Il vero e il falso quando non c’è concorrenza
UNA TELEVISIONE SENZA SMENTITE
di GIOVANNI SARTORI
dal Corriere - 19 febbraio 2004
Nelle dittature il dittatore mente quanto vuole senza tema di smentite. Intanto manca il modo per smentirlo: il dittatore comanda su tutti i media, e ne dispone a suo piacimento. Ma ammettiamo che qualcuno trovi il modo di contraddirlo e di denunciarne le menzogne. È sicuro che quel solitario eroe sarebbe subito silenziato e probabilmente spedito in qualche lager, prigione o confino. E in democrazia? In democrazia non dovrebbe essere così. La democrazia postula una pluralità di voci libere, e cioè effettivamente indipendenti, che finiscono per controllarsi l’una con l’altra. Se il canale A, per esempio, ci comunica che la terra è piatta, il canale B deve essere libero di ribattere che questa è una sciocchezza. Beninteso, non è che se il canale A dice il falso, il canale B, nel rispondergli, dica necessariamente il vero. Possono mentire entrambi. E dunque stiamo attenti: una voce che ne contraddice un’altra non stabilisce ancora quale sia la verità.
La verità è un parolone, lo so. Ma io lo scrivo con la minuscola, senza troppo pretendere, e con riferimento a verità «modeste» e accertabili. Per esempio, nel corso della presidenza italiana dell’Unione europea Berlusconi ha parlato, a New York, alle Nazioni Unite. In quell’occasione in Italia abbiamo visto sulle nostre televisioni una sala gremita che applaudiva calorosamente. Era un falso, un videomontaggio, che trasferiva su Berlusconi l’applauso a Kofi Annan, il segretario generale dell’Onu. Quel falso era clamoroso, stupido (era innecessario), e molto rischioso, visto che in qualsiasi Paese di televisione libera sarebbe stato vistosamente denunciato dalla concorrenza. Da noi sette reti su sette (anche La 7 , che davvero avrebbe avuto interesse a fare lo scoop) non hanno fiatato, hanno avallato. Eppure quell’inganno sarebbe stato facilissimo da provare.
Prendiamo un caso più complesso, il tema del conflitto di interessi. A fine giugno dell’anno scorso Berlusconi dichiarò a Europe 1, in Francia, che quel conflitto era «una menzogna», dato che «le tre reti pubbliche sono molto libere». Ma si è appena visto sopra come lo sono, e cioè che non lo sono. D’altra parte, è già tutta scritta una proposta di legge, la legge Frattini, che «disciplina» (così dichiara) il conflitto di interessi. Occorre una legge per regolamentare una menzogna? Ovviamente no, ovviamente il problema esiste alla grande. E sono anni che discutiamo se la Frattini risolva o no il problema. Ma questa discussione non è mai stata resa visibile e comprensibile in televisione. Lo stesso vale, altro esempio, per il lodo Maccanico-Schifani sull'immunità. Per Schifani un’immunità simile a quella da lui proposta esiste in tutto l’Occidente. Vero o falso? Sarebbe facilissimo dimostrare che questa asserzione è falsa. Ma chi si azzarda? La difesa degli spaventati o asserviti di Saxa Rubra è che questi temi non interessano, o comunque che sono troppo complicati per la televisione. Se così fosse sarebbe inutile avere un servizio pubblico che ignora i temi di interesse generale che condizionano i nostri destini. E il fatto è che negli Stati Uniti esiste una televisione - la Pbs - che per l’appunto dibatte in modo intelligibile e imparziale problemi che per il popolo bue degli italiani sarebbero troppo complicati. E allora?
Allora la triste morale di questa storia è che in Italia anche la tv «di tutti» è imbavagliata; il che consente a Berlusconi e alla sua squadra di mentire senza «spazio di controprova», senza par condicio per le smentite. Si capisce, a mentire si provano tutti. Ma dove la tv è autenticamente libera le bugie hanno le gambe corte, mentre da noi hanno gambe lunghissime. La verità, sulla nostra tv, non è accertabile.
19.2.04
17.2.04
LA DEPRESSIONE NON ESISTE
Pantani era giovane, triste, eroico, debole, caro agli dei, non un malato(da Il Foglio di oggi)
Mettendo sempre di mezzo la depressione, riducendo tutto a giudizio clinico, pensando e lasciando pensare che la materia abbia un'anima in proprio e indipendente dall'uso che ne facciamo noi, che le cose producano un'attività spontanea e facciano male di per sé, anche la chimica, anche le droghe, anche il doping o l'alcol o qualunque altra sostanza, finiamo per espropriarci della modesta e timorata gioia di vivere (con un tanto di intensità e di significato) che ci hanno donato il mito, la religione, la letteratura, la musica, e perfino il buonsenso. Un tempo c'erano i casi umani, ora solo casi clinici. In questa degenerazione positivista della casistica Marco Pantani non è più un uomo che muore a trentaquattro anni, un uomo solo e triste, anzi inguaribilmente disperato dopo anni di fatica e di agonismo, è un paziente o un mancato paziente, un depresso, uno che aveva bisogno di un dottore, non di un amore profondo, non di amici forti e rocciosi, non di se stesso. Il pirata diventa un'appendice dell'alchimia in pillole, un ematocrito agonizzante, una variante in provetta del pensiero unico psicologico, uno che ha sbagliato medicina. Quando morì Marilyn Monroe, all'inizio degli anni Sessanta, la medicalizzazione dell'esistenza non aveva erudito ancora i sentimenti e l'intelligenza pubblica, ci si consentiva di pensare che in quella morte contavano sopra ogni altra cosa la tormentosa energia che si disperde nelle grandi bellezze, l'amore e la delusione, l'insieme di penosi ingombri che intasano la vita della città., il lavoro, il successo e lo specchio di Narciso.
La depressione esiste in geologia e in meteorologia, gli uomini e le donne sono avvallamenti e meteore più complicati, la loro struttura è differenziata fino all'eccesso più estremo e misterioso, non è riducibile a un impasto insensato di genetica, ormoni e chimica. Uno pedala e risparmia, si sistema e coltiva il suo giardino, aspetta la morte in casa sua e accetta senza altra pena che quella quotidiana la strana dimensione dello stare al mondo, di abitarci senza febbre. Un altro no. Scambia la notte con il giorno, si fa contagiare dalla malinconia, non sa farsi domande e non può rispondersi, e balla e si dimena e cade out of the cradle endlessly rocking, fuori della culla che dondola in eterno. Che cosa c'è di male a riconoscere che un giovane uomo si è lasciato vincere dalla tristezza, che era forte della sua debolezza, che era caro agli dei e che quella era la sua salute, la sua salvezza, poiché non era un malato?
Una norma che ignora il paese reale
di MIRIAM MAFAIL'approvazione della legge sulla fecondazione medicalmente assistita non riuscirà, come credono quanti l'hanno voluta e votata, a chiudere il dibattito sul problema, che ha visto incerte e divise quasi tutte le forze politiche, e che ha spinto molti parlamentari (dell'una e dell'altra parte) a fare ricorso alla "libertà di coscienza" rifiutando dunque le decisioni ufficiali del partito di appartenenza. Il tema non è chiuso per almeno vari motivi ed ordini di considerazioni.
Da una parte esiste la possibilità del ricorso al referendum (o su tutta la legge o su alcuni dei suoi articoli) cui stanno concretamente pensando non solo i radicali ma anche molte organizzazioni femminili e gruppi e centri che da anni si occupano del problema. Dall'altra esiste la possibilità del ricorso alla Corte, sostenuta da un folto e assai qualificato gruppo di giuriste, che contesta la legittimità di alcuni articoli della legge che si pongono in contrasto o con alcune norme già iscritte nella nostra Costituzione o alcune precedenti sentenze della Consulta.
C'è un passaggio nel documento della Associazione Donne Giuriste che mi è sembrato particolarmente puntuale, proprio perché o anche perché non si carica di argomentazioni giuridiche ma fa tesoro della nostra comune esperienza: "Sappiamo" è scritto in questo documento "che la definizione di regole attorno alla procreazione non può prescindere dalla condivisione: l'esperienza degli anni in cui l'aborto era reato dimostra che se la regola posta dallo Stato non corrisponde alla speciale competenza femminile, quella regola sarà disattesa".
E infatti il problema non può considerarsi chiuso, sia pure dopo l'approvazione della norma perché è difficile, per non dire impossibile, mettere fuori legge una pratica che ormai da molti anni fa parte della nostra cultura, del nostro costume e della nostra realtà. La prima bambina nata, come sappiamo, in provetta, in Inghilterra, è ormai una donna adulta. Il primo bambino nato in Italia in provetta è ormai, a sua volta, adulto e in grado di procreare. Si calcola che oggi in Italia circa due bambini su cento siano nati e nascono grazie ad una delle numerose, e diverse, tecniche di riproduzione assistita che non rispondono - come qualcuno in vena di polemica accusa - al desiderio egoistico di avere un bambino "su misura" (maschio, biondo, alto e, magari, dotato per la musica o per la matematica) ma più semplicemente e drammaticamente al desiderio e al bisogno di avere un bambino nato dal proprio grembo.
Nessuno riuscirà a convincermi, e a convincere la maggioranza delle donne, che questa sia una colpa, a meno che non venga assunta come regola assoluta la norma di bioetica del cardinal Tettamanzi secondo il quale la "colpa" della coppia "che si affida alla fecondazione assistita sarebbe quella di non affidarsi responsabilmente a Dio, ma a se stessa, al potere che l'attuale tecnologia le offre".
In questo modo, per continuare con le parole del Pontefice, gli sposi sono in colpa perché "si attribuiscono un potere che appartiene solo a Dio; il potere di decidere in ultima istanza la venuta all'esistenza di una persona umana" .
Ma è proprio questo il punto più delicato: ciò che il Pontefice e la Chiesa considerano una colpa, un peccato può, deve automaticamente diventare legge dello Stato? Detto in altri termini: ciò che la legge considera "peccato" o "colpa" deve essere considerato "reato" da una legge dello Stato? La identificazione del peccato e del reato cancella il principio di laicità dalla nostra legislazione, ci fa fare un brusco passo indietro. (Si pensi, solo per fare un esempio, al divorzio condannato dalla Chiesa e consentito in Italia dal 1970, o alla interruzione volontaria della gravidanza considerata peccato grave dalla Chiesa e consentita - almeno finora - dalla legge 194).
Ora, dopo il divieto di quella fecondazione assistita eterologa, pur praticata ormai da anni anche in Italia, è facile immaginare che molte coppie (le più abbienti, naturalmente) aggireranno la severità della legge facendo ricorso ai centri specializzati di Barcellona, di Madrid o di Parigi o di Atene. Saremmo così di fronte a un tragico, paradossale ricorso storico. Venticinque anni fa le donne che in Italia non potevano abortire andavano ad abortire a Londra, oggi un analogo viaggio dovrà essere affrontato non per liberarsi di una gravidanza indesiderata ma, al contrario, per ottenerla. Con l'aggravante, per coloro che vi faranno ricorso, che ottenere una gravidanza è assai più lungo, complicato e costoso che interromperla.
(Repubblica, 11 febbraio 2004)
16.2.04
INCAZZATI
di Alessandro Robecchi (Il Manifesto)Facciamo un gioco di società, anzi il gioco della società. So già che mi dimenticherò qualcuno e mi scuso in anticipo, ma ci provo lo stesso. Vado dunque ad elencare tutti gli italiani incazzati come cobra che ringraziano di cuore il buongoverno (e la buonopposizione) di questo paese. Sono incazzati i tranvieri, i tassisti, i lavoratori dei trasporti pubblici in generale. Sono incazzati alla grandissima quelli dell'Alitalia, ma anche i ferrovieri, mi risulta, non sono del tutto sereni. I controllori di volo sono incazzatelli assai. Sono incazzati persino i pompieri, che di solito stanno buoni-buoni tanto che i bimbi da piccoli sognano di fare il pompiere (se volete fargli cambiare idea, fategli vedere una busta paga pompiera).
A scuola sono leggermente furibondi insegnanti, mamme, papà, bambini, quei bambini che - come facevano i nazisti - usiamo noialtri di sinistra per fare propaganda alle nostre idee. Non so i bidelli, croce e delizia della nostra gioventù fumogena nei cessi del liceo, ma consiglio di incazzarsi anche a loro. Gli studenti son già incazzati, diciamo così, di default, ma lo saranno sempre più e rischieranno la galera per una canna. Sono incazzati nella sanità i primari, i portantini, gli infermieri, i paramedici. Anche i pazienti cominciano ad essere un po' meno pazienti. Gli anestesisti sono parecchio incazzati, i medici generici pure. Nonostante abbiano persino letto dei libri (lazzaroni! Invece di guardare la tivù!), e siano persino un po' colti, sono incazzati i docenti universitari, i ricercatori di cui ci si ricorda solo quando vanno a ricercare all'estero, e tutti i lavoratori dell'università. Sono incazzati i magistrati - molto incazzati - perché se il mestiere di uno è applicare la legge non è bello sentirsi dire ogni due minuti che è eversivo, un po' stronzo, "antropologicamente diverso" e financo "comunista". Per motivi forse più terra-terra ma non meno importanti sono incazzati tutti quelli che lavorano nella giustizia, che non hanno le matite e le fotocopiatrici, somigliando in questo a tutti gli altri incazzati del paese, dalla scuola in giù. Sono incazzati gli operai delle acciaierie di Terni e pure quelli delle acciaierie di Genova: sono dei signori molto distinti grandi come armadi e abituati alla fonderia, per cui sarà un po' più difficile menarli coi manganelli tonfa come i boy-scout o i pacifisti di Genova. Sono incazzati tutti quelli che solo qualche mese fa erano incazzati di essere co.co.co e adesso si devono ri-incazzare, dopo aver studiato ben bene quale tipo di lavoratori precari sono diventati (forse serve un master in precariato). Sono incazzati i famosi ceti medi perché devono tirare la cinghia: questa è l'incazzatura più popolare e trendy, la grande stampa non parla d'altro con tabelle, interviste volanti, grafici, pareri e lamentele. Dei ceti men che medi, colpo di scena, non si parla mai, ma non dovrebbe sfuggirvi la semplice equazione che se un ceto medio non arriva alla fine del mese, un ceto basso non arriva nemmeno alla metà. Deduco che saranno incazzati anche loro. Sono in ogni caso incazzati i pensionati, questo va da sé. Sono incazzati i giornalisti e quelli che lavorano nei media, perché vedono restringersi gli spazi di libertà. Sono incazzati tutti tranne quelli che sono disposti a giurare, dire e scrivere (mentendo) che tutti quelli elencati qui sopra non sono per nulla incazzati. Ce ne sono migliaia di altri, aggiungete a piacere. Ma esercitate, anche un po' di teoria degli insiemi. Un tranviere, per dire, può essere incazzato in quanto tranviere, in quanto padre di bambino in età scolare, in quanto (ex) cetomedio, sommando in sé cinque o sei o pure dieci solenni incazzature contemporanee (immaginate se poi ha un altro figlio ex co.co.co e magari, toh, la moglie maestra). Potete immaginare come tutti questi italiani qui, bi o tri o quatri-incazzati, si incazzano vedendo un pupazzo miliardario che va in tivù a dire che tutti sono più ricchi e più felici. Lascio naturalmente ai lettori e ai fini analisti politici del manifesto ogni riflessione, analisi o previsione di come e dove questa incazzatura nazionale possa portare, nella speranza, naturalmente, che volteggiando per l'aere ricada alla fine sulla capoccia liftata - o su quella delicatamente riformista - di chi li ha fatti così tanto incazzare.
14.2.04
APPELLO
Per la difesa ed il rilancio della legge regionale n°6 del 1994: Istituzione dell'organismo "Agenzia per la riconversione dell'industria bellica"La guerra è tornata ad essere lo strumento con cui si costruisce un nuovo ordine mondiale, mezzo con il quale leaders politici più o meno legittimati pretendono di affrontare conflitti che invece possono e devono essere composti attraverso il confronto pacifico, la diplomazia e la cooperazione internazionale.
Alla vigilia della guerra contro l'Iraq milioni di donne e uomini in tutto il mondo hanno manifestato per fermare quella guerra, considerata ingiusta, illegittima e illegale - come del resto sono ormai tutte le guerre.
Ma la volontà dei popoli non è stata rispettata, l'Iraq è stato comunque attaccato e occupato. Le pratiche e le prospettive di guerra ne escono rafforzate nella loro dimensione di lunga durata: la guerra diventa "preventiva e permanente".
Più che mai, la pace va dunque conquistata con un impegno politico e civile costante, quotidiano e capillare - cercando di contrastare le spinte che portano alla guerra stessa e le politiche che la preparano. Ognuno di noi può fare qualcosa per la pace, ogni istituzione democratica deve essere coinvolta e responsabilizzata attraverso l'adozione di misure e di atti concreti...
Rispondendo proprio a questa profonda esigenza politica e morale già dieci anni fa la regione Lombardia si è dotata di una "Agenzia per la riconversione dell'industria bellica", istituita con la L.R. n. 6, dell'11 marzo 1994. Composta da rappresentanti della Giunta e del Consiglio regionale, dei sindacati, degli industriali armieri e delle associazioni eco-pacifiste, l'Agenzia aveva il compito di incentivare progetti di riconversione produttiva delle aziende armiere lombarde, di svolgere funzioni di osservatorio sul comparto, di promuovere iniziative di ricerca, di formazione e informazione sui temi della pace.
Dall'insediamento dell'ultima Giunta regionale, l'Agenzia per la riconversione dell'industria bellica non è più stata convocata. I nuovi commissari non sono stati nominati. La legge istitutiva non è stata rfinanziata. Circolano anzi insistentemente voci che ne preconizzano la definitiva soppressione, rivelando una volontà politica tesa a lubrificare in ogni modo le opportunità di business offerte dal mercato bellico.
Questo non deve succedere. Tanto più in un momento come questo, tanto più nella regione italiana con i maggiori siti produttivi di armi leggere, di sistemi d'arma e aeronautici: la sola provincia di Brescia, nel 2001 ha esportato armi per 197 milioni di euro. Non vogliamo che la Lombardia primeggi nella produzione di strumenti di guerra e devastazione.
Secondo gli studi dell'Onu, nel decennio 1990-2000 le sole, cosiddette, armi "leggere" hanno provocato nel mondo più di 5 milioni di morti - la metà dei quali bambini - e 2,5 milioni di disabili gravi. La nostra regione ha risorse materiali, tecniche e umane sufficienti a garantire altrimenti la propria economia. Il cammino verso la riconversione della produzione, dell'economia e della cultura legata alle armi può e deve essere ripreso con decisione.
Chiamiamo perciò le persone, le associazioni e i movimenti che vogliono la pace, le forze politiche e i consiglieri regionali della Lombardia a un forte impegno perché l'Agenzia per la riconversione dell'industria bellica della Regione Lombardia non chiuda, ma sia rilanciata al più presto e perché riceva un congruo finanziamento che le permetta di operare efficacemente per la pace e per il disarmo.
Per questo invitiamo le forze politiche, sociali e culturali della Regione ad un confronto.
Promotori:
Don Raffaello Ciccone, Responsabile del "Servizio per la Vita Sociale e il Lavoro" Diocesi di Milano
Don Virginio Colmegna, Direttore della Caritas Ambrosiana
Don Alberto Vitali, Responsabile di Pax Christi Nord Italia
Don Ruggero Zani, Pastorale del Lavoro Brescia
Padre Giovanni Fenzi, Superiore dei Missionari Comboniani della comunità di Venegono Superiore.
Padre Marcello Storgato, Direttore mensile "Missionari Saveriani", Brescia
Giorgio Beretta, Missione Oggi
Vittoria Boni, Presidente Regionale ACLI Lombardia
Andrea Poggio, Presidente Regionale Lega Ambiente
Guido Mina, Coordinatore circoscrizione soci Banca Etica Milano
Teresa Sarti, Presidente di Emergency
Gino Strada, Medico - Emergency
Franca Faita, già lavoratrice Valsella, Cavaliere della Repubblica
Mario Agostinelli, Forum Mondiale per le Alternative
Mariagrazia Meriggi, Docente Università di Bergamo
Riccardo Bellofiore, Docente Università di Bergamo
Flavio Mongelli, Presidente ARCI Milano
Francesco Vignarca, Rete Lilliput Como
Vittorio Agnoletto, Forum Sociale
Carlo Gubitosa, PeaceLink
Celeste Grossi, Donne in Nero Como
Carlo Carelli, Convenzione per la Pace di Lodi
Silvia Palombi, Edizioni Charta
Giuseppe Liverani, Edizioni Charta
Walter Peruzzi, Direttore Guerre & Pace
Piero Maestri, Rete Regionale Disarmo
Enrico Guazzoni, Rappresentante per le associazioni nell'Agenzia per la riconversione
Marco Tamborini, Rappresentante per le associazioni nell'Agenzia per la riconversione
Pier Franco Arrigoni, Fiom-Cgil Regionale
Dino Greco, Camera del Lavoro Brescia
Graziano Fracassi, Camera del Lavoro Brescia
Vincenzo Vasciaveo, Cisl Milano
Luciano Muhlbauer, Sin-Cobas Regionale
Piergiorgio Tiboni, Cub Nazionale
Prime Adesioni:
Angelo Baracca, Scienziati/e contro la guerra, Università di Firenze
Antonino Drago, Scienziati/e contro la guerra, Università di Napoli
Padre Alex Zanotelli, già direttore di Nigrizia, Missionari Comboniani
Padre Mosè, Responsabile Pace Missionari Comboniani
Maurizio Saggioro, Obiettore di coscienza alla produzione militare, Varese
Elio Pagani, Obiettore di coscienza alla produzione militare, Varese
Massimo Aliprandini, Cub Scuola
Giovanni Bertinotti, Coordinatore Prov.le Cub-Flmu Varese, delegato RSU Aermacchi
Rossana De Simone, Ex lavoratrice Flmu - Aermacchi, Varese
Antonio Lareno, Cgil Milano
Ricordo che per ottenere e comunicare nuove adesioni è possibile utilizzare i seguenti indirizzi:
subito: e-mail: associazione@coordinamentopace.it
Fax: 02.58101220
Tra pochi giorni (ne daremo esplicita conferma) si potrà usare: e-mail: appello.riconversione@disarmolombardia.org
Sarà inoltre disponibile un'adesione on-line su alcuni siti internet. Contiamo anche sulla raccolta militante di adesioni.
12.2.04
I RISULTATI DELLE PRIMARIE
da Gianfranco Mascia
Gino Strada, Massimo Cacciari e Giulietto Chiesa sono i candidati della società civile per le elezioni europee più "gettonati" durante l'iniziativa Proviamo le Primarie promossa dal sito www.igirotondi.it che si è conclusa oggi alle ore 12.
L'iniziativa, che nella prima fase aveva "scremato" i 72 nomi più amati, ha permesso a migliaia di cittadini di potersi esprimere tramite mail e sms. Sono più di 14.000 le preferenze arrivate in 10 giorni per quello che si profila il più importante tentativo di "scelta dal basso" dei candidati ad una tornata elettorale.
Queste preferenze hanno permesso di stilare due classifiche differenti: una con la somma di tutte le preferenze arrivate (che ha visto in sequenza arrivare ai primi 5 posti Gino Strada, Massimo Cacciari, Giulietto Chiesa, Francesco Saverio Borrelli e Marco Travaglio); l'altra tenendo in considerazione solo la prima delle 5 preferenze che ciascun visitatore poteva proporre, indicatore importante della "prima persona che veniva in mente" (che ha visto arrivare ai primi 5 posti Massimo Cacciari, Gino Strada, Francesco Saverio Borrelli, Giulietto Chiesa e Ilda Boccassini).
Da notare che le candidature "più interne" ai girotondi sono arrivate in buone posizione (Nanni Moretti, Pancho Pardi, Flores d'Arcais, Paul Ginsborg e Gianfranco Mascia ai primi 40 posti) ma non ai "vertici": segno che l'iniziativa è riuscita ha penetrare in una fascia di cittadini che copre una buona fetta del centrosinistra, uscendo dall'ambito ristretto dei movimenti.
Evidenziamo quindi le buone prestazioni di personalità della cultura (Beppe Grillo, Umberto Eco, Dario Fo, Giovanni Sartori, Lidia Ravera su tutti) del giornalismo (Giulietto Chiesa, Marco Travaglio, Furio Colombo, Michele Santoro, Michele Serra, Curzio Maltese, Eugenio Scalari e Giorgio Bocca su tutti) dello spettacolo (Sabina Guzzanti, Marco Paolini, Roberto Benigni e Daniele Luttazzi su tutti) e della magistratura (Francesco Saverio Borrelli, Ilda Boccassini, Giancarlo Caselli e Gerardo D'Ambrosio su tutti).
Positivi anche i commenti dei cittadini che si sono voluti cimentare in questo tentativo di Primarie Online. Segno chiaro che anche in Italia siamo preparati ad un meccanismo che possa prevedere la partecipazione dei cittadini sin dai primi momenti delle scelte politiche.
Una esperienza sicuramente da ripetere, magari lavorando tutti insieme perché alle elezioni regionali dell'anno prossimo si possa arrivare con un percorso di democrazia partecipata più lineare e trasparente.
Questi risultati li presenteremo ai vertici di tutti i partiti del centrosinistra. Speriamo che ne sappiano fare buon uso.
Ringraziamo il Dott. Alessandro Amadori per aver supervisionato le operazioni di voto e di aver accettato di fungere da garante.
Per informazioni: 347 0384944
Classifica generale
1 Strada Gino , 865 preferenze
2 Cacciari Massimo , 704 preferenze
3 Chiesa Giulietto , 671 preferenze
4 Borrelli Francesco Saverio , 618 preferenze
5 Travaglio marco , 584 preferenze
6 Boccassini Ilda , 573 preferenze
7 Moretti Nanni , 545 preferenze
8 Biagi Enzo , 525 preferenze
9 Grillo Beppe , 511 preferenze
10 Eco Umberto , 495 preferenze
11 Pardi Pancho , 494 preferenze
12 Fo Dario , 492 preferenze
13 Colombo Furio , 480 preferenze
14 Zanotelli Alex , 438 preferenze
15 Santoro Michele , 430 preferenze
16 Flores D'Arcais Paolo , 362 preferenze
17 Hack Margherita , 360 preferenze
18 Sartori Giovanni , 334 preferenze
19 Maltese Curzio , 324 preferenze
20 Sofri Adriano , 319 preferenze
21 Scalfari Eugenio , 309 preferenze
22 Borsellino Rita , 303 preferenze
23 Veronesi Umberto , 298 preferenze
24 Guzzanti Sabina , 290 preferenze
25 Agnoletto Vittorio , 276 preferenze
26 Paolini Marco , 251 preferenze
27 Serra Michele , 248 preferenze
28 Ciotti Luigi , 242 preferenze
29 Rodotà Stefano , 228 preferenze
30 Bocca Giorgio , 225 preferenze
31 Monti Mario , 224 preferenze
32 Ginsborg Paul , 216 preferenze
33 Ravera Lidia , 216 preferenze
34 Caselli Giancarlo , 208 preferenze
35 Augias Corrado , 205 preferenze
36 Deaglio Enrico , 199 preferenze
37 D'Ambrosio Gerardo , 195 preferenze
38 Sylos Labini Paolo , 186 preferenze
39 Fava Claudio , 179 preferenze
40 Mascia Gianfranco , 177 preferenze
41 Benigni Roberto , 171 preferenze
42 Lerner Gad , 167 preferenze
43 Rame Franca , 151 preferenze
44 Capanna Mario , 149 preferenze
45 Luttazzi Daniele , 141 preferenze
46 Finocchiaro Angela , 140 preferenze
47 Cordero Franco , 139 preferenze
48 Fo Jacopo , 124 preferenze
49 Vattimo Gianni , 123 preferenze
50 Tranfaglia Nicola , 109 preferenze
51 Tabucchi Antonio , 108 preferenze
52 Ovadia Moni , 103 preferenze
53 Mannoia Fiorella , 98 preferenze
54 Rossi Guido , 97 preferenze
55 Bonsanti Sandra , 85 preferenze
56 Zaccaria Roberto , 84 preferenze
57 Sabelli Fioretti Claudio , 83 preferenze
58 Fini Massimo , 82 preferenze
59 Veltri Elio , 79 preferenze
60 Ariosto Stefania , 77 preferenze
61 De Mauro Tullio , 69 preferenze
62 Astrologo Marina , 67 preferenze
63 Rivera Gianni , 67 preferenze
64 Guzzanti Corrado , 67 preferenze
65 Colombo Daria , 50 preferenze
66 Bonucci Silvia , 43 preferenze
67 Bresso Mercedes , 41 preferenze
68 Pigliacampo Renato , 24 preferenze
69 Quattromini Giuliana , 21 preferenze
70 Di Pasqua Guglielmo , 20 preferenze
71 Cammardella Antonella , 5 preferenze
72 Morrica Maurizio , 1 preferenze
Classifica "prima persona che viene in mente"
1. Cacciari Massimo, 227 preferenze
2. Strada Gino, 181 preferenze
3. Borrelli Francesco Saverio, 171 preferenze
4. Chiesa Giulietto, 156 preferenze
5. Boccassini Ilda, 137 preferenze
6. Biagi Enzo, 135 preferenze
7. Fo Dario, 121 preferenze
8. Moretti Nanni, 120 preferenze
9. Travaglio marco, 117 preferenze
10. Colombo Furio, 114 preferenze
11. Zanotelli Alex, 110 preferenze
12. Pardi Pancho, 98 preferenze
13. Eco Umberto, 97 preferenze
14. Grillo Beppe, 96 preferenze
15. Sofri Adriano, 85 preferenze
16. Agnoletto Vittorio, 80 preferenze
17. Santoro Michele, 74 preferenze
18. Scalfari Eugenio, 66 preferenze
19. Flores D'Arcais Paolo, 66 preferenze
20. Sartori Giovanni, 52 preferenze
21. Augias Corrado, 51 preferenze
22. Monti Mario, 51 preferenze
23. Bocca Giorgio, 49 preferenze
24. Maltese Curzio, 48 preferenze
25. Hack Margherita, 44 preferenze
26. Borsellino Rita, 43 preferenze
27. Benigni Roberto, 43 preferenze
28. Capanna Mario, 39 preferenze
29. Ravera Lidia, 38 preferenze
30. Ginsborg Paul, 38 preferenze
31. Guzzanti Sabina, 37 preferenze
32. Sylos Labini Paolo, 36 preferenze
33. Caselli Giancarlo, 36 preferenze
34. Rodotà Stefano, 35 preferenze
35. Mascia Gianfranco, 35 preferenze
36. Ciotti Luigi, 32 preferenze
37. Veronesi Umberto, 31 preferenze
38. Serra Michele, 29 preferenze
39. Sabelli Fioretti Claudio, 29 preferenze
40. Cordero Franco, 29 preferenze
41. Paolini Marco, 28 preferenze
42. Fo Jacopo, 25 preferenze
43. Vattimo Gianni, 23 preferenze
44. Fava Claudio, 21 preferenze
45. Pigliacampo Renato, 21 preferenze
46. Deaglio Enrico, 21 preferenze
47. Ariosto Stefania, 20 preferenze
48. Rame Franca, 19 preferenze
49. Tranfaglia Nicola, 19 preferenze
50. Luttazzi Daniele, 18 preferenze
51. D'Ambrosio Gerardo, 18 preferenze
52. Finocchiaro Angela, 18 preferenze
53. Lerner Gad, 17 preferenze
54. Veltri Elio, 16 preferenze
55. Di Pasqua Guglielmo, 16 preferenze
56. Rossi Guido, 16 preferenze
57. Mannoia Fiorella, 15 preferenze
58. Bresso Mercedes, 13 preferenze
59. Fini Massimo, 13 preferenze
60. Ovadia Moni, 12 preferenze
61. Tabucchi Antonio, 11 preferenze
62. Bonsanti Sandra, 9 preferenze
63. De Mauro Tullio, 9 preferenze
64. Rivera Gianni, 9 preferenze
65. Colombo Daria, 7 preferenze
66. Zaccaria Roberto, 7 preferenze
67. Astrologo Marina, 7 preferenze
68. Bonucci Silvia, 5 preferenze
69. Quattromini Giuliana, 4 preferenze
70. Guzzanti Corrado, 3 preferenze
71. Cammardella Antonella, 2 preferenze
72. Paolini Marco, 1 preferenze
da Gianfranco Mascia
Gino Strada, Massimo Cacciari e Giulietto Chiesa sono i candidati della società civile per le elezioni europee più "gettonati" durante l'iniziativa Proviamo le Primarie promossa dal sito www.igirotondi.it che si è conclusa oggi alle ore 12.
L'iniziativa, che nella prima fase aveva "scremato" i 72 nomi più amati, ha permesso a migliaia di cittadini di potersi esprimere tramite mail e sms. Sono più di 14.000 le preferenze arrivate in 10 giorni per quello che si profila il più importante tentativo di "scelta dal basso" dei candidati ad una tornata elettorale.
Queste preferenze hanno permesso di stilare due classifiche differenti: una con la somma di tutte le preferenze arrivate (che ha visto in sequenza arrivare ai primi 5 posti Gino Strada, Massimo Cacciari, Giulietto Chiesa, Francesco Saverio Borrelli e Marco Travaglio); l'altra tenendo in considerazione solo la prima delle 5 preferenze che ciascun visitatore poteva proporre, indicatore importante della "prima persona che veniva in mente" (che ha visto arrivare ai primi 5 posti Massimo Cacciari, Gino Strada, Francesco Saverio Borrelli, Giulietto Chiesa e Ilda Boccassini).
Da notare che le candidature "più interne" ai girotondi sono arrivate in buone posizione (Nanni Moretti, Pancho Pardi, Flores d'Arcais, Paul Ginsborg e Gianfranco Mascia ai primi 40 posti) ma non ai "vertici": segno che l'iniziativa è riuscita ha penetrare in una fascia di cittadini che copre una buona fetta del centrosinistra, uscendo dall'ambito ristretto dei movimenti.
Evidenziamo quindi le buone prestazioni di personalità della cultura (Beppe Grillo, Umberto Eco, Dario Fo, Giovanni Sartori, Lidia Ravera su tutti) del giornalismo (Giulietto Chiesa, Marco Travaglio, Furio Colombo, Michele Santoro, Michele Serra, Curzio Maltese, Eugenio Scalari e Giorgio Bocca su tutti) dello spettacolo (Sabina Guzzanti, Marco Paolini, Roberto Benigni e Daniele Luttazzi su tutti) e della magistratura (Francesco Saverio Borrelli, Ilda Boccassini, Giancarlo Caselli e Gerardo D'Ambrosio su tutti).
Positivi anche i commenti dei cittadini che si sono voluti cimentare in questo tentativo di Primarie Online. Segno chiaro che anche in Italia siamo preparati ad un meccanismo che possa prevedere la partecipazione dei cittadini sin dai primi momenti delle scelte politiche.
Una esperienza sicuramente da ripetere, magari lavorando tutti insieme perché alle elezioni regionali dell'anno prossimo si possa arrivare con un percorso di democrazia partecipata più lineare e trasparente.
Questi risultati li presenteremo ai vertici di tutti i partiti del centrosinistra. Speriamo che ne sappiano fare buon uso.
Ringraziamo il Dott. Alessandro Amadori per aver supervisionato le operazioni di voto e di aver accettato di fungere da garante.
Per informazioni: 347 0384944
Classifica generale
1 Strada Gino , 865 preferenze
2 Cacciari Massimo , 704 preferenze
3 Chiesa Giulietto , 671 preferenze
4 Borrelli Francesco Saverio , 618 preferenze
5 Travaglio marco , 584 preferenze
6 Boccassini Ilda , 573 preferenze
7 Moretti Nanni , 545 preferenze
8 Biagi Enzo , 525 preferenze
9 Grillo Beppe , 511 preferenze
10 Eco Umberto , 495 preferenze
11 Pardi Pancho , 494 preferenze
12 Fo Dario , 492 preferenze
13 Colombo Furio , 480 preferenze
14 Zanotelli Alex , 438 preferenze
15 Santoro Michele , 430 preferenze
16 Flores D'Arcais Paolo , 362 preferenze
17 Hack Margherita , 360 preferenze
18 Sartori Giovanni , 334 preferenze
19 Maltese Curzio , 324 preferenze
20 Sofri Adriano , 319 preferenze
21 Scalfari Eugenio , 309 preferenze
22 Borsellino Rita , 303 preferenze
23 Veronesi Umberto , 298 preferenze
24 Guzzanti Sabina , 290 preferenze
25 Agnoletto Vittorio , 276 preferenze
26 Paolini Marco , 251 preferenze
27 Serra Michele , 248 preferenze
28 Ciotti Luigi , 242 preferenze
29 Rodotà Stefano , 228 preferenze
30 Bocca Giorgio , 225 preferenze
31 Monti Mario , 224 preferenze
32 Ginsborg Paul , 216 preferenze
33 Ravera Lidia , 216 preferenze
34 Caselli Giancarlo , 208 preferenze
35 Augias Corrado , 205 preferenze
36 Deaglio Enrico , 199 preferenze
37 D'Ambrosio Gerardo , 195 preferenze
38 Sylos Labini Paolo , 186 preferenze
39 Fava Claudio , 179 preferenze
40 Mascia Gianfranco , 177 preferenze
41 Benigni Roberto , 171 preferenze
42 Lerner Gad , 167 preferenze
43 Rame Franca , 151 preferenze
44 Capanna Mario , 149 preferenze
45 Luttazzi Daniele , 141 preferenze
46 Finocchiaro Angela , 140 preferenze
47 Cordero Franco , 139 preferenze
48 Fo Jacopo , 124 preferenze
49 Vattimo Gianni , 123 preferenze
50 Tranfaglia Nicola , 109 preferenze
51 Tabucchi Antonio , 108 preferenze
52 Ovadia Moni , 103 preferenze
53 Mannoia Fiorella , 98 preferenze
54 Rossi Guido , 97 preferenze
55 Bonsanti Sandra , 85 preferenze
56 Zaccaria Roberto , 84 preferenze
57 Sabelli Fioretti Claudio , 83 preferenze
58 Fini Massimo , 82 preferenze
59 Veltri Elio , 79 preferenze
60 Ariosto Stefania , 77 preferenze
61 De Mauro Tullio , 69 preferenze
62 Astrologo Marina , 67 preferenze
63 Rivera Gianni , 67 preferenze
64 Guzzanti Corrado , 67 preferenze
65 Colombo Daria , 50 preferenze
66 Bonucci Silvia , 43 preferenze
67 Bresso Mercedes , 41 preferenze
68 Pigliacampo Renato , 24 preferenze
69 Quattromini Giuliana , 21 preferenze
70 Di Pasqua Guglielmo , 20 preferenze
71 Cammardella Antonella , 5 preferenze
72 Morrica Maurizio , 1 preferenze
Classifica "prima persona che viene in mente"
1. Cacciari Massimo, 227 preferenze
2. Strada Gino, 181 preferenze
3. Borrelli Francesco Saverio, 171 preferenze
4. Chiesa Giulietto, 156 preferenze
5. Boccassini Ilda, 137 preferenze
6. Biagi Enzo, 135 preferenze
7. Fo Dario, 121 preferenze
8. Moretti Nanni, 120 preferenze
9. Travaglio marco, 117 preferenze
10. Colombo Furio, 114 preferenze
11. Zanotelli Alex, 110 preferenze
12. Pardi Pancho, 98 preferenze
13. Eco Umberto, 97 preferenze
14. Grillo Beppe, 96 preferenze
15. Sofri Adriano, 85 preferenze
16. Agnoletto Vittorio, 80 preferenze
17. Santoro Michele, 74 preferenze
18. Scalfari Eugenio, 66 preferenze
19. Flores D'Arcais Paolo, 66 preferenze
20. Sartori Giovanni, 52 preferenze
21. Augias Corrado, 51 preferenze
22. Monti Mario, 51 preferenze
23. Bocca Giorgio, 49 preferenze
24. Maltese Curzio, 48 preferenze
25. Hack Margherita, 44 preferenze
26. Borsellino Rita, 43 preferenze
27. Benigni Roberto, 43 preferenze
28. Capanna Mario, 39 preferenze
29. Ravera Lidia, 38 preferenze
30. Ginsborg Paul, 38 preferenze
31. Guzzanti Sabina, 37 preferenze
32. Sylos Labini Paolo, 36 preferenze
33. Caselli Giancarlo, 36 preferenze
34. Rodotà Stefano, 35 preferenze
35. Mascia Gianfranco, 35 preferenze
36. Ciotti Luigi, 32 preferenze
37. Veronesi Umberto, 31 preferenze
38. Serra Michele, 29 preferenze
39. Sabelli Fioretti Claudio, 29 preferenze
40. Cordero Franco, 29 preferenze
41. Paolini Marco, 28 preferenze
42. Fo Jacopo, 25 preferenze
43. Vattimo Gianni, 23 preferenze
44. Fava Claudio, 21 preferenze
45. Pigliacampo Renato, 21 preferenze
46. Deaglio Enrico, 21 preferenze
47. Ariosto Stefania, 20 preferenze
48. Rame Franca, 19 preferenze
49. Tranfaglia Nicola, 19 preferenze
50. Luttazzi Daniele, 18 preferenze
51. D'Ambrosio Gerardo, 18 preferenze
52. Finocchiaro Angela, 18 preferenze
53. Lerner Gad, 17 preferenze
54. Veltri Elio, 16 preferenze
55. Di Pasqua Guglielmo, 16 preferenze
56. Rossi Guido, 16 preferenze
57. Mannoia Fiorella, 15 preferenze
58. Bresso Mercedes, 13 preferenze
59. Fini Massimo, 13 preferenze
60. Ovadia Moni, 12 preferenze
61. Tabucchi Antonio, 11 preferenze
62. Bonsanti Sandra, 9 preferenze
63. De Mauro Tullio, 9 preferenze
64. Rivera Gianni, 9 preferenze
65. Colombo Daria, 7 preferenze
66. Zaccaria Roberto, 7 preferenze
67. Astrologo Marina, 7 preferenze
68. Bonucci Silvia, 5 preferenze
69. Quattromini Giuliana, 4 preferenze
70. Guzzanti Corrado, 3 preferenze
71. Cammardella Antonella, 2 preferenze
72. Paolini Marco, 1 preferenze
Responsabilità Civile
da Barbara Melotti (http://parolepensieri.blogspot.com/)Ricordate la vecchia campagna per la responsabilità civile dei magistrati? Non mi interessa qui entrare nella discussione tuttora in corso se la volontà popolare espressa col referendum sia stato o no tradita, se a pagare dovessero essere direttamente i magistrati, come volevano i promotori, o lo stato come una legge successiva ha sancito.
Rimane il fatto che oggi in Italia vige almeno il principio che se ricevi un danno grave e ingiusto a causa del sistema giustizia, un responsabile contro il quale appellarsi c'è, e non mi sembra poco, almeno se confrontato con l'assoluta "irresponsabilità" di chi ci rappresenta in Parlamento, che, si dice però, ci siamo scelti e possiamo cambiare ... sì, ma intanto quelli legiferano, a al giudizio si sottoporranno poi, per di più un giudizio plebiscitario, che non si addice ad alcuna esigenza di giustizia.
In concreto:
- se io oggi fossi costretta a non avere figli miei, o a metterli al mondo malati perchè una legge mi proibisce, se non sterile, ma portartrice di malattie, di accedere alla procreazione assistita;
- o dovessi sottopormi a reiterate, non si sa quanto fisicamente innocue e comunque psicologicamente difficili, terapie ormonali a causa del divieto di conservare gli ovuli fecondati;
- o fossi costretta a mettere al mondo tre gemelli, qualsiasi siano la mia età e le mie condizioni psicologiche ed economiche, perchè la legge mi impone di impiantare tutti gli ovuli fecondati;
- o diventassi madre di uno o più bambini disabili a causa del divieto per legge di compiere qualsiasi indagine sugli ovuli fecondati prima dell'impianto;
- o viceversa decidessi di ricorrere successivamente ad aborto terapeutico, legale sì, ma mica neutro nè fisicamente nè psicologicamente;
tutte eventualità più che probabili con questo aborto di legge approvata ieri, credo che, come cittadina, avrei diritto di avere qualcuno con cui prendermela in tribunale, ne più ne meno che se mi avessero messo ingiustamente in galera per qualche mese o qualche anno.
Questa non è una brutta legge, è una legge nazista esattamente come se vietasse l'uso degli anestetici in chirurgia, per di più scritta con l'aggravante dei futili motivi, solo perchè vi è mancato il coraggio di vietare, mettendo così in condizione persone a volte in situazioni emozionali disperate e tragiche, di credere al vostro bluff e provarci ... sulla propria pelle, e perchè siete convinti di poter conculcare i diritti di una minoranza, le persone con problemi di fertilità, per ottenere i voti di una presunta vasta platea di "cattolici", quelli che voi immaginate esistano, quelli che l'Italia dovrebbe già avervi a più riprese dimostrato che non esistono ... futili motivi, appunto.
10.2.04
RIFONDAZIONE SOCIALISTA
da Pier Luigi Baglio, Genova
Caro Sabelli.Mi faccio interprete di una iniziativa di ricomposizione della diaspora socialista in una lista da costutire che raggruppi anche i radicali, e laici, fuori dai due schieramenti. Chiedo troppo di pubblicarla nel tuo sito?
Claudio Signorile lancia ai SOCIALISTI un manifesto i cui passi salienti e importanti sono: << ? gli anni di governo del centro ? sinistra prima e del centro ? destra poi, hanno dimostrato essere non un vizio di parte ma una debolezza nella cultura politica di tutta una classe dirigente. ? l’intreccio di precarietà crescente e crisi di governabilità, apre la strada alla ricerca di nuove soluzioni, e fornisce l’occasione perché nuovi soggetti politici possano proporsi come potenziali protagonisti, negli armi della grande crisi che si preannuncia. ? ? ? >>. Perchè non allargare il discorso dai socialisti divisi del Nuovo PSI di De Michelis e Bobo Craxi, e Socialismo e Libertà di Formica e Signorile, ai Radicali Repubblicani e liberali che invece di costituire altri cespugli si mettano insieme, per cogliere l'occasione enunciata da Signorile, abbandonando le divisioni, ogni stupida rivalità personale innescando un nuovo rapporto di lealtà, basato sull'accordo e sulla leale trattativa nella repriproca identificazione delle proprie esigenze e spazi personali?
Senza questo quanto scrive Signorile: << ? presentare alle prossime elezioni europee, che si svolgono con il sistema proporzionale, un solo simbolo ed una sola lista di unità socialista, con riferimento al Partito Socialista Europeo ? >> non servirà a niente. Magari solo per racimolare quattro voti da vendere al maggior offerente.
I cinque anni dei tre governi dell'Ulivo, e i tre anni di Berlusconi, hanno dimostrato chiaramente l'inefficienza delle coalizioni eterogenee, spurie e contrastanti; alleate solamente in funzione del potere. Sicchè nel paese dilaga profonda frustrazione, malcontento e delusione, destinate all'accentuazione del già forte astensionismo. Ebbene se socialisti liberi e 'terzi', radicali e laici, passassero dalla diaspora all'unità, potrebbero frapporsi alla tendenza, intercettando la diserzione alle urne.
Questo dovrebbe scaturire dall'incontro prossimo dei liberi socialisti a Roma il 21 febbraio (invitando anche le altre forze apolidi sulla scena politica).
da Pier Luigi Baglio, Genova
Caro Sabelli.Mi faccio interprete di una iniziativa di ricomposizione della diaspora socialista in una lista da costutire che raggruppi anche i radicali, e laici, fuori dai due schieramenti. Chiedo troppo di pubblicarla nel tuo sito?
Claudio Signorile lancia ai SOCIALISTI un manifesto i cui passi salienti e importanti sono: << ? gli anni di governo del centro ? sinistra prima e del centro ? destra poi, hanno dimostrato essere non un vizio di parte ma una debolezza nella cultura politica di tutta una classe dirigente. ? l’intreccio di precarietà crescente e crisi di governabilità, apre la strada alla ricerca di nuove soluzioni, e fornisce l’occasione perché nuovi soggetti politici possano proporsi come potenziali protagonisti, negli armi della grande crisi che si preannuncia. ? ? ? >>. Perchè non allargare il discorso dai socialisti divisi del Nuovo PSI di De Michelis e Bobo Craxi, e Socialismo e Libertà di Formica e Signorile, ai Radicali Repubblicani e liberali che invece di costituire altri cespugli si mettano insieme, per cogliere l'occasione enunciata da Signorile, abbandonando le divisioni, ogni stupida rivalità personale innescando un nuovo rapporto di lealtà, basato sull'accordo e sulla leale trattativa nella repriproca identificazione delle proprie esigenze e spazi personali?
Senza questo quanto scrive Signorile: << ? presentare alle prossime elezioni europee, che si svolgono con il sistema proporzionale, un solo simbolo ed una sola lista di unità socialista, con riferimento al Partito Socialista Europeo ? >> non servirà a niente. Magari solo per racimolare quattro voti da vendere al maggior offerente.
I cinque anni dei tre governi dell'Ulivo, e i tre anni di Berlusconi, hanno dimostrato chiaramente l'inefficienza delle coalizioni eterogenee, spurie e contrastanti; alleate solamente in funzione del potere. Sicchè nel paese dilaga profonda frustrazione, malcontento e delusione, destinate all'accentuazione del già forte astensionismo. Ebbene se socialisti liberi e 'terzi', radicali e laici, passassero dalla diaspora all'unità, potrebbero frapporsi alla tendenza, intercettando la diserzione alle urne.
Questo dovrebbe scaturire dall'incontro prossimo dei liberi socialisti a Roma il 21 febbraio (invitando anche le altre forze apolidi sulla scena politica).
9.2.04
INTEGRALISTI
di Alessandro Robecchi (Il Manifesto)Questione di tette e di spirito santo. E furori religiosi e unti dal signore. Come sapete tutti, un clamoroso attentato all'integrità delle coscienze negli Stati uniti è stato compiuto settimana scorsa, al probabile scopo di annichilire la nazione. Alla signorina Janet Jackson è scappato un seno dal vestito, mentre 100 milioni di americani osservavano imbesuiti la scena, probabilmente ebbri di snaks e burro d'arachidi. Il paese più potente del mondo è uscito sconvolto dall'esperienza, c'è chi ha fatto causa per danni morali e per riparare (in us dollars) al turbamento emotivo. Nessuno ha ricordato che questa idiosincrasia per il seno femminile è un vecchio punto debole dell'impero. Il ministro della giustizia Ashroft, poco dopo la nomina, fece rivestire con un telo la statua della giustizia davanti al ministero, a Washington. La poverina, in bronzo, se ne stava da circa un secolo a seno nudo, con una bilancia in mano. Ora è rivestita come si deve e non turba più nessuno, semplicemente dimenticata, un po' (a proposito di giustizia americana) come i pollai di Guantanamo.
L'impressione netta - se ci mettete anche le preghiere alla Casa Bianca, il fondamentalismo cristiano, i ferventi cattolici che stendono a fucilate i medici abortisti - è che una delle vecchie anime americane, la più puritana, sia arrivata ai vertici del potere.
Anche qui da noi, da qualche tempo, si registra una certa qual tendenza all'integralismo. Un prete cattolico, addirittura, attribuisce allo spirito santo la comparsa di Silvio; un quotidiano della destra allega, con sovrapprezzo di pochi centesimi, un crocifisso. La svolta mistica è nell'aria, annunciata da alcuni inequivocabili segnali: nei discorsi di Silvio ricompaiono a sorpresa le zie suore, per esempio. Per non dire dei comunisti (strong, light, doppio malto, con comunismo, senza comunismo, con l'air-bag) che non sono ancora stati sconfitti e che quindi giustificano la crociata. Forse c'è qualche analogia con i piani alti del potere Usa. Ma c'è anche una gigantesca differenza: mentre là lo spirito puritano e bacchettone fa parte dei caratteri nazionali, qui è un'invenzione recente, l'ultimo trucchetto per gonzi. Se il seno di Janet Jackson fosse balzato fuori qui, a contundere l'audience, nessuno avrebbe fatto tanto casino e le telefonate di protesta alla stazione televisiva avrebbero avuto un altro tenore ("Ehi! Un seno solo? Indietro i soldi!").
Il fatto è che da queste parti (per fortuna) si prendono abbastanza cinicamente i precetti integralisti. La gente è portata a sorridere se lo spirito santo scende su quello che ha inventato le minigonne di Drive-in. Come minimo pensa a uno scambio di persona. In più, ante-Silvio, i testimonial dell'estremismo religioso non hanno avuto gran fortuna, da queste parti. Il pensiero va alla severa presidente della Camera dei deputati, vandeana dichiarata, contraria alle coppie di fatto, al divorzio, all'aborto, ai rapporti prematrimoniali. Fece scalpore quando, nel discorso di insediamento, ringraziò dio anziché il parlamento, e fece togliere alcuni nudi dalla pinacoteca della presidenza della Camera. Ora me la ritrovo in tivù che affetta chiappe alla gente, lima nasi, trasforma normali seni in meloni prosperosi, realizza insomma con la chirurgia ciò che il signore ha così imperfettamente creato. Qui è tutta la Vandea che dovrebbe citarla per danni e - come per il seno di Janet - per turbamento emotivo. Insomma: il paese è abbastanza sgamato per resistere ai fans dei roghi e delle crociate, eppure la tendenza non si placa, e anzi conquista ampio spazio in tutti i media l'intervista di un medico che ci descrive Silvio come "potenzialmente immortale". Se non dovesse bastare il misticismo, è il messaggio, c'è sempre l'esoterico.
Mancomat per i meno abbienti
Michele Serra sull'Espresso
I poveri definiti persone in via di sviluppo, carte di debito al posto di quelle di credito. Ecco le contromosse del governo all'incalzare delle nuove povertà
Di fronte all'incalzare delle nuove povertà, gli esperti del governo stanno studiando una serie di contromosse, ispirate al pensiero liberista e alla creatività imprenditoriale.
1. La parola 'povero', nella sua brutalità naturalistico-ottocentesca, descrive una condizione inaccettabile in un paese moderno e civile. I poveri dovranno dunque definirsi 'persone in via di sviluppo', anche se hanno superato gli ottant'anni e agonizzano in un ospizio. Dovranno abbandonare ogni atteggiamento disfattista e soprattutto sorridere: il sorriso, dice un comunicato congiunto del Tesoro e della Sanità, non costa niente e valorizza le otturazioni dentali. È vivamente consigliato, per non auto-emarginarsi dal consesso sociale, sostare almeno qualche minuto al giorno davanti a uno sportello Bancomat congratulandosi con quelli che prelevano contanti.
2. Ogni italiano in via di sviluppo, anche se non lo sa o fa lo gnorri, è un'impresa. Sarà dunque dotato per legge di partita Iva, una scrivania pieghevole in formica e una cravatta regimental, pagabili in comode rate, e dovrà presentare ogni anno il rendiconto delle sue attività imprenditoriali. Qualora (tipico il caso delle massaie settantacinquenni e dei minatori del Sulcis) non si svolgano attività imprenditoriali e si indossino le cravatte regimental solo per far ridere i bambini facendo l'imitazione di Jas Gawronski, sono previste sanzioni da 500 a mille euro.
3. I cittadini in via di sviluppo avranno accesso agevolato al credito. Ogni banca dovrà disporre, sotto lo sportello Bancomat, di un orifizio più basso per i meno abbienti, il Mancomat. Inginocchiandosi e introducendo la Carta Carponi (la nuova simpatica card virtuale: nell'apposita fessura si infila la lingua), invece delle tradizionali e costose banconote lo sportello fornirà un pianetino della fortuna con il peso del cliente (precedente) e una massima di Luigi Einaudi.
4. Se le carte di credito non sono alla portata delle persone in via di sviluppo, ecco le nuovissime carte di debito: registrano i costi pubblici di mantenimento del disoccupato o del cassintegrato che invece di darsi da fare ronfa fino alle 11 e poi bighellona per casa borbottando frasi insensate.
In tempo reale, il miserabile potrà controllare sulla sua carta di debito quanto deve alla generosità del suo Paese, e comunicare ogni fine mese alla più vicina caserma della Guardia di Finanza come e quando intende saldare quanto dovuto.
5. Sono previste diverse centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro, che saranno contrassegnati da cartelli con la scritta 'posto di lavoro' dislocati davanti alle aziende, ai negozi, alle imprese pubbliche, oppure in parchi e giardini. I cittadini che ne invididuino uno di loro gradimento, potranno sostare nei pressi, portandosi una sedia da casa, e aspettare un colpo di culo, tipo il ribaltamento di un furgone postale con perdita di valuta sul marciapiede, o il passaggio di un imprenditore che proprio in quel momento stia ricevendo al telefonino la notizia della morte di un dipendente e voglia immediatamente rimpiazzarlo con il primo che trova. Con la Finanziaria del 2005 si prevede che i cartelli possano essere sostituiti con altri di foggia più esclusiva.
6. Accantonato il lodo Carlucci, che prevedeva la messa fuori legge della povertà per evidenti ragioni di buon gusto, è allo studio una legge-quadro Adornato, più possibilista, i cui scopi sono descritti nel suo ultimo saggio politico 'Oltre la povertà'. Per sommi capi, Adornato propone di superare la tradizionale dicotomia povertà-ricchezza, troppo legata al vecchio conflitto di classe. Per il come e il quando, non ne ha la minima idea, però accetta consigli.
8.2.04
PRIMA DI TUTTO LE PRIMARIE
intervista con Gianfranco Mascia
Perché le primarie?
Le primarie nascono dall'esigenza di riportare i temi della politica sul piano delle metodologie e dei programmi. Siamo stufi delle alchimie da "apprendisti stregoni" che la nostra classe dirigente ci propina quotidianamente. Triciclo, quadriciclo, riformismo, riformatori, veti, incicuci devono lasciare il posto a parole come democrazia partecipata,
regole trasparenti, impegni politici, scelta democratica.
Che cosa vuoi ottenere?
Attenzione, semplicemente questo. Non abbiamo la pretesa di spacciare quello che è poco più di un sondaggio ben strutturato, in una vera e propria tornata pre-elettorale. Anche se ci siamo sforzati di applicare regole di controllo per evitare i mitomani ed i voti-cartello: le 22.000 persone della mailing list dei girotondi hanno ricevuto una password unica per votare, gli esterni possono votare ricevendo la password via sms. Il tutto sotto il controllo dell Dott. Alessandro Amadori (che sicuramente conoscete)
Come va il sondaggio?
Nella prima fase (che serviva a raccogliere i nomi) abbiamo ricevuto più di 10.000 segnalazioni. Anche la seconda fase sta procedendo alla grande. Purtroppo parlano poco di noi. I quotidiani nazionali hanno accennato la cosa, ma soprattutto i quotidiani online: se solo repubblica.it pubblicasse la notizia ed il link, avremo decine di migliaia di voti... Ma soprattutto sono incoraggianti i commenti di coloro che vi partecipano.
Quanti voti finora?
Più di 2700 nella seconda fase (ogni voto può esprimere 5 preferenze, quindi più di 13.000 preferenze). Nonostante la macchinosità per gli utenti nuovi: numero di cellulare da inserire e sms da ricevere. Stiamo pensando, in questi ultimi giorni ad una maniera per far partecipare più persone.
Che contatti hai con le varie liste?
Nessuna reazione (a parte Di Pietro...)
Qual è quella che guarderà ai risultati con maggior attenzione? Credo che sarà la lista Di Pietro-Occhetto- Società civile (alla quale sto collaborando)
Di Pietro aveva detto che riservava il 75 per cento delle candidature ai risultati delle primarie. Manterrà la promessa?
Credo proprio di sì, ne vedremo delle belle.
Quale pensi che sarà il futuro di questa iniziativa?
Come Girotondi e Movimenti abbiamo già deciso di avviare un progetto per proporre a tute le liste delle primarie "serie" (con autocandidature, programmi e tutte le regole democratiche necessarie) per le elezioni regionali del 2005
Chi pensi che abbia votato?
Coloro che sono interni all'entourage dei movimenti (la mailing list...), i loro voti saranno estrapolati da quelli che voteranno via sms (più esterni..), Alla fine stileremo una classifica generale e altre separate in base alla provenienza del voto.
Che possiblità ci sono che le primarie siano state inquinate da disturbatori?
Se intendi alla tua proposta di comprare qualche preferenza per far salire il tuo nome nella classifica, ti ho già risposto in privato indicandoti le modalità per il bonifico...
Per tutti gli altri preciso che i dati sono praticamente "blindati": i file sono scrivibili solo dai due tecnici che seguono le operazioni. Esiste un file "log" con la traccia di tutti i voti (i numeri di cellulare, per le regole della privacy, sono stati criptati e non più utlilizzabili) e il dott. Amadori sta seguendo l'andamento della classifica via mail, con aggiornamenti ogni 100 voti, per controllare sbalzi "anomali" di classifica. Capisci bene che comprare tutte queste persone è oneroso, pensaci quando dovrai inserire la cifra sul modulo del bonifico...
Non preoccuparti, non bado a spese
intervista con Gianfranco Mascia
Perché le primarie?
Le primarie nascono dall'esigenza di riportare i temi della politica sul piano delle metodologie e dei programmi. Siamo stufi delle alchimie da "apprendisti stregoni" che la nostra classe dirigente ci propina quotidianamente. Triciclo, quadriciclo, riformismo, riformatori, veti, incicuci devono lasciare il posto a parole come democrazia partecipata,
regole trasparenti, impegni politici, scelta democratica.
Che cosa vuoi ottenere?
Attenzione, semplicemente questo. Non abbiamo la pretesa di spacciare quello che è poco più di un sondaggio ben strutturato, in una vera e propria tornata pre-elettorale. Anche se ci siamo sforzati di applicare regole di controllo per evitare i mitomani ed i voti-cartello: le 22.000 persone della mailing list dei girotondi hanno ricevuto una password unica per votare, gli esterni possono votare ricevendo la password via sms. Il tutto sotto il controllo dell Dott. Alessandro Amadori (che sicuramente conoscete)
Come va il sondaggio?
Nella prima fase (che serviva a raccogliere i nomi) abbiamo ricevuto più di 10.000 segnalazioni. Anche la seconda fase sta procedendo alla grande. Purtroppo parlano poco di noi. I quotidiani nazionali hanno accennato la cosa, ma soprattutto i quotidiani online: se solo repubblica.it pubblicasse la notizia ed il link, avremo decine di migliaia di voti... Ma soprattutto sono incoraggianti i commenti di coloro che vi partecipano.
Quanti voti finora?
Più di 2700 nella seconda fase (ogni voto può esprimere 5 preferenze, quindi più di 13.000 preferenze). Nonostante la macchinosità per gli utenti nuovi: numero di cellulare da inserire e sms da ricevere. Stiamo pensando, in questi ultimi giorni ad una maniera per far partecipare più persone.
Che contatti hai con le varie liste?
Nessuna reazione (a parte Di Pietro...)
Qual è quella che guarderà ai risultati con maggior attenzione? Credo che sarà la lista Di Pietro-Occhetto- Società civile (alla quale sto collaborando)
Di Pietro aveva detto che riservava il 75 per cento delle candidature ai risultati delle primarie. Manterrà la promessa?
Credo proprio di sì, ne vedremo delle belle.
Quale pensi che sarà il futuro di questa iniziativa?
Come Girotondi e Movimenti abbiamo già deciso di avviare un progetto per proporre a tute le liste delle primarie "serie" (con autocandidature, programmi e tutte le regole democratiche necessarie) per le elezioni regionali del 2005
Chi pensi che abbia votato?
Coloro che sono interni all'entourage dei movimenti (la mailing list...), i loro voti saranno estrapolati da quelli che voteranno via sms (più esterni..), Alla fine stileremo una classifica generale e altre separate in base alla provenienza del voto.
Che possiblità ci sono che le primarie siano state inquinate da disturbatori?
Se intendi alla tua proposta di comprare qualche preferenza per far salire il tuo nome nella classifica, ti ho già risposto in privato indicandoti le modalità per il bonifico...
Per tutti gli altri preciso che i dati sono praticamente "blindati": i file sono scrivibili solo dai due tecnici che seguono le operazioni. Esiste un file "log" con la traccia di tutti i voti (i numeri di cellulare, per le regole della privacy, sono stati criptati e non più utlilizzabili) e il dott. Amadori sta seguendo l'andamento della classifica via mail, con aggiornamenti ogni 100 voti, per controllare sbalzi "anomali" di classifica. Capisci bene che comprare tutte queste persone è oneroso, pensaci quando dovrai inserire la cifra sul modulo del bonifico...
Non preoccuparti, non bado a spese
VENDITORI DI FUMO PASSIVO
di Filippo Facci (su Macchianera)E uno potrebbe sopportare di svegliarsi in camera da letto dove ovviamente non si fuma, passare in bagno dove pure non si fuma, in cucina dove non si fuma e così pure in salotto, dove non si fuma perché il fumo dà fastidio anche in salotto - la mattina, sei pazzo - e quindi in ascensore dove non si fuma e sul taxi dove non si fuma, anche se il tassista ha le sigarette sul cruscotto. E però non fuma, tu non puoi fumare, ci sono clienti che sentono l’odore e poi si lamentano, e allora dritto all’aeroporto e mai più in stazione - sull’Eurocity non si fuma, per ore intere non si fuma - ed eccoti all’aeroporto (piove) e dentro non si fuma, in biglietteria non si fuma, al bar dell’aeroporto non si fuma, e nei bagni dell’aeroporto non si fuma perché c’è una tizia che pulisce e sorveglia, ecco il metal-detector che suona e un agente che dice “lei forse ha le sigarette” perché la carta stagnola del pacchetto fa suonare tutto, e pure l’accendino fa suonare tutto, poi non si fuma sulla navetta che porta all’aereo e ovvio che sull’aereo non si fuma, lo sanno anche le giraffe che sull’aereo non si fuma: però c’è la voce suadente che dice su questo volo non è consentito fumare e ci ripensi ogni volta, e quando poi decolli e leggi il giornale c’è sempre un articolo che annuncia nuove norme antifumo, interviste a Silvio Garattini col suo dolcevita da infelice, una ricerca che dimostra come la nicotina renda nani e impotenti e portoricani, un’altra ricerca dell’università di Kabul che dimostra come il fumo passivo uccida anche l’inquilina della palazzina di fronte, e alla fine atterri e sei d’accapo perché in aeroporto non si fuma, al bar e nei bagni e nel taxi e in ascensore e in redazione non si fuma, e se poi decidi che adesso basta me ne sbatto i coglioni spunta regolarmente la collega incinta, e allora suvvia, fai uno sforzo, le uccidi il bambino, e allora eccoti sul balcone (piove) a inspirare benzene che secondo il criterio farlocco delle sigarette dovrebbe ammazzare intere nazioni ogni anno, eccoti a guardare un cretino che fa jogging vicino a un Ford Transit perché correre fa bene e fumare fa male, anche se non è vero, fa male anche correre, fa male tutto, e comunque tu guardi il cretino che correrà sinchè gli si piallerà un legamento, e allora ecco, peserà sul sistema sanitario nazionale, gli verrà un colpo e peserà sul sistema sanitario nazionale - muori ma coi soldi tuoi, che civiltà fantastica - ma intanto lui corre e finisce quasi arrotato da una Saab col portasci: altra gente che andrà a spaccarsi le gambe e inevitabilmente peserà sul sistema sanitario nazionale, sinchè drin, ti accorgi che squilla il cellulare perché è già l’ora dell’appuntamento, un pranzo di lavoro, e in ascensore non si fuma e in taxi eccetera, al ristorante la sezione fumatori è strapiena e presto comunque l’aboliranno, gli esercenti dovranno scegliere, ma ecco, si è liberato un angoletto umiliante tra i fumatori, e però no, dài, il fumo dà fastidio a caia, resta qui, non andartene a fumare che non sta bene, fumerai dopo, le sigarette restano sul tavolo con sopra scritto “il fumo provoca il cancro” sinchè più tardi, quando mandi tutti in malora e finalmente te ne vai fuori a fumare la sigaretta (piove) butti infine il mozzicone per terra e passa una vecchietta che ti guarda male. E uno potrebbe anche sopportare tutto questo.
Ma è la stupidità che non sopporta. E’ l’ignoranza bruta e informe di chi pensa che al mondo ci sia davvero il problema delle sigarette. E’ l’ottusità imbecille di chi ti dice che non puoi fumare nel suo soggiorno, d’accordo, ma che poi, se vai in terrazzo, ti dice che non puoi fumare neanche in terrazzo: perché lui non vuole che fumi. E basta. Lui, loro. Non vogliono che bevi, che assumi grassi, che ti fracassi il cranio con la motoretta: e intanto ti propinano qualche corano statistico infarcito di Junk science che poi è la stessa brodaglia propinata dal ministro della Sanità o da altri signori che mentono sapendo di mentire, ripetiamolo bene: mentono sapendo di mentire, ma voi dovete dirglielo: il loro camice bianco non aggiunge una virgola a una competenza che è di chiunque sappia anche minimamente maneggiare uno studio statistico, e soprattutto - soprattutto - di chiunque disponga della merce purtroppo più indisponibile a riguardo: una po’ di informazione. Non c’è. E quando c’è è indiretta, bisognosa di conoscenze specifiche e poco intuitive, senz’altro assai meno smerciabile dello studio allarmistico numero trentamila sul fumo: che è una cosa che notoriamente si vede, è lì, si sente, suggerisce perennemente che qualcosa non vada, come per le antenne e i tralicci, è una minaccia perfetta anche perché associabile a tossi e ingolfamenti respiratori, e beninteso, può veramente dar fastidio: anche se le persone cui dava veramente fastidio, un tempo, erano una su cento e le riconoscevi perchè il fumo arrossava loro gli occhi, forme allergiche, sorry, si provvedeva, bastava l’educazione e il buonsenso come sempre: ora invece quelli che “il fumo mi da fastidio” spuntano come cinesi e probabilmente l’hanno deciso giovedì scorso, hanno letto un articolo su Focus, ne hanno parlato con la cognata, dopo quarant’anni e hanno deciso che il fumo fa male, che poi: fa male? Ecco, l’incredibile paradosso è che per capirlo devi cavartela da solo. L’ideale è avere un amico statistico-oncologo-pneumologo provvisto del famoso buonsenso, possibilmente un non fumatore che ti sussurri una sola tra le pochissime certezze disponibili: che fumare sino a cinque o sei sigarette il giorno equivale praticamente a non fumare, fortunato chi vi riesca, che ti dica che il ristagno del fumo passivo nei locali è un problema dei locali e non del fumo, che ti menzioni magari il più accreditato studio sul fumo passivo mai effettuato: quello commissionato dal Dipartimento dei Trasporti americamo nel 1989. Vi si dimostrò che un non fumatore seduto nella sezione fumatori di un aereo, per inalare l’equivalente di una sigaretta, dovrebbe volare senza interruzione per cinque anni e mezzo; mentre i raggi cosmici, basti dire, rispetto al fumo passivo costituiscono un pericolo di malattia ben 641 volte maggiore. Andrebbe menzionato anche il più ampio studio del mondo mai realizzato sul tema, commissionato dall’Organizzazione mondiale della sanità all’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, anno 1998: non venne trovata nessuna (nessuna) relazione tra fumo passivo e tumori. E però vediamo che di circa cento altri studi con risultati analoghi ce n’è uno solo che è considerato la Monna Lisa degli studi statistici: quello dell’Enveronmental Protection agency, secondo il quale il fumo passivo ogni anno causa tremila morti negli Stati Uniti. E’ il moloch, il punto di riferimento della junk science già ridicolizzato dagli studiosi di tutto il mondo, ma è anche l’unico ad esser stato abbracciato come un vangelo dai mass media e dai vari profeti che reggono lo scettro della più violenta campagna neosalutista che l’Occidente abbia mai conosciuto. Ebbene, la Corte federale americama nel 1989 ha definito quello studio “fraudolento” nonché una frode scientifica, tanto che il fumo passivo fu cancellato dalla lista dei cancerogeni. Ma quanti sanno queste cose? Che poi: va bene, d’accordo, il fumo passivo può dar fastidio lo stesso, ci mancherebbe. Nondimeno, l’amico medico potrebbe aggiungere che tra fumo e tumore ai polmoni esiste probabilmente (probabilmente, perché prove certe non ce ne sono) una relazione la cui valenza rimane però da stabilire. L’amico ti dirà, se in malafede: “Molti studi dimostrano che il rischio di tumore al polmone è maggiore del 30 per cento tra coloro che fumano”: E invece ti dirà, se è in buona fede: “L’incidenza del fumo in un campione di popolazione esaminata è risultato maggiore del 30 per cento tra le persone con un tumore al polmone rispetto alle persone sane”. Se non capite la differenza avete solo da tornare a scuola o da tentate una carriera da ministro: indi pronunciare, come un Gerolamo Sirchia, frasi come queste: “Tra i contaminanti dell’aria, il fumo è il più pericoloso per la salute pubblica perchè è dotato di proprietà cancerogene sulle quali non è più lecito discutere”. Non è più lecito. E voi a questo signore non dovete dirgli: io dissento. Voi dovete dirgli: tu sei un ignorante. Tu sei un venditore di fumo passivo.
Detto questo, però, con le persone in buonafede, devi seguitare a spiegarti: sennò risulti un provocatore e basta. Accanto alle fisime di un ministro di passaggio devi sforzarti di spiegare all’interno di quale corrente para-scientifico-ideologica si sta muovendo tutto questo; di quale circolo demente siano mere pedine la donna incinta e il cretino salutista che ti dicono che se fumi avveleni anche loro.
E allora vediamo che cosa sta succedendo nel mondo. Vediamo l’altra guerra americana. Sappiamo che a New York è vietato fumare in qualsiasi bar o ristorante o nightclub, la multa è di 400 dollari e non sono ammesse aree riservate: il sindaco Michael Bloomberg, nonostante la crisi di bilancio, ha fatto assumere dei nuovi poliziotti che affianchino gli agenti delle squadre antifumo anche la notte. Negli Stati Uniti, in generale, il divieto di fumare è stato esteso non di rado nelle strade, nei giardini pubblici, nella propria auto e addirittura nella propria abitazione: il fumo passa da sotto la porta, dicono. In una contea del Maryland se esce fumo dalla tua finestra puoi essere denunciato dal Dipartimento di protezione ambientale che ti notificherà una multa di 750 dollari. Le squadre antifumo, in generale, possono irrompere senza mandato in qualsiasi locale e mettere tutto a soqquadro sinchè non trovino il corpo del reato: è sufficiente un portacenere anche pulito, imboscato in qualche cassetto. Un’inchiesta della New York Nightlife Association ha dimostrato che il proibizionismo ha causato danni per miliardi di dollari alla vita notturna: il sindaco ha dovuto promuovere una legge che permetta esenzioni dal divieto per quei locali che possano dimostrare d’aver perso più del 15 per cento dei profitti: e anche in Italia, più silenziosamente, si avvertono cali di produttività legati al fatto che è pieno d’imbecilli disposti a passare ore intere a fumare sul balcone (piove) posto che naturalmente il fumo è stato bandito da tutti i voli aerei, resistono giusto delle compagnie africane: il divieto fa risparmiare circa mille dollari per tratta transoceanica giacchè su un aereo con zona fumatori occorreva cambiare il novanta per cento dell’aria e farne ricircolare il dieci per cento: mentre, se non si fuma, le percentuali sono invertite e tuttavia l’aria è più inquinata da virus, batteri, spore e legionella; il risultato è che l’Organizzazione mondiale della sanità ha registrato un’esplosione di Tbc attiva fra chi vola. Alla citata Organizzazione, diciamo di passaggio, è addebitata la definizione più illuminante circa i pericoli della nicotina: il fumo - dicono - è la prima causa di morte considerata rimovibile. Considerata rimovibile: significa che altre cause di morte magari più gravi - sicuramente più gravi - semplicemente non lo sono, sicchè le si tralascia e per intanto dagli alle sigarette. In Inghilterra, dunque, se un fumatore si ammala, finisce in fondo alle liste d’attesa sanitarie: perché spreca risorse ed energie del corpo medico. In Francia, in maniera ancor più macabra che in Italia, sui pacchetti di sigarette c’è scritto che se fumi “morirai di morte lenta e dolorosa”. In Brasile fanno vedere le fotografie dei bambini morti di tumore e da ottobre prossimo vogliono farlo anche in Europa. L’apocalittico in salsa italiana rimane il presidente dell’Istituto Mario Negri, il citato Garattini: ha detto che i fumatori sono dei parassiti sociali e ha proposto che i medici fumatori siano radiati dall’albo, e così pure che bisognerebbe vietare il fumo anche a parlamentari e insegnanti. Ma di ritorno a New York, là dove succedono cose che poi si riflettono quasi sempre da noi, vediamo che è entrata in vigore anche una norma contro l’obesità che è preludio al dimagrimento di massa per legge, mentre in altri stati americani è già prevista la scritta “nuoce gravemente alla salute” per le bottiglie di vino. E qui il discorso comincia a estendersi non solo all’alcol ma a tutta l’alimentazione, ai cibi grassi, ai famosi panini striminziti del dottor Sirchia: in America si vuol mettere le etichette terrorizzanti anche sulle merendine e con ciò prevenire ogni genere di dipendenza alimentare; una ricerca, che in Italia è stata tradotta sulla rivista Industrie alimentari, spiega che il formaggio e la carne andrebbero aggiunti alla lista dei cibi che danno dipendenza come già sono classificati il cioccolato e il caffè: questi alimenti - si spiega - rilasciano componenti narcotici simili alla morfina e ne consegue che in giro c’è gente drogata per esempio di Taleggio. “Non sono ingordigia o mancanza di volontà che ci legano a certi alimenti - si legge nello studio - ma una ragione biologica: molti di noi sentono di non poter vivere senza una dose quotidiana di formaggio”. Verissimo, e allora? E allora, dopo aver illustrato una complicata teoria secondo la quale le persone sovrappeso corrono maggiormente rischio di dipendenza, viene indicato il nuovo nemico da battere: la “nutrizione emozionale”, qualcosa che si combatta studiando la maniera di controllare appunto i desideri alimentari che inducono una dipendenza basata su risposte emozionali. Delirio? Ma allora non avete capito di quale iceberg le sigarette sono lucente apogeo. Uno studio ha confermato che la combustione dell’incenso produce anche dei componenti cancerogeni - com’è ovvio - e che le sue emissioni sono paragonabili a quelle di una strada trafficata: in Minnesota sono comparse le prime chiese cattoliche che offrono messe incense-free, prive dell’incenso passivo. L’Environmental Protection Agency, la citata istituzione già responsabile dello studio-patacca sul fumo passivo, ha fatto sapere che oltrechè l’incenso “il fumo delle candele eccede gli standard di inquinamento dell’aria all’aperto”, e su questa base l’agenzia ha chiesto la chiusura di un negozio di tostatura di caffè aperto da 163 anni dopo aver già fatto multare per odori molesti centinaia di negozi e pizzerie e ristoranti indiani. A Shutesbury, in Massachusetts, il nuovo regolamento prevede che il consiglio comunale abbia spazi divisi tra chi non usa deodoranti e chi li usa e chi li usa talvolta: il disgraziato estensore ha dichiarato che “profumarsi in pubblico è come fumare”. E rieccoci. In Canada è già vietato profumarsi su alcune linee aeree, e il Canada è uno stato che va sbirciato con attenzione, perché in alcune cose, in alcune fobie, anticipa regolarmente gli Stati Uniti: i deodoranti sono vietati anche in alcuni uffici al pari dei dopobarba e dei colluttori orali, un po’ come accade sui mezzi pubblici di Ottawa; l’alcool è visto come il demonio e sovrabbondano controlli col palloncino su tutte le strade, i vetri dei pub sono pitturati di nero e c’è il divieto di bere in pubblico. Se compri una cassa di birra al supermercato e ti limiti ad appoggiarla sui sedili posteriori, anziché imboscarla nel bagagliaio, ti danno una multa da levarti la pelle. Se fumi, poi, possono toglierti la potestà sui figli: e lo sa bene Gian Turci, fumatore che dopo anni da oriundo dovette tornarsene in Italia a fondare la sezione nostrana di Forces, associazione libertaria che annovera tra le proprio file anche Sergio Ricossa e Antonio Martino: è grazie a Turci se circola almeno un po’ di controinformazione in Italia, ed è stato Turci per esempio a tradurre Science without sense di Steven J. Milloy, ex direttore delle politiche scientifiche del National Environmental Institute e già relatore al Congresso degli Stati Uniti sui criteri di valutazione dei rischi ambientali. E’ un libro fondamentale per comprendere l’assurdità potenziale di certi metodi statistici che vengono applicati e propinati di continuo a tutti, roba in grado di dimostrare qualsiasi cosa: Milloy ha già demolito scientificamente una quantità straordinaria di studi-patacca e ha così pure rilevato, adottando il medesimo criterio utilizzato per dimostrare la pericolosità del fumo passivo, per esempio: 1) che la calvizie aumenta le possibilità d’infarto del 40 per cento negli uomini sotto i 55 anni; 2) che il colluttorio aumenta del 50 per cento le possibilità di cancro alla bocca; 3) che lo yogurt aumenta del 100 per cento le possibilità di cancro alle ovaie; 4) che il consumo di dodici hot dog al mese aumenta dell’850 per cento le possibilità di prendere la leucemia; 5) che l’uso del reggiseno, per tutto il giorno, aumenta le possibilità di cancro al seno del 12mila per cento. Ne consegue che tutto è dimostrabile, e che migliaia di ricerche pseudo-scientifiche non si preoccupano se un’associazione sia vera o fasulla: si preoccupano soltanto di trovarla e di piazzarla poi a mass-media che non aspettano altro. Gli studi non allarmistici non vendono, non li pubblicano, non fanno notizia, non fanno fare carriera. Perciò, beffardamente, da esperto del settore, Milloy ha illustrato minuziosamente come scoprire qualsiasi rischio e come dimostrarne l’esistenza, confezionarlo, venderlo in direzione di fama e sovvenzioni. Esistono studi, e non stiamo scherzando, che hanno statisticamente dimostrato che il fumo fa guarire dai tumori. Del resto, secondo un altro studio dell’Università del North Carolina reso noto dalla Cnn, le donne che praticano la fellatio hanno il 40 per cento di probabilità in meno di contrarre un tumore al seno: abbiano a regolarsi. Le lavande vaginali aumentano le possibilità di cancro della cervice del 300 per cento, tre tazze di caffè alla settimana aumentano del 30 per cento la possibilità di una morte prematura, il lavoro sedentario aumenta del 30 per cento la possibilità di un tumore al sedere, per non parlare di tutto il ciarpame sui campi elettromagnetici, il radon nelle case, la diossina, il cloro nell’acqua, il surriscaldamento, gli animali pazzi. In Nuova Zelanda da tre anni che stanno studiando una tassa sui peti animali, un balzello sulle flatulenze di ovini e bovini che siccome emettono metano dicono che danneggiano l’ambiente. Basta leggere l’ultimo numero dell’edizione inglese di New scientist per apprendere che il fumo da cucina uccide più del morbillo e della malaria e dell’Aids; si sostiene che ogni anno un milione e mezzo di persone, soprattutto donne e bambini, muoiano a causa di queste esalazioni e si deve considerare che nel mondo circa due miliardi e mezzo di persone cucina con delle stufe che bruciano legna o sterco o resti di piante: chi le utilizza, secondo lo studio, inala ogni giorno l’equivalente delle sostanze tossiche contenute in due pacchetti di sigarette. E tutta questa strage si consuma mentre noi ce ne stiamo sul balcone a fumare come dei deficienti (piove) per via dell’ignoranza colpevole o incolpevole di donne incinte e cretini salutisti e altra gente mediamente troppo astenuta e nervosa e magra perché davvero possa vivere più a lungo di noi gaudenti. Che fare? Fumare. Informarsi: tempo fa il Corriere della Sera ha scritto che il medico nazista Karl Aspell, nel 1940, fu il primo a dimostrare la dannosità delle sigarette. Non è vero: nel 1939 un altro medico nazista, Fritz Lickint, aveva già pubblicato Tabak und Organismus, un volume di 1.100 pagine edite in collaborazione col Comitato del Reich contro le droghe e con la Lega tedesca antitabacco; lo studio sosteneva per la prima volta che il fumo faceva complessivamente male e adottava per la prima volta il termine Passivrauchen, fumo passivo. Lo stiamo raccontando perché la ricerca venne usata per scopi politici sicchè il tabacco venne abbinato alle culture cosiddette degenerate dei paesi ostili (gli Usa tra questi) e venne impostata una campagna rivolta ai giovani e imperniata sul Gesundheitsplifcht, il dovere di mantenersi sani: è arcinoto che Hitler fosse un vegetariano e un maniaco salutista. Ma a parte ogni analogia inquietante - è negli Usa si dice che fumino, ormai, solo i negri e i portoricani - ciò che interessa è il dato che ne seguì: prima della campagna antifumo, nel 1932, i tedeschi fumavano una media di 570 sigarette pro capite l’anno, come i francesi; dopo la campagna, nel 1940, ne fumavano 900 quando i francesi arrivavano solo a 670. Tu proibisci e io voglio. E infatti negli ultimi quattro anni, dopo la spaventosa campagna antifumo del governo americano, i giovani fumatori statunitensi sono aumentati del 30 per cento. Complimenti a tutti. Vanno di gran moda le sigarette inglesi di marca Death che sono vendute in un pacchetto nero con l’effige di un teschio: da una parte, quindi, un occidente neosalutista e pre 11 settembre troppo vacuamente raffinato nei suoi ridicoli esorcismi della morte; dall’altra un modesto ma crescente numero di persone civili cui cominciano seriamente a girare le palle. A Indianapolis l’amministrazione comunale ha respinto ufficialmente il divieto di fumare in pubblico: 15 voti contro 13. A Denver, addirittura, un gruppo di ristoratori ha denunciato le autorità sostenendo che il divieto in questione violerebbe le libertà costituzionali e sarebbe basato su una scienza fraudolenta. A New York, ancora, il candidato sindaco Fernando Ferrer ha fumato pubblicamente in faccia a Bloomberg, mentre Graydon Carter, l’editore di Vanity Fair, ha deciso di continuare a fumare in pubblico nonostante le ripetute irruzioni dei poliziotti antifumo che l’hanno già ricoperto di multe per aver trovato dei posacenere. E in Italia è arrivato Gerolamo Sirchia, brava persona ma pur sempre un cattolico proteso a confondere ciò che noi reputiamo sia bene per noi e ciò ch’egli reputa sia bene e basta.
Soluzioni? Una è questa: abbattere l’Occidente. Andrebbe fatto con le sole armi possibili: i nostri soldi, la nostra produttività, le nostre assenze dal posto di lavoro perché siamo fuori stanza, sempre a fumare e a ciacolare. Si può tentare: e, per cominciare, sul cazzo di treno di Gerolamo Sirchia non salire più; in locali e ristoranti smoke-free, dunque, non metter più piede; rassegnarsi dunque e definitivamente all’automobile - lo scrivente ne acquisterà finalmente una - financo ammazzare stavolta per davvero noi stessi e gli altri, magari rammentando l’unico dato serio che dovrebbe preoccupare il nostro caro ministro: che i tumori all’apparato respiratorio sono molto più frequenti nelle zone ad alto traffico veicolare, come si dice. Ma questo è un rischio non rimovibile, certo. Non è che puoi levare la macchina alla gente: e però voi pensate di levare le sigarette a noi, tredici milioni di viziosi che peraltro notoriamente - pardon, statisticamente - siamo assai più simpatici e goduriosi di chi non avrà neppure un’ultima sigaretta da chiedere, quel giorno. Figurarsi. Si sposti. Anzi ci faccia accendere, dottor Sirchia.
7.2.04
DOTTOR STRANAMORE
di Matteo TassinariSe avanzano dei pezzi, ora sappiamo a che trituracarne dobbiamo portarli: alla nuova versione S/M (Sua-Maestà) Irene Pivetti, alla quale già si prostrano migliaia di chilate di tessuto adiposo in esubero o mancante, dipende dalla sfiga toccata in sorte. Par di sentirli gli aspiranti prentendenti al programma 'Bisturi': "Non raccontatemi che i centimetri in amore non importano. Balle! Io ce l'ho piccolo, un cetriolino. So che l'allungamento penico è realtà. Potete aiutarmi? Non lasciatemi solo". Oppure: "E' possibile rifarsi la vaginoplastica? In America usa molto e io che ho partorito due figli e ho solo 42 anni vorrei tornare bella anche laggiù. Non so se si può dire in Tv, posso fingere che faccio la liposuzione alle cosce e poi mi operate anche alla natura. Io non dico niente in diretta". Ancora: "Non ho tette, aiutatemi. Firmato Guglielmo". Infine: "Mi puzza la pelle, cosa mi consigliate?".
La contumelia dell'imperfezione regna sovrana e maestosa si mostra impenitente nel piccolo schermo che senza sosta non smette di vomitare dal tubo o dal plasma. Come tante aspiranti sirenette, grassi e piallate dalla natura, labbra-grissini o grassone, i quasi "mostri" (non per il corpo, per il cervello) accettano una catodica sofferenza per assomigliare ai belli e artificiali della Tv nazional-ombrosa e del cinema patinato. A far da dottor Stranamore due soggetti rari in natura, Platinette e l'ex ragazza timorata di Bossi e sempre l'ex graziosa e minuta donna in tailleur una volta presidente della Camera: Irene Pivetti, carica per la quale percepisce un assegno senza che nessuno ci abbia mai spiegato il perché. Sparare sul programma è come difendere Pacciani e Platinette almeno ha il buon criterio di essere coerente con il suo personaggio. Come un'anguilla invece sfugge l'Irene e la sua presenza nella clinica dei miracoli Rai. E su questo qualcuno potrebbe anche incazzarsi.
6.2.04
LETTERA AL MIO GIUDICE
di Piero Ricca
Dopo l'opposizione dell'Avvocatura dello Stato alla richiesta di archiviazione della querela presentata da S. Berlusconi nei miei confronti, se ho ben capito la parola passa al giudice di pace.
Gli scrivo per chiedergli di rinviarmi a giudizio. Desidero essere processato, ecco perché.
Voglio farmi processare per dimostrare che la legge è uguale per tutti, almeno per me.
Voglio farmi processare per far capire a tutti che il Puffone ha cambiato idea e ora ha fiducia nei giudici.
Voglio farmi processare perchè voglio dire quello che penso senza che nessuno mi chiuda la bocca.
Voglio farmi processare perché non è serio urlare "Fatti processare" e poi non farsi processare.
Voglio farmi processare per capire se quel "Buffone" è un insulto o una definizione.
Voglio farmi processare per spiegare a Paolo Granzotto che forse non sono un "pirla".
Voglio farmi processare perché prima o poi bisogna sporcarsi la fedina: sempre meglio che con un falso in bilancio.
Voglio farmi processare per rallegrarmi con l'Avvocatura: è riuscita a non farsi togliere la competenza sulle cause penali, come voleva il Puffone.
(Cesare Previti - U.Pizzi)
Voglio farmi processare perché mi diverte sapere che l'Avvocatura ha già chiesto e ottenuto la condanna di Previti in quel certo processo.
Voglio farmi processare per capire se la parola è libera e uguale, almeno in un'aula di giustizia.
Voglio farmi processare per sondare fino a che punto è esercitabile il dovere di critica.
Voglio farmi processare per spiegare a Belpietro che non ho "minacciato" nessuno.
Voglio farmi processare affinché nessuno si faccia intimidire da una querela.
Voglio farmi processare per chiarire che la "presidenza del Consiglio" non deve sentirsi offesa, non da me almeno.
Voglio farmi processare perchè è bello dimostrare a tutti la propria innocenza.
Voglio farmi processare perchè è degno accettare una sanzione quando si viene giudicati colpevoli.
Voglio farmi processare per poter fare appello, che è la vera garanzia contro il pregiudizio.
Voglio farmi processare per offrire un buon esempio a quelli che ci danno il cattivo esempio.
(Il presidente CIampi)
Voglio farmi processare perché da bambino sognavo di mettere in fuga i prepotenti con parole inaudite.
Voglio farmi processare per dire a Ciampi che la "sofferenza civile" non impedisce "la fiducia nelle istituzioni" (vedi 9 novembre 2002: lui sa).
Voglio farmi processare per chiedere la condanna del vero, quotidiano "insulto".
Voglio farmi processare per dire che quel 5 maggio non ho fatto un "agguato" con il Tg3, semmai con le testate del mondo intero.
Voglio farmi processare per far capire a gente come Mieli e Polito che l'intransigenza non è una colpa.
Voglio farmi processare per rivelare che in quel corridoio ho prestato la voce allo spirito delle leggi, che non me l’ha più restituita.
Voglio farmi processare per scegliere con cura i miei avvocati, farli arringare liberamente e poi contraddirli.
Voglio farmi processare per chiedere, forse, di essere condannato.
Voglio farmi processare per dire che non è provato che il Puffone sia un "mafioso", come diceva Bossi.
(Paolo Mieli - U.Pizzi)
Voglio farmi processare per rassicurare l'Ingiudicabile: non sono un picciotto anche se gli ho urlato "farai la fine di don Rodrigo"
Voglio farmi processare perché ho una stima totale e una passione quasi erotica verso i giudici, soprattutto per quelli definiti ?criminali? dai potenti.
Voglio farmi processare per recare un tributo lessicale a Bruti Liberati: il suo nome, inquerelabile, definisce il mio accusatore e i suoi reggicoda
Voglio farmi processare perché tra l’altro non mi sembra una cosa bella essere archiviato.
Voglio farmi processare perché non sono un "mozzaorecchie" come dice Ferrara.
Voglio farmi processare perché non sono un ?demente? come dicono Ferrarra e l’onorevole Boato.
Voglio farmi processare per capire finalmente come va a finire la favola "I vestiti nuovi dell'Imperatore"
Voglio farmi processare perchè amo la ribalta e detesto chi ne abusa per corrompere e inquinare.
Voglio farmi processare per poter dare pizzicotti ai giornalisti esteri e dire loro: sì, è tutto vero!.
(Paolo Guzzanti)
Voglio farmi processare per dimostrare a Guzzanti padre che non sono uno "sciagurato".
Voglio farmi processare per esprimere solidarietà a Guzzanti figlia e a tutti quelli accusati di ?uso criminoso? della parola, da Biagi in poi.
Voglio farmi processare per dare un po' di lavoro a Blob e far scrivere un nuovo pezzo elegante a Merlo.
Voglio farmi processare perchè tanto Franco Cordero mi ha già assolto.
Voglio farmi processare per regalare a tutti un'altra immagine incredibile, come quel famoso DITONE.
Voglio farmi processare per dimostrare a Giovanardi che non sono un "violento fascista".
Voglio farmi processare perché tutte le buffonate del Puffone non vadano sprecate.
Voglio farmi processare perchè in caso contrario, come dice Pecorella, costituirei "un pericoloso precedente".
Voglio farmi processare per far sapere a tutti che l'OSCE giudica il caso Italia un "pericoloso precedente".
Voglio farmi processare per far capire al Puffone che con la seminfermità mentale in fondo è più facile e meno dannoso farla franca.
In Fede
Piero Ricca
di Piero Ricca
Dopo l'opposizione dell'Avvocatura dello Stato alla richiesta di archiviazione della querela presentata da S. Berlusconi nei miei confronti, se ho ben capito la parola passa al giudice di pace.
Gli scrivo per chiedergli di rinviarmi a giudizio. Desidero essere processato, ecco perché.
Voglio farmi processare per dimostrare che la legge è uguale per tutti, almeno per me.
Voglio farmi processare per far capire a tutti che il Puffone ha cambiato idea e ora ha fiducia nei giudici.
Voglio farmi processare perchè voglio dire quello che penso senza che nessuno mi chiuda la bocca.
Voglio farmi processare perché non è serio urlare "Fatti processare" e poi non farsi processare.
Voglio farmi processare per capire se quel "Buffone" è un insulto o una definizione.
Voglio farmi processare per spiegare a Paolo Granzotto che forse non sono un "pirla".
Voglio farmi processare perché prima o poi bisogna sporcarsi la fedina: sempre meglio che con un falso in bilancio.
Voglio farmi processare per rallegrarmi con l'Avvocatura: è riuscita a non farsi togliere la competenza sulle cause penali, come voleva il Puffone.
(Cesare Previti - U.Pizzi)
Voglio farmi processare perché mi diverte sapere che l'Avvocatura ha già chiesto e ottenuto la condanna di Previti in quel certo processo.
Voglio farmi processare per capire se la parola è libera e uguale, almeno in un'aula di giustizia.
Voglio farmi processare per sondare fino a che punto è esercitabile il dovere di critica.
Voglio farmi processare per spiegare a Belpietro che non ho "minacciato" nessuno.
Voglio farmi processare affinché nessuno si faccia intimidire da una querela.
Voglio farmi processare per chiarire che la "presidenza del Consiglio" non deve sentirsi offesa, non da me almeno.
Voglio farmi processare perchè è bello dimostrare a tutti la propria innocenza.
Voglio farmi processare perchè è degno accettare una sanzione quando si viene giudicati colpevoli.
Voglio farmi processare per poter fare appello, che è la vera garanzia contro il pregiudizio.
Voglio farmi processare per offrire un buon esempio a quelli che ci danno il cattivo esempio.
(Il presidente CIampi)
Voglio farmi processare perché da bambino sognavo di mettere in fuga i prepotenti con parole inaudite.
Voglio farmi processare per dire a Ciampi che la "sofferenza civile" non impedisce "la fiducia nelle istituzioni" (vedi 9 novembre 2002: lui sa).
Voglio farmi processare per chiedere la condanna del vero, quotidiano "insulto".
Voglio farmi processare per dire che quel 5 maggio non ho fatto un "agguato" con il Tg3, semmai con le testate del mondo intero.
Voglio farmi processare per far capire a gente come Mieli e Polito che l'intransigenza non è una colpa.
Voglio farmi processare per rivelare che in quel corridoio ho prestato la voce allo spirito delle leggi, che non me l’ha più restituita.
Voglio farmi processare per scegliere con cura i miei avvocati, farli arringare liberamente e poi contraddirli.
Voglio farmi processare per chiedere, forse, di essere condannato.
Voglio farmi processare per dire che non è provato che il Puffone sia un "mafioso", come diceva Bossi.
(Paolo Mieli - U.Pizzi)
Voglio farmi processare per rassicurare l'Ingiudicabile: non sono un picciotto anche se gli ho urlato "farai la fine di don Rodrigo"
Voglio farmi processare perché ho una stima totale e una passione quasi erotica verso i giudici, soprattutto per quelli definiti ?criminali? dai potenti.
Voglio farmi processare per recare un tributo lessicale a Bruti Liberati: il suo nome, inquerelabile, definisce il mio accusatore e i suoi reggicoda
Voglio farmi processare perché tra l’altro non mi sembra una cosa bella essere archiviato.
Voglio farmi processare perché non sono un "mozzaorecchie" come dice Ferrara.
Voglio farmi processare perché non sono un ?demente? come dicono Ferrarra e l’onorevole Boato.
Voglio farmi processare per capire finalmente come va a finire la favola "I vestiti nuovi dell'Imperatore"
Voglio farmi processare perchè amo la ribalta e detesto chi ne abusa per corrompere e inquinare.
Voglio farmi processare per poter dare pizzicotti ai giornalisti esteri e dire loro: sì, è tutto vero!.
(Paolo Guzzanti)
Voglio farmi processare per dimostrare a Guzzanti padre che non sono uno "sciagurato".
Voglio farmi processare per esprimere solidarietà a Guzzanti figlia e a tutti quelli accusati di ?uso criminoso? della parola, da Biagi in poi.
Voglio farmi processare per dare un po' di lavoro a Blob e far scrivere un nuovo pezzo elegante a Merlo.
Voglio farmi processare perchè tanto Franco Cordero mi ha già assolto.
Voglio farmi processare per regalare a tutti un'altra immagine incredibile, come quel famoso DITONE.
Voglio farmi processare per dimostrare a Giovanardi che non sono un "violento fascista".
Voglio farmi processare perché tutte le buffonate del Puffone non vadano sprecate.
Voglio farmi processare perchè in caso contrario, come dice Pecorella, costituirei "un pericoloso precedente".
Voglio farmi processare per far sapere a tutti che l'OSCE giudica il caso Italia un "pericoloso precedente".
Voglio farmi processare per far capire al Puffone che con la seminfermità mentale in fondo è più facile e meno dannoso farla franca.
In Fede
Piero Ricca
4.2.04
«Ha l’attività mentale e sessuale di un cinquantenne»
«Silvio tecnicamente è quasi immortale
Con il mio elisir ha 12 anni di meno»
Scapagnini, il sindaco-medico: solo sulla Via della Seta ho trovato gli ingredienti, olio, yogurt e tanti minerali
di Aldo Cazzullo (dal Corriere della Sera)
CATANIA - «Non si illudano: ci seppellirà tutti. La sua vera età è di 55 anni. Berlusconi è tecnicamente quasi immortale».
Il professor Umberto Scapagnini medico e sindaco è l'uomo che tiene le chiavi del dopoCavaliere. Il custode dell'elisir: «Provitamine, antiossidanti, immunostimolanti, enzimi, amminoacidi, e soprattutto minerali, magnesio e selenio attivato. Gli stessi che assorbono i centenari che ho incontrato sulla via della Seta, a Sud di Urumqi e nelle oasi tra il deserto del Taklamakhan e il Gobi. Poi un olio particolare, un certo yogurt», e quasi nessuno dei segreti che hanno alimentato suggestioni da alchimia medievale, criniera di unicorno, lacrime di vergine, rugiada delle notti di plenilunio.
Il premier prima di Natale e dopo il «tagliando»
«Il criterio è rigorosamente scientifico. C'è un metodo per calcolare la differenza tra l'età anagrafica e l'età biologica, tra i dati teorici e l'effettiva attività mentale, fisica, sessuale». Scapagnini a esempio ha 62 anni, non li dimostra e in effetti ne ha 11 di meno.
«Berlusconi è meglio: meno 12». Il record appartiene a Mike Bongiorno: meno 17. Ma si può migliorare. La prova dell'eccezionalità del Cavaliere, spiega il suo medico, è proprio nel male che l'ha colpito. I calcoli di Scapagnini attribuiscono ai giudici di Mani pulite una morìa da terremoto caucasico di media entità: «Tangentopoli ha fatto 700 morti.
Accanto ai casi noti ce ne sono un'infinità in periferia. Lo stress da arresto, da turba giudiziaria, è normale per i malfattori ma terribile per i «borghesi», colpevoli o innocenti che siano. Provoca una brusca caduta delle difese immunitarie. L'accanimento contro Berlusconi è stato tale che è quasi un miracolo abbia indotto solo una malattia lieve, una forma molto blanda, ormai debellata. Il suo fisico e la sua mente hanno dimostrato una capacità di difesa quasi sovrumana. Il presidente si sottopone ancora a un controllo all'anno, ma non ne avrebbe più bisogno. Sta benissimo», e nessun traguardo gli è precluso.
«Ognuno di noi ha un potenziale teorico di vita di 150 anni». Una durata che non garantisce purtroppo l'eternità biologica ma basta a quella politica, ben oltre verifiche e campagne elettorali. «Un terzo dipende dalla genetica, un terzo dallo stress e dai casi della vita, un terzo dall'alimentazione e dai farmaci». Berlusconi è ben messo sotto tutti gli aspetti: «Geneticamente è eccezionale. Un profilo neuroendocrino eccellente. Un cervello veramente straordinario. E' un tipo previsivo, dall'intelligenza fuori dalla norma, che gli consente di prevedere come andranno le cose. Ha una costanza, una capacità di concentrazione e di lavoro incredibili. Non molla mai.
E sa controllare lo stress. Sa dormire. Gli bastano 3, 4 ore a notte, più mezz'ora strategica al pomeriggio, che gli consente di recuperare il 40% delle energie. E' sbalorditiva la sua capacità di dormire ovunque e in qualunque momento, in auto, in aereo».
Assicura Scapagnini che non esistono diete vietnamite o tibetane. Si potrebbe semmai parlare di dieta Berlusconi, ma il professore la consiglia senz'altro anche agli (altri) esseri umani. «È una dieta iperproteica. Il primo giorno, solo acqua, a litri, e frutta. Poi, dal secondo al nono giorno, niente alcol, né pane, né pasta; solo proteine, che hanno un peso molecolare maggiore. Secondo il ciclo di Krabbs, al quarto giorno l'organismo, per far prima, comincia a bruciare i grassi. Poi due settimane di dieta dissociata. Moto: corpo libero, addominali, venti minuti di corsa. Quindi un altro ciclo. In un mese si perdono 7 chili».
Con le spedizioni esotiche, i cibi di lunga vita, i farmaci brevettati personalmente (insieme con il professore italoamericano Victor Rizza, scomparso in un incidente aereo da lui stesso previsto o almeno presagito), Scapagnini è uno dei personaggi centrali della leggenda di Berlusconi, una forma più sofisticata di quella sotto gli occhi di tutti, una dimensione ulteriore rispetto al Milan, alla politica, alla tv. Dell'Utri che lo accompagna in auto la notte attorno a San Vittore per trasmettere al carcerato Brancher la volontà di resistere, Bondi che teorizza ad Arcore la «mistica del fare, la politica femminile, l'idea dell'amore contro l'ideologia dell’odio», e poi il mausoleo, la confraternita, i ragazzi milanisti usciti dal coma, i molossi ammansiti con un grido, la stessa signora Veronica, «una donna intelligentissima, con un interesse spiccato per la medicina alternativa» racconta Scapagnini.
Come ogni leggenda poggia su un fondo di verità, anzi, dice il sindaco professore, sulla verità scientifica, in equilibrio tra ricerca tecnologica e antichi rimedi orientali: farmaci che aiutano la respirazione dei mitocondri; altri che stimolano la produzione degli ormoni positivi, il dea e il gh od ormone della crescita; estratti del timo, la ghiandola che regola il sistema immunitario. Scapagnini parla a voce bassa. Ha una cravatta con gli elefanti simbolo della città, che porta sul gilet. Napoletano, famiglia di ingegneri, dopo la laurea in medicina è partito per Gand, a studiare con Heymans «primo e ultimo premio Nobel belga», e poi per gli Stati Uniti, «professore incaricato al Houston Medical Center e al Mit». Libero docente a 29 anni, associato a 32, ordinario a 33, a Catania.
«Arrivai per fermarmi qualche mese, non sono più ripartito». La sua specializzazione si chiama psico-neuro-immuno-endocrinologia (pnei). «Ho sempre avvertito il fascino, anche metafisico, letterario, del cervello. Leggevo Poe, Lovecraft, il grande noir». C'è un legame tra la testa, gli ormoni e la psiche, su cui lavorare «per prevenire l'invecchiamento cerebrale, l'Alzheimer, l'impotenza». Questo disse in una conferenza a Villa Paradiso, sul Garda, davanti a un gruppo di dirigenti Mediaset in soggiorno rigenerante. «Là incontrai Marcello Dell'Utri. Un uomo eccezionale, di straordinaria cultura. Mi disse che il Dottore sarebbe stato curioso di conoscermi. Qualche giorno dopo ero ad Arcore». 1988: una folgorazione, per entrambi.
«Berlusconi subito si scusò, disse che doveva andare a dormire alle 11. Parlammo fino alle 2 di notte. Era già bene indirizzato, mangiava solo cose naturali, pasta con sughi leggeri, verdure arrosto, poco vino solo rosso; e poi faceva atletica, corsa, pesi. Ne rimasi affascinato. Che generosità. Fotocopiava le indicazioni che gli avevo dato per passarle agli amici. Anche ora, con il lifting: non è vero che eravamo d'accordo, che sono stato io a dare la notizia, io avevo detto il contrario. Un altro si sarebbe adirato; lui ha capito. Cominciammo con la food-therapy, i cibi che prevengono il cancro: il pomodoro di Pachino e il suo apporto di licopene, i broccoli con i derivati solforosi, e un particolare olio d'oliva. Partii con il professor Mordechai per una spedizione sul Mar Morto, alla ricerca dell'olio di onfacio, con cui Cleopatra confezionava i suoi prodotti di bellezza. Scoprimmo che era liquido spremuto a freddo da olive immature».
Poi la spedizione sulla Via della Seta, «alla ricerca dell'immortalità» era il titolo, con il figlio Giovanni, il fratello Sergio, l'amico Sorbini della Enervit, un regista indiano poi premiato a Venezia e i portatori, da Samarcanda allo Xinjiang fino a Turfan, «dove ci sono dieci centenari per villaggio, che mangiano prodotti di una terra ricca di magnesio e selenio. Prelevavo loro campioni di sangue per congelarlo e studiarlo. Purtroppo si sono passati la voce. Appena ci vedevano i vecchietti scappavano tutti». Poi è andato al Milan: consulente medico per cinque anni, tra Sacchi e Capello. Quindi all'Europarlamento: presidente della Commissione ricerca, in contatto con Edith Cresson, caduta per uno «scandalo veniale, una sciocchezza: nominò consulente il suo dentista». Dal 2000 è anche sindaco di Catania, dov'era stato assessore socialista (all'Urbanistica).
Va così: la sinistra si dilania, nel '93 il ballottaggio tra Bianco e Fava, doppiopetto e camicie bianche aperte, due idee della Sicilia e dell'antimafia; poi arriva Berlusconi, candida il suo medico, 57% al primo turno e non se ne parla più. «Amo questa città. Mi hanno chiamato da Siena, Roma, Napoli, ho detto no. Ho 11 allievi in cattedra, uno in America nominato per il Nobel, si chiama Napoleone Ferrara; io resto qui. Non prendo un soldo, né da Berlusconi né dalla povera gente, e per questo mi vogliono bene». Stamane percorrerà Catania sulla carrozza con i pennacchi e i cavalli bianchi, dopodomani aprirà la cripta di Sant'Agata, culmine di una festa che dura da un mese in una città bellissima e impazzita, fuochi artificiali diurni come colpi di cannone, l'Etna bianco di neve e di fumo.
«Abbiamo salvato la squadra di calcio dalla retrocessione e quando vado allo stadio vince sempre. Tranne una volta, un pareggio». Il Comune veglia anche sui frammenti della mandibola della santa e del velo che ferma la lava, incombenza che Scapagnini ha lasciato all'arcivescovo. «E non è vero che il succo che beve Berlusconi viene dalla Francia. Sono arance rosse che crescono solo qui. Straordinarie nel prevenire l'invecchiamento cerebrale», accompagnate dall’olio e dallo yogurt purché «arricchito da sostanze probiotiche»; e quando verrà il dopo Berlusconi saremo tutti morti.
«Silvio tecnicamente è quasi immortale
Con il mio elisir ha 12 anni di meno»
Scapagnini, il sindaco-medico: solo sulla Via della Seta ho trovato gli ingredienti, olio, yogurt e tanti minerali
di Aldo Cazzullo (dal Corriere della Sera)
CATANIA - «Non si illudano: ci seppellirà tutti. La sua vera età è di 55 anni. Berlusconi è tecnicamente quasi immortale».
Il professor Umberto Scapagnini medico e sindaco è l'uomo che tiene le chiavi del dopoCavaliere. Il custode dell'elisir: «Provitamine, antiossidanti, immunostimolanti, enzimi, amminoacidi, e soprattutto minerali, magnesio e selenio attivato. Gli stessi che assorbono i centenari che ho incontrato sulla via della Seta, a Sud di Urumqi e nelle oasi tra il deserto del Taklamakhan e il Gobi. Poi un olio particolare, un certo yogurt», e quasi nessuno dei segreti che hanno alimentato suggestioni da alchimia medievale, criniera di unicorno, lacrime di vergine, rugiada delle notti di plenilunio.
Il premier prima di Natale e dopo il «tagliando»
«Il criterio è rigorosamente scientifico. C'è un metodo per calcolare la differenza tra l'età anagrafica e l'età biologica, tra i dati teorici e l'effettiva attività mentale, fisica, sessuale». Scapagnini a esempio ha 62 anni, non li dimostra e in effetti ne ha 11 di meno.
«Berlusconi è meglio: meno 12». Il record appartiene a Mike Bongiorno: meno 17. Ma si può migliorare. La prova dell'eccezionalità del Cavaliere, spiega il suo medico, è proprio nel male che l'ha colpito. I calcoli di Scapagnini attribuiscono ai giudici di Mani pulite una morìa da terremoto caucasico di media entità: «Tangentopoli ha fatto 700 morti.
Accanto ai casi noti ce ne sono un'infinità in periferia. Lo stress da arresto, da turba giudiziaria, è normale per i malfattori ma terribile per i «borghesi», colpevoli o innocenti che siano. Provoca una brusca caduta delle difese immunitarie. L'accanimento contro Berlusconi è stato tale che è quasi un miracolo abbia indotto solo una malattia lieve, una forma molto blanda, ormai debellata. Il suo fisico e la sua mente hanno dimostrato una capacità di difesa quasi sovrumana. Il presidente si sottopone ancora a un controllo all'anno, ma non ne avrebbe più bisogno. Sta benissimo», e nessun traguardo gli è precluso.
«Ognuno di noi ha un potenziale teorico di vita di 150 anni». Una durata che non garantisce purtroppo l'eternità biologica ma basta a quella politica, ben oltre verifiche e campagne elettorali. «Un terzo dipende dalla genetica, un terzo dallo stress e dai casi della vita, un terzo dall'alimentazione e dai farmaci». Berlusconi è ben messo sotto tutti gli aspetti: «Geneticamente è eccezionale. Un profilo neuroendocrino eccellente. Un cervello veramente straordinario. E' un tipo previsivo, dall'intelligenza fuori dalla norma, che gli consente di prevedere come andranno le cose. Ha una costanza, una capacità di concentrazione e di lavoro incredibili. Non molla mai.
E sa controllare lo stress. Sa dormire. Gli bastano 3, 4 ore a notte, più mezz'ora strategica al pomeriggio, che gli consente di recuperare il 40% delle energie. E' sbalorditiva la sua capacità di dormire ovunque e in qualunque momento, in auto, in aereo».
Assicura Scapagnini che non esistono diete vietnamite o tibetane. Si potrebbe semmai parlare di dieta Berlusconi, ma il professore la consiglia senz'altro anche agli (altri) esseri umani. «È una dieta iperproteica. Il primo giorno, solo acqua, a litri, e frutta. Poi, dal secondo al nono giorno, niente alcol, né pane, né pasta; solo proteine, che hanno un peso molecolare maggiore. Secondo il ciclo di Krabbs, al quarto giorno l'organismo, per far prima, comincia a bruciare i grassi. Poi due settimane di dieta dissociata. Moto: corpo libero, addominali, venti minuti di corsa. Quindi un altro ciclo. In un mese si perdono 7 chili».
Con le spedizioni esotiche, i cibi di lunga vita, i farmaci brevettati personalmente (insieme con il professore italoamericano Victor Rizza, scomparso in un incidente aereo da lui stesso previsto o almeno presagito), Scapagnini è uno dei personaggi centrali della leggenda di Berlusconi, una forma più sofisticata di quella sotto gli occhi di tutti, una dimensione ulteriore rispetto al Milan, alla politica, alla tv. Dell'Utri che lo accompagna in auto la notte attorno a San Vittore per trasmettere al carcerato Brancher la volontà di resistere, Bondi che teorizza ad Arcore la «mistica del fare, la politica femminile, l'idea dell'amore contro l'ideologia dell’odio», e poi il mausoleo, la confraternita, i ragazzi milanisti usciti dal coma, i molossi ammansiti con un grido, la stessa signora Veronica, «una donna intelligentissima, con un interesse spiccato per la medicina alternativa» racconta Scapagnini.
Come ogni leggenda poggia su un fondo di verità, anzi, dice il sindaco professore, sulla verità scientifica, in equilibrio tra ricerca tecnologica e antichi rimedi orientali: farmaci che aiutano la respirazione dei mitocondri; altri che stimolano la produzione degli ormoni positivi, il dea e il gh od ormone della crescita; estratti del timo, la ghiandola che regola il sistema immunitario. Scapagnini parla a voce bassa. Ha una cravatta con gli elefanti simbolo della città, che porta sul gilet. Napoletano, famiglia di ingegneri, dopo la laurea in medicina è partito per Gand, a studiare con Heymans «primo e ultimo premio Nobel belga», e poi per gli Stati Uniti, «professore incaricato al Houston Medical Center e al Mit». Libero docente a 29 anni, associato a 32, ordinario a 33, a Catania.
«Arrivai per fermarmi qualche mese, non sono più ripartito». La sua specializzazione si chiama psico-neuro-immuno-endocrinologia (pnei). «Ho sempre avvertito il fascino, anche metafisico, letterario, del cervello. Leggevo Poe, Lovecraft, il grande noir». C'è un legame tra la testa, gli ormoni e la psiche, su cui lavorare «per prevenire l'invecchiamento cerebrale, l'Alzheimer, l'impotenza». Questo disse in una conferenza a Villa Paradiso, sul Garda, davanti a un gruppo di dirigenti Mediaset in soggiorno rigenerante. «Là incontrai Marcello Dell'Utri. Un uomo eccezionale, di straordinaria cultura. Mi disse che il Dottore sarebbe stato curioso di conoscermi. Qualche giorno dopo ero ad Arcore». 1988: una folgorazione, per entrambi.
«Berlusconi subito si scusò, disse che doveva andare a dormire alle 11. Parlammo fino alle 2 di notte. Era già bene indirizzato, mangiava solo cose naturali, pasta con sughi leggeri, verdure arrosto, poco vino solo rosso; e poi faceva atletica, corsa, pesi. Ne rimasi affascinato. Che generosità. Fotocopiava le indicazioni che gli avevo dato per passarle agli amici. Anche ora, con il lifting: non è vero che eravamo d'accordo, che sono stato io a dare la notizia, io avevo detto il contrario. Un altro si sarebbe adirato; lui ha capito. Cominciammo con la food-therapy, i cibi che prevengono il cancro: il pomodoro di Pachino e il suo apporto di licopene, i broccoli con i derivati solforosi, e un particolare olio d'oliva. Partii con il professor Mordechai per una spedizione sul Mar Morto, alla ricerca dell'olio di onfacio, con cui Cleopatra confezionava i suoi prodotti di bellezza. Scoprimmo che era liquido spremuto a freddo da olive immature».
Poi la spedizione sulla Via della Seta, «alla ricerca dell'immortalità» era il titolo, con il figlio Giovanni, il fratello Sergio, l'amico Sorbini della Enervit, un regista indiano poi premiato a Venezia e i portatori, da Samarcanda allo Xinjiang fino a Turfan, «dove ci sono dieci centenari per villaggio, che mangiano prodotti di una terra ricca di magnesio e selenio. Prelevavo loro campioni di sangue per congelarlo e studiarlo. Purtroppo si sono passati la voce. Appena ci vedevano i vecchietti scappavano tutti». Poi è andato al Milan: consulente medico per cinque anni, tra Sacchi e Capello. Quindi all'Europarlamento: presidente della Commissione ricerca, in contatto con Edith Cresson, caduta per uno «scandalo veniale, una sciocchezza: nominò consulente il suo dentista». Dal 2000 è anche sindaco di Catania, dov'era stato assessore socialista (all'Urbanistica).
Va così: la sinistra si dilania, nel '93 il ballottaggio tra Bianco e Fava, doppiopetto e camicie bianche aperte, due idee della Sicilia e dell'antimafia; poi arriva Berlusconi, candida il suo medico, 57% al primo turno e non se ne parla più. «Amo questa città. Mi hanno chiamato da Siena, Roma, Napoli, ho detto no. Ho 11 allievi in cattedra, uno in America nominato per il Nobel, si chiama Napoleone Ferrara; io resto qui. Non prendo un soldo, né da Berlusconi né dalla povera gente, e per questo mi vogliono bene». Stamane percorrerà Catania sulla carrozza con i pennacchi e i cavalli bianchi, dopodomani aprirà la cripta di Sant'Agata, culmine di una festa che dura da un mese in una città bellissima e impazzita, fuochi artificiali diurni come colpi di cannone, l'Etna bianco di neve e di fumo.
«Abbiamo salvato la squadra di calcio dalla retrocessione e quando vado allo stadio vince sempre. Tranne una volta, un pareggio». Il Comune veglia anche sui frammenti della mandibola della santa e del velo che ferma la lava, incombenza che Scapagnini ha lasciato all'arcivescovo. «E non è vero che il succo che beve Berlusconi viene dalla Francia. Sono arance rosse che crescono solo qui. Straordinarie nel prevenire l'invecchiamento cerebrale», accompagnate dall’olio e dallo yogurt purché «arricchito da sostanze probiotiche»; e quando verrà il dopo Berlusconi saremo tutti morti.
2.2.04
Piercamillo Davigo a Monza
di Primo Casalini"Un paese a diffusa devianza" 30 gennaio 2004
Ieri sera, alla Casa della Cultura di Monza, l'Associazione Monza per l'Ulivo ha ospitato Piercamillo Davigo. Non sono bastate le sedie, c'erano persone tutto attorno in piedi, quasi come per Cacciari.
Si è quindi notata assai poco l'assenza quasi totale dei politici ufficiali di Monza, tranne poche eccezioni.
I motivi di questa assenza a mio avviso sono due:
1. La nomenclatura considera generalmente la nostra Associazione come concorrenza indebita, che è un bel progresso comunque dal poveri untorelli iniziale, che non possono più dire, visto il numero degli iscritti, e le oltre 500 firme al nostro non generico appello per la lista unitaria.
Non credo che piacere ai partiti rientri fra i compiti statutari della Associazione, e neppure fra quelli non statutari. Ritengo infatti che sia prioritario piacere a noi stessi, affermare una precisa identità ed un forte senso di appartenenza. Solo così si cresce di autorevolezza e di numero. L'intendence suivra.
2. E' di moda criticare ogni presenza di magistrati a manifestazioni che in qualche modo sanno di politica. Davigo, in modo assai brillante, all'inizio ha smontato questo fariseismo da sepolcri imbiancati. E durante il suo intervento non ha certo risparmiato critiche ai governi precedenti quello attuale, e critiche alla Bicamerale.
Ho imparato molte cose che non sapevo, sui motivi della crisi della giustizia in Italia. Soprattutto, ho apprezzato come Davigo, nella sua esposizione, abbia anche parlato di possibili soluzioni, se veramente i problemi si volessero risolvere.
Faccio alcuni esempi.
In Italia, al debitore conviene andare in causa piuttosto che pagare. Sa che si giungerà ad una transazione dopo anni e finanziariamente gli conviene.
In Italia, se uno ricorre in appello, o gli viene confermata la condanna o gli viene ridotta. Negli altri paesi non è così. Il risultato è che tutti vanno in appello.
Il contenzioso è enorme anche perché enorme è il numero di avvocati: solo a Roma ci sono più avvocati che in tutto il Regno Unito.
Solo in Italia esiste (in quattro regioni) una vera e propria criminalità organizzata che ha un forte controllo sul territorio. Al massimo all'estero c'è qualche banda di motociclisti.
In Italia, si pretende di risolvere i problemi organizzativi della Pubblica Amministrazione mediante le leggi: ciò crea sempre nuove leggi, non solo, crea contenzioso. Qualche anno fa c'erano cinquantamila denuncie di ferrovieri contro le Ferrovie dello Stato.
E così via: esempi chiari e indicazione di soluzione non utopica ma praticabile.
Davigo è stato molto duro con il sistema dei partiti: è da dieci anni che è in corso da parte di tutti un tentativo di ripristino della situazione pre-Tangentopoli. L'unica soluzione che intravede è nel rafforzamento degli elettori rispetto agli eletti: Sua Maestà il cittadino, insomma. Quindi il gioco attuale è assolutamente truccato: il governo spinge, l'opposizione (dei partiti) fa finta di opporsi. In realtà, più o meno, vuole la stessa cosa. Il sistema desidera riappropriarsi dell'impunità, chiamandola primato della politica.
D'altra parte, ha fatto notare Davigo, sono i partiti che scelgono le candidature, non solo, scelgono anche chi sarà eletto oppure no, col gioco dei collegi sicuri. Si sono appropriati della decisionalità degli elettori e non vogliono mollarla.
Solo meccanismi tipo primarie possono modificare la situazione. Ma occorre la spinta dei cittadini, altrimenti nisba. Ha fatto l'esempio della abolizione della immunità parlamentare come una scelta fatta a suo tempo dai parlamentari obtorto collo: sentivano che gli elettori volevano che cessasse lo sconcio.
Mie provvisorie conclusioni:
-si comprende perfettamente come mai la fiducia verso i partiti sia in Italia al 9%
-solo un atteggiamento selvatico favorisce un reale cambiamento
-il confine non è fra iscritti e non iscritti ai partiti, ma fra nomenclature di ogni tipo e cittadini
-il paradosso a sinistra è che c'è una nomenclatura che teme la partecipazione