma l'anno si e' chiuso male per lei quando e' finita sotto inchiesta per abuso d?ufficio, proprio nell'ambito dei lavori sulla Milano Mare.
Per Barbanera: ''A settembre si accenderano i riflettori sui grandi ospedali che saranno al centro dell'attenzione per grandi scandali''. I grandi scandali ci sono stati anche quest'anno nel nostro paese (come del resto ci sono sempre e ovunque), ma non hanno riguardato i grandi ospedali.

COSTUME
Gli astrologi non hanno avuto fortuna nemmeno nel campo del pettegolezzo, dove talvolta riescono a mettere a centro qualche risultato anche solo tirando a indovinare. Piera Sindel, cartomante e astrologa, diceva a proposito di Valeria Marini ''per lei il futuro prevede figli e, da settembre, un nuovo ingaggio televisivo'', non solo i figli non sono arrivati nel 2003 ma si e' anche lasciata con il fidanzato Vittorio Cecchi Gori. Sempre la Sindel prevedeva per Raffaella Carra': "beneficera' dell'uscita di Saturno con una nuova trasmissione, anche se dovra' destreggiarsi con problemi legati a investimenti sbagliati''. Di investimenti sbagliati non si sa, ma la nuova trasmissione non c'e' stata nel 2003, mentre ci sara' nel 2004. Per Franco Copes: ''Maria De Filippi lascera' tutti a bocca aperta in primavera''. Non sembra essere successo nulla del genere. Sempre lui: ''Simona Ventura sara' presto in dolce attesa'', non nel 2003 pero'. E infine, ancora Copes: ''Nel 2003 potrebbe esserci il tanto sospirato Si' tra Carlo d'Inghiltera e Camilla Parker Bowles''. Potrebbe... ma non c'e' stato.

''Sono ormai una decina d'anni che realizziamo questo tipo di verifiche sulle previsioni degli astrologi", dice Massimo Polidoro (Segretario Nazionale del CICAP), "e ogni volta si ripete la stessa scena: nessuna delle previsioni fatte si e' realizzata, mentre nessuno e' riuscito a prevedere gli eventi davvero sorprendenti dell'anno. Nessuno, per esempio, ha previsto la guerra in Iraq e la cattura di Saddam Hussein; la scomparsa di Gianni Agnelli, Giorgio Gaber e Alberto Sordi; la tragedia dello Shuttle e la cattura delle nuove BR; il rientro dei Savoia; l'assoluzione di Andreotti nel caso Pecorelli e la condanna di Previti; la strage di Nassiriya e l'elezione di Schwarzenegger a governatore della California; il calcio paralizzato e "acquabomber"; i trasporti paralizzati e lo stop alla legge Gasparri; Fini a Gerusalemme e il terremoto in Iran. Cio' che sorprende di piu' non sono tanto questi fallimenti, pero', quanto il fatto che giornali e tv continuino ogni anno a regalare spazio e attenzione alle fantasie degli astrologi''.
Ma possibile che gli astrologi non indovinino proprio mai? ''Certo'', risponde Polidoro, ''come diceva Voltaire: ''Anche gli astrologi qualche volta ci azzeccano'', a furia di fare previsioni qualche volta si indovina.
In genere, pero', se le profezie sono troppo specifiche le possibilita' di indovinare per caso diminuiscono e, come si e' visto, i risultati sono solitamente deludenti. Esistono pero' diverse tecniche per aiutare i propri successi. Le previsioni dell'astrologo Massimo Giannone sono un esempio da manuale, in questo senso.
Giannone cerca di fare previsioni molto fumose e ambigue, nella tradizione dei Nostradamus, ma purtroppo gli scappa sempre qualche fatto verificabile e cosi' si espone alla verifica. Tra le sue previsioni del 2003 c'erano queste: ''L'uomo delle macchine cedera' al consenso popolare'', se si riferiva ad Agnelli gli e' sfuggito il fatto che a gennaio sarebbe scomparso, mentre se parlava degli sconti del carrozziere di Tor Pignattara allora gli e' sicuramente andata meglio. E ancora: ''Un Rossi dovra' fermare momentaneamente il suo cammino sportivo'', non certo Valentino Rossi, che ha vinto il suo quinto titolo mondiale, ma forse Evaristo Rossi, mediano della squadra degli scapoli di Mondovi' che si e' slogato una caviglia e non ha potuto partecipare alla finale con gli ammogliati.
Ancora: ''Una fumata bianca portera' un nuovo uomo di Fede e di Speranza''. Questa e' una previsione che, ormai da una decina d'anni, quasi tutti gli astrologi ripropongono ogni anno e, prima o poi, finiranno certamente per indovinare.
E non mancano le previsioni tecnologiche: ''Una nuova tecnologia cambiera' il modo di comunicare. Grande scoperta cromosomica segnera' una nuova era nella ricerca". Queste vanno bene sempre, ogni anno c'e' qualche novita' nelle comunicazioni (ma se si riferiva ai videofonini, si sapeva che sarebbero arrivati gia' dal 2002 e, comunque, si devono ancora affermare; altro degno di nota non si registra) e ogni anno si spera che qualche scoperta genetica risolva qualcuna delle grandi malattie''.
Tante volte, anche il CICAP ha proposto le proprie previsioni utilizzando tecniche simili e ottenendo sempre dei successi. ''Ma naturalmente non c'e' nulla di magico ne' di paranormale'', spiega Polidoro. ''Basta semplicemente tenersi aggiornati, conoscere un po' di statistica e usare un po' di buon senso: e poi, come fanno gli astrologi, strombazzare i successi e tacere i fallimenti. I risultati sono garantiti''.

14.1.04

Guerra cieca

di GIULIETTO CHIESA (Il Manifesto)

Dunque non solo non c'erano armi di distruzione di massa, ma avevano deciso di fare la guerra all'Iraq prima ancora di porsi il problema se vi fossero. Adesso sappiamo (da un premio Pulitzer del giornalismo, Ron Suskind, che ha raccolto la testimonianza di Paul O'Neill, ex segretario al tesoro Usa) che George W. Bush aveva cominciato a discutere su come fare la guerra «nei primi mesi del 2001». Cioè parecchio prima dell'11 di settembre.

Cioè sappiamo che entrambi gli argomenti (armi di distruzione di massa e connessione con il terrorismo) che sono stati usati per preparare la guerra erano completamente falsi, inventati a priori. Erano i pretesti del lupo che ha deciso di mangiare l'agnello e che, bevendo l'acqua del ruscello a monte, accusa chi gli sta sotto di averla sporcata.

Storia lurida, come luride sono le coscienze di tutti coloro che adesso tacciono. Se i direttori dei giornali e telegiornali che hanno dato credito alle menzogne del clan che ha occupato la Casa Bianca fossero persone decenti, dovrebbero dare alla smentita di oggi lo stesso spazio che diedero a quelle menzogne. Dovrebbero dire, anche, per esempio, che Tony Blair è un truffatore o un truffato (nella migliore - per lui - delle ipotesi) e non un «grande statista». Naturalmente non l'hanno fatto e non lo faranno. Della qual cosa non ci stupiremo perché li conosciamo.

Non resta che usare tutte le forze di cui disponiamo, respingendo la nausea, per tirare le somme. Nella capitale della democrazia mondiale sta succedendo (è già successo) qualche cosa di tremendamente grave. Tanto grave che è difficile applicare ad esso il giudizio e il metro della politica. Noi siamo palesemente di fronte a comportamenti doppiamente criminali ai vertici dell'Amministrazione americana.

Criminali perché organizzarono la guerra per motivi che ancora non rivelano. Criminali perché hanno ingannato consapevolmente gli americani e il mondo intero. Migliore spiegazione del perché rifiutano di accettare un tribunale penale internazionale non potrebbe esserci: ne temono, direttamente e personalmente, le conseguenze.

Le rivelazioni di O'Neill, cioè di persona che è stata per oltre un anno in mezzo a quella banda, gettano luci inquietanti sui detentori del potere e anche sul modo con cui vi sono giunti.

E, adesso, anche, di nuovo, sull'intera vicenda dell'11 settembre.

Ecco perché il presidente - si fa per dire - non rivela, a oltre due anni di distanza, il contenuto esatto dei documenti che ricevette ai primi di agosto del 2001. Sappiamo solo, all'incirca, cosa contenevano (la previsione di un attacco sul territorio americano mediante aerei civili), ma non i dettagli. Ed è nei dettagli che si nasconde quel segreto terribile.

Possiamo dubitare di queste rivelazioni? O'Neill è stato messo alla porta dal presidente Bush e potrebbe covare vendetta, ma Suskind ha scritto un libro, «Il prezzo della lealtà», che si basa su «migliaia di documenti, inclusi memorandum privati al presidente e trascrizioni delle riunioni del Consiglio di Sicurezza», tutti fornitigli da O'Neill, tutto materiale verificabile.

E quando leggiamo che il presidente - si fa per dire - conduceva le riunioni del suo governo «come un cieco in una congrega di sordi» ci sembra di vedere, noi che non siamo né ciechi né sordi, che la squadra si è scelta un fantoccio ben manovrabile. Un re travicello, un imperatore cui si può ordinare d'incendiare il mondo.

E su questo mondo ci siamo tutti. Ma ritorniamo a chiedere: cosa ci stanno a fare i nostri carabinieri laggiù, in Iraq? Cosa ci stanno a fare a Kabul? Che c'entra la nostra bandiera tricolore con i progetti sconsiderati, immorali e criminali di quel gruppo di sordi guidati da un cieco?

13.1.04

Unanime commozione per Norberto Bobbio
di marco travaglio
All'indomani dei funerali di Norberto Bobbio, vogliamo ricordare l'illustre filosofo e senatore a vita (che fin dal 1994 aveva denunciato il "regime" berlusconiano e nel 2001 aveva messo in guardia gli italiani contro i "pericoli per la democrazia" di un'eventuale vittoria elettorale della Casa delle libertà) con le parole di quanti gli hanno voluto bene. E, dopo averlo tanto apprezzato in vita, si sono accalcati in questi giorni nella camera ardente o nei commossi ricordi del celebre scomparso.
PAOLO LIGUORI, direttore di TgCom-Mediaset: "Meglio Salvo Lima che Bobbio" (aprile 1992).
UMBERTO BOSSI, ministro delle Riforme Istituzionali. "Le chiacchiere senza coerenza di Bobbio lasciano il tempo che trovano. Voglio mantenere un giudizio distaccato. Posso solo dire che per abbattere la dittatura mascherata che era il sistema della prima Repubblica, c'è voluta la Lega. Se i soloni si fossero svegliati prima scoprendo le carte di quella che era una vera dittatura, sarebbe stato meglio" (9 ottobre 1994).
SILVIO BERLUSCONI, presidente del Consiglio. "Bobbio fa affermazioni false e guarda a fatti del passato estranei e lontanissimi da una nuova classe politica che viene dal fronte delle professioni" (12 ottobre 1994).
FRANCESCO COSSIGA, ex presidente della Repubblica: "Figure come Tommaso Moro, con la loro ricchezza spirituale, culturale, umanistica, non sono cose per il piccolo neo-azionista Norberto Bobbio, già giovane fascista che scriveva le lettere al duce. Ora lancia intimidazioni a Berlusconi. Ma chi crede di essere? Questi sono rigurgiti neoazionisti, post-azionisti" (3 dicembre 2000).
GIUSEPPE PISANU, ministro dell'Interno: "Bobbio ha perso un'altra occasione per tacere" (1° dicembre 2000).
GIANNI BAGET BOZZO, cappellano di Forza Italia ed editorialista del Giornale e di Panorama. "L'Antipapa Bobbio lancia il suo manifesto incentrato sulla lotta contro il cattolicesimo e il berlusconismo" (1° dicembre 2000).
MARCO FOLLINI, segretario dell'Udc. "C'è una furia demolitrice nelle parole di Bobbio, che vede il confronto politico più come un dogma o un anatema da scagliare addosso al prossimo, piuttosto che come una civile competizione" (1° dicembre 2000).
ROCCO BUTTIGLIONE, ministro delle Politiche comunitarie. "Invito il mio maestro a una maggiore laicità" (avete capito bene: proprio Buttiglione, 1° dicembre 2000).
PIETRANGELO BUTTAFUOCO, editorialista de Il Giornale e Il Foglio: "C'è una manica di gerontocrati che senza freno sputacchiano sentenze, confidando che in Italia ogni stuppo di trombone diventa una sofferta scoreggia di saggezza. Enzo Biagi si lamenta che in Italia si sbertucciasse Bobbio, manco che quest'ultimo fosse il segreto d'appoggio ai misteri di Fatima... Bobbio è... un concentrato di rughe e veleni, servo di una sinistra spocchiosa, schiavo di vecchi anatemi... Tutti abbiamo il diritto di rimbambire o di diventare ancora peggio..." (Il Secolo d'Italia, 27 ottobre 1994).
MARCELLO VENEZIANI, consigliere d'amministrazione della Rai. "(Montanelli dimostra) la stessa confusione che trovo in Bobbio o in Bocca, che confondono il loro fascismo giovanile con un fantafascismo senile che combattono in extremis per dimenticare il primo? Capita a certi anziani la presbiopia della memoria? Ma che razza di anticonformismo è quello di chi sta sempre dalla parte di chi comanda, di chi detiene il potere?... Il regime è... quel blocco di potere che si chiama da una vita centrosinistra, che domina da quarant'anni nel nostro Paese, che da alcuni anni è guidato da un partito d'estrazione comunista" (il Giornale, 24 marzo 2001).
MARCELLO PERA, presidente del Senato: "Da Norberto Bobbio, di cui apprezzo la decisione di interrompere il silenzio che si era imposto, mi sarei aspettato un maggiore rigore intellettuale" (Marcello Pera, 12 novembre 1996). "Basta con la cultura liberale falsa e imbelle impersonata dal senatore a vita Norberto Bobbio" (13 marzo 1996).

12.1.04

Alessandro Robecchi sul Manifesto di ieri


Se vendessero i bond sulle cazzate, quello sì sarebbe un investimento certo, strumento finanziario di sicura riuscita: il comparto non è mai in crisi e anzi mostra impennate notevoli. Ora, a sentire le anticipazioni, dobbiamo aspettarci una recrudescenza dei "reality show", spettacolini televisivi basati sull'osservazione della cosiddetta vita reale, il che, in un paese in cui domina il surreale, pare assai fantasioso. Il dibattito impazza. Un prete vuole fare il Grande Fratello, il cardinal Tonini (Chiesa Cattolica) si scandalizza e il cardinal Confalonieri (Mediaset) pone il veto. Intanto ci becchiamo i vip che fingono di fare lavori normali, i finti fidanzati che si beccano come galline rimproverandosi scarsa produttività domestica e corna, per non dire dei morti di fama scaricati sull'isola (e poi, ahinoi, riportati indietro). Esattamente come per i bond-patacca non si può dire che sia una tendenza tutta italiana. In America usa il ribaltamento: si prendono rampolle ricche sfondate e le si fa lavorare in fattoria; in Gran Bretagna si mette gente in uno stanzone e, sotto l'occhio delle telecamere, si vede quanto resistono senza dormire. Ancora in America, l'idea migliore, una manciata di aspiranti capitalisti si mettono (sempre in diretta) al servizio del signor Trump, che gli affida vari incarichi nel campo dell'economia e della finanza: gli umani verranno licenziati uno a uno e gli squali - dopo aver dimostrato le loro apprezzabili doti di figli di puttana - verranno invece assunti in pianta stabile. E' forse il più "real" dei "reality show", quello che riproduce meglio la vita vera e il modo in cui gira il mondo.
Ora si sa, prendersela con la tivù è partita persa e passatempo ozioso. Ma colpisce il cortocircuito delle parole, perché più si usa il termine "reale" per la fiction, e più diventa fiction la realtà. Basti, a conferma, l'osservazione di certi programmi impropriamente chiamati "telegiornali" dove si apre con il tempo (meno due gradi a Bolzano in gennaio? Pazzesco!), si prosegue con l'ultimo calendario con le tette, poi con i recenti amori del calciatore famoso, e si chiude con la passione dei giovani per i telefoni che fanno i filmini. Oplà, ecco garantito il pluralismo dell'informazione (e la prevalenza delle cazzate).
Eppure di reality show, quelli veri, ci sarebbe un gran bisogno. Per esempio sarebbe divertente piazzare telecamere e microfoni a casa del tranviere, magari quando calcola che con un anno di stipendio può comprarsi sul mercato immobiliare milanese ben 1,6 metri quadrati di casa in periferia. Oppure riprendere - in diretta e senza trucchi - le prescrizioni mediche di un qualsiasi spogliatoio di una squadra di calcio, roba da far sembrare dilettanti pure quelli del cartello di Medellin. O ancora, spiare per il gusto del pubblico-voyeur, le chiacchiere in libertà in qualche cella del carcere di Parma, che in questi giorni pare la sede di un master in finanza creativa.
Ogni tanto succede. Per esempio era un ottimo reality show quello di Report, in cui veri ferrovieri mostravano che la sicurezza sui treni è un costoso optional, una seccatura, che la loro busta paga è infarcita di trucchi e di straordinari. Grande successo di pubblico, ma non di critica, visto che le Ferrovie non hanno gradito, hanno licenziato i ferrovieri protagonisti e chiesto un sacco di soldi alla Rai, tanto per intimidire un po'. Stessa cosa per il reality show di Enrico Deaglio che ha osato fare qualche domanda al direttore dell'Economist: sacrilegio! Ogni qualvolta si affaccia in tivù la vita vera, quella reale davvero, della gente normale, ecco l'alzata di scudi, l'accusa di faziosità, di attentato al pluralismo. Scomparse dagli schermi le massaie con la borsa della spesa, gli operai con il posto in bilico, i tramvieri incazzati, la famosa "piazza" insomma, eccoli tutti sostituiti con una "realtà" più comoda e funzionale al surrealismo corrente. In fondo è lo stesso meccanismo paraculo con cui si calcola l'inflazione ai tempi di Silvio e del colera: c'è la realtà "percepita", quella "reale" e quella "ufficiale", tranquillizzante come una sniffata di cloroformio. L'unica, alla fine, a cui è concesso di andare in onda senza censure.